Il duo sudafricano FAKA, che si esibirà durante Gender Bender

oggi più che mai, in italia abbiamo bisogno di eventi come gender bender

Gender Bender è il festival che a Bologna lotta per tutt* (anche per voi).

di Benedetta Pini
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24 ottobre 2018, 1:20pm

Il duo sudafricano FAKA, che si esibirà durante Gender Bender

Sono tempi duri per i diritti civili. Lo sono soprattutto per le minoranze, sempre più prese di mira dalle aree politiche più conservatrici che si rifiutano di riconoscere la legittima esistenza di tutto ciò che percepiscono come "diverso". Per fortuna, però, queste comunità non hanno intenzione di farsi schiacciare: la difesa e il contrattacco sono forti, e anche in Italia stanno nascendo (e crescendo) negli ultimi anni molte realtà che studiano, indagano e custodiscono ogni forma di diversità identitaria all’interno della nostra società.

Tra loro ci sono Sguardi Altrove Film Festival, Festival MIX, Florence Queer Festival e Gender Bender, che proprio oggi inizia a Bologna. Si tratta di un festival internazionale e interdisciplinare che dà spazio agli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea legati alla rappresentazione del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale. Come ci ha raccontato il direttore artistico Daniele Del Pozzo, l’iniziativa nasce nel lontano 2003 grazie all’associazione no profit Il Cassero LGBT Center, che dal 1982 si occupa di promuovere il confronto culturale attraverso iniziative come la LUO - Libera Università Omosessuale (1995).

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Gender Bender pone le sue solide basi teoriche sui gender studies degli ultimi decenni, nati suI programmi di studio e ricerca dedicati alle differenze di identità e di orientamento sessuale. Da qui, il festival si propone di trasformare il suo bagaglio culturale in azione concreta, coinvolgendo l’intera Manifattura delle Arti di Bologna per offrire un programma artistico a 360°, tra sala cinematografica, teatro e spazi espositivi.

Questa iniziativa vuole infatti fornire un modello reale di come le differenze possano dare un contributo concreto alla costruzione di una società civile più ricca e accogliente sotto il profilo umano. Perché, oggi più che mai, la questione di genere "non è più per i soli addetti ai lavori, ma interessa in maniera trasversale tutti, al di là dei singoli orientamenti sessuali. Se nel 2003 si conosceva a malapena il significato della parola gender, oggi il concetto è stato sdoganato e il ruolo del genere nella società ha assunto una posizione centrale nell’agenda politica, economica, sociale e culturale del Paese," ci ha a questo proposito spiegato Daniele. "Per questo, il nome del nostro festival non vuole rimandare immediatamente alla comunità LGBT, ma trasmettere l’idea di un progetto culturale che si apre su temi di pubblico dominio."

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Vi basterà dare un occhio al programma per rendervi conto della grandissima varietà dell’iniziativa e di come Daniele e tutto il team di Gender Bender abbiano dato vita a un festival assolutamente all'altezza delle sue premesse. Ma orientarsi in un programma così vasto, con centinaia di proposte interessanti, è difficile. E chi meglio del direttore artistico per darci due dritte? Il percorso che ci ha suggerito segue il fil rouge della blackness. "Cromocosmi" è infatti il titolo di questa 16esima edizione, che incrocia due "cosmi" di differenze: la questione del genere "cromosomi" e la questione dell’origine etnica "cromatismi".

Le proposte più curiose che Daniele ci ha segnalato sono il film su Mapplethorpe, Bugie Bianche, e Capitolo primo: Black Dick di Alessandro Berti, sulla questione della paura e del desiderio dell’uomo bianco verso il corpo nero, visto come ipersessualizzato e, quindi, pericoloso. Ma anche il biopic sul controverso fotografo Robert Mapplethorpe ( Mapplethorpe); l’incontro con la drammaturga inglese Caryl Churchill, che fu la prima ad affrontare la questione dell’identità di genere negli studi sul postcolonialismo; la lettura delle poesie di Audre Lorde; il documentario Tinta Bruta su una performer brasiliana transgender nera; il dramma Tucked, che racconta la strana amicizia tra un’anziana drag queen e una giovane che aspira alla stessa carriera.

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Come dimostra questo breve assaggio, l’approccio interdisciplinare è l’essenza del festival, interessato ad affrontare i temi che si propone di indagare con un approccio artistico attraverso "la bellezza, e non la disputa sociale, politica ed economica," sottolinea Daniele. "Non ci poniamo su un fronte politico, anche se il lavoro artistico che proponiamo può essere interpretato politicamente. Ci limitiamo a registrare sensibilmente le trasformazioni in atto della società di oggi attraverso il lavoro degli artisti, che hanno una sensibilità tale da anticipare le cose che verranno."

E l’esempio più lampante in questo senso è probabilmente il lavoro del fotografo inglese Robert Mapplethorpe (1936-1989), che ha immortalato i corpi degli uomini neri che desiderava a livello sessuale, causando un cortocircuito tra vita e arte, tra realtà e rappresentazione, togliendo il velo di Maya che vuole l’arte come qualcosa di separato dalla vita. Ed è assurdo pensare allo scandalo che provocarono queste fotografie, dopo centinaia di anni di storia dell’arte piena di donne nude. "La differenza," riflette Daniele, "è che quelle opere erano pensate per uno sguardo maschile sul corpo femminile; mentre Mapplethorpe stravolse questo sistema."

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E la questione di genere viene allo stesso modo percepita oggi come una minaccia, perché tocca un nervo sensibile come "la gerarchia di potere, in cui ai vertici della piramide sociale abbiamo gli uomini bianchi eterosessuali (o così rappresentati). Chiunque metta in discussione quel tipo di potere, che è dato da un privilegio di nascita, da un accidente, e non da una scelta, dà fastidio e fa esplodere il dibattito pubblico." Insomma, conclude Daniele, "le opere proposte da Gender Bender palesano quelle contraddizioni della nostra società che in molti non vogliono vedere."

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Ecco perché iniziative come questa sono oggi essenziali, vitali. In Italia e in tutto il mondo, dove le minoranze sono continuamente minate da critiche, attacchi, demonizzazioni e persino tentativi di cancellarle, come l’amministrazione di Trump sta cercando di fare sin dal suo insediamento. Non lottare per i diritti LGBTQ significa spianare la strada ai conservatori, e il rischio che questo recente oscurantismo si diffonda a macchia d’olio è davvero dietro l’angolo. Ma che chi non è disposto a permetterlo, e se tante cose in Italia non funzionano, progetti come Gender Bender dimostrano che c’è chi, invece, di voglia di farle funzionare ne ha eccome.

E per finire, qui sotto il trailer del Festival.

Gender Bender si tiene a Bologna dal 24 ottobre al 3 novembre. Qui trovate tutte le informazioni di cui avete bisogno sul programma del festival.

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A Milano, ma non solo, molte delle iniziative LGBTQ sono promosse da TBDC. Le abbiamo intervistate qui:

Crediti


Testo di Benedetta Pini
Immagini su gentile concessione dell'Ufficio Stampa

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