2 Moncler 1952, la nuova collezione di Veronica Leoni celebra la semplicità più pura

Abbiamo intervistato la designer che, attraverso la sua collezione per Moncler Genius, ha interpretato il brand con disarmante autenticità creativa.

di Amanda Margiaria
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22 gennaio 2021, 4:34pm

Moncler Genius, non smetteremo mai di ripeterlo, è uno dei progetti più innovativi del panorama della moda contemporaneo. Un luogo in cui si innescano ibridazioni e contaminazioni tra il progetto Moncler e la visione totalmente unica dei designer invitati a collaborare. Abbiamo visto più e più volte questo ambiente declinarsi in innumerevoli forme, progettando universi e immaginari che si penserebbe essere possibili solamente nella propria fantasia.

Questa ultima uscita segna la collaborazione tra la designer Veronica Leoni, designer e membro attivo del mondo Moncler, il cui bagaglio estetico affonda nella sua esperienza da Jil Sander e Celine, e quella di Genius. Una collaborazione che prende il nome di 2 Moncler 1952 e che prende forma in una collezione estiva, basata su forme, palette e volumi essenziali, suggestivi ed autentici.

La pratica di Leoni è sincera, spontanea, precisa, questa collezione è emblematica nell’incarnare al sua filosofia e visione progettuale. Noi l’abbiamo intervistata, per saperne di più su questa collaborazione, per inoltrarci nelle sue visioni e ossessioni.

Intervista Veronica Leoni 2 Moncler 1952

Qual è il tuo primo ricordo legato al mondo di Moncler?
Parlare di Moncler è un po’ come parlare dei jeans o delle scarpe da ginnastica, è come se fosse da sempre presente nell’immaginario di tutti, specialmente qui in Italia. È talmente iconico che non riesco ricordare il momento in cui è apparso per la prima volta nella mia vita, considerando che per le persone della mia generazione è qualcosa con cui siamo praticamente cresciute. È un immaginario talmente radicato in noi ragazze degli anni ‘80-’90 che riesco a collocarlo solamente in suggestioni di look, di forme, quelle che circolano assieme a lui da sempre. E il fatto di riconoscerlo sempre con quel piccolo logo sul braccio, basta un attimo per ritrovarlo.  

E invece, cosa rappresenta per te Moncler oggi? 
Moncler ha superato la concretezza del prodotto per diventare concetto. Da piumino si è trasformato in una sorta di state of mind, anche di strategia se vogliano, totalmente innovativa, un contenitore di creatività di qualsiasi tipo e origine, un luogo vitale e frizzante in cui succedono cose imprevedibili. Nel caso di una collezione estiva ancora di più; riuscire a declinare la filosofia e l’estetica del brand per vestire una stagione a cui non è tradizionalmente associato può diventare uno stimolo e un simbolo. Moncler è una spinta verso l’outdoor, che supera gli spazi interni e diventa città, viaggio, montagna, tantissimi contesti all'unisono. Il progetto Genius ha in qualche modo urbanizzato ancora più il brand, mantenendo la sfera tecnica ma rivoluzionandosi costantemente, mantenendo la performance del capo ma calandola nel quotidiano.

Intervista Veronica Leoni 2 Moncler 1952

Questo concetto che è Moncler, come viene poi traslato nelle tue collezioni?
Credo che, nella realizzazione effettiva della collezione, quello che diventa Moncler siano gli ingredienti. C’è il nylon, c’è la piuma, ed c’è questa sorta di energia che tende a tradurre il look in dinamismo verso l’esterno. Genius apre le porte alla mente del creativo e quindi c’è una grande libertà di poter interpretare e riportare questi ingredienti. Parto dalle texture, dai materiali, dalle tecniche utilizzate. La performance va sempre garantita, ma queste tecniche diventano funzionali al design, piuttosto che essere delle limitazioni o dei confini per la creatività. Diventa un design più consapevole.

Credo non ci sia stato nessun tipo di adattamento né da parte del brand a me né viceversa, il procedimento è basato sulla contaminazione, è una conversazione. Loro portano a me le tecniche e le texture, io ci gioco con le mie ossessioni e le mie visioni. La cosa interessante è modulare la pratica della progettazione industriale alla dimensione dell’atelier e del prêt-à-porter.

