Peter Walsh per il Museo della Cultura Giovanile

foto che documentano l'essenza di 70 anni di subculture giovanili

Un archivio gigante, ma gigante davvero, in cui c'è la storia dell'underground dagli anni '50 a oggi.

di Emma Finamore; traduzione di Benedetta Pini
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13 novembre 2019, 10:48am

Peter Walsh per il Museo della Cultura Giovanile

Circondati da bombolette spray mezze vuote, un gruppo di ragazzi si mette in pose stile b-boy di fronte a un muro completamente graffittato. Ballerini super alla moda sorridono alla macchina fotografica sfoggiando i loro completi Iceberg e DKNY a un rave dentro a un garage. Una triade di giovani goth si riunisce intorno a una panchina di un parco; i loro capelli spunzonati cercano di sconfiggere la forza di gravità, mentre il loro trucco nero come la pece si intona perfettamente alle loro giacche belle pesanti. Bazzicando di fronte ai centri commerciali, gruppi di teenager si appoggiano alle ringhiere, con uno stile inconfondibile: bretelle e scarponcini Dr Marten, giacche ricoperte di spille e jeans a zampa. Qualcosa a metà tra un ragazzo degli anni ’70 e uno skinhead.

Questo è ciò che salta subito all'attenzione quando la curatrice dei progetti creativi dell'archivio YOUTH CLUB Lisa der Weduwe ci ha mostrato alcune delle migliaia di immagini che ha contribuito a raccogliere nel corso degli anni, dando vita a una collezione digitale che testimonia le subculture inglesi attraverso le diverse decadi ed ondate. "Una delle nostre paure più grandi è che tutti questi scatoloni di foto finiscano in discarica," mi ha raccontato. "Questi archivi sono il corrispettivo delle nostre scatole da scarpe o soffitte piene di ricordi. Quando chi le possiede se ne va, le persone le buttano via."

Negli ultimi mesi l'archivio ha lanciato una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari per la creazione del primo Museo della Cultura Giovanile in assoluto: uno spazio che scaverà nell'immensa varietà di mode, musica, arte e storia sociale delle culture giovanili che si sono susseguite di epoca in epoca, celebrando la loro importanza, ma anche permettendo alle generazioni successive a ricordare e indagare quello che è successo prima di loro.

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È iniziato tutto come un semplice archivio di uno dei magazine di club culture più in voga negli anni '90, Sleazenation, una testata che ha immortalato la scena rave più spensierata, prima di espander sino fino a raccogliere immagini di altre subculture giovanili. Affascinato dai movimenti che si stavano sviluppando rapidamente attorno a sé, il co-fondatore di Sleazenation Jon Swinstead ha notato che nessuno aveva ancora stilato una vera e propria cronologia di tutte le culture giovanili che erano nate, cresciute e terminate in uno stesso posto. Ed ecco che è nato l'archivio.

Da quel momento in poi, la sua crescita è stata rapidissima: nel 2015 la collezione era composta da oltre 10 mila immagini provenienti da 300 diversi fotografi e aveva indagato i vari movimenti sorti dagli anni Cinquanta fino al presente. Ti basterà sfogliare per cinque minuti lo schedario dell'archivio YOUTH CLUB nello studio di Londra per farti un'idea di quanto sia vasto: foto di proteste anti-Nazi, i riot May Day, Rock Against Racism e strade ricoperte di graffiti. Immagini poste una accanto all'altra per restituire un'istantanea delle vibe del lato oscuro dell'Inghilterra nel corso del tempo.

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Nello stesso anno, YOUTH CLUB Archive è stato invitato a curare una mostra presso il London’s Southbank Centre intitolata One Nation Under A Groove, una retrospettiva dei loro lavori che ha permesso per la prima a un ampio pubblico di poterle visionare tutte insieme. "La mostra ha dimostrato una volta per tutte che c'era davvero una necessità di raccontare la storia, e le persone volevano davvero scoprirla; abbiamo capito che un museo della cultura giovanile poteva funzionare."

Per anni e anni ha continuato a sussistere una visione nichilista e fuorviante della cultura giovanile, come se fosse qualcosa di frivolo e disimpegnato, ma di recente è avvenuta una vera e propria svolta. Basta pensare alla mostra Sweet Harmony sulla rave culture esposta di recente alla Saatchi Gallery o al progetto Electric Histories dello scorso anno, che ha dissezionato 30 anni della scena underground legata alla musica elettronica.

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Dopo l'evento a Southbank, Youth Club ha deciso che una parte cruciale della loro missione sarebbe stata quella di preservare e celebrare la cultura giovanile attraverso l'apertura di un museo, "un posto che sarebbe diventato la casa di questa bellissima storia." Si sono impossessati di un temporary shop a Carnaby Street e hanno lanciato un'open call diretta a tutti i fotografi interessati a mostrare e vendere i loro lavori, ma anche a tenere talk, organizzare proiezioni e persino rave. Hanno strutturato anche una serie workshop per ragazzi giovanissimi. I partecipanti hanno avuto la possibilità di cimentarsi in prima persona nell'auto ritratto usando macchine analogiche, di imparare l'arte dell'archivio e tecniche creative fai da te come la creazione di fanzine e di screen printing. "Quell'iniziativa ha dimostrato il potere dell'archivio e delle storie che custodisce, ha aggiunto Lisa.

