Questo party techno e spudoratamente queer sta rivoluzionando il clubbing parigino

Una crew di sole donne organizza notti in magazzini abbandonati e banlieu di periferia che danno spazio all’espressione di tutte le minoranze.

di Laura Caprino
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06 marzo 2020, 11:13am

Anne-Claire e Mathilda hanno creato Possession nel 2015, sostenendo una visione di clubbing democratica e senza restrizioni, basata sul rispetto reciproco e umano. Da cinque anni militano per difendere il diritto di fare festa e sentirsi se stessi, assicurandolo al proprio pubblico come missione.

Siamo convinti che il clubbing sia una forma di resistenza, oltre che una forma di comunicazione primordiale, istintiva che permette all'essere umano di entrare in connessione con chi ha davanti liberandosi da sovrastrutture sociali e rigide norme di convivenza.

C'è il Cxema a Kiev, il Bassiani a Tbilisi, ci sono i mille club e sex party di Berlino. E da cinque anni a questa parti c'è Possession a Parigi. Abbiamo intervistato le fondatrici per approfondire questo legame tra liberazione sociale e clubbing, ma anche per sapere com'è portare avanti una serata techno all'esterno della scena patinata e snob di Parigi centro.

Possession party queer Parigi

Partendo dalle origini, il nome che avete scelto per battezzare il vostro party è Possession. Una parola che richiama il fenomeno della possessione del corpo da parte di un demone o uno spirito, nel vostro caso quello della musica e della techno. Considerando la natura della festa, che offre uno spazio libero e sicuro per i membri della comunità LGBTQI+, “Possession” può anche significare l’essere proprietari di se stessi, di forme di espressione personali?
Quando abbiamo iniziato a pensare al concetto della nostra serata, abbiamo prestato particolare attenzione alla scelta del nome. Forti delle esperienze precedenti, sapevamo che il nome può essere determinante per un party, decisivo se ben scelto, superfluo se non lo è. Quando la parola "Possession" è venuta fuori durante una delle nostre sessioni di brainstorming, ci è sembrata immediatamente perfetta. Da un lato, perché richiama il fenomeno di cadere in uno stato di trance che è quello che speriamo di provocare durante le nostre serate, 12 ore di danza collettiva e senza fine. Dall’altro, perché è una parola al contempo francese e inglese, comprensibile per i DJ che avremmo invitato a suonare. Senza dubbio, anche il film omonimo di Andrzej Żuławski è un riferimento enorme, tutto il team è molto appassionato di cinema. Ci ha anche divertito il fatto che la parola "possesso" possa rappresentare una notte infestata da creature di ogni tipo, oscure e straordinarie, al di fuori della vita diurna e lineare, trasmettendo l’idea di una festa selvaggia e aperta a chiunque.

Ciascuna di voi ha maturato notevole esperienza nella nightlife francese, sia frequentando i party più famosi, che organizzandone alcuni. Come avete mosso i primi passi in questo mondo? Come vi siete incontrate decidendo di unire le forze e creare Possession?
Per molte persone, le prime esperienze con il mondo notturno sono veri e propri riti di iniziazione all'età adulta. Ci si sente liberi di essere finalmente in grado di entrare in luoghi riservati ai maggiori di 18 anni e il brivido di questa sensazione è fantastico, come il primo amore o tumulto sessuale. Ma quando fai parte della comunità LGBTQI+, vivere la notte è molto più di questo: è un rifugio, una famiglia, una mano tesa. Al di là della nostra relazione profondamente organica con la musica elettronica ed il clubbing, la notte è stata per noi una doppia rivelazione: quella di una cultura clandestina, eccitante, strabordante, ma anche di una sessualità lasciata ai margini. Non abbiamo fatto del clubbing un palliativo, ma una vocazione. Probabilmente sapevamo già tutte sin da bambine che il nostro destino sarebbe stato legato al mondo del club, della notte, dell’elettronica e delle feste.

