10 cose che non sapevate su marcelo burlon

Abbiamo incontrato il creativo poliedrico in occasione della sua sfilata alla Settimana della Moda Uomo a Milano e abbiamo parlato di spiritualità, musica argentina e extraterrestri.

di Giorgia Baschirotto
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19 gennaio 2016, 8:35am

Cosa unisce la cultura rave contemporanea agli antichi riti di purificazione sciamanica? La risposta forse la possiamo trovare nelle creazioni di Marcelo Burlon, che riunisce il suo amore per il clubbing anni '90 della Riviera Romagnola alla spiritualità della sua terra natale, la Patagonia, in County of Milan, il suo brand che ha debuttato nel mondo della moda lo scorso anno a Pitti 87 e che ha sfilato ieri per la terza volta sotto il cielo grigio di una caotica Milano. Lo show è stato inaugurato da una "cerimonia di apertura", come l'ha definita Marcelo durante il nostro incontro nel quartier generale di County poco prima dell'inizio della fashion week. Si tratta di un rito sciamanico vero e proprio, un momento di estasi collettiva e di trasformazione spirituale che nella cultura occidentale contemporanea ritroviamo, seppur in circostanze diverse, nei club notturni, ballando al ritmo dell'elettronica pulsante e delle luci intermittenti, talvolta avvolti dall'effetto di sostanze psicoattive, sospesi nel vuoto e senza coscienza di sé. Marcelo nei club ci è cresciuto, e dalla cultura dei party e dei rave ha tratto il meglio, riuscendo ad unire divertimento e lavoro e a costruire una preziosa rete di contatti nel mondo della moda e dalla musica. A proposito delle sue feste leggendarie racconta, "I miei eventi hanno avuto successo all'epoca perché riuscivano a riunire tutta la città sotto lo stesso tetto." Eliminando le differenze sociali e culturali, Burlon ha contribuito a creare una nuova Milano che ai party si scatena unita da un senso di comunione e di appartenenza.

Abbiamo cercato di scoprire durante la nostra chiacchierata i lati inediti di questo creativo e la chiave del suo successo internazionale. 

Non chiamatelo designer
Marcelo ha riunito le sue capacità acquisite negli anni lavorando come PR, organizzatore di eventi e dj nel suo marchio personale, County of Milan. Nonostante abbia una visione forte non si definisce però un designer. Afferma infatti, "Sono un creative director che dirige un gruppo di designer. Metto assieme i pezzi, come ho sempre fatto in altre occasioni."

È stato definito dal New York Times un "pioniere del multitasking"
Nel marzo 2011, la testata americana ha pubblicato un video sul creativo argentino dal titolo Marcelo Does Milan, definendolo "a pioneer of multitasking." Da quel momento la figura poliedrica di Marcelo ha iniziato ad essere apprezzata anche dai connazionali. Racconta: "Prima a Milano venivo visto come qualcuno che faceva tutto e niente perché mi occupavo di cose diverse. Con il tempo però sono nate nuove figure, soprattutto grazie ai social media. Tutto quello che ho imparato in questi anni, dalle pubbliche relazione allo styling al portare avanti un magazine come editor, lo si può ritrovare in County of Milan." 

La musica argentina è una sua grande fonte di ispirazione
Conosciamo Marcelo per i suoi dj set, ma cosa ascolta quotidianamente e mentre lavora alle sue collezioni? "Mi sto ispirando agli artisti che facevano musica tra il '68 e il '72, come i Pink Floyd, o musicisti argentini come Spinetta, che è stato rivoluzionario in quegli anni. Nel '71 aveva 20 anni e fece un disco spettacolare con un gruppo chiamato Almendra. Si tratta di musica un po' psichedelica. Mi piace moltissimo anche l'elettronica e io stesso ho prodotto un disco con Davide Squillace, Gualicho, e a breve ne uscirà un secondo. Perciò io vado dal chamamé, il folk argentino - c'è un artista che si chiama Chango Spasiuk, che adoro, accompagna tutti i suoi pezzi con la fisarmonica - a musica da club. Mi lascio ispirare anche da Violeta Parra, cantante cilena che negli anni '40 faceva cantare agli anziani le canzoni popolari per poterle riscrivere altrimenti sarebbero andate perdute."

