Immagine di sinistra: gioielli di H₂ERǴ. Fotografia di Lydia Whitmore. Set Styling di Anna Sheridan; Immagine di destra: gioiello di SURI JEWELRY, Fotografia di  Eugenio Ambrosi. 

10 brand che stanno riscrivendo le regole della gioielleria

Upcycling, perline ed estetiche anni '90: questi progetti indipendenti stanno sovvertendo la tradizione dei mastri gioiellieri.

di Carolina Davalli
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04 febbraio 2021, 9:30am

Immagine di sinistra: gioielli di H₂ERǴ. Fotografia di Lydia Whitmore. Set Styling di Anna Sheridan; Immagine di destra: gioiello di SURI JEWELRY, Fotografia di  Eugenio Ambrosi. 

In un anno in cui il concetto di “apparire” ha assunto significati completamente nuovi, verrebbe da pensare che ci sia stato un allontanamento collettivo da tutto ciò che concerne accessori, make-up e gioielleria. Si esce raramente e le occasioni per incontrarsi sono ben poche, dunque perché mai dovremmo indossare qualcosa che non sia direttamente circoscritto al reame del quarcore? Semplicemente, perché ci va. Indossare gioielli ci fa stare bene e non sentiamo nessun bisogno che occhi altrui validino le nostre scelte in fatto di accessori.

Ma anche l’attributo stesso “accessorio” non rende giustizia a questo mondo: la gioielleria, come qualsiasi altra forma di produzione artistica, è infatti una delle forze propulsive che danno forma alla cultura che abitiamo, che rispecchiano i tempi in cui siamo immersi e, per alcuni, sono un mezzo essenziale attraverso cui performare la propria estetica, etica o identità.

Ecco spiegato perché, durante una pandemia, la creatività indipendente è stata forse la sola cosa a non subire freni o sbarramenti, dando luogo a sperimentazioni innovative su tutti i fronti—dalla moda, alla fotografia, fino al design—rivelando una rinnovata necessità di espressione, calata in una dimensione personale, intima e forse più consapevole. Ora più che mai, progetti indipendenti stanno tracciando la loro unica visione della contemporaneità, mettendo in discussione e scardinando tutte le norme e preconcetti che dominano ancora sul raggio di azione della propria pratica.

Così, abbiamo voluto scavare sotto alla superficie dei trend e dei fenomeni pervasivi, per rintracciare quei progetti di gioielleria che stanno sovvertendo una pratica ancora troppo spesso associata a quella tradizionale, canonica e estremamente ostentata che noi tutti conosciamo, per proporre invece nuove tipologie di oggetti che siano più accessibili, nostalgici o eticamente coscienti. Alcuni di questi progetti sono nati durante i mesi di lockdown, altri sono frutto di ricerche universitarie, altri ancora sono ancora in fase embrionale di sperimentazione.

Tutti, però, stanno tracciando nuovi orizzonti nel design dei gioielli.

SURI JEWELRY

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Un gioiello di SURI JEWELRY, Fotografia di Eugenio Ambrosin.

Nel 2018 nasce SURI JEWELRY, un progetto di ricerca artistica fondato dalla designer Giulia Vecchiato che incarna alla perfezione il connubio tra artigianalità, slow-design e sostenibilità. Ispirata dalla sua città, Venezia, e dalle forme organiche che popolano la laguna, la designer crea oggetti totalmente unici nel loro genere, distaccandosi da un tipo di produzione seriale e continua. “Tramite il mio progetto, SURI, voglio portare nel gioiello la magia dei piccoli oggetti, di sottili tesori, la preziosità di ogni imperfezione. Ogni pezzo è elegante e grezzo, fragile e monumentale, visivo e letterario, antico e contemporaneo,” afferma Giulia. Un’armonia paradossale che le sue opere incarnano alla perfezione.