Possession party queer Parigi

Il concept alla base del party è crudo ed industriale, autentico e diretto. Avete preso ispirazione dall’universo dei rave e dei free party, avviando Possession nelle banlieues in periferia, lontano da club patinati e a favore di location isolate e accessibili a tutti. È stata questa una scelta anche politica?
È stato lasciando Parigi e il suo carattere protettivo, ma al contempo restrittivo, che il nostro progetto è passato dall’essere una semplice serata al plasmare una vera e propria comunità. Abbandonare le sovrastrutture, rendere Possession accessibile a tutti, invitare il nostro pubblico a comprare un biglietto in prevendita e aspettare fino all'ultimo momento per sapere dove si svolgerà la festa non è stato semplice, ma ci ha permesso di costruire un legame di fiducia per cui la gente ci segue a più di 40 o 50 minuti dal centro di Parigi. Siamo state esigenti sia con noi stesse, che con la nostra comunità, ma abbiamo provato ad offrire qualcosa che spingesse le persone fuori dalla loro comfort zone. Così siamo diventate politiche, costruendo spazi di autonomia temporanea, autogestione, aiuto reciproco, rispetto, regole. Un universo del genere può funzionare solo se si tiene fede al suo ecosistema. E di questo noi non siamo le sole responsabili, è un lavoro che svolgiamo di pari passo con il nostro pubblico.

Possession party queer Parigi

Altri party in Europa hanno attirato la vostra attenzione o vi hanno ispirato in quello che fate? Ed avete supportato o ricevete supporto da altre crew, sia francesi che straniere?
Apprezziamo molto quello che i giovani georgiani sono riusciti a fare, a modo loro, combattendo l'oppressione del regime al potere. È stata una rivoluzione positiva e festosa che ci ha ricordato gli esordi del movimento rave in Inghilterra alla fine degli anni '80, sotto il governo di Margaret Thatcher. Ciò che sentiamo è un bisogno urgente, una vera e propria emergenza di lottare, incontrarci, amarci. È chiaro che quando si tenta di mettere la museruola a un popolo, questo troverà sempre il modo di esprimersi.

A Parigi per diversi anni siamo state tristemente testimoni della chiusura di club techno uno dopo l’altro, sottoposti a misure amministrative o costretti ad adottare sistemi di controllo sempre più drastici che, spesso, più che proteggere alimentano comportamenti rischiosi durante le feste. Viviamo una situazione ben diversa dall'oppressione georgiana, ma pensiamo che in questi anni a Parigi sia fermentato l’impulso dei giovani che reclamano il proprio diritto a fare festa, ad incontrarsi, a sentirsi semplicemente vivi.

Musicalmente, ci sentiamo molto legate alla scena danese e alle serate di Fast Forward di cui ammiriamo l’energia, l’audacia e la creatività, oltre al coinvolgimento nell'accogliere il pubblico.

Possession party queer Parigi

Possession nasce nel 2015 e compie cinque anni, raggiungendo notorietà ed un pubblico internazionale. Ci raccontate del vostro primo party insieme in assoluto e di come Possession sia evoluto negli anni?
In questi cinque anni il principale cambiamento è stato il passaggio dai club alle warehouse. Questo ha dato al progetto più libertà, sia da parte nostra, che da quella dell'organizzazione, oltre che del pubblico. Investendo in queste enormi location siamo libere di stabilire le nostre regole, le nostre tariffe e di far lavorare i membri del nostro team su ogni singolo dettaglio. Inoltre, controllando assolutamente tutto del party dalla A alla Z (senza dover negoziare le regole imposte da un club), possiamo offrire durante ogni Possession una quasi assoluta libertà. Siamo felicissime di notare che il nostro sia un pubblico eterogeneo ad ogni festa, era l’obiettivo fondamentale del nostro progetto. Volevamo riuscire a creare uno spazio in cui tutte le comunità di nottambuli potessero mescolarsi e coesistere, legate da un comune amore per la techno. Questo è il punto a cui siamo arrivate, ed è quello di cui siamo più orgogliose. Era davvero la posta in gioco che abbiamo stabilito sin dal primissimo Possession, quando ci siamo dette: “Riusciremo ad unire tutti quanti?”