Pratica rituali sciamanici
"Sono nato e cresciuto in un villaggio hippie in Patagonia e una delle mie migliori amiche è una sciamana," racconta. "È stata lei ad introdurmi allo sciamanesimo e mi ha tramandato un rituale da ripetere. Mi sono incontrato poi anche con un altro mio amico stregone e abbiamo parlato della mia idea di fare un rito sciamanico in occasione della mia sfilata; lui mi ha spiegato quanto sia importante che io sia al centro di questo rito. Perciò aprirò io stesso dei circoli sciamanici e evocherò moltissime entità, moltissimi colori, elementi legati ai mondi di sopra e ai mondi di sotto, Pachamama - dea della terra venerata dal popolo andino. È un rito molto potente, è una sorta di pulizia collettiva e una vera e propria cerimonia di apertura alla sfilata."  

Il suo più grande obiettivo è che i ragazzi della nuova generazione si riconoscano in quello che fa
"Non c'è nessuna celebrità in particolare che vorrei veder indossare i miei abiti," spiega, "ciò che mi interessa soprattutto è che i ragazzi giovani conoscano la mia storia e si rivedano in ciò che faccio. Vorrei veder persone con una forte personalità indossare i miei abiti, persone che hanno qualcosa da dire, che vadano oltre le apparenze".

Rossy de Palma è una delle sue più grandi icone
Musa di Almodovar, l'eclettica attrice e modella spagnola conosce Marcelo da molti anni. "È sempre stata un'icona per me, sin dagli anni in cui sfilava per Gaultier" racconta. "È stata protagonista di Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, il primo film di Almódovar, che adoro." 

Ha studiato teatro alla "Scuola della Follia"
"Nel lontano '96 ho fatto a Rimini una scuola di teatro, si chiamava "La Scuola della Follia". Il mio professore era un folle vero: era stato in manicomio per un po' di tempo e nei suoi spettacoli mescolava persone con disturbi mentali o con handicap fisici a attori o persone che come me volevano studiare teatro. In particolare c'era una donna costretta a stare su una carrozzina, e in uno spettacolo noi attori abbiamo creato un ponte umano che partiva dal palco e finiva al centro della sala, facendo in modo che lei si muovesse su di noi senza carrozzina. È stata una cosa davvero emozionante." 

Ama leggere autori sudamericani
Oltre alla musica e al teatro, nella vita di Marcelo c'è posto anche per la letteratura, altra sua fonte d'ispirazione. "Leggo Borges, Cortázar, Marquez," racconta, "e poi le storie legate alle tribù indigene da cui mi ispiro per le mie grafiche."

Ha visto gli ufo
"La Patagonia è una terra speciale e molto spirituale, e lì ci sono anche gli extraterrestri. Li ho visti io stesso: ero con un amico e una sera al tramonto abbiamo visto uno strano fascio di luce che attraversava il cielo ad una velocità supersonica, sembrava quasi ci venisse addosso invece stava attraversando la montagna. Esistono degli esseri superiori appartenenti a tanti popoli diversi, proprio come noi esseri umani."

La maggior parte dei suoi modelli sono persone vicine a lui
L'ultima sfilata ha riunito un gruppo di persone estremamente eterogeneo, mettendo assieme adulti e giovani, modelli e modelle dal fascino gipsy. "Solitamente sfilano per me amici, artisti o creativi. Se scelgo dei modelli devono essere molto particolari, con qualcosa di unico. Per questa ultima sfilata il casting ha incluso persone più mature, uomini con barbe bianche e donne con capelli bianchi e lunghi, il tutto legato al rituale sciamannino."

Guardate qui le foto del backstage della sfilata di Marcelo Burlon County of Milan autunno/inverno 16

marceloburlon.eu

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto Piotr Niepsuj