Materiale fotografico su gentile concessione di Petra Collins per Rizzoli

le fotografie di petra collins descrivono lacrime e sorrisi dell'adolescenza

Nel nuovo libro 'Coming of Age' la fotografa esplora alti e bassi del suo passato, cercando di accettarne dolori e attimi di gioia.

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nov 21 2017, 11:34am

Materiale fotografico su gentile concessione di Petra Collins per Rizzoli

Siamo da Dimes [ristorante molto conosciuto a New York] e Petra Collins sta divorando un bagel. Fuori c'è un freddo insolito per essere l'inizio dell'autunno. Entrambe indossiamo un piumino. Sul tavolo c'è Coming of Age, il nuovo libro pubblicato dalla fotografa per Rizzoli, che ripercorre la crescita personale dell'artista e, insieme, tratta il tema del diventare adulti da un punto di vista più ampio. È destinato a diventare un classico dei libri fotografici, un volume che porterebbe il nome di Francesca Woodman magari, se solo avesse avuto medicine e una connessione a internet decenti.

"È un libro estremamente personale, ma spero che tutti sfogliandolo trovino qualcosa in cui rispecchiarsi," si legge nell'introduzione. Petra scrive in modo brillante e diretto, nonostante la dislessia che non le ha certo reso il liceo una passeggiata. Anche questo fa parte del dover comunicare alle centinaia di migliaia di persone—molte delle quali giovani ragazze—che la seguono.

Le prime immagini di Coming of Age sono state scattate quando Petra aveva solo 15 anni, quando si stava riprendendo dall'infortunio al ginocchio che ha messo fine alle sue aspirazioni di ballerina professionista. "Per me è stato devastante, perché io ero il mio corpo. Vedermelo sottratto—anche se solo in parte—è stata un'esperienza orribile. Però, è stato proprio per questo motivo che ho iniziato a usare la macchina fotografica," racconta. Sfogliando queste prime immagini, Petra commenta: "A dire il vero, quella sorta di cupezza un po' mi manca. La luce a volte stanca." Oggi, la fotografa è infatti conosciuta per una palette di colori vibrante ed estremamente saturata.

Durante l'adolescenza Petra era una grande appassionata di cinema, ma la fotografia "era la cosa più facile, in quanto ragazza." L'impronta dei film che l'hanno ossessionata è visibile in ogni suo scatto, così come il generale taglio cinematografico a cui ci ha abituati, che non fa distinzioni tra momenti belli e momenti dolorosi. Ha sempre amato gli horror ambientati nei quartieri residenziali, "in quei posti che sembrano sicuri, ma che poi non lo sono davvero," e questo la dice lunga sul suo modo di vedere le cose. Un'altro riferimento piuttosto consistente arriva dal film della new wave ceca Daisies. Insomma, se pensate che le immagini di Petra vadano prese alla leggera, forse non le avete guardate abbastanza attentamente.

Petra ha sempre fatto attenzione all'appagamento superficiale. Era una ballerina, e poi è finito tutto. È cresciuta in una villa di un bel quartiere residenziale, e poi la famiglia si è dovuta trasferire per problemi finanziari. Ma il dolore generato dalla perfezione le è sempre stato chiaro, anche quando viveva ancora nell'idillio. "Abitavamo in questo posto sperduto, dove senza macchina non potevo andare da nessuna parte. Era un luogo isolato, non c'era libertà," ricorda. Ed è proprio in quella bolla che Petra ha iniziato a fotografare amici e famiglia, creando immagini d'impatto che ritraggono ragazze tra camere da letto, cortili sul retro e corridoi scolastici.

"Ho sempre voluto fare cose belle da guardare, ma allo stesso tempo anche un po' violente, non così facilmente digeribili," mi dice. Questo spiega lo scatto di una cheerleader che fa il bagno in una sostanza rossa che potrebbe tranquillamente essere sangue, quello in cui una t-shirt bagnata sottintende la persistenza del male gaze [letteralmente sguardo maschile, l'espressione indica la predominanza del punto di vista degli uomini in un determinato ambito] e infine tutta la serie di zoom su ragazze sottoposte a un visibile stress mentale.

