mille e una notte (insonni): tra milano e dubai, conosciamo jumairy

Abbiamo incontrato l'artista e musicista a Milano per parlare della scena artistica a Dubai, cliniche del sonno e notti in bianco.

di Matilde Cerruti Quara
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18 novembre 2016, 3:35pm

Nato a Dubai nel 1992, Jumairy è un artista e musicista la cui pratica, quasi scientifica e altamente sperimentale, si sviluppa attraverso contaminazioni tra campi diversi, creando un'equazione artistica sinergica che affonda le radici nel suo vissuto personale e nei suoi studi in psicologia e marketing, per poi esprimersi attraverso attraverso un linguaggio visivo dark e psichedelico, pezzi musicali che mescolano electro-pop arabo, rock e metal e suoni digitali, installazioni immersive e misteriosi rituali performativi sul palco e sulle piattaforme online.

Ho conosciuto Jumairy lo scorso settembre mentre componeva musica sul rooftop di un appartamento di via Piranesi, indirizzo dove abbiamo poi trascorso - assieme anche a Sofia Ginevra Giannì - gli ultimi giorni della sua residenza d'artista ai Frigoriferi Milanesi, curata dal duo Francesco Urbano Ragazzi ed organizzata in collaborazione tra il Maraya Art Centre di Sharjah e FARE, un programma di mobilità per artisti e curatori che si pone l'obiettivo di creare una conversazione tra la scena artistica emergente della regione del Golfo e quella italiana.

Quest'intervista è il risultato delle chiacchierate seguite al nostro incontro italiano, un'introduzione alla pratica artistica e musicale del "ragazzo che viene da Jumeirah"; in attesa della sua mostra personale che aprirà ai Frigoriferi Milanesi il 16 dicembre e che andrà ad aggiungere un altro capitolo a The Internet Saga, una serie di mostre iniziata dal duo curatoriale Urbano Ragazzi con Jonas Mekas alla 56esima Biennale d'Arte di Venezia nel 2015.

Buongiorno Jumi! Come hai dormito questa notte? Sei riuscito ad addormentarti?
Mi sono addormentato intorno alle 5 di mattina...Ero alla festa di chiusura della Dubai Design Week e appena arrivato a casa l'insonne che vive in me ha deciso di cominciare ad abbuffarsi di episodi di Quantico e di scrivere nuova musica. Ho dormito tre ore! Ho dovuto svegliarmi presto e incontrare un amico per colazione… niente affatto divertente! Tu?

Io ho fatto certi incubi… Penso di avere bevuto un po' troppi Negroni a cena. Dici che dovrei prendere un volo per Dubai e visitare la tua clinica per il sonno, Sleepless Pe-Tal?
Oddio! Gli incubi sono la cosa migliore, ci dicono di più su di noi che i cosiddetti "sogni", avrei voluto essere al posto tuo. Negli ultimi anni ho sempre questo incubo ricorrente di me che muoio in un incidente stradale, ma nel sogno/incubo guardo il mio cadavere come una sorta di esperienza extracorporea o un angelo custode. Penso che venire da un paese che ha un'alta percentuale di morti legate agli incidenti automobilistici mi impedisca di non pensarci, è una mia paura concreta. Ad ogni modo, penso che tu abbia bisogno di 20 minuti di una dose forte di frequenze Delta… aiuteranno a rilassare il tuo corpo. Mmm magari avrei dovuto pensarci per me ieri sera! Ti manderò un file per scaricarle.

Haha in effetti forse ti avrebbero aiutato! Comunques sono d'accordo sugli incubi. Ma quindi è per via dell'insonnia che non bevi caffè? Quando in residenza a Milano ho scoperto che avevi solo caffè d'orzo e che non c'erano bar intorno pensavo di svenire...
A dire il vero amo il caffè ma ha un effetto anormale su di me, mi stende a dormire per poi farmi svegliare molto presto, quindi ho limitato le mie dosi. Lo bevo solo quando voglio autoconvincermi che mi metterò a lavorare, o mentre lavoro. Immagino sia il mio placebo.

Parlando di effetto placebo, come ti sei interessato a sviluppare un discorso sia artistico che teorico rispetto alla dimensione della psiche?
Onestamente non lo so. Quando le persone mi chiedono perché ho deciso di studiare psicologia scherzo sempre dicendo che volevo capire cosa c'è che non va con me. Mi sono sempre sentito fuori posto e studiare psicologia doveva aiutarmi a rilassarmi e riscoprirmi, ma alla fine mi sono ritrovato più confuso che mai… A parte questo, la combinazione di questi due mondi mi ha sempre affascinato. Ad esempio, quando ero al liceo avevo l'abitudine di dipingere molto e la maggior parte dei miei lavori allora era basata sulla psicologia dei colori; ho la sensazione che tutto quello che è venuto dopo sia stato un risultato di questa ricerca costante, per "scoprire" me stesso.

Dopo un mese a Milano, come ti sei sentito rispetto ai paesaggi sonori della città? Hai trovato qualche ispirazione o scoperto qualcosa di nuovo su di te?
Milano è molto grigia! Decisamente ha le sue frequenze come città… purtroppo non sono stato in grado di connettermici, ma in un certo modo questa disconnessione è stata ancor più di ispirazione per me, mi ha fatto guardare ancor più in profondità in me stesso per trovare nuove idee.