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Oggettini

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Un gioiello di Oggettini

Anche Oggettini nasce durante il primo lockdown, però in Italia, più precisamente tra Venezia e Bergamo, città tra cui si sposta la studentessa e designer di moda Michela Salvi. Il brand è un progetto in continua evoluzione, che prende forma dalle svariate possibilità di modellazione del materiale utilizzato: lo stagno fuso. Tecniche, metodi, e materiali si fondono così ad una base di stagno gocciolato, e per questo gli oggetti prodotti sono tutti pezzi unici, essendo per la designer impossibile ricreare le stesse forme. “Con questo progetto voglio raccontare ciò che sono e sento a livello personale, e far capire così, sperimentando, quanto sia fondamentale trovare sempre un modo per esprimere sé stessi in una modalità che possa aiutare ad aprire i nostri soliti orizzonti,” ci spiega Michela.

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MEEND/Me__End

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Un gioiello MEEND/Me__End.

MEEND/MeEnd, nel significato inglese di “rammendare”, ma anche di “me” e “fine”, è un progetto di gioielli nato durante il lockdown londinese, città dove la designer di moda Giada Pavan si è trasferita dopo un’esperienza a Parigi. Ispirata dall’estetica anni ‘90, quella che ha segnato la sua adolescenza, la designer ha fatto del “rammendo” la sua chiave di lettura di questi mesi, creando degli oggetti in resina che la riconnettessero con la propria identità e che le permettessero di affrontare l’incertezza di questo momento storico. Nelle parole della designer: “MEEND/MeEnd esprime il mio desiderio di voler “aggiustare” le cose, le situazioni; senza doverle per forza sostituire.”

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H₂ERǴ

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Un gioiello h₂erǵ. Fotografia di Lydia Whitmore. Set Styling di Anna Sheridan.

H₂ERǴ significa ‘brillare’, ed è stata una delle prime parole con cui è stato descritto l’argento. Oggi è il nome del brand di gioielli di Karoline Healy, esperta di Ricerca dei Materiali che nel 2018 dà inizio ad un progetto che abbia alla sua base una ricerca tecnologica e scientifica ben strutturata. Il brand adotta un’etica sostenibile, utilizzando per la maggior parte argento già esistente e confezionando i propri prodotti in packaging idrosolubile. L’ultima collezione si chiama Natural Basics: “Volevo creare una serie di pezzi indossabili tutti i giorni, che sembrino fuoriuscire da un ipotetico futuro biologico, in cui tutto sarà coltivato da una natura sintetica e modificata. I progressi nella biotecnologia permetteranno a metalli preziosi di essere coltivati e, crescendo, di diventare gioielli,” ci spiega la fondatrice.

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Priscilla Anati Studio

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Orecchini di Priscilla Anati Studio

Priscilla Anati Studio è un piccolo progetto di gioielli e accessori che nasce dalla mente sognatrice e frivolmente camp di Priscilla Anati Marangoni. “Molto spesso le necessità più intime e personali diventano parte integrante del processo creativo di un designer, ed è proprio così che la mia estrema smania di voler essere sempre notata si rispecchia perfettamente negli oggetti che creo,” ci racconta la designer. I gioielli di Priscilla non sono altro che una versione per adulti di quei gioielli-giocattolo che hanno da sempre popolato la nostra infanzia. Pupazzi, bambole, orsetti, perline, cristalli, dolcetti, animaletti e tanta tanta plastica sono i protagonisti di questi gioielli carichi di childness ed ironia, capaci di risvegliare in chiunque li indossi quella voglia di tornare ad essere un po’ ingenui, frivoli ma soprattutto bambini.

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Terraugusta

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Un gioiello Terraugusta

La ricerca e il progetto di Terraugusta si sviluppano a partire dai primi mesi del 2020, quando Marta Bridi decide di sperimentare con un materiale tipico della città in cui abita. “Vivo nella città del vetro, Venezia, e recupero gli scarti della lavorazione di questo materiale per creare i miei gioielli, lasciandomi affascinare dal colore e dalle forme dei frammenti che raccolgo,” afferma la designer, le cui lavorazioni la portano a costruire gioielli totalmente sostenibili, essendo anche le stesse basi degli anelli upcycled da ritrovamenti nei mercatini vintage. “I pezzi di vetro che utilizzo per i miei gioielli hanno la possibilità di poter essere indossati da chi ne coglie l’essenza, anziché finire sotto acqua ed essere cullati dalle correnti lagunari,” afferma la designer.

