i-D Premiere: David Blank presenta "Standing in Line"

Un viaggio emotivo doloroso ma necessario, che porta David nel paesino in cui è nato e cresciuto—ma solo per scoprire di non riconoscerlo più.

di Amanda Margiaria
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11 maggio 2020, 11:31am

Esce oggi il video di Standing In Line, il nuovo singolo di David Blank. Con regia di Tania Feghali, il videoclip (che trovate qui in esclusiva) racconta di un road-trip da Milano a Camerano, il paesino nelle Marche dove David Blank è nato e ha vissuto fino ai 16 anni.

Un viaggio tanto fisico quanto emotivo, quello di David, che ritornando nei luoghi in cui è cresciuto viene spinto a riflettere su un passato ormai dimenticato. Ne parliamo proprio con lui, aprendo il vaso di Pandora dei ricordi, ma anche curiosando nella sua quotidianità.

Ciao David, che cosa farai oggi? E cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande?
Sono due giorni che cerco di fare una lista di cose che devo fare il giorno dopo. Ma questa cosa non sta funzionando. In ogni caso, se dovessi seguire la lista, oggi dovrei: fare attività fisica, finire di scrivere un pezzo di cui ho fatto la melodia un mese fa (ops!), imparare una coreografia che ho visto su Instagram ieri. Prima di risponderti, invece, stavo guardando l’ennesima puntata di Ultimate Spiderman, cosa che, andrà a finire, farò tutto il giorno mentre scriverò frasi a caso nel mio diario.

Dove sei cresciuto, e com’è stato crescere dove sei cresciuto?
Sono cresciuto a Camerano, un paesino nelle Marche, in provincia di Ancona. Non direi sia stato difficile, ma non direi neanche che sia stato semplice crescere lì, essendo stato l’unico ragazzo nero fino alla terza media. Non mi ricordo grandi episodi di razzismo nei miei confronti, oltre ai soliti sguardi indiscreti… Ricordo che, a causa di quegli sguardi e per giustificarli, iniziai a vestirmi in un certo modo e interessarmi alla moda. Volevo convincermi che la gente mi guardasse per il look.

Ho sempre desiderato scappare da quel paesino, perché me ci sentivo molto stretto. A 7 anni già dicevo a mia mamma che me ne sarei andato a Londra, e ho continuato a farlo ogni anno. Lei continuava a dirmi: "L’anno prossimo, ci andrai l'anno prossimo." A 15 anni ho preso la situazione in mano, fatto domanda d’iscrizione ad un college e me ne sono andato a Londra, dove vivevano già mia sorella e mio cugino. Ovviamente mi si é aperto un mondo, sia culturalmente che musicalmente, e penso sia stata una delle migliori decisioni che io abbia mai preso.

È per questo che hai scelto l’inglese come lingua per il tuo nuovo singolo, Standing in Line?
Scrivo in inglese da quando avevo 14 anni, quindi prima di partire per Londra. Mi ricordo anche il testo della mia prima canzone, Old Enuff, scritto in Papyrus su Word. L’inglese é la mia lingua emotiva: quando devo parlare dei miei sentimenti o di una cosa che mi sta veramente a cuore mi viene lo switch automatico verso l'inglese. Probabilmente è perché mi sono avvicinato alla poesia, o alla scrittura in generale, anche attraverso la Bibbia; ho sempre letto in inglese sin da bambino, perché nella chiesa dove mio padre era pastore la lingua principale era quella.

L’ultima parte del brano, però, non è in inglese…
La mia vita, vuoi o non vuoi, torna sempre allo stesso punto, ovvero la Chiesa: alla fine del video canto in Yoruba, la lingua dei miei genitori, che è anche l’altra lingua con cui praticavano la messa. L’inno che canto parla di guarigione ed è il primo che mi é venuto in mente in quel momento. Non credendo al caso, penso sia un buon messaggio dopo tutta questa attesa, l’inizio di un viaggio e il sentirsi di non arrivare però da nessuna parte.

Anche il titolo non potrebbe essere più adatto al momento che stiamo vivendo. Durante questa quarantena facciamo code ovunque, non appena usciamo di casa. Quando lo hai scritto?
Ho scritto questo pezzo quasi un anno fa, quando ho iniziato a collaborare con il producer ilromantico e FLUIDOSTUDIO, molto prima di tutta questa situazione. E non c'è cosa che io odi di più al mondo che fare la fila ed attendere, ma penso non piaccia a nessuno, giusto?

