Fotografia di James J. Robinson

come si crea una fotografia indimenticabile?

Lo abbiamo chiesto a James J. Robinson, fotografo di successo e cinefilo incallito.

di Ryan White
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27 novembre 2018, 12:18pm

Fotografia di James J. Robinson

Alcune immagini non sono solo visivamente stimolanti, ma ci ricordano quanto ampio sia il ventaglio di possibilità in materia di fotografia. Ed è questo il caso di James J. Robinson. Il suo lavoro—spesso realizzato dopo il tramonto, in contesti urbani apparentemente insignificanti e intriso di una morbida luce al neon—offre uno sguardo innovativo su ciò che una fotografia può trasmettere. Non si tratta solo di colori e personaggi meravigliosi, perché a catturare l'attenzione sono i dettagli che non puoi vedere.

La prima fotocamera che James ha usato è stata la Canon T90 di suo padre. Durante le infinite ore passate su Tumblr si è abituato a un certo tipo d'estetica, e ha iniziato a girare cose che pensava potessero diventare popolari online. "Ho scattato una foto a una ragazza mentre indossava un abito a fiori con in mano un classico Penguin e una macchina fotografica vintage, perché mi sembravano gli ingredienti giusti per ottenere successo su Tumblr. I miei sogni di fama su questo social non si sono mai avverati, ma intanto ho iniziato a sviluppare una passione sempre più forte per il mondo del cinema".

Cresciuto a Melbourne, James ritiene che crescere in un luogo piuttosto conservatore abbia avuto un impatto determinante sul suo modo di fare fotografia. "Ho frequentato una scuola cattolica maschile per 13 anni. Se ci ripenso oggi, mi accordo di quanto quell'ambiente fosse tossico: il sesso era terribilmente eteronormativo—avevamo un corso settimanale su "come essere un uomo" e fare sport era obbligatorio—l'umorismo funzionava solo se misogino e il razzismo era quotidiano". In quanto gay e per metà filippino, durante l'adolescenza James ha subito numerosi episodi di bullismo e le crisi di identità non sono certo mancate, ma alla fine tutto questo si è trasformato in un desiderio bruciante di rivalsa. "Quella situazione mi ha fornito un chiaro obiettivo professionale: lottare per l'accettazione e offrire solidarietà a chi paga le conseguenze di razzismo ed eteronormatività che ho pagato io".

Molto è cambiato per James da quando ha parlato con il nostro team australiano due anni fa. Da allora, si è trasferito da Melbourne a New York, ha lavorato per brand e magazine di rilievo e ha perfezionato il suo stile drammatico e intenso, trasformandolo in qualcosa di diverso da tutto il resto. Così abbiamo deciso di intervistarlo una seconda volta per capire come ha sviluppato questa estetica, quali consigli ha per chi vuole seguire e le sue orme e a cosa si ispira.

James J. Robinson photographs a man who stands in front of a shop

Ricordi la prima volta in cui il lavoro di un altro fotografo ha avuto un forte impatto su di te?
In realtà non si tratta di un fotografo, ma un direttore della fotografia. Osservare il suo lavoro mi ha aperto la mente, mi ha fatto capire che la mia passione sarebbe potuta diventare una professione a tutti gli effetti. Mi riferisco a Post Tenebras Lux, un film messicano di Carlos Reygadas che ho visto per la prima volta a 17 anni e mi ha sconvolto. Per la prima volta, guardandolo ho capito come l'illuminazione diretta e gli spostamenti delle camere possano suscitare emozioni diverse nello spettatore, portando alla mia sperimentazione con configurazioni di illuminazione e apprezzamento del realismo magico.

Hai studiato fotografia all'università?
Non ho mai seguito un corso di fotografia formale, ma ho studiato all'università ho studiato cinema, e le competenze che ho sviluppato sono simili a quelle di chiunque abbia una laurea in fotografia. Se devo essere sincero, non credo che studiare cinema o fotografia all’università serva davvero, a meno che non si abbiano professori eccezionali, certo. Quando ci andavo, avevo l’impressione di vivere una lotta continua contro chi si sedeva dall’altra parte della cattedra, perché cercava invariabilmente di frenare la mia creatività.

