Adele indossa top MSGM

15 domande ad Adele Altro tra tour cancellati, Any Other e futuri impossibili

"Mi piace pensare a Any Other, in modo un po’ romantico, come penso a camera mia. È il mio spazio personale, privato, sicuro. È un posto mentale e artistico."

di Amanda Margiaria; foto di Ludovica De Santis
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09 aprile 2020, 7:59am

Adele indossa top MSGM

Prima di tutto: questo contenuto va letto e osservato ascoltando l'album Two, Geography in sottofondo. Potete cliccare sul link, oppure sulle immagini qui di seguito. A ognuna è associata una canzone diversa. Fatto? Fatto.

Seconda cosa importante: abbiamo scattato queste foto e realizzato questa intervista nella prima metà di febbraio. Avremmo dovuto pubblicarla in questi giorni per parlare di quello che doveva essere l'imminente tour di Any Other. Poi è successa una cosa che succede spesso, ma mai prima d'ora con questa intensità: la realtà si è messa di mezzo a scombussolarci i piani. Insomma, il tour è stato annullato e noi ci siamo trovate con un'intervista da buttare.

Prese dalla curiosità di immaginare ciò che avrebbe potuto essere e invece non sarà questa primavera del 2020, abbiamo deciso di pubblicare l'intervista così com'è. Vi invitiamo a servirvene per un esercizio di fantasia, per allenare il cervello a pensare futuri alternativi e scenari impossibili.

Adele Nigro, Any Other: intervista e foto 15 domande
Adele indossa giacca MSGM e top dall'archivio della stylist

Per chi non lo sapesse, Any Other è uno dei progetti musicale che Adele Altro (il cognome è nuovo) porta avanti, quello con cui a fine 2018 è uscito l'album Two Geography—album che a distanza di un anno e sei mesi circa noi ancora ascoltiamo con cadenza settimanale. Insieme ad Adele, in Any Other suona Marco Giudici.

I nostri colleghi di Noisey definiscono Any Other "uno dei nomi più interessanti usciti negli ultimi anni in Italia" e noi siamo completamente d'accordo. Aggiungiamo però che Adele è una creatura multiforme e sfaccettata, di cui online non sempre si percepisce l'eclettismo. Così abbiamo deciso di fotografarla con un'estetica decisamente diversa da quella con cui la conosciamo. Ma è solo uno dei tanti lati di lei di cui non sospettavamo l'esistenza.

Ciao Adele, che cosa fai oggi? E cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande?
Ciao Amanda, ciao i-D! Oggi vado a Stoccolma per un progetto molto bello che si chiama Keychange, proposto da un network di festival europei e canadesi, che mira a raggiungere la parità di genere in ogni ambito dell’industria musicale. Prima di rispondere stavo mangiando una brioche, eheh.

Dove sei cresciuta, e com’è stato crescere dove sei cresciuta?
Sono cresciuta a Verona, che definire complessa è forse riduttivo. È una città molto borghese e molto fascista, e crescere lì non è esattamente l'ideale. Si impara a non esagerare mai, a non essere mai “extra”, a non uscire mai dallo schema che ti si impone di rispettare–-quindi se non sei né borghese, né fascista, devi un po’ trovare il modo di crearti un cerchio magico di persone con cui restare a galla, per usare un eufemismo. Io sono stata fortunata e le ho trovate, come la mia migliore amica Cecilia Grandi, ora illustratrice e grafica, oppure Erica Lonardi, mia ex batterista e ora mia tour manager, solo per citarne un paio. Sono contenta di essere andata via da lì.

Any Other non è né una band, né un progetto propriamente solista. Allora che cos’è? E chi c’è dietro, oltre a te?
Mi piace pensare a Any Other, in modo un po’ romantico, come penso a camera mia. È il mio spazio personale, privato, sicuro. È un posto mentale e artistico. Mi piace però che le persone possano entrare e vedere com’è, e mi piace anche accompagnarle alla porta se non rispettano, appunto, il mio safe space. Devo dire che le persone con cui ho cominciato all’inizio sono anche quelle che sono rimaste, magari “dietro le quinte” o con ruoli diversi, ma sempre presenti: Marco Giudici, che all’inizio era solo il mio bassista e ora è mio fratello, pianista e collaboratore a trecentosessanta gradi, e poi Erica Lonardi, appunto mia ex batterista e ora tour manager, sorella, amica.

Adele Nigro, Any Other: intervista e foto 15 domande
Adele indossa trench Act N°1 e t-shirt dall'archivio della stylist

Tra qualche settimana inizierà una sorta di mini-tour di Any Other, che ti permetterà di suonare in diverse città italiane, a differenza dei precedenti live, fatti quasi tutti all’estero. Qual è la data che aspetti con più impazienza?
Ce ne sono due. Milano, perché comunque ormai vivo qui da anni e questa città è casa mia, e Verona perché beh… Tornare lì mi fa sempre un effetto da tuffo al cuore. Per quanto non tornerei mai a viverci, sono per forza di cose affezionata a quel luogo.