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Effettivamente nel testo torna spesso il concetto di attesa. Perché? Cos’è che stai aspettando di preciso?
Quando si è piccoli ci si immagina che la vita adulta sarà in un certo modo, poi arrivi a quell’età e ti accorgi che non funziona proprio cosi. Ti guardi intorno, vedi che i tuoi amici vivono delle cose che vorresti vivere anche tu. Senti che vorresti aver centrato dei grandi obiettivi. È facile consigliare agli altri di evitare il paragone con chi ci circonda, ma non siamo tutti super-umani e lo scopo della maggior parte delle mie canzoni è poter esprimere i momenti più fragili senza filtri. Comunque, mentre rispondo a queste domande l’unica cosa che attendo è il raggiungimento di un vero amore verso me stesso, il resto può venire a suo tempo—e se non arriva non è per me.

Parliamo del video di Standing In Line. Dove l’hai girato? Com’è nata l’idea di associare i tuoi ricordi personali a riprese di oggi?
L’ho girato tra Sirolo e Camerano, le località marchigiane nelle quali sono cresciuto. L’idea iniziale del video era totalmente diversa da questa: volevo ballare (perché voglio sempre ballare, lol) ma quei due genietti di Tania Feghali, la regista, e Stefano Libertini Protopapa, il mio tutto-director, hanno avuto l'idea di violentarmi emotivamente e riportarmi a casa nelle Marche, posto che evito come la peste dopo che mio padre è mancato.

Sono cambiato molto da quando me ne sono andato, e trovarmi in un posto che mi ha cresciuto, ma che ormai mi è sconosciuto e doloroso, è come incontrare l’ex della vita che ti vede e non si ricorda di te. Ho deciso di fare questa cosa così difficile per esprimere un messaggio preciso: bisogna tornare indietro, per poi avanzare.

Fai musica da un po’ di anni ormai. Come racconteresti la tua evoluzione artistica?
Sono super lunatico, un giorno mi piace questo, un altro quello, un giorno vorrei avere questo stile ed un altro quell’altro. Sono il frutto di varie culture, e grazie a questo anche di vari generi e varie evoluzioni di questi generi. Tutto questo mi ha portato ad una spontaneità nel mischiare tutti gli stimoli per definire il mio sound.

E qual è la cosa che ti rende più fiero del tuo percorso musicale?
Sapere che in qualsiasi cosa io abbia fatto, ci fosse sempre il cuore. Sembra un cliché ma, anche facendo un lavoro artistico come il cantante, ad un certo punto le cose diventano meccaniche. È capitato anche a me ma, nel 98 percento dei casi, cerco di mettere peso ad ogni parola che canto. E poi mi rende fiero anche aver cantato a San Siro un pezzo di Beyoncé!

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Vista la situazione attuale, difficilmente riuscirai a portare la tua musica davanti a un pubblico in carne ed ossa nei prossimi mesi. In che modo hai reagito a questo cambiamento?
Fare un mezzo video davanti al telefono, in una story o una IG Live, mi fa sentire un po’ ridicolo, ma mi permette di arrivare alle persone nel comfort delle loro case. Dopo aver guardato un paio di live su Instagram, tra cui quella di Tori Kelly, H.E.R., e James Blake (dove penso di aver perso l'equivalente del mio peso in lacrime), sto riuscendo ad essere più positivo con l’idea di fare streaming.

Tre musicisti da tenere d’occhio nei prossimi tempi?
Arashi, ISIDE e Ginevra

Dove ti vedi nel 2030?
Sposato e con figli che, quando torno da un tour, mi corrono incontro saltandomi addosso e urlando “Bentornato papà!”. Quindi vedo Musica & Family, le due cose per cui vivo.

Il Paradiso esiste?
Il pensiero che quando si muore finisca tutto mi mette ansia, quindi sì.

E l’inferno?
Certo!

Cosa farai domani?
Sarà sicuramente il giorno in cui riguarderò la lista di cose da fare per la terza volta, sperando di riuscire a finire uno dei miei pezzi. O forse faccio una torta.

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Crediti

Testo di Amanda Margiaria
Immagini di Tania Feghali

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