Fotografia di Clara Parmigiani SS20

teatralità e tecnica: questo è il dna del designer salvatore vignola

Fedele alle sue origini e alla sua storia personale, Salvatore Vignola si destreggia tra un drammatico romanticismo e una sobrietà militar-chic.

di Giorgia Imbrenda
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08 ottobre 2019, 5:00am

Fotografia di Clara Parmigiani SS20

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti in Italia. Oggi è il turno del designer Salvatore Vignola, che fin da piccolo si è dedicato al mondo dell'arte e della sartoria e che oggi è a capo del suo brand, completamente made in Italy, dallo stile teatrale e military. L'abbiamo intervistato, e trovi tutto qui:

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Ciao Slavatore! Raccontaci di te e del percorso che hai seguito per arrivare ad avere un tuo brand di successo. Chi sei? Da dove vieni? Qual è la tua formazione?
Ho 28 anni e vengo da un piccolo paesino della Basilicata, ma vivo a Milano da quasi dieci anni. Mi sono diplomato in Architettura e Arredamento presso l'Istituto Statale d'Arte di Potenza, per poi studiare Fashion Design alla NABA di Milano. Ho raggiunto il mio vero obiettivo riuscendo finalmente a fare quello che mi piace. Fin da piccolo mi sono sempre dedicato all'arte e alla sartoria, con grande metodicità, quasi come fosse già un lavoro. E ora lo è veramente.

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Come è nata la tua passione per la moda? E come sei poi riuscito a trasformare la tua passione in un brand a tutti gli effetti?
La mia passione per la moda è nata quasi immediatamente, quando ancora ero un bambino. Non ricordo infatti un giorno senza avere avuto in mano un paio di forbici e una matita. Quando avevo sei anni mi è accaduto un episodio che ha segnato una svolta decisiva nel mio approccio verso il mondo della moda. Nello stesso giorno della morte di Gianni Versace, il cugino di mia madre, anche lui chiamato Gianni, è venuto a mancare. Mentre mi accompagnavano da mia nonna, alla radio parlavano del grande designer e così cominciai ad avvicinarmi a questo mondo, colpito da questa vicenda, con la voglia di un bambino di sentirsi utile e poter sopperire a questa mancanza. Da questo momento in poi ho cominciato a lavorare, firmandomi con il mio nome, con l'obiettivo di creare il mio brand.

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Come definiresti in tre parole il tuo brand? E perché?
Sociale, rispettoso, bipolare. Sociale perché ho come missione quella di vestire la società in modo da rispecchiare i tempi in cui viviamo. Rispettoso, perché creo un prodotto totalmente made in Italy e sono particolarmente attento ai processi delle filiere. E bipolare perché sia io che il mio brand abbiamo due stili separati: uno dolce e romantico e l'altro rigoroso, quasi militare. Ho imparato ad amare entrambi e a farli convivere.

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La collezione che probabilmente ti ha fatto fare il botto, per così dire, è stata Brigantessa 2.0, che hai presentato in passerella durante la FW19- 20. Sei d’accordo con noi? Questa collezione credi abbia fatto sì che tu potessi fare “il salto”?
Sì, sono d'accordo. È stata il progetto più completo che abbia mai presentato fino a quel momento. È stato proprio il frutto di vari anni di perfezionamento e di un impegno costante che mi ha portato a questi risultati, anche grazie a diverse persone che hanno creduto nel mio lavoro e mi hanno sostenuto.

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Ci parli un po’ della collaborazione con @ilariuss, da cui sono nati magnifici copricapi decorati che hanno fatto il giro degli editoriali di tutti i magazine italiani, i-D compreso? :)
Ilaria Soncini è una mia cara amica. Abbiamo iniziato a collaborare a partire dalla mia SS18 quando ho conosciuto la sua socia, Gemma. Questa collaborazione è davvero speciale, perché insieme riusciamo a realizzare qualunque sogno; e niente risulta essere impossibile. I miei abiti hanno bisogno dei loro cappelli e viceversa.

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Quali sono i tuoi riferimenti e ispirazioni principali, sia nel mondo della moda che in quello creativo in generale?
Uno dei principali riferimenti è sicuramente la mia terra, che studio da sempre. Tradizioni, usi e costumi sono una costante e spontanea fonte di ispirazione, proprio perché mi appartengono profondamente. Mi piace partire da sogni e sensazioni, mescolando realtà emotiva e situazioni immaginarie. I miei principali riferimenti sono Chanel, Jean Paul Gaultier, Elsa Schiaparelli e John Galliano per la loro potenza creativa e le rivoluzioni stilistiche che hanno apportato alla storia della moda. Nell'arte invece prendo molta ispirazione da Alejandro Jodorowsky, perché ritrovo nella sua creatività lo stesso approccio un pò infantile che traspare anche nei miei lavori.

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Qual è la tua creazione alla quale sei più legato?
Non ho un capo preferito in particolare, ma sono molto legato all'abito da sposa come tipologia di vestiario. Infatti, questo tipo di abito è sempre presente nelle mie collezioni, perché rievoca in me l'emozione che provavo da piccolo quando guardavo gli stilisti uscire in passerella a fine sfilata assieme alla modella che lo indossava.

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Perché hai scelto di concentrarti sul womenswear? Qual è la motivazione dietro questa scelta?
Ho sempre disegnato corpi e visi femminili. Quando progetto i vestiti mi piace così tanto la presenza del corpo che quando lo disegno difficilmente lo cancello. Questo è il motivo per cui nelle mie collezioni ci sono sempre tante trasparenze.

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Dove e come disegni le tue creazioni? Qual è il tuo processo creativo standard dietro ogni collezione?
Quando creo una collezione mi piace tornare in Basilicata per allontanarmi dalla dimensione della città e dal sovraccarico di informazioni che mi impedisce di raccogliere i pensieri. Sto però imparando a progettare anche qui a Milano, perché questo spostamento non è sempre possibile. Il mio processo creativo consiste nell'individuare una storia e approfondirne tutti i dettagli, per poi riportarli nei disegni dei personaggi, i veri protagonisti di questa storia.

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Qual è stato l'ultimo successo del tuo brand?
Sono davvero felice, perché la mia collezione SS20 è stata parte del calendario ufficiale della Camera della Moda. È sempre continua la mia collaborazione con Ilariusss e ho portato avanti una nuova collaborazione di gioielli con Ellen Conde. L'allestimento è stato curato da Giuliano Cairoli, Thais Montessori Brandao si è occupato dello styling, Serena Congiu del make-up, Antonia Ninni delle acconciature, il dj-set era di Ultraposh e le performance live dei miei artisti preferiti italiani del momento, La Niña, Venerus e Trisss.

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Crediti


Testo di Giorgia Imbrenda
Fotografia di Clara Parmigiani, Salvatore Vignola SS20

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