Foto della scena della ballroom di Harlem degli anni '80

Le foto di Mariette Pathy Allen celebrano una comunità coraggiosa, orgogliosa e leale.

di Miss Rosen
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27 giugno 2022, 2:21pm

La cultura dell’arte drag e della ballroom è arrivata in America dopo la liberazione delle persone nere avvenuta con la Guerra Civile. Qualche anno dopo, nel 1880, William Dorsey Swann, noto come "la Regina"—nato in schiavitù nel 1858—si trasferì a Washington D.C. per creare uno spazio in cui i giovani gay neri potessero esprimersi liberamente, iniziando a organizzare feste segrete di cross-dresser. Ispirandosi ai balli in maschera del periodo antecedente la guerra, conosciuti come "grand rags," William ribaltò il paradigma e inventò il drag: abiti di seta, lunghi strascichi, corsetti, bustini e calzature delicate.

In risposta, il governo perseguitò William, dando inizio a una serie di retate e arresti che lo portarono a 10 mesi di reclusione con l'accusa di "avere una casa disordinata." Nonostante la stampa e la nascente comunità psichiatrica lo denigrassero ferocemente, William non si lasciò intimorire. Divenne il primo a presentare una denuncia legale contro la discriminazione delle persone omosessuali; un’azione coraggiosa, considerando che agiva in un'epoca in cui le relazioni tra uomini e il cross-dressing erano considerati atti criminali.

donna con pochette dorata e pelliccia bianca che mette il rossetto
© MARIETTE PATHY ALLEN; “APPLYING LIPSTICK,” 1984/2022; ARCHIVAL PIGMENT PRINT, su gentile concessione di CLAMPART, New York.

Sebbene William non fosse un attivista, le sue azioni gettarono le basi per i movimenti che sarebbero nati il secolo successivo. Dopo essersi ritirato nel 1900, infatti, il fratello minore prese in mano la situazione, gestendo la scena della ballroom di Washington e realizzando costumi per importanti drag queen nere come Allen Garrison e "Mother" Louis Diggs. La scena drag era clandestina, ma più potente che mail, e le forze della teologia cristiana né della supremazia bianca non riuscirono a eliminarla.

Così, ad Harlem, l'Hamilton Lodge tra la 155a strada e l'8a Avenue divenne il cuore della scena drag di New York. Fondata nel 1869 dal Grand United Order of Odd Fellow, ospitò eventi politici, sermoni ecclesiastici, concorsi di bellezza, conferenze accademiche e, evento più famoso, un drag ball che attirò migliaia di persone durante l'Harlem Renaissance degli anni Venti e Trenta. Persone di ogni genere, sessualità, razza ed età si mescolavano liberamente: "Quei tempi non solo permisero aɜ artistɜ afroamericanɜ di sperimentare e reinventare i loro mestieri,” osserva lo scrittore Thad Morgan, "ma vide anche artistɜ nerɜ popolari sperimentare ed esplorare genere, sesso e sessualità come mai prima."

voguers di una ball nel backstage
© MARIETTE PATHY ALLEN; “GATHERING BACKSTAGE,” 1984/2022; GELATIN SILVER PRINT, su gentile concessione di CLAMPART, New York.

Nel corso del XX secolo, la scena ballroom statunitense ha continuato a evolversi, radicandosi nella comunità LGBTIQ+ nera. Con la sempre maggiore diffusione del drag nei concorsi di bellezza nazionali, questa community ha iniziato a venire osteggiata anche dai giudici bianchi, che imponevano standard di bellezza europei. L’apice dello scontro fu raggiunto all'incoronazione di una concorrente bianca per il concorso di bellezza Miss All-America Camp di Filadelfia nel 1967, dove Crystal LaBeija reagì denunciando che si trattava di un atto di discriminazione nei confronti delle regine nere e latine. 

Nel 1972, Crystal e Lottie LaBeija fondarono la Royal House of LaBeija, in risposta alle politiche razziste dei concorsi di bellezza degli anni Sessanta. Creando una casa per giovani LGBTIQ+ black e latinx che non avevano altri sistemi di sostegno, la House of LaBeija introdusse un nuovo modello che prevedeva una "Mother" e un "Father" per guidare ɜ loro "figlɜ" al successo in un mondo crudele e ostile.

persona nei bagni di un locale a mani incrociate
© Mariette Pathy Allen; “Guest at a Ball in Harlem, New York,” 1984/2022; Archival pigment print, su gentile concessione di CLAMPART, New York.

La House of LaBeija tenne il suo primo ballo ad Harlem, introducendo la cultura house nella scena delle sale da ballo. Il fenomeno è rapidamente decollato, con nuove case che hanno preso il nome dei rispettivi fondatori, come Willi Ninja, Paris Dupree e Mother Juan Aviance, e portato onore a ciascuno stile. Santuari per l'esplorazione di genere, etnia e cultura, le ballroom sono diventate un incubatore per l'autorealizzazione, consentendo a ogni partecipante di esprimere i propri sogni, desideri e creatività senza discriminazioni di sorta.