Hai in mente una donna Moncler che possa indossare quello che crei, o i tuoi design si adattano a diversi tipi di donna?
2 Moncler 1952 nasce con l’obiettivo di essere estremamente fluido, la volontà è quella di essere un total look ma anche quella di poter contaminare i guardaroba più disparati. Quello che porta è la flessibilità, la fluidità nei confronti della donna che lo indosserà. La sensibilità che c’è dietro al progetto è femminile, ma poi i pezzi sono liberi per poter essere interpretati in maniera più o meno androgina sta a chi li indosserà. 

Intervista Veronica Leoni 2 Moncler 1952

La tua collezione è stata definita “una dualità di bellezza e pragmatismo.” Sei d’accordo con questo tipo di definizione?
Mi ci ritrovo abbastanza bene. Il pragmatismo si rivela nella volontà di ridurre al più essenziale possibile la forma, facendo in modo che la funzione diventi la decorazione della collezione. Si tratta di riuscire a lavorare per sottrazione e lasciare delle impressioni di performance, silhouette e della stravaganza di un outfit personale. Mi piace pensare che gli oggetti possano sembrare semplici, anche se non lo sono affatto. E poi, semplice non vuol dire facile.

Questa collezione Spring Summer è stata sviluppata durante il primo lockdown e ha un valore estremamente sentimentale. Per mesi ha riempito casa mia e la mia vita. C’è del sentimento e una riflessione abbastanza radicale su quello che la moda significa oggi e quello che dovrebbe diventare. Tutto è diventato meno rilevante rispetto alle priorità che sono emerse in questi mesi, e quindi l’azione più responsabile ed esteticamente di valore era quella di procedere a togliere ogni superfluo e rendere il messaggio compatto e indispensabile. Si è proceduto così sempre più verso la semplificazione ed è stata la risposta di un creativo al mondo che lo circonda.

Qual è stato il processo dietro alla collezione? 
Sono una designer estremamente tattile, e quindi mi piace tantissimo ricercare tessuti e sperimentare con la maglieria. Quindi il primo momento è quello della raccolta delle informazioni e delle idee, il che procede in maniera piuttosto magmatica, senza una previsione di quello che può succedere. Poi c’è il momento della silhouette e dello styling durante il processo della creatività, ed è quello che decide le sorti della tridimensionalità dell’oggetto. Mi piace vedere già camminare i prototipi, soprattutto nel caso di una collezione come questa, dove si può sperimentare con gli elementi che ruotano attorno e sotto al capospalla. Ciò che succede è che settimana dopo settimana si stratificano le informazioni, i dettagli, fino al momento finale in cui tutto funziona e si mette insieme un po’ per magia.

Intervista Veronica Leoni 2 Moncler 1952

I tuoi capi sono pensati per proteggere o per portare allo scoperto il carattere di chi li indossa?
L’istinto iniziale secondo me è di apertura, quindi è espressivo verso l’esterno. Poi ovviamente la funzione del capospalla è quella di proteggere, e quindi ritorna la dualità di questa collezione. L’obiettivo è di articolare la forma e lavorare con i volumi, rinnovandoli stagione dopo stagione, senza perdere l’origine e l’autenticità. In Genius soprattutto serve una fedeltà al marchio tanto quanto a sé stessi. È la pratica del design e l’esperienza che permette ad una collezione di restare vicino a chi la crea, e a portarla allo stesso tempo lontano.

Quali sono le tue ossessioni?
Le coulisse sono qualcosa che appare visibilmente e segretamente nei miei lavori, riprendono la voglia di poter interpretare il capo in maniera personale, con decisione. Lavoro molto sul cappuccio, trovo che sia un momento in cui giocare moltissimo con la silhouette e sicuramente anche con la maglieria. La perfezione del dettaglio è un’altra delle mie ossessioni, e mi permette di prendermi cura di chi si trova ad indossarlo. C’è la volontà di rendere meno generico il capo e di istituire dei segreti tra me e chi compra i miei capi.

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Intervista Veronica Leoni 2 Moncler 1952
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