perché milano ha bisogno di un fashion film festival

L'abbiamo chiesto a Constanza Cavalli Etro.

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nov 10 2014, 5:25pm

Il numero di volte in cui ti ritrovi a leggere (e probabilmente anche scrivere) aggettivi come travolgente e trascinante riferiti a una persona, molto spesso è esattamente proporzionale al numero di volte in cui ti ritroverai poi davanti personaggi noiosi, fondamentalmente monotoni e assai poco coinvolgenti. Se però è l'eccezione a confermare la regola, soprattutto quella secondo cui è meglio non aspettarsi mai nulla e poi godersi la sorpresa, allora intervistare Constanza Cavalli Etro è una di quelle.

Nata a Buenos Aires, poi trasferita in Messico nel 1991 e moglie di Kean Etro dal 2006, in questi giorni Constanza è stata la donna del momento sulla bocca di tutti nel cerchio della moda milanese. Proprio quel cerchio al quale ha voluto dare un po' una scossa, come dice lei, organizzando al Piccolo Teatro Grassi il primo fashion film festival a Milano che - incredibile ma vero - oltre ad affiancare i corti di nuovi registi a quelli dei big, è anche totalmente gratuito. L'abbiamo incontrata nel suo ufficio milanese tra le sue "Magik Masks" per parlare con lei di come a volte sia davvero l'entusiasmo a trainare le cose, di geni che si nascondono in platea e del perché secondo lei Milano ha bisogno di un evento così.

Ti ricordi il momento esatto in cui hai deciso di organizzare questo festival?
Certo! Erano le 11 di sera ed ero davanti al computer dopo cena, avevo appena messo mia figlia Sofia a dormire. Ma tutto parte da un po' più lontano. In Messico ero completamente workaholic. Con la mia agenzia di comunicazione e pubbliche relazioni organizzavamo la fashion week, il festival del cinema, e poi avevamo tutti i grandi marchi da seguire. Louis Vuitton, Puma, Hermès, Zegna. Non è come qui in Italia, lì c'è una sola agenzia che segue tutto. Noi curavamo dall'idea creativa alla campagna pubblicitaria fino alla produzione dell'evento, le relazioni con la stampa, le celebrity. Poi mi sono sposata nove anni fa e ho lasciato la mia CavalliComunicacion nel suo momento migliore. Ho provato per un anno a seguire le cose dall'Italia ma con la differenza d'orario ero sempre al telefono a delle ore improbabili, era impossibile. Quando sono arrivata qui ho dovuto imparare la lingua e capire la città. Milano non è una città che capisci velocemente, ci vuole un po' di tempo. Poi io sono molto latina, e mi sono ritrovata in una città un po' chiusa. Inoltre mi mancava organizzare eventi, comunicare. È quello che mi piace fare nella vita. Mi sono venute in mente molte idee in questi anni, ma per quella giusta mi sono detta "Constanza, arriverà". Bene, dopo quella davanti al computer il giorno dopo ero a cena con mio marito, in un ristorante pugliese dopo un concerto di Giovanni Allevi. Ricordo di avergli detto "Mi amor, questa è la volta giusta. È come quando ti innamori: di uomini ne passano tanti, ma quando arriva quello giusto lo sai. È successo con Kean, e con questo festival, perché il fashion film mette insieme tutte le mie passioni. È allora che ho deciso che avrei organizzato il primo fashion film festival italiano a Milano. Ho fatto ricerca, e in effetti non esisteva ancora.

Sembra impossibile per quella che è ancora definita "la città della moda"...
Lo so, cosa ti posso dire! Io sono argentina e ho visutto in Messico per 16 anni, quindi qui sono una straniera e guardo questa città con probabilmente occhi diversi. Quello che sento qui a Milano è che a volte l'entusiasmo viene frenato. Ma ho imparato a non farci caso e con questo festival sento di essere ritornata me stessa, quella di una volta. Bisogna sempre andare per la propria stada con il sorriso. Questo è un progetto che vuole rompere certe dinamiche ripetitive e sostenere con entusiasmo i giovani.

Perché quindi secondo te non ci aveva ancora pensato una o un milanese in tutti questi anni?
Naturalmente per organizzare un evento di questo tipo devi avere permessi e approvazioni, ci vuole molto tempo, ma mi è capitato di parlarne con mio marito e di dirgli "Mi amor! Tu pensi che io abbia mai fatto un business plan nella mia vita?" Per me è sempre tutto un work in progress, per noi latini non c'è niente di impossibile.