Si tratterà di un live per “chitarra, wurlitzer, viola, cello, flugelhorn e tenor saxophone.” Chi li suonerà sul palco con te?
La chitarra sarà la mia e il wurlitzer di Marco Giudici. Alla viola ci sarà Federica Furlani (che ha suonato la viola anche sul mio disco), al violoncello Eleuteria Arena, al flicorno Paola Fecarotta e al sassofono Laura Agnusdei (anche lei sul mio disco, ma con il sax baritono). Sono tutte musiciste pazzesche, tutte con i propri progetti attivi. Consiglio caldamente di andarle a cercare perché sono speciali.

Qual è stato il successo più grande della tua carriera finora?
Urca, sai che non lo so? Faccio fatica a vedere quello che faccio come un “successo”, mi interessa molto poco come concetto, oltre a non pensarci già di mio naturalmente.

Adele Nigro, Any Other: intervista e foto 15 domande
Adele indossa top MSGM

La tua carriera musicale si snoda lungo un percorso musicale lontano dal mainstream, cioè l’indie rock di stampo anni ’90. È stata una scelta voluta e consapevole, oppure non avresti potuto fare altro, semplicemente?
Mi riconoscevo molto nel genere “indie rock americano anni ’90” quando ho fatto il mio primo disco. Quando lo registrai, volevo proprio suonare il quel modo lì, e probabilmente allo stesso tempo non avrei potuto fare altrimenti: era la via estetica che sentivo più vicina a me a 20/21 anni, rispecchiava l’urgenza che avevo di fare quel disco. Anche facendolo male, sicuramente pieno di errori, probabilmente ingenuo, ma super diretto e spontaneo. A posteriori, sono contenta di aver preso quella scelta lì.

Ti dà fastidio essere costantemente associata a questo genere musicale?
Più che provare fastidio, penso che sia estremamente riduttivo rispetto a quello che è il mio percorso nella mia interezza. L’unica cosa che suona in quel modo lì è, appunto, il mio primo disco. Poi ne ho fatto un altro che con quell’indie rock non c’entra nulla. Anche a livello di produzioni, mi sono sempre occupata d’altro. Di tutto quello che ho fatto dopo Silently. Quietly. Going Away non c’è praticamente più nulla che abbia quell’estetica lì.

In un’intervista di qualche mese fa hai detto: “Probabilmente se scrivessi in italiano andrebbe meglio in Italia, però non andrebbe fuori come invece va adesso.” La pensi ancora così?
Sì! Ho sentito questa canzone che è andata a Sanremo che diceva una cosa tipo: volevo cantare in inglese così nessuno capiva quello che dicevo. A me sembra proprio ingenuo e parziale pensare che scrivendo e cantando in inglese nessuno ti capisca. Francamente mi sembra più probabile che non ti capisca nessuno se canti in italiano, a meno che tu non pensi che la misura del mondo sia l’Italia, cosa che mi fa anche venire un po’ i brividi. Tutta ‘sta roba per dire: qui abbiamo ancora un sacco di pregiudizi verso quello che esce dalla nostra comfort zone culturale – anche una cosa banale come la lingua inglese che oggi è accessibile a tutti.

Adele Nigro, Any Other: intervista e foto 15 domande
Adele indossa giacca Arthur Arbesser

La tua bio su Instagram dice semplicemente “figuring out.” Ma cos’è che stai figuring out di preciso?
Tutto! Mi piace pensare di essere in uno stato mentale che è sempre alla ricerca di qualcosa. È quello che mi spinge a provare cose nuove, a mettermi in discussione, cambiare idea. Cercare di capire cose che non so, me stessa compresa.

Tre musicisti da tenere d’occhio nei prossimi tempi?
Mi piace molto Eugenia Post Meridiem, se stanno suonando così al loro primo disco non vedo l’ora di sentire il secondo. Poi dico Marco Giudici, con un evidente conflitto di interessi, ma chissenefrega visto che penso sinceramente che sia un artista incredibile. Infine Simona Norato, polistrumentista pazzesca che scrive in un modo pazzesco e che suona dal vivo anche con Dimartino e IOSONOUNCANE.

Qual è la cosa che ti rende più fiera del tuo percorso musicale?
Probabilmente il fatto di essermi sempre fidata del mio istinto, e di aver sempre sempre sempre ragionato con la mia testa. Non ho mai fatto nulla che non avessi voglia di fare (anche perché ho intorno persone che in questo senso non mi hanno mai fatto pressioni) e sono sempre rimasta in controllo di tutto quello che mi riguarda.

Adele Nigro, Any Other: intervista e foto 15 domande
Adele indossa giacca Act N°1 e t-shirt personale

Dove ti vedi nel 2030? Sempre sul palco?
Assolutamente sì! Spero con un sacco di esperienza e di conoscenze in più.

Il paradiso esiste?
OOOOH BABY DO YOU KNOW WHAT THAT’S WORTH? OOOH HEAVEN IS A PLACE ON EARTH

Cosa farai domani?
Sarò a Stoccolma, dove rimarrò qualche giorno appunto per Keychange. Conoscerò e farò mille attività bellissime con un gruppo di settanta ragazze, persone non-binarie, genderqueer… Sarà bellissimo. Mi sa che davvero heaven is a place on earth.

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Crediti

Testo di Amanda Margiaria
Fotografia di Ludovica De Santis
Moda di Giorgia Imbrenda
Make-up di Silvia Sidoli



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