abbandonatevi all'onda dei ricordi con le fotografie di mara palena

Undertow - Memories Of An American Journey è il progetto fotografico dell'artista Mara Palena in mostra dal 25 febbraio presso Twenty14 contemporary a Milano, un viaggio evocativo tra i colori e le ombre dell'America di oggi.

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feb 15 2016, 9:50am

Scriveva John Steinbeck in Viaggio con Charley, il racconto di un road trip attraverso l'America assieme al suo fedele barboncino francese, "Molti viaggi continuano a lungo dopo che il movimento nel tempo e nello spazio è cessato." Molti viaggi proseguono tra i sentieri della memoria, tra le righe di qualche diario o intrappolati in qualche scatto fatto lungo la strada. Quello di Mara Palena, giovane fotografa italiana, continua tra le pagine di Undertow, un libro di fotografia che racconta la sua esperienza negli USA con una progressione di immagini e di colori che passano dall'alba nel deserto e tra le strade di periferia alle luci notturne delle insegne dei motel e delle slot machine nei casinò. Non è possibile dedurre il luogo o il tempo degli scatti di Mara, tantomeno l'identità dei suoi soggetti, ignari attori in questo ritratto crudo dell'America contemporanea. È proprio questo che ci permette di perderci dentro le immagini, ricreando quella sensazione di smarrimento che l'artista ha provato spostandosi da uno Stato all'altro con la sua analogica tra le mani: quel sublime matematico di kantiana memoria che continua ad ispirare scrittori, registi, reporter e creativi di tutto il mondo.
L'uscita del libro, prevista per il prossimo 25 febbraio, sarà accompagnata dall'inaugurazione di una mostra presso Twenty14 gallery, la prima personale dell'artista. Tramite gigantografie, collage e video che ci riporteranno ad un'estetica anni '90, l'exhibition permetterà all'osservatore di immergersi completamente in questa esperienza visiva che scatto dopo scatto, sembra farci sentire sulle labbra il sapore delle patatine fritte di Taster Twist a Venice Beach e l'odore della brezza dell'oceano.

Lo spazio della Twenty14 gallery in cui si terrà la mostra assomiglierà, secondo la tua descrizione, "alla stanza di una teenager degli anni'90". Puoi spiegarci il perché di questa scelta?
Mi piace l'idea che l'osservatore veda le mie immagini e si senta partecipe dell'ambiente, proprio come se entrasse nella stanza di una persona. Vorrei che lo spazio fosse riconducibile alle memorie di qualcuno, che la mostra venga vista come un viaggio che appartiene a chi l'ha intrapreso ma che può dare delle sensazioni anche ad altre persone. Le pareti coperte con collage, i poster molto grandi, avere all'interno della mostra una TV a tubo catodico che proietta immagini a raffica: tutto è pensato per renderti partecipe del mio viaggio, quasi come se ci fossi stato.

Che sensazioni ti ha dato questo viaggio in America?
È stato spesso alienante, non sono abituata a muovermi in spazi così grandi. Guidavamo 10 ore al giorno per raggiungere posti diversi, perciò durante le pause ci fermavamo anche in posti desolatissimi per fare foto. In Europa invece, e in Italia soprattutto, tutto si concentra in piccoli spazi. Negli USA l'uomo si perde in questa natura immensa e anche nel momento in cui ti avvicini alle città e incontri i motel e i benzinai nei luoghi un po' periferici, sei comunque frastornato. Si creano contrasti molto forti, si passa dalla natura selvaggia a spazi affollatissimi, dai deserti senza fine al caos dei luna park.

Come hai sviluppato questa tua estetica e qual è il tuo approccio quando scatti?
È un'estetica che ho sviluppato osservando. Mi è sempre piaciuto fare tanta ricerca, anche tramite le mie esperienze lavorative passate, in cui la parte visiva è molto importante; inoltre mi piace viaggiare e avere continui stimoli visivi, tramite le sensazioni che ho raccolgo poi diversi imput. 

Quando scatto mi piace mantenermi a distanza, non avere contatto con il soggetto che ritraggo. Il mio è un approccio un po' da voyeur.

