Fotografia di Gloria Bertuzzi

15 domande a Joan Thiele, la cantautrice che ci ha spezzato il cuore

È fuori "Puta", il nuovo singolo che anticipa l'uscita del suo ultimo EP. In esclusiva qui su i-D Italy il video e un'intervista a cuore aperto con Joan.

di Gloria Bertuzzi
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23 gennaio 2020, 2:43pm

Fotografia di Gloria Bertuzzi

Incontro Joan Thiele in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo Puta, curiosa di scoprire che sapore avrà questa nuova traccia. Ogni sua canzone, del resto, dimostra un volersi mettere alla prova continuamente, attraverso la sperimentazione di generi diversi e l'apertura intima nelle liriche.

Qualche giorno prima dell'uscita ufficiale, ascolto Puta per la prima volta proprio insieme a Joan, così da avere il tempo di metabolizzarne ritmi e parole prima di intervistarla. Inutile nasconderlo: anche questa volta la sua musica mi tocca nel profondo.

Joan è una che nella sua vita ha visto e girato molti posti: Colombia, poi Lago di Garda, poi Londra e infine Milano. E tutte queste influenze diverse sono ora confluite in Puta, il primo singolo che anticipa l'uscita del suo nuovo EP. Qui vi presentiamo in anteprima il video, un lungo pianosequenza che fa convergere l'attenzione dello spettatore sul viso e le mani di Joan, insieme a 15 domande sul suo presente, passato e futuro. E come questi s'intersecano tra loro nel formare l'artista unica che è Joan.

Ciao Joan, cosa fai oggi? E cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande?
Mentre ti rispondo sono le 8:30 del mattino e sono appena salita su un treno. Sto raggiungendo una persona importante e mi aspettano cinque ore di viaggio. Ho forse quattro ore di sonno sulle spalle, perché ieri a mezzanotte è uscito il mio nuovo singolo Puta e ho fatto una festa a casa con gli amici, ma la situazione deve essermi chiaramente sfuggita di mano, perché ad un certo punto eravamo in 70 e come direbbe Lennon I’m so Tired, i haven’t slept a wink :)

Descrivi Joan in 4 parole...
Sincera
In un mondo a parte
Disordinatissima
Accogliente

Joan Thiele intervista Puta video in esclusiva per i-D

E ci descriveresti anche la tua musica? In quale genere musicale ti identifichi maggiormente?
La mia musica la identifico con il ritmo del sud America, con la contaminazione di generi diversi. La identifico con le colonne sonore perché amo i vecchi film, e in fondo questa meravigliosa musica fa parte del nostro bagaglio culturale italiano. La identifico con l’onestà.

Cosa sbagliano sempre le persone, il pubblico su di te?
Sai, forse non sbagliano nulla, perché alla fine non posso pretendere che l’idea che io ho di me sia la stessa che hanno anche gli altri. Il proposito del 2020 è proprio questo: fottermene, comportarmi con amore e rispetto, ma senza la pretesa di poter piacere o essere amata da tutti, perché è impossibile. Ho capito che nell’arte le vie di mezzo non funzionano, perché vorresti accontentare tutti, ma non puoi farlo. E questo atteggiamento ti porta a non essere sicuro di ciò che fai. Sono quindi dell’idea di scegliere una strada e perseguirla, sempre però con molta consapevolezza e autocritica.

Joan Thiele intervista

Ci racconti un po’ il tuo nuovo singolo Puta, di cui presentiamo il video qui in esclusiva su i-D Italy?
Puta è nata un pomeriggio di luglio. Una volta finita, la sensazione per me è stata quella di aver scritto e composto qualcosa di importante, di essermi finalmente liberata. Perché scrivere è anche questo, un atto liberatorio, spesso inconscio, contraddittorio e facilmente auto-censurabile, ma necessario. Questa è la mia storia, ma sicuramente quella di molti altri. Le canzoni, quando nascono, diventano di tutti: passano dall’essere la parte più intima di chi la scrive a diventare l’intimità dell’ascoltatore, ed è un passaggio bellissimo.

Ma di cosa parla Puta?
Puta è la lettera, indirizzata oltreoceano, che ho scritto a una persona e mai inviato, fino a questo momento almeno. Oggi ho deciso finalmente di raccontare e raccontargli delle verità che non ho mai avuto il coraggio di esternare. Racconto come la “violenza” nel sentirsi (chiamare) "puta" possa trasformarsi in forza propulsiva. Noi tutti, donne e uomini, abbiamo vissuto nella vita dei momenti difficili, in cui ci siamo sentiti o ci hanno fatto sentire “puta” in forme diverse, non importa quali. Ciò che importa è affrontare questi momenti con coraggio e accettazione, senza paura di esporsi o chiedere aiuto. Perché chiedere aiuto talvolta non è sintomo di debolezza, ma di maturità. Vorrei ricordare e ricordarmi quanto sia importante amarsi e credere nelle proprie capacità nonostante i giudizi degli altri perché è inutile prendersi in giro: siamo fatti tutti di carne, con le nostre paure ed insicurezze. Spesso nel mondo in cui vivo sembra che dobbiamo essere sempre tutte perfette, sempre al top, ma vi svelerò un segreto: non è proprio così.

