Fotografia su gentile concessione di UNIQLO

come uniqlo è diventato un punto di riferimento assoluto nella moda

E cioè IL colosso della moda giapponese, esportato ovunque e che piace a tutti.

di Carolina Davalli
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29 novembre 2019, 2:00pm

Fotografia su gentile concessione di UNIQLO

Due mesi fa Uniqlo, brand giapponese fondato dal visionario imprenditore Tadashi Yanai, ha aperto il suo primo negozio in Italia, a Milano. Da quel momento in Piazza Cordusio si vedono code su base quotidiana, sacchetti rossi e bianchi ovunque e in generale un sacco, ma davvero un sacco di gente che ha fatto di questo store il proprio nuovo punto di riferimento per quanto riguarda la fruizione della moda.

Premettiamo che Yanai, che oltre ad aver fondato Uniqlo è anche l’uomo più ricco di tutto il Giappone, non è sempre stato l’instancabile businessman che conosciamo. Infatti, come ha rivelato al Business of Fashion, mentre frequentava il corso di Scienze Politiche ed Economia presso l’Università Waseda di Tokyo aveva ben altro in mente. In quel momento tutto ciò che gli interessava era passare gli esami, partecipare al movimento hippie contro il regime e pensare a un modo per non lavorare un solo giorno della sua vita. Nessuno avrebbe scommesso un soldo sulla sua carriera quando fu costretto a rimboccarsi le maniche e, suo malgrado, a iniziare a lavorare nel business di sartoria del padre, nel 1972.

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La sede del primo store Uniqlo in Italia, situato in Piazza Cordusio a Milano.

Invece andò esattamente nel modo in cui nessuno si aspettava. Durante il primo periodo nell’azienda del padre, Yanai inizia ad acquisire le tecniche e le idee che diventeranno i tratti distintivi del suo progetto più ambizioso e trionfale. Tutto questo insieme di modi di fare, prassi lavorative, etica lavorativa e attenzione alla qualità del prodotto vengono espresse nella sua rinomata lista dei 23 Principi del Management, ossia i comandamenti a cui attenersi saldamente per lavorare con successo, nonché il DNA di UNIQLO. Questi includono la priorità assoluta del cliente, che è di centrale importanza in qualsiasi tipo di business, e la relazione bilaterale tra datore di lavoro e dipendenti.

Nel 1984 Yanai apre il primo store di UNIQLO a Hiroshima, e solo pochi avrebbero scommesso che da questo negozio sarebbe riuscito a espandere il suo marchio fino a diventare un vero e proprio impero del retail, raggiungendo una quota di oltre 2.200 negozi in 24 mercati differenti. Il suo primo negozio era infatti della stregua dei marchi high street che conosciamo ora, ossia promotore di prodotti di bassa qualità a prezzi stracciati. Tenendo gli occhi aperti sull’Occidente, esempi come Benetton e GAP furono cruciali nell’influenzare Yanai, che sottopose il suo brand a un restyling completo e nel 1998 aprì finalmente a Harajuku l’UNIQLO che amiamo.

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Oltre alle indubbie qualità di CEO che Yanai ha acquisito col tempo e l’esperienza, qual è la forza motrice che ha portato questo colosso del retail a spopolare in tutto il mondo? Come sempre, si tratta del rapporto tra prodotto e costo, e la strategia di UNIQLO è quella di offrire un prodotto di altissima qualità a costi decisamente accessibili. Oltre a questo, il brand ha conquistato il suo enorme pubblico grazie a una linea estetica ben definita: essenziale, elegante, funzionale e alquanto ricercata. Aggiungeteci delle scale cromatiche spettacolari e avete la ricetta per un business che sarà molto, ma molto, difficile da eguagliare.

E così, dopo aver conquistato il mondo intero, UNIQLO è finalmente arrivato anche in Italia. In occasione dell’apertura del primo store il brand ha progettato una serie di iniziative per rendere l’evento molto più che eccezionale. Tutto è partito con la campagna pubblicitaria Today’s Classic, assoldando come ambassador del brand alcuni talenti locali, tra cui includono chef, modelle, designer, artisti e galleristi. La definizione del target è stata affinata abilmente, come si legge nel comunicato stampa: “Come molte città italiane, Milano ama i classici, dall'architettura alla cucina, all'abbigliamento e i milanesi si auspicano il meglio da tutto: oggetti autentici, funzionali, personali e senza tempo, ma con stile.” UNIQLO in Italia rappresenta tutto questo, una semplice eleganza da vivere quotidianamente.

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Un’altra iniziativa che dice molto sull’etica del marchio è stata quella di innescare una serie di collaborazioni con industrie, brand e designer locali per progettare e costruire lo store ideale per Milano e l’Italia. Nel negozio è infatti presente un'installazione di One Block Down, retailer di marchi streetwear, intitolata L’acqua è più preziosa dell’oro. L’opera presenta un patchwork di pezzi di denim raccolti dal servizio gratuito di orlatura del negozio milanese, il tutto per sottolineare una grande conquista del brand: la riduzione del 99% di acqua nel processo di produzione dei jeans UNIQLO. Il brand infatti è da anni che si impegna per la sostenibilità e la minimizzazione del suo impatto ambientale.

E dove UNIQLO non riesce nella produzione, compensa con le donazioni, alcune delle quali finanziate dalla vendita di sacchetti di carta e di tela direttamente nei negozi. L’illustratrice Olimpia Zagnoli è un’altra collaboratrice di questo progetto: ha contribuito all’estetica del negozio creando un murales ispirato al paesaggio urbano milanese, ovviamente con i colori tipici delle sue illustrazioni e di UNIQLO. Insieme ai prodotti firmati UNIQLO, lo store di Milano esporrà una selezione di prodotti Seletti e MEDEA, due brand italiani di altissima qualità.

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Last but not least, anche a Milano sarà possibile trovare il magazine firmato UNIQLO, LifeWear. Il magazine bilingue, scritto in giapponese e inglese, sarà disponibile gratuitamente in tutti i negozi UNIQLO e scaricabile gratuitamente qui. Le sue 120 pagine in formato A4 hanno come scopo quello di esprimere al meglio la filosofia del brand: creare prodotti adatti a qualsiasi stile di vita. Il primo numero parla di Los Angeles, Roger Federer e della collaborazione di UNIQLO con J.W.Anderson, oltre a mostrare le collezioni A/I 2019.

Per approfondire il tema della moda sostenibile:

Crediti

Testo di Carolina Davalli

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