Perché preferisci non avere un contatto diretto con i tuoi soggetti?
Mi piace catturare un istante preciso, che dura pochissimo. Mi piacciono questi momenti un po' se vuoi cinematografici, come se fermassi un film per un attimo. Mi piace che lo scatto sia caratterizzato da persone in movimento, persone che non sanno di essere fotografate, persone che se ne accorgono ma poi pensano di non fare parte della foto, persone che guardano dall'altra parte, persone che guardano per caso in camera.

Il fatto che scatti in analogico, catturando la realtà senza filtri, è in contrasto con l'artificiosità che spesso contraddistingue il mondo della moda. È una scelta consapevole la tua?
Sono sempre stata affascinata dall'analogico, penso sia più puro e immediato, almeno per me. Anche nella moda però c'è stato un ritorno a questa estetica dell'immediato negli ultimi anni, e credo questo sia un approccio legato alla mia generazione. È la generazione che ha assistito alla nascita e all'esplosione dello sviluppo tecnologico e che ora cerca un po' un ritorno alle origini. Forse mi piace l'analogico proprio perché mi ricorda quando ero bambina e gli artisti di quell'epoca.

Cosa ti ha insegnato lo styling sulla fotografia e viceversa?
Credo che tutte le tue esperienze messe assieme alla fine influenzino ciò che fai, dallo styling nel mio caso, ai film che preferisco, al luogo in cui vivi, perché il tuo occhio assimila continuamente cose differenti. La vita quotidiana ti influenza, camminare per le strade di una città piuttosto che un'altra ti rende una persona profondamente diversa.

A proposito di città, come hai vissuto Londra e perché hai deciso di vivere lì per alcuni anni? La consiglieresti?
Consiglio sempre Londra, soprattutto a persone giovani. È una realtà molto dinamica, ti dà la possibilità di conoscere persone molto interessanti perché è una città incredibilmente creativa, ci sono ogni giorno cose da fare, nascono sempre progetti nuovi e collaborazioni. Per me è stata una scelta casuale: la mia università aveva sede anche a Londra, scelsi di andare lì e poi ci rimasi perché ho trovato lavoro.

Come stai vivendo invece ora Milano?
Mi sembra cambiata rispetto a quando l'ho lasciata 7 anni fa, trovo sia in fermento. È ancora presto però per dare un giudizio dato che negli ultimi mesi mi sono dedicata completamente ai miei lavori e alla realizzazione del libro. Ho comunque una sensazione positiva!

Quali sono gli altri progetti fotografici a cui ti dedicherai nei prossimi mesi?
C'è questo nuovo libro che spero di riuscire a terminare entro settembre che si chiamerà Oikeiosis - study of introspection, ed è uno studio sull'introspezione tramite immagini. Sarà una raccolta di collage, raffiguranti volti di estranei catturati durante diversi viaggi. È un progetto sicuramente più concettuale rispetto ad Undertow, che non aveva un tema centrale, mentre Oikeiosis si sviluppa attorno ad un concetto ben definito. Analizzando la mente umana tramite ritratti, all'interno del libro l'introspezione viene vissuta in capitoli diversi: mostra la varietà della percezione umana. Sto leggendo anche alcuni testi di filosofia per approfondire bene questo tema; secondo gli stoici infatti, il termine oikeiosis indica è la conoscenza del proprio io, la percezione interna.

Perché hai scelto come tema proprio l'introspezione?
Mi affascina moltissimo la mente umana, e la fotografia in fondo è la connessione tra quello che succede nella realtà e quello che la mente vede.

Perché hai deciso di pubblicare un libro di fotografia? Che valore ha per te il cartaceo nel 2016?
Un prodotto cartaceo trovo sia molto più interessante, diventa un oggetto che puoi tenere, che puoi riguardare, a cui ti puoi affezionare. Il libro di fotografia a mio parere non morirà mai. Nel mio piccolo sono sempre stata un po' una collezionista, i libri dei miei fotografi preferiti li ho sempre comprati.

A proposito di fotografi, quali sono i tuoi preferiti?
Beh direi Mark Cohen, e Nick Waplington - ha fatto dei progetti che ho amato tantissimo e che mi hanno influenzata molto. Mi piacciono molto anche Derek Ridgers, Ed Templeton, beh la lista potrebbe continuare all'infinito...

Undertow - Memories Of An American Journey sarà in mostra dal 25 febbraio al 25 marzo presso Twenty14 gallery a Milano.

mara-palena.com

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto Mara Palena