Immagini courtesy di Loewe 

La sfilata Loewe A/W 22 come risposta all'hype del Metaverso

La collezione menswear di Jonathan Anderson per Loewe era piena di vestiti illuminati a LED che riflettevano sul ruolo dei vestiti nel mondo digitale.

di Osman Ahmed; traduzione di Enea Venegoni
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24 gennaio 2022, 11:11am

Immagini courtesy di Loewe 

Una delle cose più belle delle Fashion Week è osservare la varietà di abiti e immaginari che animano le passerelle. Per ogni persona appassionata di moda, la sensazione è quella di sfogliare una libreria di Netflix della moda alla ricerca di una nuova fonte di intrattenimento. Alcune sfilate offrono una fuga dalla vita di tutti i giorni, mettendo in scena abiti che ti fanno venire voglia di iniziare a vestirti con capi eleganti e senza tempo. Altre sono più dark e grintose, quel tipo di sfilate che apprezzi dalla front row, ma per cui faresti fatica a trovare un evento degno di quei capi. E poi ci sono quelle sfilate che coinvolgono la tua mente, documenti sartoriali che ci riportano un’immagine di come viviamo le nostre vite al giorno d’oggi. La moda come riflesso dei nostri tempi; i vestiti come critica sociale. 

La sfilata di Jonathan Anderson per la collezione maschile A/W 22 di Loewe faceva parte di quest’ultimo gruppo, un progetto che ha sfidato categoricamente qualsiasi algoritmo che intendesse incasellare le sfilate della stagione. La collezione era un commento sull’avvento di un nuovo decennio in cui i concetti di realtà e verità sono più torbidi che mai. Si parla in continuazione del Metaverso, eppure alla fine ogni persona scende dal proprio letto alla mattina e si veste per poter andare a svolgere le proprie attività IRL. La collezione di Anderson fa esattamente questo: mostra un’immagine di noi dal primo riflesso che la mattina vediamo proiettarsi sullo specchio del bagno, fino a quello che si intravede sullo schermo di un computer retroilluminato durante le interminabili chiamate zoom quotidiane.

Si ha la sensazione che Jonathan, da sempre un futurista, si diverta a lavorare contro il concetto di tecnologia. È un pensatore iperattivo, che cambia le proprie ossessioni di stagione in stagione, riuscendo però a esprimere una visione chiara e convinta. È uno stilista che gareggia contro se stesso, ed è questo che rende il suo lavoro così contemporaneo e futurista, giustapponendolo ai processi di produzione Loewe legati alla lentezza dell'artigianato spagnolo. La sua ultima sfilata di abbigliamento femminile è stata isterica, piena di specchi e di silhouette indimenticabili che non avrebbero potuto essere più distanti dal classicismo ripreso dalla maggior parte delle maison di lusso. Anche questa volta, il designer ha deciso di realizzare una collezione in grado di competere con l'attrazione magnetica della digisfera, trasformando capi semplici in concetti ponderati che riflettessero la vibe di inquietudine e confusione in cui stiamo vivendo.

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Luci a LED sono state in qualche modo integrate negli indumenti e brillavano da sotto le cinture, dai colletti e nella peluria arruffata dei cappotti di montone. I passamontagna a forma di cuore alludevano ai filtri Instagram con cui perdiamo molto del nostro tempo. I tessuti a maglia larga scolpivano le silhouette come se fossero le sculture di Lynn Chadwick e somigliavano a un corpo metamorfico, in procinto di deformarsi in diverse direzioni. T-shirt stampate con i volti dei ragazzi che le indossavano, indossate come una sorta di immagine speculare inversa o su fodere tirate sopra la testa come fanno i calciatori quando segnano un goal, ci ricordavano il mito di Narciso che affoga nel proprio riflesso, in questo caso digitale. I body trompe l'oeil stampati con versioni rimpicciolite dei corpi sotto di loro, erano come seconde pelli digitali troncate.

In effetti, i filtri e l’immaginario digitale sono stati in qualche modo l’impulso che ha fatto movere la sfilata: “Quando ci guardiamo come persone, quello che vediamo è reale o irreale? È una realtà aumentata oppure no?” rifletteva Jonathan a fine sfilata. “Stiamo cadendo nei computer. Viviamo in un mondo retroilluminato, quindi ci stiamo dirigendo verso una realtà in cui l'abbigliamento deve competere con la non-realtà.”

In termini di abbigliamento, è interessante notare quanto questo processo consistesse principalmente nella rivisitazione di vestiti archetipici a noi molto familiari: blue jeans, maglioni bretoni, soprabiti, pantaloni mimetici, parka in shearling, magliette bianche. A ognuno di questi è stata data una svolta, mettendo in mostra molta pelle in modo che fosse la forma fisica e venire enfatizzata, piuttosto che il suo duplicato digitale. Qui, il corpo è stato manipolato e messo in discussione dai vestiti. Difficile a dirsi se il corpo fosse il punto di arrivo o di partenza della collezione. Un maglione con un taglio a forma di cuore su un capezzolo, ad esempio, ci ha fatto chiedere se questo fosse reale oppure una stampa.

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A fine 2021, abbiamo avuto l’occasione di parlare con Jonathan e approfondire con lui il processo creativo della sua geniale collezione femminile S/S 22. Abbiamo parlato di come la moda sia diventata una fonte di intrattenimento e di come l'intrattenimento sta diventando arte, e quindi di come gli abiti ora debbano canalizzare qualcosa di più del semplice fascino per un elemento del guardaroba: devono essere più sensoriali e provocatori di qualsiasi cosa possa mai esistere nel Web 3.0, pur co-esistendo al suo interno.

Dopotutto, molti documentari e film come Il Diavolo veste Prada e serie come Emily in Paris hanno attratto l’attenzione del pubblico verso un’industria che prima era ritenuta di nicchia. Ora, Jonathan si sta confrontando con le diverse interpretazioni di cosa sia effettivamente la moda oggi e a chi possa interessare. Sicuramente può essere acquistata da poche persone, ma può affascinarne molte di più attraverso il potere del proprio immaginario. Un esempio su tutti: il cardigan a patchwork JW Anderson che è diventato virale su TikTok dopo essere stato indossato da Harry Styles, hype che ha fatto sì che Jonathan mettesse a disposizione degli utenti il cartamodello originale, così che potessero riprodurlo a casa.

Questa sfilata ha continuato la ricerca di quale posto la moda ricopra nella cultura di massa oggi e di come anche solamente l'idea di un abito possa diventare merce di per sé. Una sorta di NFT, in effetti. Certo, c'erano cappotti classici e borse in pelle confezionate magistralmente che riempiranno sicuramente i negozi, ma alla fine lo scopo di questa sfilata era quello di intrattenere e coinvolgere il pubblico.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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Crediti

Fotografie su gentile concessione di Loewe

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