James J. Robinson photographs a man in a phone booth

Come riesci a creare immagini fresche e nuove in un'industria ormai satura?
In realtà non prendo mi ispiro molto all'industria fotografica. I miei moodboard sono sempre fotogrammi di film. Sono molto più esperto in materia di cinema, e il mio gusto personale spazia da un genere all'altro. Posso ispirarmi tanto all'iconico She's The Man quanto a uno dei film di Kenji Mizoguchi. Traggo anche molta ispirazione da cose che non sono affatto visive: musica, libri e poesia in particolare. La letteratura può essere terribilmente descrittiva e, poiché visualizzo tutto ciò che sto leggendo nella mia testa, mi aiuta a escogitare idee per comporre un'inquadratura. Insieme alla musica, che può evocare con così tanta forza un certo stato d'animo da spingerti a chiederti come potresti ricreare un'immagine che trasmetta lo stesso pathos. Trovo questo processo particolarmente funzionale, perché posso soffermarmi sul lavoro di un altro artista, ma reimmaginarlo visivamente in modo personale.

James J. Robinson photographs a man in a canteen

Pellicola o digitale? Per farcela è necessario investire quantità ingenti di denaro in attrezzature?
Uso solo pellicola, sia per i video che per le fotografie. Si parla spessissimo di queste due tecniche, ma le persone non hanno una vera comprensione di ciò in cui differiscono. Non escludo che per un certo tipo di progetto sia meglio il digitale, ma per me al momento la pellicola vince comunque, e non ha nulla a che fare con la nostalgia o l'estetica. Usare un rullino è l'unico modo per scattare una fotografia completamente libera. Puoi scattare "raw" anche con una digitale, ma stai comunque riprendendo solo pixel, e i colori vengono catturati come strati uno sull'altro. Perdi all'incirca due terzi delle informazioni sul colore. La pellicola è anche in grado di catturare i dettagli nelle ombre e mette meglio in evidenza le minuzie, con il digitale invece sei limitato dalla risoluzione, non puoi farci nulla.

James J. Robinson photographs three boys smoking

Qual è la più grande sfida che devi affrontare come fotografo?
La parte più difficile per me è farmi pagare. Ho lavorato gratis per un certo numero di anni, ma ora finalmente posso dire di essere tra quei pochi fortunati che sono arrivati a un certo punto della loro carriera in cui riescono a vivere di fotografia. Ma questo non significa che tutti i miei clienti mi paghino subito. Sembrerà banale, eppure saper pretendere ciò che ci spetta con decisione ed educazione insieme è un’abilità estremamente utile per chi lavora come freelance.

Pensi che la fotografia sia un'industria elitaria?
Penso che possa esserlo, ma dipende dalla singola persona. Inevitabilmente, ci sono fotografi che pensano che il loro lavoro sia migliore di quello degli altri, ma questo si collega a una più ampia discussione sulla gerarchia nell'arte in generale. A queste persone piace rendere l'industria inaccessibile e ostile nei confronti di chi non ne fa parte, il che è incredibilmente riduttivo perché le opere possono parlare a tutti, non solo agli esperti. Insomma, non considero "più valida" la foto di un professionista rispetto a quella fatta dal mio amico con un iPhone: entrambe sono espressioni creative e testimoniano un'emozione.

James J. Robinson shoots a girl surrounded by lanterns

È possibile trovare un equilibrio tra creatività e lavori commerciali?
Sono due mondi che non si escludono a vicenda, come pensavo in precedenza. Oggi le aziende vogliono fare pubblicità più creative—Internet ha saturato il mercato e tutti sono alla disperata ricerca di nuovi modi per stimolare l'interesse della gente. I brand stanno diventando sperimentali sia in termini di casting che di medium. Quando sto lavorando a un progetto commerciale, finché ogni decisione creativa che prendo è supportata da solide motivazioni, trovo che i clienti sono ben disposti ad accettare le mie idee.

Cosa rende una fotografia avvincente ed emozionante?
Per me un’immagine convincente deve avere carattere e raccontare una storia. Quindi i personaggi sono fondamentali, perché la narrazione avviene tramite le loro espressione, il linguaggio del corpo, lo styling, i capelli e il trucco. Ogni volta che scatto una foto, provo a chiedermi: come si sente il protagonista? È un tipo tranquillo e riservato? Cosa lo ha portato ad essere qui?

James J. Robinson photographs young man in bright red trousers
James J. Robinson photographs woman in a phone box
James J. Robinson photographs two topless men laughing
James J. Robinson photographs neon colour signs
James J. Robinson photographs woman in a dress on the beach

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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