Quale pensi sia stata la tua esperienza milanese più folle?
Haha! Beh, tu ne sei stata parte! Quel giorno in cui vi ho convinto ad abbandonare la settimana della moda per venire con me ad un workshop, con quella sorta di culto della voce: tutto quello che ricordo sei tu che ti infili in queste discussioni sullo yoga con il moderatore e poi tutti quanti noi che ci urliamo a vicenda dei canti in un cerchio, mentre eseguiamo strane mosse di danza che avrebbero dovuto guarirci. È stato intenso!

Cosa invece hai amato di Milano? Ti mancava qualcosa degli Emirati?
Poter camminare in giro e lasciarmi perdere in una città sconosciuta. È stato pauroso ed eccitante ma mi sono goduto ogni secondo. Mmmm sai cosa mi è davvero mancato? Bere il Karak (tè caldo con latte e spezie). Potrebbe essere stupido da dire perchè avrei potuto farmelo a Milano ma mi è mancato cosí tanto! Karak è letteralmente la vita! A te invece cos'è piaciuto dei nostri giorni ai Frigoriferi Milanesi?

Quando assieme ai curatori Francesco Urbano Ragazzi - che hanno organizzato la tua residenza per FARE - siamo andati sul rooftop dell'appartamento e filmato la coreografia che Sofia Ginevra Gianní ha sviluppato sulla base musicale che hai creato pensando alle sue performance. Ma tu quando hai cominciato a comporre soundtrack?
A 16 anni ero in una band rock a scuola! Eravamo tremendi! Tuttavia mi ha aperto gli occhi sulla possibilità di continuare a fare musica. Da quel momento ho continuato a sviluppare le mie capacità di produzione e ho realizzato le colonne sonore di alcuni corti qua e là oltre che basi musicali per un certo numero di rapper degli Emirati Arabi.

Com'è la scena artistica a Dubai? Vai a molti opening? Qui a Londra ho l'impressione che andare agli opening ed essere sociali sia diventato un lavoro part-time, anche piuttosto impegnativo. Un sacco di potenziali ansie sociali per la tua clinica...
Haha sono d'accordo! Ma ad essere onesti sono anche un farfallone sociale, mi divertono i silenzi imbarazzanti, cosí come incontrare nuove persone. La scena negli Emirati sta ancora sviluppandosi, ci sono sempre più giovani artisti e musicisti che provano a scatenare dei cambiamenti e sperimentano molto con la loro pratica. È anche una scena piuttosto clemente, ad esempio se fai una brutta mostra a Londra o a Milano, penso che la tua carriera possa finire e che le persone si stufino presto di te come artista, ma negli Emirati anche con uno show orrendo le persone ti danno comunque un certo numero di chance per crescere ed evolvere, e le organizzazioni istituzionali ti continuano a supportare perché vogliono appunto che la scena cresca e si sviluppi.

Qual è la tua istituzione o galleria preferita a Dubai?
Onestamente sono un po' un figlio della scena artistica negli Emirati: sono cresciuto facendo volontariato e stage presso diverse istituzioni e gallerie, non potrei davvero sceglierne una. Sono stati tutti così di supporto per me e il mio percorso, sono un ragazzo davvero fortunato. Hashtag #Blessed haha!

Stai sviluppando anche un diario online da qui a dicembre, quando tornerai a Milano per mettere insieme la mostra finale come risultato della tua residenza FARE curata da Francesco Urbano Ragazzi. Da quale piattaforma si può seguire?
Il diario si trova qui. Mi raccomando guardate i video, sono stati appena caricati. Posso anticiparti che il tutto è davvero cool e che permette di fare esperienza della mia vita da una prospettiva differente.

Modestia a parte, parlando di coolness ho appena notato che hai cancellato da Instagram quella tua selfie fantastica in cui sembravi un ectoplasma spiato da CCTV! Ma visto che elimini spesso delle immagini, è questo effimero intenzionale oppure semplicemente ti vengono a noia? 
Mi annoio e poi odio il concetto di farsi selfie! Le trovo completamente insulse e non danno nulla di più alla mia esistenza, quindi quando ne metto una è soprattutto per prendere gioco di me stesso o di qualcun altro! Non vivo bene questa relazione di amore/odio con i social. Sono cresciuto con essi ma in qualche modo davvero non mi interessa condividere tutto, a dire il vero mi chiedo sempre se io debba o meno cancellare i miei profili sui social media. Per ora li sto tenendo ma davvero non so come mi sento a riguardo. È strano!

Sì, penso sia diventata per molti di noi una relazione piuttosto ambivalente. Non posso negare però che io adoro Instagram. Ad ogni modo, non vedo l'ora di vederci a Milano per la tua mostra di dicembre!
Si decisamente a te Instagram piace tanto…Haha! Ci vediamo tra un mese!

jumairy.com
soundcloud.com/jumairy

Crediti


Testo Matilde Cerruti Quara
Foto su gentile concessione di Jumairy

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