Lustmord, 1993 © 1993 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY
Foto: Alan Richardso

jenny holzer è l'artista contemporanea che non potete non conoscere

E i-D ha selezionato per voi alcuni dei suoi lavori più significativi.

di Philomena Epps
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18 ottobre 2017, 9:43am

Lustmord, 1993 © 1993 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY
Foto: Alan Richardso

Il 28 settembre ha aperto al pubblico la mostra SOFTER: Jenny Holzer at Blenheim Palace. La Holzer è il quarto artista contemporaneo—e prima donna in assoluto—invitato a esibire i suoi lavori all'interno del palazzo nell'Oxfordshire risalente al 18esimo secolo. Per l'occasione, la Holzer ha creato un esteso corpus artistico che vuole confrontarsi direttamente con la storia militare e politica dell'edificio, concentrandosi sull'intersezione tra potere, conflitto e resistenza. Durante l'inaugurazione della mostra, a ornare l'intera facciata del palazzo c'erano proiezioni luminose su larga scala. Per chi si è perso l'installazione dal vivo, c'è anche un app per smartphone che permette di proiettare queste opere d'arte digitali sui muri che circondano l'utente.

All'interno dell'imponente edificio, la Holzer ha creato installazioni LED multiple in cui è facilmente riconoscibile il suo tratto distintivo, incluso un progetto audio che affronta senza giri di parole il problematico e violento passato del Palazzo Blenheim grazie alle registrazioni di soldati e veterani di guerra in cui raccontano le loro esperienze. L'associazione The Not Forgotten si è occupata di raccogliere tali testimonianze; si tratta di un'organizzazione benefica inglese che si occupa di sostenere i membri dell'esercito e i veterani, in particolare se invalidi a causa delle ferite riportate sul campo. Allo stesso modo, anche i testi nei lavori al LED e nelle proiezioni della Holzer arrivano da altri testimoni oculari e da chi ha vissuto sulla propria pelle tali esperienze. In questo caso, i contributi sono stati selezionati da Human Rights Watch e Save the Children. Infine, alcuni estratti dal commovente libro di poesie Building the Barricade di Anna Świrszczyńska, in cui l'autrice descrive in forma lirica gli orrori dell'occupazione della Polonia, sono state incise sulle panchine in pietra che campeggiano nella sala della Great Hall.

Jenny Holzer una delle pioniere dell'arte contemporanea più apprezzate d'America, e dalla fine degli anni '70 questa artista si occupa di temi pubblici e privati, di corpi politici e statali, di fatti reali e di finzione. Servendosi di aspetti presi in prestito dalla cultura dei mass media, sin dagli albori della sua pratica artistica la Holzer provoca e sfida i preconcetti legati al ruolo dell'arte nella società di oggi. Il suo lavoro spazia da secche e brevi frasi a veri e propri flussi di coscienza legati alla condizione umana. Qui, vi presentiamo alcune delle sue opere più rilevanti, che dimostrano come Jenny Holzer sia una delle artiste più importanti, significative e all'avanguardia degli ultimi quarant'anni.

Truisms (1977-79)
La Holzer ha iniziato a lavorare a Truisms mentre faceva parte dello stimato Independent Study Program del Whitney Museum of American Art's. Ispirata dalla lista di letture suggerite dal direttore del progetto, e usando strategie prese in prestito dal mass media e dell'advertising, l'artista ha creato centinaia di slogan tratti da testi di Karl Marx, Bertolt Brecht e Susan Sontag, tra gli altri. Frasi come 'ROMANTIC LOVE WAS INVENTED TO MANIPULATE WOMEN' [l'amore romantico è stato inventato per manipolare le donne] sono state stampate su poster economici e poi affisse sui muri di tutta Manhattan. Successivamente, la Holzer ha iniziato a diffondere le citazioni su schermi luminosi. Nel 1982 ha creato la sua prima insegna al LED su larga scala, esibita all'epoca in Times Square; recitava 'PROTECT ME FROM WHAT I WANT' [proteggimi da ciò che voglio, ndt]. Altre frasi che grazie a lei hanno raggiunto improvvisa popolarità sono ad esempio 'ABUSE OF POWER COMES AS NO SURPRISE' [l'abuso di potere non arriva di sorpresa, ndt] e 'RAISE BOYS AND GIRLS THE SAME WAY' [crescete bambini e bambine nello stesso modo, ndt].

