Fotografia di Laura Munari

rebel label: a metà tra italia e londra, vi presentiamo camilla ceccardi

La giovanissima designer ha concluso il suo MA a Londra facendo sfilare dolls amorfe e un po' inquietanti, nonostante completamente vestite in rosa.

di Carolina Davalli
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29 ottobre 2019, 6:00am

Fotografia di Laura Munari

Camilla ha solo 24 anni e, dopo la triennale ottenuta all'Istituto Marangoni di Milano, quest'anno ha concluso il Master di Fashion Design all'Università Kingston di Londra, e l'ha fatto con il botto. Infatti la sua è letteralmente una collezione di esplosioni in maglia, di contorsioni e di sovrapposizioni, sia teoriche che di texture, il tutto intriso di una determinatezza che lascia sbigottiti. Silhouette che riprendono elementi del clubbing berlinese e altri del cyber-punk inglese, alcune reference a tagli femminili, altri dettati da un hardwear tipicamente maschile. È difficile definire la moda di Camilla insomma, perché i riferimenti sono tanti, alcuni ben nascosti e subdoli, tutti che ricoprono la corazza di queste bambole monumentali e invincibili, che mettono quasi paura, eppure sono tutte rosa.

Incuriositi dalle contraddizioni e contemporanee perfette associazioni presentate in passerella da Camilla, le abbiamo fatto qualche domanda su cosa vuol dire essere un designer emergente al giorno d'oggi, quali sono i suoi idoli e dove passa il tempo mentre lavora alle sue collezioni.

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Descrivici il tuo processo creativo.
Il mio processo creativo è diviso principalmente in tre parti. La più lunga e importante è quella di ricerca, in cui cerco di definire il concept del progetto che vorrei realizzare e raccolgo più informazioni possibili. Amo fare ricerca e tendo a usare fonti primarie come libri, riviste o esperienze che vivo in prima persona, come i viaggi che faccio e le mostre che frequento. Nella seconda parte del mio processo c’è lo sviluppo pratico delle idee iniziali che nascono dal pensare e ripensare a ciò che ho studiato in precedenza. Il risultato è una serie di sketch, moodboard, tele, tavole di ricerca e sample. A questo punto si avvia la terza fase, in cui c'è la finalizzazione del prodotto e la confezione finale del progetto, compresa di varie modifiche.

Anche per me la fase di ricerca è essenziale. Sono curiosa, in che modo la inserisci nella tua pratica artistica?
Come ti dicevo, la ricerca nella mia pratica artistica é fondamentale, nella realizzazione di un progetto impiego almeno due terzi del tempo a ricercare e studiare l’argomento a cui mi sto approcciando. Credo che alla base di ogni progetto ben riuscito ci sia una ricerca approfondita. Ricerca e curiosità a mio parere dovrebbero viaggiare sullo stesso livello, quando mi focalizzo su qualcosa diventa come un'ossessione, non mi sento tranquilla e appagata finché non sono riuscita a raccogliere abbastanza informazioni riguardo l’argomento. Questo lato del mio carattere credo mi faciliti molto la fase primaria di ricerca, rende tutto più naturale e trasforma questa parte del mio lavoro in un bisogno primario all’interno della mia vita, anziché in un dovere.

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Mentre lavoravi alla tua ultima collezione, dove ti avremmo trovata?
Durante lo sviluppo della mia collezione, mi sono divisa a lavorare principalmente tra gli UK e l’Italia, in cui seguivo due fasi del lavoro diverse. A Londra mi avreste trovato a lavorare in Università per la maggior parte del tempo, nello studio che avevamo a disposizione o nella library, dove potevo usufruire di materiali di archivio come riviste/libri/giornali, con cui poter sviluppare tutta la parte di ricerca, design e progettazione. In Italia invece passavo la maggior parte del tempo nel mio studio personale, nella mia città da cui provengo. Nel periodo che passavo in Italia mi occupavo della parte di realizzazione, produzione e confezione, siccome tutti i mie capi ci tengo a sottolineare sono stati prodotti in Italia.

Quali sono i tuoi interessi a livello artistico/estetico, oltre al design della moda?
Il mio interesse più grande oltre alla moda è l’arte contemporanea, oltre che la fotografia. Cerco di visitare più mostre e musei possibili, credo che l’arte e il lavoro artistico di altre persone ti facciano riflettere sul tuo lavoro personale e ti aiutino a sviluppare la tua creatività. La fotografia è un’altra grande passione per me, amo fotografare soprattutto in analogico, sono abituata a spostarmi sempre con la macchina fotografica con me.

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E i riferimenti teorici a cui ti ispiri più spesso?
Amo attingere e ispirarmi alla cultura hip-hop e tutto ciò che riguarda gli anni 70' e 90', questi periodi storici sono i miei preferiti a livello di stile e quelli a cui mi ispiro più spesso. Inoltre, quando faccio ricerca per un nuovo progetto, molto spesso mi piace approfondire anche la parte del design di interni di ogni periodo storico in cui mi imbatto, i diversi tipi di arredamento e il design degli interni che caratterizzano ogni epoca mi danno molta ispirazione per quanto riguarda lo sviluppo delle forme e delle color palette.

