In mostra a Palermo Susan Meiselas, la fotografa più empatica di Magnum

Starà aperta fino al 16 febbraio, quale momento migliore dell'anno per scappare dal freddo e ripararsi sotto il caldo sole della Sicilia?

di Benedetta Pini
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10 gennaio 2020, 9:04am

"Shortie on the Bally", dalla serie "Carnival Strippers", Barton, Vermont, USA 1974 © Susan Meiselas / Magnum Photos

"Intimate strangers" significa letteralmente "estranei intimi", che poi in italiano diventa "perfetti sconosciuti", un modo di dire che toglie però tutto il fascino dell'ossimoro insito nell'espressione originale. Gli scatti di Susan Meiselas sono la trasposizione su pellicola di questa affascinante contraddizione in termini, ed è infatti da qui che arriva il titolo della sua personale al Centro Internazionale di Fotografia di Palermo diretto da Letizia Battaglia: Intimate strangers. Una delle pioniere del fotogiornalismo moderno, nonché una delle primissime donne a entrare nell'agenzia Magnum Photos (nel 1976!), Susan Meiselas ha fatto della fotografia un mezzo di denuncia sociale, allontanandosi però dal concetto di reportage documentaristico asettico e distaccato: i suoi scatti a persone sconosciute in giro per strada, in mezzo alla guerra, in contesti pubblici sono filtrati da uno sguardo indagatorio profondamente empatico, che annulla la distanza tra lei, l'obiettivo e il soggetto fotografato per restituire la più dimensione intima di tutto ciò che osserva.

La mostra si concentra in particolare sui due progetti che hanno portato Susan Meiselas ad affermarsi nel panorama della fotografia moderna. Il primo, Carnival Stripes, risale ad ancora prima del suo ingresso in Magnum ed è il risultato di un lavoro portato avanti per tre estati dal 1972 al 1975, seguendo le spogliarelliste delle fiere di paese in New England, Vermont e South Carolina. Gli scatti in bianco e nero passano da un lato all'altro del palcoscenico per mostrare l'esuberanza delle esibizioni e l'intimità dei dietro le quinte, accompagnando gli scatti a registrazioni audio delle spogliarelliste intervistate da Susan stessa. Di fronte alla potenza di questo racconto multimediale inedito per l'epoca, i membri di Magnum ne rimasero talmente affascinati da non poter fare altro che assoldarla nell'agenzia. Questo lavoro, inoltre, fece capire a Susan che cosa le interessava davvero, oltre agli scatti in sé: le persone dell'altra parte dell'obiettivo, che da quel momento coinvolse sempre nei suoi lavori attraverso testimonianze dirette, intese come metodo d'indagine ma anche impegno civile. Questo approccio è ancora oggi la sua cifra stilistica.

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"Mistress Rose eavesdropping", dalla serie "Pandora's Box", New York, USA 1995 © Susan Meiselas / Magnum Photos

Vent'anni dopo arriva Pandora's Box (1995), che costituisce la seconda parte della mostra a Palermo ed è una sorta di ideale prolungamento di Carnival Strippers. Il progetto è stato interamente scattato in un club sadomaso di New York all'interno di un loft di Manhattan di ben 4 mila metri quadrati, chiamato la Disneyland della Dominazione. Le fotografie indagano il rapporto dell'essere umano con la violenza nel momento in cui sono cercati e auto-inflitti per scelta, secondo rituali di piacere e dolore altamente controllati. Attraverso gli scatti Susan si inoltra in una rete labirintica di stanze opulente, kitsch e oscure al seguito della protagonista, la Mistress Raven, col suo entourage di 14 donne, restituendone un quadro che riesce a essere allo stesso tempo spettacolare e oscuro.

Ricapitolando: la personale di Susan Meiselas è ora visitabile al Centro Internazionale di Fotografia di Palermo e rimarrà aperta fino al 16 febbraio. Qui vi abbiamo messo giusto un paio di foto, per tutte le altre vi tocca andare direttamente a Palermo! D'altronde, quale periodo dell'anno migliore di questo per un bel weekend sotto al caldo sole della Sicilia?

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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografie di Susan Meiselas / Magnum Photos

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Magnum Photos