Da Inflammatory Essays, 1979–82 © 1979 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY

Inflammatory Essays (1979-82)
Se le citazioni di Truisms sono limitate alla lunghezza di una riga, il progetto Inflammatory Essays prevede invece la creazione di veri e propri testi: 100 parole disposte su 20 righe in cui la Holzer si concentra su temi "che sono innominabili o che rappresentano le questioni più scottanti del momento." Il tono scelto è aggressivo, e porta contemporaneamente a galla il conflitto interiore di chi scrive. Gli estratti uniscono punti di vista di estremismi politici di destra e sinistra, da Mao a Lenin, da Rosa Luxemburg agli anarchici americani, passando per gruppi di fanatici religiosi.

© 2017 Jenny Holzer / Artists Rights Society (ARS), NY. Courtesy Sprüth Magers

Living (1981)
Per Living, la Holzer ha ideato brevi testi informativi incentrati sulla condizione psichica del singolo individuo quando si trova a osservare atti di estrema violenza, come 'IT TAKES A WHILE BEFORE YOU CAN STEP OVER INERT BODIES AND GO AHEAD WITH WHAT YOU WERE TRYING TO DO' [ci vuole un po' prima di riuscire a scavalcare corpi inerti e continuare con ciò che stavi provando a fare, ndt]. La nozione di sopravvivenza e la minaccia della morte imminente sono incorporate nel linguaggio dell'artista, che vede il corpo come oggetto da manipolare e in cui cercare significato. Attualmente, tre targhe in bronzo della serie Living sono in mostra presso il White Cube Mason all'interno dell'esibizione From the Vapor of Gasoline.

Scatto della mostra: Jenny Holzer: Laments 1988–89, Dia Art Foundation, New York, 1989 © 1989 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY Photo: Bill Jacobson Studio

Laments, Dia Art Foundation a New York, 1989-1990
Laments è stato il risultato di una commissione della Dia Art Foundation. Sviluppato durante gli anni dell'epidemia di AIDS, e mentre la Holzer stessa era incinta, il progetto mira a elevare "le voci della morte... espresse attraverso i pensieri di un neonato, due bambini e dieci adulti." Tredici di questi terrificanti lamenti sono stati incisi su altrettante lapidi in pietra. Alle colonne che intervallavano lo spazio espositivo sono state affisse luci al LED, disegnate per fare da eco in forma grafica alle meditazioni, dando vita a un'esperienza incantata e sublime.

The Venice Installation: The Last Room, 1990 Rosso Magnaboschi marble floor; 21 LED signs with green, red & yellow diodes Text: Truisms, 1977–79; Inflammatory Essays, 1979–82; Living, 1980–82; Survival, 1983–85; Under a Rock, 1986; Laments, 1989; Mother and Child, 1990 Installation: 44th Venice Biennale, United States Pavilion, Venice, 1990 © 1990 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY Photo: Salvatore Licitra

Il Padiglione US alla Biennale di Venezia del 1990
Sulle orme della sua riuscitissima personale al Guggenheim nel 1990, la Holzer diventa immediatamente dopo la prima donna a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia, vincendo inoltre il prestigioso premio come miglior padiglione. La mostra dà sostanza al cambiamento radicale nel suo lavoro: frasi tratte da Truisms e Inflammatory Essays sono incisi per l'occasione su pavimenti in marmo e panchine di pietra. Dodici insegne al LED trasmettono testi di una nuova serie chiamata Mother and Child (1990), che a differenza delle voci a-gender del suo passato, sono qui concentrate sulla relazione madre-figlio e quindi "addolorate, chiaramente femminili e personali." In un'altra sala, insegne intermittenti creano una retrospettiva su tutti i testi della Holzer, presentati in tre colori diversi e tradotti in cinque lingue. All'esterno del padiglione, all'aeroporto, sui treni e alle fermate dei vaporetti, tra le strade e nei vicoli, ci sono in vendita i suoi celebri poster, cappelli e t-shirt.