Dimmi tre persone che hanno cambiato il tuo approccio al design della moda.
Una delle persone che ha cambiato il mio approccio al design della moda é sicuramente il mio professore di Design dell’MA a Londra, che mi ha accompagnato per tutto questo anno nello sviluppo della collezione e della sfilata, con la sua rigidità e schiettezza nel dirmi le cose mi ha cambiato, cresciuto e rafforzato tantissimo. Un’altra persona che ha cambiato il mio modo di approcciarmi alla moda è la designer Nathalie Ballout, dove ho intrapreso il mio primo stage lavorativo quasi 2 anni fa, lì ho imparato tantissimo soprattutto per quanto riguarda la moda ecosostenibile. L’ultima persona che ha cambiato il mio approccio al design è la sarta con cui collaboro da anni, che mi assiste nella realizzazione di ogni capo, credo che ogni designer non si renda conto effettivamente dell'abisso che vi è tra il disegnare uno sketch di un abito e il realizzarlo effettivamente finché non si comincia a crearlo, lavorare fianco a fianco con qualcuno che ti assiste nella confezione di un abito e che ti fa capire cosa è possibile fare e cosa no, credo sia fondamentale per cercare di approcciarsi al design in modo obbiettivo.

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Cosa volevi fare da grande quando avevi cinque anni?
Ho sempre voluto lavorare nella moda fin da quando ero bambina, da quando ne ho ricordo il mio sogno era di diventare una designer e poter creare abiti, ho sempre avuto le idee molto chiare. Quando avevo 5 anni sognavo di fare proprio quello che sto facendo ora, fin da piccola sono stata determinata e decisa su quale fosse la mia strada, e ho lavorato e sto ancora lavorando duro per intraprenderla.

Chi sono i tuoi idoli?

Ho tantissimi idoli, la mia stima più grande va per le persone con un enorme talento e per i grandi lavoratori, mi hanno sempre affascinato. Tra i miei più grandi idoli ci sono Karl Lagerfeld e Alexander McQueen

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Cosa ti ha insegnato il passaggio da Milano a Londra, ci sono delle differenze tra il tipo di insegnamento italiano e quello inglese?
Il passaggio da Milano a Londra mi ha fatto capire moltissime cose, mi ha aperto la mente e ha cambiato totalmente il mio modo di lavorare. Ho notato molte differenze nel metodo di insegnamento, ma mi ritengo fortunata di averli potuti provare entrambi, perché tutti e due mi hanno insegnato cose diverse ma fondamentali. In Italia ho acquisito le basi tecniche e un metodo di lavoro molto preciso e organizzato, quando sono arrivata a Londra invece ho accantonato la tecnica per fare spazio alla creatività. La differenza più grande che ho trovato nel metodo di insegnamento è che in Italia ti impongono molte più regole da seguire, in UK invece hai una libertà assoluta, in cui vieni addirittura incoraggiato ad uscire fuori dalle regole e dai canoni "normali" che vengono imposti solitamente, l'insegnamento che ti danno ti spinge ad oltrepassare i propri limiti in modo tale da poter testare tutti i tuoi lati creativi.

Se dovessi spiegare la tua estetica con tre aggettivi, quali sarebbero?
Forte, Colorata, Energica.

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Chi sogni indossare un capo Camilla Ceccardi?
Io sogno che i miei capi vengano indossati da qualcuno che ama vestirsi in modo analogo, e che non abbia paura di andare controcorrente. Ad esempio, al momento approvo tantissimo lo stile di Sita Abellan, credo che con il suo modo di vestire esprima totalmente la sua forte personalità, e sogno che i miei capi vengano indossati da qualcuno con una grande personalità come la sua, che possa trasmettere forza e coraggio tramite gli abiti che indossa.

Quali pensi siano i challenge di essere un designer indipendente ed emergente al giorno d’oggi?
Partendo dal presupposto che credo questa sia una strada molto difficile da intraprendere, la challenge più grande per un designer indipendente ed emergente per me è a livello psicologico, la pressione è tantissima e bisogna essere in grado di mantenere la mente focalizzata sull'obbiettivo finale . Da quando si decide di intraprendere questo percorso, fino al punto finale di arrivo, si incontrano tantissimi ostacoli, prima di raggiungere alcune piccole vittorie bisogna incassare tante sconfitte, e bisogna essere forti e andare avanti senza scoraggiarsi. Questo è un mestiere che ti porta a farti tante domande riguardo te stesso, c'è quasi il rischio di perdersi, le persone in questo ambito non sono delle migliori e molte volte ti fanno sentire inadeguata/o o non all'altezza, essendo un designer emergente la challenge maggiore è credere in se stessi e in quello che si sta facendo anche se nessuno nell'industria ti appoggia momentaneamente.

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Che consigli daresti a uno studente o aspirante studente di moda?
Il primo consiglio che mi sento di dare ad uno studente o aspirante studente di moda è di studiare e leggere tantissimo, con il tempo ho notato che tutte le nozioni che ho acquisito studiando storia del costume sono quelle che mi sono tornate più utili, e soprattutto di appassionarsi a tutto quello che riguarda il mondo dell'arte, perché la moda è piena di riferimenti culturali. Un' altro consiglio è quello di credere sempre in se stessi e non farsi scoraggiare dagli avvenimenti o dalle persone che ti stanno attorno, bisogna imparare a prendere le cose con un pò di leggerezza, soprattutto le sconfitte. Essere positivi e cercare di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno è fondamentale.

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Qual è il futuro del tuo brand Camilla Ceccardi?
Spero in un futuro in cui il mio brand possa essere riconosciuto in tutto il mondo, e in un futuro in cui io possa vedere per strada le persone indossare i miei capi. Ma soprattutto vedo un futuro in cui il mio brand possa essere di esempio e ispirazione per tanti giovani designers.

E tu dove ti vedi tra 10 anni?
Io tra 10 anni mi vedo viaggiare il mondo, alla prese con una vita entusiasmante e stimolante, una donna in carriera, indipendente, che ama il proprio lavoro e appassionata ancora di più a quello che sta facendo. Cerco di essere molto positiva a riguardo.

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Crediti

Intervista di Carolina Davalli
Fotografia Runway Simon Armstrong, Fotografia Backstage Laura Munari

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