Artwork di Elisa Paiardi

9 look iconici di Valentino Garavani

In occasione del suo 90esimo compleanno, celebriamo l'eredità culturale del couturier italiano ripercorrendo alcuni dei suoi look più memorabili.

di Guido Balzani
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11 maggio 2022, 4:00am

Artwork di Elisa Paiardi

La storia di Valentino Garavani potrebbe avvicinarsi a quella del personaggio di un avvincente romanzo di formazione di fine ‘800. Chi è entrato nel mondo dello stilista durante la sua lunga carriera nella moda afferma infatti di essere statə testimone dell’arte del vivere. Esteta, dandy e flaneur del nostro secolo, lo stilista ha saputo traslare la sua visione totalizzante dell’arte nei propri abiti, rigorosamente haute couture: vestibili nonostante l’aspetto trasognato e tanto perfetti da parere impossibili.

Con grazia, Valentino ha cortesemente reso grande la moda italiana che a lui è rimasta lungamente associata. A metà tra il retaggio dell’alta moda francese e alle prime iterazioni prettamente italiane del ready-to-wear, Valentino è stato couturier e direttore creativo, sarto e designer, petite mains e guida alle redini di una delle realtà più rilevanti della moda internazionale dell’ultimo secolo.

Lo stilista di non ha mai proposto tendenze o trend, preferendo infatti perseguire fedelmente sempre la stessa idea di bellezza: un’eleganza eterea ma decisa, un’idea di lusso che dalla sua nascita accompagna ancora l’omonimo brand. Oggi, in occasione del suo novantesimo compleanno, ripercorriamo insieme la storia del brand attraverso i look più memorabili del fondatore, aka l’Ultimo Imperatore della moda.

Valentino nel suo atelier, 1959

Un giovane Valentino fruga nella sterminata rella dei abiti della sua collezione di debutto, tenendo in mano l’abito Fiesta, forse il primo a tingersi dell’iconica tonalità di rosso simbolo del suo futuro brand. Indossa un paio di pantaloni con la piega grigi, una camicetta bianca e una giacca che, nella foto, appare di un blu scuro. È a tutti gli effetti uno scatto d’epoca che proviene direttamente dagli anni ‘50, momento in cui lo stilista stava compiendo i primi passi nell’industria. Dopo aver studiato modellistica a Milano, prosegue infatti il suo percorso a Parigi dove resta per alcuni anni, supportato—anche economicamente—dalla sua famiglia. Successivamente, raccolte le esperienze della patria della couture, decide di provare a costruire qualcosa che sia solamente suo. E Roma è la prima meta del suo percorso. 

Valentino e Giancarlo Giammetti, anni ‘60

Sul finire degli anni ‘50, Valentino inaugura il suo omonimo marchio. Lo sostengono pochi soci, tra cui il padre, commerciante di lampadine, che dimostra una fiducia incrollabile nei confronti del figlio. Ma i sogni del giovane stilista svuotano velocemente le casse dei suoi sostenitori e Garavani si trova a dover fare tutto da capo. Nel 1960, entra nella sua vita Giancarlo Giammetti, lo incontra al Cafè de Paris, luogo cardine della dolce vita romana, teatro di incontri leggendari e frequentato dall’élite creativa del tempo. Al tempo, Giammetti ha diciannove anni, studia architettura, ma il progetto di Valentino finisce per diventargli tanto caro quanto il giovane stilista. Quando subentra a controllare la parte commerciale del neonato gruppo, per Garavani le cose cambiano e, alleggerito dal peso dell’amministrazione, può dedicarsi completamente a quello che gli riesce meglio: la confezione di abiti stupefacenti. In questa foto, i due sembrano gemelli, entrambi indossano un lupetto attillato, giacca aderente e mocassini—quelli di Valentino, rigorosamente con nappine. Oltre alla relazione commerciale, i due saranno legati prima da un lungo rapporto amoroso, della durata di tredici anni, poi da una solida fratellanza.

Durante un servizio fotografico, 1967

Il nuovo assetto della società procede a passo spedito. In questa foto, in un completo marrone e i fedeli mocassini con nappine, il giovane Valentino posa statuario davanti a una pletora di modelle che tengono in bilico sulla testa una capigliatura enorme e laccata in puro stile anni ‘60. Alle spalle dello stilista c’è Roma, la città che nel giro di pochi anni ha già conquistato. Dopotutto, le pagine che si è guadagnato sull’edizione francese di Vogue del 1962 non lasciano dubbi: Valentino è sempre meno un nome e sempre più un marchio.

Valentino scattato da Andy Warhol, 1973

E se da un lato la stampa e la critica celebrano il brand, dall’altra le leggende dell’arte si avvicinano sempre più a Valentino come icona e dandy dell’epoca. Anche Andy Warhol, artista ossessionato dal concetto di fama, punta il suo occhio fotografico sul già famoso stilista italiano. Nel 1973 gli scatta un ritratto, una di quelle Polaroid che non lascia spazio a equivoci: il soggetto, Garavani, è una star. Nello scatto, oltre allo sguardo ammaliante, Valentino sfoggia un elegante orologio da polso rettangolare e una giacca dai toni chiari. Va consolidandosi per il designer un’uniforme che contribuirà a renderlo riconoscibile sempre e ovunque.

