i mille volti della femminilità attraverso gli occhi di una donna

In occasione del nostro nuovo numero dedicato allo sguardo femminile, abbiamo avuto il piacere di conoscere meglio la giovane fotografa italiana Claudia Difra per analizzare che cosa significa essere donna oggi.

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15 settembre 2016, 9:15am

Claudia Difra non ha sempre saputo di voler fare la fotografa, infatti, una volta finito il liceo ha scelto di intraprendere un corso di teatro a Londra che però ha lasciato dopo un solo semestre. Spinta dal desiderio di sperimentare quest'arte si è iscritta ad un corso di fotografia di moda alla Central Saint Martins, da allora se n'è innamorata perdutamente e non riesce più a farne a meno. "Chi non ha mai scattato in analogico e sviluppato manualmente non capirà mai il processo fino in fondo. Per me è stato fondamentale," descrive così la sua prima esperienza in una camera oscura. La giovane ragazza nata a Verona nutre una forte sensibilità verso il corpo delle donne e ha una passione per la ritrattistica femminile, che l'ha portata a sviluppare diversi progetti personali che vedono protagoniste giovani ragazze dall'aria fresca e genuina, donne che si limitano a sorridere e posare spontaneamente davanti all'obbiettivo di "una di loro". i-D ha avuto il piacere di incontrarla per capire più a fondo il suo punto di vista e perchè le donne sono per lei tanto affascinanti.

Quando hai iniziato a scattare fotografie?
A 15 anni nel garage di mio padre il sabato pomeriggio, invitavo le amiche a posare per me con vestiti e trucco davvero improbabili. Mi ispiravo ai servizi di Vogue… con scarsi risultati. Allora posavo anch'io con loro, per esibizionismo. Ora guardo quelle foto divertita.

Chi sono i soggetti dei tuoi ritratti? Perché prediligi la ritrattistica?
Le donne sono le mie muse, anche nella vita reale, quindi è naturale che siano i soggetti dei miei ritratti. Provo un piacere viscerale nel poter fungere da specchio della loro bellezza e fotogenia. Non c'è un motivo preciso perché prediligo la ritrattistica. Quando scatto, la macchina fotografica punta in alto, dalle spalle in su, come fosse un automatismo. Il viso è la parte più interessante delle persone, dalla quale fluiscono le emozioni che mi colpiscono, che mi affascinano e quindi le voglio rubare e incastonare nei pixel della macchina o negli alogenuri d'argento dei rullini. E così poi posso tornare a quel momento preciso nel tempo e ammirarlo, riviverlo, anche con un sentimento diverso, un po' nostalgico.

I tuoi ritratti sono molto intimi e naturali, come fai a creare questa sintonia con il soggetto davanti alla macchina fotografica?
Mi piace dirigere le ragazze, ma anche lasciare loro lo spazio per esprimersi; mostro loro le immagini che ho raccolto per il servizio e poi dico: "Inizia a muoverti lentamente, partiamo da lì." Quindi alla fine il risultato nasce da una sinergia d'istinti. Preparo dei moodboard prima dello shooting, ma spesso quando entrano in studio con la loro energia unica, cambia tutto… E finisco per fare tutt'altro.

Perché ti affascina così tanto la fotografia "da donna a donna"?
Perché mi piacciono le donne. Fotografarle è come poter dare loro uno spazio e una precisa identità che non hanno mai avuto e che tutt'ora faticano a guadagnarsi. Sono una femminista e credo che tutte debbano esserlo.

Cosa ti piace del corpo femminile? Che rapporto hai con il tuo corpo e poseresti mai per i tuoi scatti?
Tutto, dalla punta dei capelli alla punta dei piedi. Mi intriga il fatto che siamo tutte uguali e allo stesso tempo così diverse. Mi affascinano soprattutto i seni… così osannati e così censurati al tempo stesso. Trovo assurda la policy del #nocapezzolo sui social; medioevo! Sarei una bugiarda nel dire che ho un rapporto idilliaco col mio corpo, ma diciamo che migliora di anno in anno. Come disse Diana Vreeland "You don't owe prettiness to anyone". Certo, poserei per i miei scatti.

Cosa vuol dire essere donna nel mondo della fotografia? Ti sei mai sentita sottovalutata? 
Per quanto la nostra società si vanti di aver raggiunto la parità dei sessi, purtroppo il maschilismo è ancora ben radicato. Il mestiere del fotografo si è identificato per lungo tempo in figure maschili, quindi le donne devono sempre lavorare sodo per sfatare il mito. Mi è capitato di assistere fotografi che credevano non fossi all'altezza e/o non potessi far parte del loro team perché fatto di uomini.

Cosa credi di poter portare di diverso e nuovo nella fotografia rispetto ad un uomo? E nella alla fotografia in generale?
Posso solo sperare di far conoscere la mia visione estetica e il mio punto di vista che in quanto tali sono unici. Rispetto agli uomini sicuramente le donne raccontate da altre donne avranno un appeal meno sessuale. Le raccontiamo meglio, diamo loro più sfaccettature.

Come descrivi la tua fotografia?
Non credo di saperlo fare, preferisco riportare il messaggio che una persona mi ha scritto: "I tuoi scatti sono genuini e onesti, i soggetti rimangono fedeli a loro stessi. Hai un occhio per la semplicità senza renderla banale. È notevole come riesci a bilanciare la tenerezza nelle tue foto, che siano backstage, editoriali o reportage."

Che consiglio daresti a te stessa oggi?
Continua a scattare e rifletti sempre sul messaggio che vuoi comunicare con le tue foto. Non aver paura di cosa pensano gli altri, mai. Sii audace. Metti in discussione tutto quello che sembra assodato e normale, compresa te stessa.

L'ultimo numero di i-D, The Female Gaze, parla del mondo visto dagli occhi delle donne... Com'è il mondo visto dal tuo obbiettivo fotografico?
Meraviglioso e pieno di contraddizioni. Va protetto e raccontato. 

Crediti


Testo Cecilia Broschi
Foto Claudia Difra