maurizio cattelan

un'assurda intervista a maurizio cattelan, genio (in)compreso dell'arte

- Per molti sei colpevole di aver influenzato troppo l'arte contemporanea. Ti sembra giusto? - Sono sempre di più i giorni in cui mi sono sentito un piccione di quelli in cui mi sono sentito una statua.

di i-D Team
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08 aprile 2016, 10:05pm

maurizio cattelan

La maturità anagrafica di Maurizio Cattelan somiglia a una seconda giovinezza. Dopo il "pensionamento" precoce con All, la solenne mostra al Guggenheim nel 2011, dove ha messo il cappio al lavoro artistico di una vita, l'artista dimissionario non si è involato in una prigione dorata. Tutt'altro. Amante dei colpi di scena, la scorsa primavera ha presentato la mostra Kaputt presso la Fondation Beyeler di Basilea, esponendo cinque cavalli sospesi con la testa infilata nel muro che moltiplicavano l'opera originale del 2007 (Untitled), di solito esposta singolarmente, e sollevando quindi l'irrisolta questione se si trattasse o meno di un lavoro nuovo. Una tipica strategia che il curatore Fracesco Bonami ha definito ai limiti tra la "scorciatoia" e la "trovata geniale" per sopravvivere a se stesso.

Ma, soprattutto, Maurizio Cattelan ha dedicato il suo tempo alla creazione di un immaginario seducente e sinistro, fantastico, bizzarro, talvolta politicamente scorretto in tandem con il fotografo Pierpaolo Ferrari, partner in crime dell'onnivoro e vibrante progetto editoriale TOILETPAPER. Il magazine, con gli annessi e connessi di feste e progetti collaterali, non solo lo ha traghettato dall'augusto mondo dell'arte alla popolarità patinata a trecentosessantagradi, ma ha definito uno stile unico, con cui i due, Cattelan e Ferrari, stanno ridisegnando i confini dell'estetica pop contempoaranea. "Questa cosa è veramente TP" è una delle affermazioni più ricorrenti tra i collaboratori, che si sono allargati fino a raggiungere un numero non modesto, ma imprecisato, e somigliano piuttosto a una grande famiglia - tra zii avvocati, cugini scapestrati e fidanzatine - che a una piccola impresa. Qualcuno li ha battezzati "la nuova Factory." Quel che è evidente è che la trasformazione di TOILETPAPER in brand è già iniziata. Sono in costante crescita le relazioni intrecciate con il mondo della moda e del design: dalle lisergiche campagne pubblicitarie per Kenzo, alle felpe dolci-amare per MSGM, fino alla collezione di piatti, tazze, tovaglie, saponette e souvenir per Seletti e la seduta "The End" per Gufram. Il risultato è perlopiù costituito da prodotti "democratici", cioé facilmente accessibili al grande pubblico: verrebbe da dire che c'è un pezzetto di Cattelan per ciascuno di noi.

L'ultimo nato in casa TOILETPAPER si chiama 1968, ed è un libro fotografico in cui viene passata in rassegna la stupefacente collezione di Radical Design del collezionista greco Dakis Joannou. Pare sia stato lo stesso Joannou a commissionare il progetto - lo annoiava l'idea di un catalogo tradizionale - suggerendo che le immagini strizzassero l'occhio al glorioso Palyboy degli anni sessanta e settanta, quando la rivista di Hugh Hefner contribuì più di ogni altra pubblicazione a fare del design un fatto popolare.

Così tra lecca-lecca, tutine in lattice, spaghetti al sugo e signorine svestite, quel che ne è venuto fuori è un mondo a suo modo poetico, sexy, fantascientifico e un po' feticista in cui i mobili sono star in versione 2.0 di un universo complesso.

Piuttosto che un artista in pensione, si direbbe sia la versione non plus-ultra del celebrity artist, che sopravivve a se stesso e al di là della propria arte. È cuorioso che già nel 1998 in occasione della mostra al MoMA abbia voluto mettere ad accogliere i visitatori un omino mascherato da Picasso con testa pantagruelica e la tipica maglietta a righe. "Picasso è il grande mago e intrattenitore del mondo dell'arte del ventesimo secolo," aveva dichiarato Cattelan allora. Sembra dunque che abbiano qualcosa da condividere, ed è per questo che abbiamo pensato di sottoporre a lui, a Maurizio Cattelan, un set di domande liberamente ispirate a quelle che furono storicamente poste al caro Pablo.

Ti piace molto la parola "love" (amore), Maurizio Cattelan.
Sono affascinato dalle parole di cui non comprendo il significato.

Ti piacciono le persone?
Sì, se il piacere è reciproco.

Ti piace la televisione?
Trovo la TV molto istruttiva. Ogni volta che qualcuno mette in funzione l'apparecchio, me ne vado nell'altra stanza a leggere un libro.

Cosa faresti se fossi in televisione?
Saluterei tutti quelli che mi conoscono.

Se dovessi scegliere un periodo nella storia dell'arte o un'opera che vorresti sopravvivesse per sempre, su cosa cadrebbe la tua scelta?
Purtroppo o per fortuna, l'arte è già eterna, senza bisogno che io lo desideri.

Non cerchi, ma trovi. È così?
Ho passato una vita a cercare me stesso e a trovare qualcun altro.

Sai di essere un genio, Cattelan?
Quasi tutti sono nati geni e sepolti idioti.

Della critica te ne sei sempre infischiato.
Non necessariamente mi piace quello che scrivono, ma sono sempre interessato a leggerlo.

Come spieghi la tua popolarità?
Non me la spiego ma col tempo ho capito che non per tutto c'è una risposta sensata.

Qualcuno sostiene che dovresti avere molti rimorsi…
Sono interessato a cambiare il mio futuro più che il mio passato, e per altro non sempre ci riesco.

Hai mai sentito questo aggettivo: cattelanata? Per molti sei colpevole di aver influenzato troppo l'arte contemporanea. Ti sembra giusto?
Sono sempre di più i giorni in cui mi sono sentito un piccione di quelli in cui mi sono sentito una statua.

Hai avuto il privilegio di riuscire a coprire il mondo di CartaIgienica (ToiletPaper) e strappargli l'applauso. Come ti fa sentire?
Sarebbe stato peggio se lo avessi ricoperto di merda!

Crediti


Testo di Marta Galli
Fotografia del soggetto di Pierpaolo Ferrari per i-D
Nella gallery, foto per gentile concessione dell'Archivio Maurizio Cattelan: Bidibidobidiboo, 1996, foto di Zeno Zotti. Novecento, 1997, foto di Paolo Pellion di Persano. La Nona Ora, 1999, foto di Attilio Maranzano. La rivoluzione siamo noi, 2000, foto di Attilio Maranzano. Untitled, 2001, foto di Attilio Maranzano. Hollywood, 2001, foto di Attilio Maranzano. Him, 2001, foto di Paolo Pellion di Persano. All, 2007, foto di Markus Tretter. Untitled, 2007, foto di Zeno Zotti. L.O.V.E., 2010, foto di Zeno Zotti. We, 2010, foto di Pierpaolo Ferrari. ALL, 2011, foto di Zeno Zotti. 3 editions + 2AP of Untitled 2007, foto di Zeno Zotti.

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