Valentino nella sua casa a Roma, anni ‘70

Tra i misteri a cui il mondo della moda non ha mai dato risposta, c’è anche quello della ricchezza di Valentino Garavani. Sono gli anni ‘70 e in Italia il clima è molto teso. Per Roma, città martoriata dal terrorismo, è pericoloso anche solo girare per strada, specialmente se si è un personaggio conosciuto. Eppure, le vie della capitale sono solcate da una Mercedes rossa blindata dove all’interno siede sua maestà Valentino. Il clima cupo di quel tempo non oscura l’arte di vivere dello stilista che, proprio in quegli anni, è al massimo della sua fama e ricchezza. Le sue proprietà sono pregiatissime e posizionate negli snodi più rilevanti per la moda romana. In Francia, vicino a Parigi, campeggia la sua dimora prediletta: un castello, Château de Widewille, un tempo dimora di una delle dame d’amore di Luigi XIV. Una cosa da nulla. In questo scatto dalla sua residenza romana, Valentino veste un completo color cammello e stringe tra le dita una sigaretta. I pantaloni presentano un pattern windowpanes, mentre, da sotto il maglione di lana aderente e dal grande colletto a polo, emerge quello della camicia, sigillato da uno stretto nodo di cravatta.

Valentino e Jacqueline Kennedy Onassis, 1976

Tra le prime star e celebrità ad aver dato fiducia allo stilista italiano va ricordata Jacqueline Lee Kennedy Onassis, vedova del presidente americano assassinato John Fitzgerald Kennedy, poi moglie dell’armatore Aristotele Onassis. Una figura potente e visionaria che, nel 1964, compra ben quattro abiti couture allo stilista, ancora una giovane promessa. Da quel momento si avvia una salda e mitizzata amicizia, vissuta fuori dalla boutique—e tra le strette e afose vie di Capri, per esempio. In questa immagine, Valentino è già all’apice della sua carriera ed è splendidamente vestito della sua uniforme di icona. Sorride in un elegante completo nero con rever lucidi in seta e un arioso papillon al collo della camicia bianca. Lei invece rimane nascosta dietro a un folto ciuffo di capelli corvini. “Porterò la tua amicizia fino alla tomba,” affermò una volta Jacqueline a Valentino.

Chiacchierando con Diana Vreeland, anni ‘80

Diana Vreeland, visionaria redattrice e curatrice di moda, era una persona risaputamene dura e apertamente difficile. Quando però nel 1964 conosce Valentino, vede in lui del genio e gli augura perfino “Good luck”, buona fortuna. Il fato fu effettivamente dalla parte dello stilista e da quell’esordio in poi i due entrano più volte in contatto—a unirli era anche la passione per il colore rosso, tonalità che campeggiava sulle pareti di casa di Vreeland e incendiava le passerelle di Valentino. Va detto che quell’esatto punto di colore scelto da Garavani non era proprio un rosso qualsiasi: quella tonalità è oggi effettivamente riconosciuta come rosso Valentino. In questo scatto un po’ insolito, i due discutono seduti su una scalinata mente lei beve un drink e lui fuma una sigaretta. Valentino ha il volto in ombra e brilla sotto la luce del flash il suo completo gessato e la sua cravatta a pois, in pendant con il fazzoletto che fa capolino dal taschino.

Valentino e i suoi carlini, 2003

Membri onorari della strettissima famiglia dello stilista sono i suoi sette carlini. Separarsi da loro è fuori discussione e, anche durante complicati fitting di haute couture, Garavani non manca di presentarsi senza almeno uno dei suoi cani. Le puntine da disegno sono, di conseguenza, severamente bandite proprio per evitare dolorose spese ai danni dei fedeli compagni. In questo scatto splendido di Jean-Paul Goude per il numero di Harper's Bazaar del 2003, Valentino è ritratto circondato dagli amati cagnolini, in un elegantissimo completo blu scuro da cui emerge la camicia azzurra. Una mano è intenta a sfamare la più fortunata tra le piccole creature, che infatti siede su un piedistallo, mentre l’altra è consegnata ai baci della top model Linda Evangelista.

Valentino sulla locandina de “L’Ultimo Imperatore”, 2008

Nel 2008 è uscito al cinema il film Valentino, L’ultimo imperatore di Matt Tyrnauer, un documentario frutto di due anni di intense riprese in cui il regista ha seguito assiduamente Valentino nei suoi innumerevoli spostamenti. Il risultato è una cronaca più efficace di qualsiasi biografia, in cui l’intero processo creativo e le vicende personali del couturier trovano posto e, soprattutto, immagine. Oltre a osservare da vicino il delicato processo che è la creazione di abiti di alta moda, vera specialità di Valentino e del suo team, il film è anche un tuffo nel mondo della finanza, anche spietata, che progressivamente acquista, smembra e rivende il leggendario marchio italiano sotto l’occhio del suo creatore e del pubblico.

Una serie di domande scandisce la narrazione del film: quando andrà in pensione Valentino? Cosa succederà dopo? Lo stilista riesce sempre a glissare, ma la verità affiorerà nel 2007 con il ritiro dalle scene da parte di Garavani. La locandina del film, però, ripropone il sogno del couturier: lo spazio è tutto per Valentino, che veste una giacca in gessato blu doppiopetto e un paio di pantaloni color sabbia. Poggia un braccio sopra a un viso statuario e attorniato da modelle solenni, fiamme del rosso da lui reso celebre. Ai suoi piedi, i testimoni silenti di una vita: i carlini. Durante il film, si ha l’idea di assistere davvero al crollo dell’ultimo tassello di un mondo destinato a scomparire e, quando Karl Lagerfeld si avvicina all’orecchio dello stilista e amico di una vita per intimargli di non ritirarsi, lasciandosi sfuggire la frase “Gli altri al nostro confronto fanno solo stracci,” questo presentimento sembra ottenere una parvenza di realtà.

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Crediti

Testo: Guido Balzani
Immagine di copertina: ​artwork di Elisa Paiardi

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