In questa settimana sono uscite molte tue interviste e il sentimento generale che esce fuori senza mezzi termini è la tua voglia di dire al sistema di rilassarsi, di prendersi davvero meno sul serio.
Sì, il mio motto è "lay back". In questo momento storico non si può essere esclusivi. Lo spirito di questo festival per me è chiarissimo: deve essere un evento aperto. Le cose sulle quali sono stata irremovibile sono due. Le submission dei film e l'ingresso alle proiezioni gratuite. Per me la parte più importante sono i giovani. Volevo un evento gratuito, di qualità e democratico.

Hai messo insieme una giuria composta da Franca Sozzani, Tim Blanks, Claudia Donaldson, Luca Guadagnino e Jane Reeve. Quale è stata la prima risposta generale di fronte alla tua proposta?
Tutti mi hanno risposto subito e con entusiasmo, e sono contenta che la Camera Nazionale della Moda abbia votato all'unanimità per appoggiare questo progetto. Vuol dire che c'era e c'è la voglia di un evento così. Metterli insieme in due mesi è stata dura, ma ce l'abbiamo fatta. Prendi Tim Blanks, per esempio. Con Tim non siamo amicissimi, ma abbiamo molto rispetto l'uno dell'altra. Quando non stai vendendo un prodotto ma un progetto in cui credi è diverso, è uno scambio di idee che diventano realta'. Quando tutto è partito mi sono data un mese di prova. Se fossi riuscita a fare tutto quello che avevo in mente allora avrei raggiunto il risultato che volevo davvero. E non è solamente una questione di soldi, ma di iniziativa. Mi sono informata, ho viaggiato e girato per vedere cosa c'era in giro. Sono andata a Berlino e sono rimasta un po' delusa. 70 euro per una sala con poche proiezioni e fuori solo qualche ragazzo con in mano un bicchiere di birra...ma per favore! Quello è un altro momento in cui ho capito che potevo davvero fare qualcosa e offrire piu' opportunita' ai talenti che lo meritano.

Credi che, Italia a parte, questo sia davvero un progetto totalmente nuovo? 
Due mesi fa forse non sarei stata stata così sicura di risponderti in questo modo, ma ora sì. Nessun fashion film festival ha la nostra giuria, nessuno ha delle proiezioni che mettono i giovani accanto ai grandi brand. È questo ciò su cui ho voluto puntare. La mia filosofia è che il grande aiuta il piccolo a promuoversi. Allora mi sono messa al telefono e ho chiamato tutti gli uffici stampa, e i grandi marchi hanno iniziato a mandarci i loro film per le proiezioni. In fondo se io vi dico di venire a vedere il fashion film di Gucci di sicuro venite, ma poi io subito dopo questo film vi metto un film di un giovane, che ha anche questo una qualità pazzesca. Per i giovani è bello vedersi accanto ai grandi. Quindi sì, ritornando alla tua domanda, credo che sia davvero una cosa nuova.

A chi pensi se devi descrivere il tuo pubblico ideale al festival?
Studenti, ragazzi curiosi. Voglio un pubblico trasversale. Questo non è solo un evento per gli addetti ai lavori, per gli uffici stampa e per il solito giro. L'Italia aveva bisogno di una manifestazione così, un evento per persone con un po' piu' di sensibilità giovane che qui mancava. Però fatto con questo spirito. Volevo e credo di essere riuscita a fare una cosa diversa. E poi tu non sai dove sono nascosti i geni, magari ce n'è uno seduto in platea. Se parliamo sempre dei soliti cinque finisce tutto, e invece c'è un mondo fuori.

A sentirti parlare mi sembra ovvio che tu abbia già quasi praticamente organizzato la prossima edizione...
Naturalmente ci sto già pensando. Per il prossimo anno voglio avere più tempo per organizzare, per riuscire ad avere molti più premi per i giovani e a darli veramente. Parlo di più workshop nelle scuole, magari anche organizzare vitto e alloggio per i ragazzi stranieri che verranno a Milano per il festival. Quest'anno il premio è stato un bellissimo piatto di Fornasetti, ma per la prossima edizione voglio lavorare per avere molto di più. In questa prima edizione si è trattato solo di tempistiche. Pensa che operativamente ho iniziato solo ad aprile, e ora posso dire che questo festival è venuto una bomba. Se ho fatto questo in 4 mesi preparatevi a vedere cosa di può fare in un anno!

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Crediti


Testo Marta Stella
Foto Tassili Calatroni