Possession party queer Parigi

Quella della techno è una comunità, e a Possession la sensazione di essere tutti una cosa sola e evidente. Qual era lo scenario in Francia quando avete avviato il vostro progetto, c’era spazio per visioni inclusive nella scena musicale? Vi siete sentite accolte, o avete subito maturato l’idea di ribaltare lo stato delle cose?
Quando abbiamo lanciato Possession, c'erano già molte realtà techno interessanti a Parigi, ma essendo noi stesse membri della comunità LGBTQI+ ed appassionate del genere, sentivamo mancasse una serata che fosse allo stesso tempo techno e fuori dal comune. Ce n'erano alcune, ma svolte in forma soprattutto privata. Quello che volevamo era combinare line up internazionali di alta qualità con uno spirito audacemente queer. È stata questa la sfida del primo Possession: vedere se avrebbe funzionato coinvolgendo i nostri amici, il pubblico delle feste queer e quello della scena techno, attratto da artisti di fama internazionale. Ha funzionato!

La mentalità della scena techno parigina è cambiata durante gli ultimi 5 anni e oggi l’audience si mescola molto di più. Il nostro desiderio di creare Possession nasce dall’aver capito che a Parigi, pur se presenti molte proposte di clubbing, mancavano quelle inclusive, queer con musica techno. Pochissime feste gay, lesbiche e transessuali hanno offerto line up con nomi celebri a livello mondiale. Abbiamo voluto creare un parco giochi per adulti consenzienti, puntando tutto sul fatto che il pubblico debba fondersi senza che nessuno resti in un angolo, aprendosi alla festa e agli altri. Tutto questo, ovviamente, divertendoci.

Possession party queer Parigi

Come comunicate al pubblico l’idea che Possession sia un party aperto a tutti? Cosa fate per mettere in atto una visione comunitaria ed inclusiva in una scena (quella techno), conosciuta per la sua predominante mascolinità?
Il nostro collettivo è composto esclusivamente da donne: ogni persona che si rivolge a noi troverà come suo interlocutore una donna, sia nelle fasi iniziali, che nel corso della festa, o per quanto riguarda il booking degli artisti e le fasi di produzione. Può sembrare banale, ma non lo è affatto, anzi è molto raro che un team sia interamente al femminile nel mondo del clubbing. È un punto di partenza.

Lo stesso vale se ci viene chiesto di parlare in pubblico del nostro team: ancora una volta, sarà sempre la voce di una donna ad esprimere il nostro progetto. Questa visione si riflette ovviamente anche sul versante musicale. La nostra prima DJ resident, Parfait, è una donna ed è lesbica. Già questo ci ha garantito di avere sempre almeno un'artista donna nelle nostre line up. Tenendo a mente il concetto di creare eventi misti in cui mescolare diverse comunità, abbiamo reso Possession uno spazio aperto e sicuro per qualsiasi minoranza, coinvolgendo anche donne non queer e cis. Seguendo questa direzione e stando sempre attente a questioni delicate come sessismo e molestie, cerchiamo di comunicare il più possibile prima, durante e dopo la serata le nostre intenzioni, rilasciando dichiarazioni femministe ed inclusive. Inoltre, invitiamo le associazioni attive in una costante riduzione del rischio di episodi spiacevoli e che lavorano sulle questioni di mutuo consenso nel panorama delle feste (fra cui Fêtez Clairs, Sexy Soucis e Consentis), ad aiutarci ad educare il nostro pubblico. Per i party di Possession abbiamo ideato un sistema che ci permette di essere ancora più vicine alla nostra gente in tempo reale durante le feste: una hotline attraverso cui poterci contattare direttamente per denunciare una situazione vissuta come vittima o a cui si ha assistito come testimoni.