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Rito Collection

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Un gioiello Rito Collection. Fotografia di Francesca de Bello (@debellofrancesca).

Rito collection è una piccola realtà artigianale nata nel 2017, composta da Massimo Maci, professionista della vetrofusione, ed Enrica Anastasia Marangio, artigiano e designer emergente. Dalla collaborazione tra i due progettisti nasce una linea di gioielli in cui l’ottone modellato manualmente e la vetrofusione sublimano l’amore per la materia, la luce e le forme che sta alla base del brand. Il valore dell’artigianalità locale, la valorizzazione del design Made in Puglia e una ricerca costante, generano nuovi e irripetibili effetti materici e cromatici, in un gioco di opacità e trasparenze. “Rito collection è legato alla lentezza e alla cura dei dettagli, lavori unici che evocano oggetti primitivi, rituali estatici ed una dimensione magica,” ci racconta Enrica.

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NIC

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Gioielli Nic, che reinterpretano oggetti non tradizionalmente associati alla gioielleria.

NIC è l’ultima collezione di Camilla De Feo, neolaureata alla Central Saint Martins di Londra in Design del Gioiello. Una serie di opere nate dal desiderio di reinterpretare oggetti non tradizionalmente associati alla gioielleria, come moschettoni, esche per la pesca e corde. Ispirata alle avventure della sua infanzia e agli spazi aperti che era solita frequentare, Camilla ha iniziato a collezionare e manipolare questi oggetti, con l’obiettivo di trasformarli e rinnovarli. “NIC è il risultato di questa sperimentazione: gioielli che vogliono essere gender neutral, con elementi a contrasto, colori e forme che evocano l’atmosfera frizzante e gioiosa che le attività all’aperto suggeriscono e che sono per me fonte d’ispirazione,” ci spiega la designer.

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Kushami

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Gioielli Kushami. Immagine di @_metabolica.

Kushami nasce nell’estate 2020 dall'unione tra l’antica arte dell’oreficeria e quella moderna del “making”, un’operazione organica che Sofia Toniazzi e Viola Vitali sperimentano nel proprio laboratorio. Kushami, in giapponese significa “starnuto”: “cercavamo un’immagine che rappresentasse un istante in cui l’essere umano va oltre il suo equilibrio. Ironica coincidenza con il periodo storico che stiamo vivendo,” ci spiegano le designer. La scelta di questa lingua deriva da un’estetica giapponese condivisa dal duo creativo e dall’interesse per gli ideogrammi kanji e i loro significati, un’interesse scaturito dopo una lunga esperienza a Kyoto. Ciascun anello è fatto a mano: il corpo è realizzato tramite fusione a cera persa di bronzo o argento e le pietre racchiuse sono in plexiglass (PMMA) inciso a taglio laser. “17g d’argento con incastonato un pezzo di plastica: BOOM, CHE LOOK,” concludono Sofia e Viola.

Scopri il loro progetto qui.


Perline Perbene

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Gioielli Perline Perbene. Artwork di @camilynsky (@wheretheattitudecomesfrom)

“Perbene, ma senza peli sulla lingua.” Questo è il motto che lega Mariaelena Simonetto e Linda Fachinat, rispettivamente architetto e designer, che nell’ottobre 2020 hanno creato il loro brand irriverente e sfrontato Perline Perbene. Lavorando a tempo pieno, il duo utilizza le proprie “serate analcoliche” per realizzare quel tipo di collanine che hanno dominato la scena degli anni Duemila, sì, proprio quelle con cui componevi i nomi di amic* da piccol* e che regalavi come simbolo definitivo della vostra eterna amicizia. Ecco, in questo caso quelle stesse innocenti lettere compongono frasi come “Sti cazzi” o “Magari muori”. “Abbiamo deciso di fondare questo brand per ironizzare sulle difficoltà della vita, esprimendo tutto ciò che non avremmo mai il coraggio di dire in faccia alle persone,” affermano le designer.

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Crediti

Testo di Carolina Davalli

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