Lustmord (1993-94) – immagine in copertina
Creato per attirare l'attenzione sugli stupri e sui delitti di matrice sessuale compiuti durante la Guerra in Bosnia, Lustmord tra il suo nome dalla lingua tedesca: si tratta infatti di un termine utilizzato per descrivere gli omicidi legati al sesso e le violenze. Per il progetto, la Holzer ha creato tre poemi che raccontano un episodio di abuso sessuale dal punto di vista dell'uomo, della vittima e dell'osservatore. Oltre a un'installazione a LED, l'artista ha anche scritto e poi fotografato le stesse frasi sul corpo di alcune donne. Per l'esposizione, l'ordine dei testi è stato sovvertito, così da costringere lo spettatore a dare un'interpretazione personale dell'installazione, in cui si ritrova quindi a scendere a patti con esempi concreti di rape culture e del meccanismo che va a incolpare la vittima.

La collaborazione con Helmut Lang per la Biennale di Moda a Firenze del 1996
Nel 1996, l'editor della rivista Interview Ingrid Sischy viene nominata Direttore Artistico della Biennale di Moda a Firenze. Per osservare come arti diverse possano interagire quando forzate a lavorare in coppia, la Sischy chiede alla Holzer di collaborare con lo stilista Helmut Lang. Insieme, i due ideano I Smell You on My Clothes, che esplora il modo in cui l'odore che rimane sui vestiti, o sulle lenzuola, sia un fortissimo strumento di ricordo che oscilla tra la presenza e l'assenza del soggetto. Lang crea per lo spazio espositivo una nuova fragranza, "un insieme di t-shirt pulite, lenzuola sporche, sudore e sperma," mentre la Holzer si concentra su due lavori con luci al LED, che pulsano ritmicamente frasi di desiderio e ossessione, come 'YOU ARE THE ONE; YOU ARE THE ONE WHO DID THIS TO ME; YOU ARE MY OWN' [tu sei quello giusto; tu sei quello che mi ha fatto questo; tu sei me, ndt].

Installazione per la Neue Nationalgalerie, 2001 © 2001 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY Foto: Attilio Maranzano

Jenny Holzer: OH presso il museo Neue Nationalgalerie, Berlin, 2001
La bravura della Holzer nell'uso di luci elettroniche si esemplifica nell'installazione creata nel 2001 per il museo di Berlino Neue Nationalgalerie: 13 LED con testi color ambra lunghi 49 metri che si snodano sul soffitto dell'edificio pensato da Mies van der Rohe. Il lavoro è da subito così popolare da diventare parte della collezione permanente del museo, ed è anche l'ultima opera d'arte in cui l'artista si serve di testi creati da lei stessa. Durante un incontro con la collega Kiki Smith, ha infatti spiegato che "non sono una scrittrice. L'unico modo in cui potevo scrivere era fingendo di essere una serie di altre persone... Questo mi forniva un riparo abbastanza sicuro da cui poter mostrare ciò che era inevitabilmente personale, e allo stesso tempo mi permetteva di creare contenuti non solo su me stessa, ma anche sugli altri... Voglio prendermi una pausa, usare i miei occhi e andare da veri scrittori—principalmente poeti, perché questo mi permetterà di espandere il mio soggetto d'analisi e la varietà di emozioni che voglio trasmettere, così da rendere il mio lavoro più d'impatto, spero."

COLIN POWELL GREEN WHITE, 2006 (dettaglio) © 2006 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY

Redaction Paintings (2006-)
Questa serie rappresenta il primo ciclo di opere della Holzer stampate su tessuto. Si tratta di documenti dell'esercito americano declassificati e censurati dall'intelligence. L'artista ha iniziato ad amalgamare report governativi al suo lavoro nel 2004, dopo l'approvazione del Freedom of Information Act, che permette a qualunque cittadino di poter visionare documenti desegretati, previa richiesta. Il termine redaction nel titolo si riferisce alle informazioni censurate nei documenti, che riguardano la sicurezza nazionale, il l'antiterrorismo, le relazioni internazionali e l'abuso di prigionieri.

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