Uno degli elementi ricorrenti nell'estetica di Petra è la vicinanza del suo taglio fotografico, spesso poco più distante di un braccio che si allunga per un selfie. Non percepisce alcuna distanza tra lei e i suoi soggetti, perché come mi spiega: "la fotografia è qualcosa di estremamente intimo e personale per me." Quando ha scattato una di quelle prime immagini—in cui si vedono un gruppo di ragazze chiacchierare su un letto—ha percepito immediatamente come la sua vicinanza ai soggetti potesse trasformarsi un'arma a suo vantaggio. "La conversazione era seria, si parlava di ragazzi e dei loro corpi. Ho cercato di immortalare questa cosa, e quando ho riguardato gli scatti mi sono accorta che avevano ben poco a che fare con ciò che mi aspettavo a priori," ricorda. "È in quel momento che ho capito quanta energia si sprigioni dal dietro le quinte e dall'uso della macchina fotografica stessa."

Ma a volte l'empatia può rivelarsi sfibrante per Petra. "Dopo aver scattato tendo a non mischiarmi troppo con il resto della scena, rimango in silenzio e osservo. Mi piace molto, è qualcosa che faccio d'istinto," mi racconta. Le dico che questo comportamento è tipico degli psicologi e lei commenta così: "credo sia come andare in terapia, oppure essere il terapeuta stesso. A livello fisico, sento che tutto il mio corpo e tutta la mia mente vorrebbero solo dormire, riposarsi."

Recentemente si è immersa nel mondo delle emozioni in compagnia di Selena Gomez, altra artista che sa bene cosa il mondo si aspetti dalle giovani donne di talento. L'affinità tra le due è forte, tanto che hanno iniziato a soppesare l'idea di un possibile film insieme. Per realizzare il video musicale della canzone Fetish di Selena, Petra è stata ispirata alla scena dell'esaurimento nervoso in Breakdown, film del 1981. "Alla fine, la protagonista impazzisce completamente e vive un'esperienza quasi animale. È stato incredibile guardare quella scena," racconta. "Credo sia importante vedere qualcuno che vive momenti simili a quelli che ho vissuto io, che ha i miei stessi problemi e che combatte le mie stesse lotte. Per essere felici ci vuole anche un po' di tristezza e rabbia." E il mondo ha bisogno di artiste donne che esplorino questo meccanismo dall'interno.

Lo stile artigianale del libro permette a Petra di comunicare con il mondo: ci sono lettere scritte a mano da giovani ragazze, Polaroid scannerizzate e foto di famiglia. In una di questa, Petra e la sorellina osservano concentrate una casetta delle bambole. Molte altre presentano invece Petra con le spalle all'obiettivo. Anche da piccola, la tensione tra essere soggetto e osservatrice esterna è sempre stata ben viva in Petra.

La sua arte cristallizza proprio questo potere d'osservazione. Ma le persone sono interessate a Petra anche in quanto soggetto, che è infatti apparsa nella campagna pubblicitaria di una fragranza Gucci e su numerose copertine. Inoltre, ha partecipato a uno dei leggendari road trip di Ryan McGinley, esperienza che le ha permesso di recuperare un po' della sicurezza in sé che balletto e adolescenza le avevano in precedenza strappato via. "È stato uno dei viaggi più importanti della mia vita. Stavo vivendo un momento molto difficile," ricorda. "Non c'è nulla di sessuale nelle sue foto [di McGinley, nda], i soggetti fanno parte della natura. E basta. Per me è stata un'esperienza così importante perché nessuno mi aveva mai vista né fotografata in quel modo."

Quindi Petra sta ancora crescendo? "Sì, al 100 percento," mi conferma. "Sto imparando come affrontare i danni che ho arrecato al mio corpo e quelli che altri mi hanno arrecato. Sto cambiando. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, ma non mi sento mai arrivata: ho ancora un sacco di lavoro da fare."