la mostra di matthew stone ad art basel ci trasporta in altri mondi

Uno degli artisti preferiti di i-D ci racconta la sua performance in collaborazione con Dev Hynes e ci da una preview del video Other Worlds al Glyptotek Museum di Copenhagen, Danimarca.

di Emily Manning
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08 dicembre 2014, 10:35pm

Image courtesy Ketel One Vodka

Questo weekend Matthew Stone ha fatto parlare di se' al Wynwood district di Miami. Stone, collaboratore di i-D di lunga data, ha presentato la perfromance Other Worlds ad un gruppo ristretto di 100 persone. Un ibrido di elettronica (con Blood Orange di Dev Hynes), video scultura e performance fisica basata su ritmi sciamanici e movimenti rituali. Il suono era cosi forte da far tremare le mura del palazzo. i-D ha incontrato l'artista visionario per parlare del corpo, dell'importanza di creare opere in collaborazione con altri artisti e del perche' una buona dose di ottimismo sia ancora rilevante ai giorni nostri. Qui l'artista debutta anche il video Other Worlds in mostra al Glyptotek Museum di Copenhagen, Danimarca, co-diretto con Martin Garde Abildgaard.

Other Worlds da Martin Garde Abildgaard su Vimeo.

Ci puoi raccontare di Other Worlds?

E' un esperimento che a cui sto lavorando da qualche tempo. In un certo senso sto ripetendo questa performance in contesti differenti, e ci sono elementi che cambiano ogni volta. In questo contesto ho potuto includere l'idea di una video scultura realizzata con LED, lo schermo del video e' come una grande tela morbida, che si piega e dispiega come un tessuto iridescente. Ho fatto molti lavori che sono stampe su tela. Cosi questa e' una versione in movimento di quei lavori. La scultura che ne risulta e' sia un fondale che una fonte luminosa per gli elementi che compongono la performance. La durata della performance e' legata al suono di una composizione elettronica che ho scritto e prodotto. Inizia con una musica e finisce con la pulsazione di un drone. Dev Hynes ha contribuito con una composizione separata di 40 secondi che accompagna la danza finale. La mia musica elettronica si rifa' ai tamburi degli sciamani, che hanno un ritmo monotono e la funzione di interrompere i sensi. Questo mette il pubblico in uno stato di trance, o come gli sciamani dicono, 'uno stato sciamanico di coscienza' - che e' uno stato alterato del cervello prodotto da suoni ripetitivi - e la maggior parte della performance e' creata dal pubblico che e' esposto a questo suono. Quindi praticamente quello a cui assistiamo in questo lavoro e' una lunga composizione elettronica con 40 secondi finali di danza e performance.

Che funzione ha il corpo in questo lavoro?

Sto lavorando con una coreografa che si chiama Rosie Herrera, che ha gia' creato una coreografia che si sposa benissimo con l'idea di stati mentali alterati. Abbiamo estratto dei pezzi da questa danza e li abbiamo adattati per la mia performance. Piuttosto che mostrare i ballerini che entrano in uno stato di trance, li abbiamo presentati in uno stato gia' da subito alterato e li abbiamo fatti danzare in una dimensione mistica. Mi interessa vedere come il pubblico reagisce al suono che altera lo stato mentale. Ho sempre indagato l'uso del corpo umano per raggiungere stati astratti e oltrepassare lo stato fisico.

L'anno scorso ad Art Basel hai presentato Love Focused Like a Laser, una performance ibrida in collaborazione con un roster di talenti incredibile. Quest'anno hai deciso di lavorare con Dev Hynes. Quanto importante e' per te lavorare in collaborazione con altri artisti?

E' interessante perche' ultimamente ho realizzato delle fotografie che sembrano dei dipinti e le persone fanno fatica a vedere che sono delle foto, e questi sono i primi lavori che ho realizzato senza collaborare con qualcuno. Penso sia difficile separare il mio lavoro da collaborazioni con altri artisti. Alla base di tutto c'e' il mio amore per le persone. Mi piace moltissimo lavorare con altri e credo che questo si percepisca nelle opere. Penso di essere bravo nel creare un contatto con gli altri. Riesco a creare delle situazioni in cui le persone possono lavorare bene insieme, e piu' collaboro con altri piu' cemento la mia identita'. E' come un sistema matematico inverso, piu' accredito gli altri per il lavoro fatto insieme, piu' la forza di questo lavoro diventa una componente interessante che mi caratterizza per cio' che sono. Cio' nonostante sto diventando sempre piu' una sorta di eremita. 

Il tuo lavoro spesso include temi come l'ottimismo, la ribellione culturale, e le possibilita' che nascono da questa intersezione. Anche Other Worlds affronta questi temi, e se si, come?

"Ottimismo come ribellione culturale" e' una frase che ho scritto nel 2004, come parte di un manifesto. A quel tempo mi sembrava impossibile creare cultura e ottimismo in modo credibile. Quel senso iniziale di ribellione culturale ora non c'e' piu'. Molte cose sono cambiate ora. La campagna di Obama 'HOPE' e' un esempio interessante di qualcosa che a livello linguistico si e' mosso in quella direzione. Il mio ottimismo e' un tentativo di descrivere delle forze che si devono muovere nella direzione del futuro. Cerco di descrivere non solo il credere in qualcosa di diverso che possa esistere, ma anche l'idea che l'azione stessa possa muoversi nella direzione di nuove realta'. Penso sia difficile parlare di ottimismo al giorno d'oggi. Ma al tempo stesso penso sia necessario. Il mondo e' cambiato prima, e cambiera' ancora. L'ottimismo non e' solo il credo naive che tutto possa cambiare stando seduti rilassati a contemplare il mondo. Dobbiamo essere piu' dinamici.

matthewstone.co.uk

Crediti


Testo Emily Manning
Immagini courtesy Ketel One Vodka
Video courtesy Matthew Stone, 'Other Worlds' al Glyptotek Museum in Copenhagen, Denmark.'
Registi Matthew Stone e Martin Garde Abildgaard
Fotografia Thomas Jessen
Executive Producer Mikkel Grønnebæk
Post Production Søren Lindberg
Colourist Otto Norsker
Ballerini Emil Elg, Ane Carlsen, Teresa Fogh Schou, Kristian Skovgaard Andersen, Mette Valentin, Angela Krogsgaard, Liam Redhead, Ezra Shami

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