Il rapper e dj Normski è rimasto colpito da questa valorizzazione delle subculture. In seguito all'evento ha deciso di documentare la scena hip-hop inglese di inizio anni '80, di cui ha fatto parte quando era più giovane, quindi con un punto di vista da insider. Oggi le sue immagini saranno parte del Museo della Cultura Giovanile. "Per me è stato un gesto naturale fotografare quelli che sono i miei interessi, ovvero la musica e le persone. Allora non avevo idea che stavo contribuendo alla creazione di un archivio che documentava un'enorme parte della mia generazione," ha raccontato in occasione di un'esposizione al Victoria & Albert Museum. "Essere parte della scena hip-hop e immortalare gli artisti della golden age del rap inglese e i suoi fan era la mia priorità. Una delle mie fotografie preferite in assoluto è Silver Bullet Posse, che ho scattato presso l'edificio Lloyds."

Oggi, Normski sottolinea proprio la viale importanza del Museo della Cultura Giovanile. "È davvero l'unico progetto del genere che è stato creato per celebrare e mostrare al mondo quando siano fondamentali tutte le differenti nicchie e i vari gusti che popolano i mondi della musica, dello stile, dei movimenti e delle subculture," ha dichiarato a i-D."[L'unico] che ha valorizzato la preziosa diversità di quei mondi e la sua storia."

Avere una base stabile è sempre stata una componente chiave della filosofia del Museo, ma i curatori si sono resi conto della necessità di creare qualcosa che possa essere duttile e plasmabile. "Forse sembrerà più come una venue o un club dove c'è una forte spinta all'interazione," ha spiegato Lisa. "Un dialogo diretto tra le persone che lo visitano e ciò che si trova lì." I curatori conoscono anche bene che, mentre la maggior parte dei discorsi intorno alle culture giovanile sono focalizzati su Londra, i movimenti si sono storicamente manifestati in tutto il Paese. Per questo hanno sentito il bisogno di raggiungerne ogni angolo per rendere il museo il più inclusivo possibile. "Vogliamo rappresentare la totalità dell'Inghilterra. Il museo ha una base a Londra, ma la mostra sarà itinerante e crescerà ogni volta che si muoverà."

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Lisa mi ha mostrato un'immagine proposta da una persona del pubblico: un gruppo di skater di Gillingham a metà anni Settanta che potrebbe tranquillamente essere scambiata per una fotografia scattata in California, con la sua luce del sole, i colori caldi e le sfumature blu. Jamie, che lavora con Lisa, si è imbattuto in una serie di immagini bellissime conservate negli album di sua nonna. "Non sapevamo bene cosa aspettarci," ha spiegato lisa, "ma erano delle foto pazzesche a colori di suo marito risalenti agli anni Sessanta - il nonno di Jamie - durante una vacanza a Blackpool. Così abbiamo pensato che se lei aveva questo piccolo tesoro, chissà quanti altri ce ne sono in giro. Si tratta di convincere le persone che le loro storie sono importanti, che vale la pena raccontarle."

La collezione testimonia tutto ciò che è successo nei club dagli anni Cinquanta fino alle foto di ragazzini seduti nelle loro stanze, incorniciati da pareti ricoperte di poster dei loro musicisti preferiti. "Adoro le camere perché rimandano a quel periodo che abbiamo attraversato tutti in cui cercavamo noi stessi," racconta Lisa sorridendo. E cosa dire delle foto scattate nelle cabine? "Sono i selfie prima che esistessero i selfie!" La collezione può vantare una varietà incredibile: ragazzini goth ani '80, fanatici di calco, i mod - subcultura giovanile inglese nata negli anni Cinquanta ed esplosa nei Sessanta - seduti in due sulle loro bici, con i loro parka allacciati fino al collo, raver felicissimi con la faccia ricoperta di tempera al neon e avvolti da perline di legno e i reveller - altra subcultura inglese - al Reading Festival negli anni '70. Un'immagine davvero speciale risalente al 1948 mostra un gruppo di teenager, i cosiddetti skid kid, che nel dopoguerra inglese usavano le zone urbane bombardate come location per gare di velocità in bici, posando con orgoglio insieme alle loro bici e indossando le pettorine della loro squadra.

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La partecipazione del pubblico sarà un imperativo per il futuro del Museo della Cultura Giovanile, qualunque sia la forma che assumerà. Il team sta organizzando un'altra mostra nei prossimi mesi per celebrare queste storie, scavare a fondo nell'archivio e, durante il processo, iniziare a dare una struttura al Museo della Cultura Giovanile. "Siamo a un punto della storia in cui i nostri genitori potrebbero essere stati dei raver e i loro genitori dei ted," osserva Lisa ridendo, pensando alla corposa storia che è stata costruita nel corso degli anni e desiderando tornare a quel tempo. Il Museo della Cultura Giovanile è il veicolo che permetterà a tutti di conoscere queste storie.

Grazie alla partnership con Google Arts & Culture puoi ora visitare il Museo della Cultura Giovanile sulla sua piattaforma, dove per la prima volta tutto il materiale è stato unito in un solo archivio insieme a testi e storie creati da 40 scrittori. Puoi proporre le tue foto e le tue storie all'archivio YOUTH CLUB qui.

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Credits

  1. Peter Walsh
  2. Clare Muller
  3. Peter Francis
  4. Gavin Watson
  5. Gavin Watson
  6. Gavin Watson
  7. Gavin Watson
  8. John Ingledew
  9. Molly Macindoe
  10. Molly Macindoe
  11. Normski
  12. Peter Anderson
  13. Rebecca Lewis
  14. 59 Club
  15. Tristan O’Neill

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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