Possession party queer Parigi

Il sound di Possession è veloce e industriale. Come avete accennato precedentemente, la vostra crew include una DJ resident molto forte, Parfait. Come ha avuto inizio la vostra collaborazione? I suoi set sono una specie di biglietto da visita per introdurre il party a chi non lo conosce?
Parfait è con noi sin dal principio e lavoriamo assieme al booking di tutti gli artisti. Si occupa anche della creazione dei visual e, quindi, contribuisce fortemente all’immagine della serata.

Quando suona detta la vibe che il party seguirà nel corso della notte: anche durante un set di apertura, non scende a compromessi. Se sente di voler cominciare in modo veloce e duro, sicuramente lo farà. I suoi set sono ricchi di elementi ironici, avendo cominciato la propria carriera da DJ a serate house LGBTQI+ o in alcuni famosi bar gay di Parigi dove mescolava r’n’b, eurodance e pop. Da cinque anni suona tracce iconiche come “Children” di Robert Miles, “Freed From Desire” di Gala, “Met Her At The Love Parade” di Da Hool assieme a hit francesi e delle Spice Girls. Questa sua versatilità spinge chi suona dopo di lei a divertirsi e sperimentare. Il nostro set preferito è la sua Boiler Room, che ha cominciato a 142 bpm per finire a 152, consacrandosi per sempre come nostra ambasciatrice e portavoce.

Possession party queer Parigi

In questi cinque anni avete coinvolto DJ locali ed artisti fra i più influenti nel panorama techno e hard techno internazionale. Come decidete le line up, quali sono gli ingredienti di un mix perfetto?
Sin dalla prima edizione abbiamo concordato su un punto: non rendere il party un tunnel di 12 ore dello stesso tipo di techno. Stimolando la diversità del nostro pubblico, vogliamo raggiungerla anche dal punto di vista musicale. La nostra parola d'ordine è essere amanti della musica, ma con una certa ironia. Ci piace un sound sporco, veloce e forte ed abbiamo sempre cercato di coinvolgere quante più artiste donne possibile nella nostra programmazione. Questo punto non è neanche stato discusso, ma approvato automaticamente perché la parità è radicata nel nostro DNA. Pensiamo sia importante guardare alla scena techno contemporanea e non fare affidamento esclusivo su colonne leggendarie del genere. Ci piace correre rischi e presentare al nostro pubblico talenti sempre nuovi: ad esempio, siamo state tra i primi a puntare su artisti come 999999999, Dyen, Schacke, Sugar, D.Dan, VTSS, Ki/Ki, Héctor Oaks, Airod, JKS, Sofcoresoft.

Possession party queer Parigi

Possession sta crescendo velocemente, ad esempio collaborando con Boiler Room per il suo anniversario decennale celebrato con un party a Parigi il prossimo agosto. L’attenzione mondiale si sta concentrando sul vostro progetto, che si espande in tutta Europa grazie alle feste che state organizzando in vari club e Paesi. Qual è il futuro che attende Possession?
Ogni nuova collaborazione per noi è interessante e stimolante. Cerchiamo di non affrettare i tempi e di proporre sempre idee di qualità. Il progetto più affascinante cui stiamo lavorando in questo momento è il lancio di un'etichetta targata Possession. Ci abbiamo pensato a lungo e, alla fine, abbiamo deciso di provarci. Siamo molto entusiaste, sarà un modo per collaborare con artisti che ammiriamo moltissimo, per offrire visibilità e soprattutto per parlare a giovani interpreti del genere, in particolare donne, che si meritano un loro spazio.

Possession party queer Parigi
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Crediti

Testo di Laura Caprino
Fotografia di Mariana Vasquez Matamoros

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