Il destino volle che la fotografa americana Mariette Pathy Allen si trovasse ad Harlem nel 1984 per fotografare una notte di house ball. Mariette si era imbattuta per la prima volta nella comunità genderfluid durante il Martedì Grasso di New Orleans nel 1978, grazie a un gruppo di crossdresser conosciuti in hotel. Catturata dalla loro energia, ha iniziato un viaggio che l'avrebbe portata a documentare in giro per il mondo la cultura ball quando era ancora profondamente clandestina. Come fotografa, Mariette ha subito colto il ruolo politico, sociale e culturale che questa comunità poteva rivestire nella vita delle persone marginalizzate e razializzate, e per questo ha deciso di realizzare ritratti che ne riconoscessero il valore e la responsabilità, celebrando la loro bellezza e il loro stile quando il gender-bending era ancora un tabù. 

persone ad una ball vestite di pelle e di pelliccia
© Mariette Pathy Allen; “Leather and Fur,” 1984/2022; Archival pigment print, su gentile concessione di ClampArt, New York.

Nel 1984, Mariette era sposata con due figli e svolgeva piccoli lavori fotografici per diverse pubblicazioni, documentando allo stesso tempo la comunità transgender locale, che sarebbe poi diventata il centro del suo primo libro rivoluzionario: Transformations: Crossdressers and Those Who Love Them, 1989. Mentre studiava alla Columbia University, suo marito divenne amico di un uomo di nome Ivan, che era in contatto con persone della scena della Harlem House Ballroom. Quando Mariette fu invitata dalla community decise di andarci, realizzando una serie di ritratti magici che sono ora esposti nella mostra House Ball, Harlem, 1984 a ClampArt di New York. 

"La ball iniziava ufficialmente a mezzanotte e durava fino alle otto del mattino," racconta Mariette. "Sono arrivato verso le 10 per fotografare le persone che si preparavano. La ball è iniziata verso le 12.30 e un presentatore ha annunciato le categorie, come Face, Body e Femme Queen Realness. Erano tutto così fantastico e curato. Hanno lavorato per mettere insieme i loro costumi e, anche se si trattava di una competizione, non c'era alcun tipo di cattiveria o di lotta. C'era un ambiente solidale. È stata un'occasione serena, in cui le persone erano orgogliose di sé e si presentavano al meglio."

due ragazzi queer neri ad una ball con gioialli e borse
© Mariette Pathy Allen; “Orange Handbag,” 1984/2022; Archival pigment print, su gentile concessione di ClampArt New York.

Il senso di comunità emerge spontaneamente dalle foto di Mariette, che immortalano sia i concorrenti sia i membri del pubblico in un'epoca in cui c’erano ben poche documentazioni di questa scena. Molto prima che la tecnologia digitale rendesse le fotografie onnipresenti e accessibili, infatti, la maggior parte delle persone tirava fuori la macchina fotografica solo per le occasioni speciali, fotografando chi conosceva già. Il fatto che un’estranea ti chiedesse di fotografarti era un atto di riconoscimento e ammirazione, un po’ come la richiesta di un autografo. "A chi dici? A me?" Sì, proprio a te.

"Sono sempre stata rispettosa nei confronti delle persone che fotografo, che io le conosca o meno," dice Mariette. "Mi sono sempre assicurata che fossero consapevoli del fatto che le stessi fotografando e che fossero a loro agio. Ero un'estranea, non sono trans, ma capisco da un punto di vista profondamente personale cosa significhi chiedersi chi si è e sentire di dover adottare determinati ruoli di genere. Ma chi ha inventato tutto questo?"

dure ragazze afroamericane che si truccano
© Mariette Pathy Allen; “Carrie Being Made Up for the Ball,” 1984/2022; Archival pigment print, su gentile concessione di ClampArt, New York.

Mariette ha iniziato a mettere in discussione i ruoli di genere alle superiori, dopo aver letto Margaret Mead per un corso di antropologia. "Ho provato un profondo senso di sollievo quando mi sono resa conto che, in realtà, non esistono regole; ogni cultura crea il proprio insieme di norme e abitudini. Cominciai a mettere in discussione ciò che le persone adulte mi dicevano e a chiedermi se fossero cieche o se lo inventassero solo per ingannarci. Ho pensato: non può essere giusto."

Attraverso la fotografia, Mariette ha incontrato altre persone che si ponevano le sue stesse domande, e ha presto scoperto che poteva usare la macchina fotografica per celebrarle, dando spazio a chi rifiuta di conformarsi ai dettami oppressivi della società e ha il coraggio di rimanere fedele alla propria identità. Nei suoi ritratti, il genere è solo un aspetto delle molte sfaccettature dell'identità, che fa parte di un insieme più ampio in cui risiede la straordinaria complessità della nostra umanità condivisa. "Avevo qualcosa da offrire," dice l'autrice. "Non c'è niente di più emozionante che sapere che quello che ami fare provoca anche del bene. No?”

La mostra “Mariette Pathy Allen: House Ball, Harlem, 1984” è visitabile fino al 16 luglio 2022 al ClampArt di New York.

vogueing durante una ballroom
© Mariette Pathy Allen; “Voguer with Finger Waves,” 1984/2022; Gelatin silver print, su gentile concessione di ClampArt, New York.
persone che ballano durante una serata di ballroom
© Mariette Pathy Allen; “Realness (The Face Competition),” 1984/2022; Archival pigment print, Courtesy of ClampArt, New York.
due donne afroamericane in tailleur bianco e cappelli rossi
© Mariette Pathy Allen; “Red Hats,” 1984/2022; Archival pigment print, su gentile concessione di ClampArt, New York.

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