Joan Thiele intervista

Entrando invece nel dettaglio del video, come mai avete optato per l’utilizzo del piano sequenza?
Quella che potete ascoltare nel video è una versione studio alternativa di Puta. L’idea di fare un normale/classico videoclip con uno storytelling ci sembrava banale e scontato rispetto al significato del brano. Puta è un flusso, e così lo è anche il video. Non stacca mai fino alla fine.

Sei bellissima al centro di quella pedana rotante. Da chi e dove nasce l’idea?
Essendo Puta un viaggio mentale difficile da raccontare, il regista Tommaso Ottomano, insieme a Gio Positivo e Roberto Ortu alla direzione artistica, hanno voluto rappresentarlo in una versione studio live alternativa rispetto al pezzo originale. Non ci sono fronzoli: grazie alla pedana rotante su cui abbiamo installato alcuni strumenti che utilizzo per comporre le mie basi, tutto gira anche fisicamente intorno al brano. Le tastiere sono le mie fidate compagne di live, lavoro molto con Yamaha Music, che per me é un partner importante e mi dà la possibilità di suonare strumenti meravigliosi. Ecco, tenevo a ringraziare anche loro.

Joan Thiele intervista

In che fase ti senti della tua carriera, musicalmente parlando?
Cambio ogni giorno e ho la fortuna di avere tanta bella energia intorno a me. I miei amici e collaboratori sono persone luminose, mi aiutano a crescere quotidianamente. Dunque, non saprei bene dirti dove sono, ma non smetto di cercarmi, questo lo so per certo... Dato che mi metto sempre alla prova, penso: che importanza ha capire in che fase sono? Lo scopriremo insieme <3

Ho l'impressione che tu stia maturando molto dal punto di vista musicale, e Puta ne è la dimostrazione. Perché fai la musica che stai facendo in questo momento?
Secondo me la musica è una fotografia precisa di ciò che siamo e viviamo. Ho ricominciato a vivere la musica come quando avevo 16 anni e avevo i morsi allo stomaco perché ascoltavo i Led Zeppelin e avrei voluto suonare la chitarra come Jimmy Page o avere i capelli di Robert Plant, magari mentre piangevo guardando Woodstock. Avrei voluto essere la cantante di Ain’t no Mountain high enough di Marvine Gaye. Sono sempre stata una ragazzina freak in fondo, e ho ritrovato quella parte di me, più emotiva, ma nonostante ciò non denigro affatto il mio lato più superficiale, perché anche quello è importante, alleggerisce . Questo riavvicinamento con la mia adolescenza, mi ha aiutato a capire tanto di chi sono, e forse a crescere. Faccio musica perché ti devo raccontare delle cose, non per essere prima in tendenza. Voglio emozionare, voglio fare bene. Poi tutto ciò che succede, è conseguenza, nonché il raccolto della propria semina.

Joan Thiele intervista

Come affronti le tue paure e i momenti difficili?
Mi circondo di bellezza. Scrivo molto, anche pensieri a caso. A volte trovo bigliettini sparsi per la casa e mettendoli insieme mi tornano in mente le mie paure, che poi solitamente trasformo in musica. Oltre a scrivere le parole, trovo molto terapeutico dedicarmi alla produzione di beat e track strumentali. Inoltre mi piace disegnare, creare oggetti e nuove forme. Ho scoperto che voglio affrontare le mie paure di petto.

Come descriveresti il rapporto con la tua famiglia?
La mia famiglia si divide tra Napoli e la Colombia. Da parte di mia madre, quindi quella partenopea, ho una famiglia molto matriarcale, mia nonna è il centro di tutto, e vi assicuro è bellissimo. Ho una bellissima famiglia. Ci aiutiamo, ci siamo sempre. Mio padre invece è un bohémien di 72 anni che vive sulle montagne in Colombia con suo fratello gemello, un uomo particolare insomma. Ma ogni famiglia è bella perché un po' fatta a modo suo, no?

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Chi è il tuo fan numero uno?
Sempre e comunque la mamma.

Cosa farai domani?
Domani andrò al mare, anche se è inverno, perché ho bisogno di natura intorno a me. Poi appena avrò chiuso i miei prossimi pezzi, vorrei andare a trovare i miei cugini a Cartagena.

Dove e come ti vedi nel 2030?
Non ho ancora deciso cosa farò da grande. Ho sempre pensato che mi piacerebbe inventare degli occhiali da sole dotati di lenti polarizzate in grado di vedere il futuro. Ma forse complicherebbero troppo le cose. Il secondo proposito del 2020 è: godermi il presente.

Joan Thiele intervista

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