ecco perché abbiamo bisogno di m.i.a più che mai

L’uscita della sua nuova traccia "Can See Can Do” è stata un promemoria di quanto il mondo del pop avesse sentito la mancanza di Mathangi “Maya” Arulpragasam.

di i-D Team
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16 marzo 2015, 1:30pm

Nel weekend M.I.A. ci ha sorpresi con l'uscita della sua prima nuova traccia dopo il 2013, uno schiaffo stile agit-rap, chiamato Can See Can Do. "Alcune persone vedono aerei, altri vedono droni" canta nel secondo verso sopra synth ronzanti e feroci battiti, ai quali segue un coro orecchiabile e fortemente politico: "Voglio superare il passato, voglio fare un futuro con te", canta il ritornello.

Su SoundCloud, la traccia continua accompagnata da una strofa che è la quintessenza di M.I.A.: "conversazione democratiche! I Tamil stanno ancora aspettando! Le mie parole non valgono niente senza le mie idee politiche". Se non fosse abbastanza, l'artista ha scritto poco dopo su Twitter, lasciando intendere l'arrivo di nuovi pezzi e incitando i fan a resistere perché "l'estate sta arrivando".

Il ritorno di M.I.A. arriva insieme a Kanye West che ci ha stesi con le sue candide chiacchierate in università - uno spettacolino a sorpresa organizzato poche ore prima del suo concentro a Londra - e la promessa di un album in stile Beyoncé, e alla dolce Madonna che, a prescindere da cosa pensiate della sua ultima canzone, continua a stupire sfidando l'idea della società di come dovrebbe comportarsi una donna di 56 anni; il mondo della musica si era un po' impigrito negli ultimi tempi e aveva davvero il bisogno di una bella e sonora scossa. Aveva bisogno di un artista che, diciamolo, fosse in grado di mostrare il dito medio a una folla d 111milioni di spettatori durante il Super Bowl.

Sin dal suo debutto nel 2005 con l'album "Arular", M.I.A. è sempre stata volutamente provocatoria e sfacciatamente politica. Sunshower, affronta il culto delle armi e la discriminazione razziale, citando abilmente l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, con la quale una volta si allenava il padre -"Come la OLP, io non mi arrendo" - senza parlare dello scottante video per Born Free del 2010, ispirato alle uccisioni illegali degli uomini Tamil da parte dell'esercito dello Sri Lanka, raffigurante un genocidio di ragazzi con capelli rossi, così scioccante da essere temporaneamente bloccato su - e da - YouTube.

Persino la sua più grande hit, Paper Planes del 2008, contiene un messaggio: il titolo è, infatti, un termine coniato da M.I.A. per descrivere i falsi visti lavorativi usati per entrare negli Stati Uniti, e il suono ronzante di spari alle sue spalle simboleggia i pregiudizi della società verso gli immigranti. "Tutto quello che voglio fare è [...] prendere i tuoi soldi." La critica sostiene che le sue affermazioni politiche siano vaghe e precotte, e potrebbero avere ragione, ma lei è un'artista acclamata, non una politica in erba! Il suo obiettivo è semplicemente puntare l'attenzione pubblica su una problematica che le sta a cuore, e ci riesce alla grande. Insomma, chi altri scriverebbe un successo mondiale sui falsi visti lavorativi? Chi altro persino ci penserebbe?

La cosa meravigliosa è, però, che non solo è in grado di mandare messaggi socio-politici, ma sa anche essere divertente. Il suo singolo del 2012 Bad Girls sarebbe in grado di far sentire una tosta anche la più gracile delle donzelle durante il pezzo "my chain hits my chest while I'm banging on the dashboard"; Jimmy, uscito nel 2007, è un successo ridicolmente brillante che prende una vecchia canzone di Bollywood e la porta nelle discoteche. Non dimentichiamoci della recentissima Y.A.L.A. contenente riferimenti pop inaspettati e forse un po' mistici, a.e. "Bankin' offshore, take a trip to Singapore/I need to earn like I'm Julianne Moore" ("voglio un conto offshore, faccio un viaggio a Singapore/Ho bisogno di guadagnare come fossi Julianne Moore"). Come poteva sapere che l'attrice stava per vincere un Oscar ed entrare nel cast di Hunger Games?

Le tracce di M.I.A. non sono famose esclusivamente per i testi. Nel corso dei suoi quattro album, l'artista ha dimostrato un'abilità senza pari nello scovare suoni da tutto il mondo e fonderli con i suoi, creando un'unica e caleidoscopica forma di alternative pop music. I suoi pezzi spaziano dall'hip hop all'elettronica, prendendo in prestito anche elementi da generi meno conosciuti, come il baile funk brasiliano, il soca caraibico e le canzoni Gaana, popolari nella cultura Tamil. Dire che è avanti ai tempi è dir poco: puntualizziamo soltanto che lavorava con Diplo già dieci anni fa.

M.I.A. non è perfetta, e non tutte le sue ultime uscite sono degne di nota - e meno diciamo dell'incidente dei patatine fritte al tartufo del 2010, meglio è -, ma nel corso dell'ultima decade si è dimostrata costantemente interessante, innovativa e spavalda. "Can See Can Do" ci lascia intendere che ha ancora molto da dire e non ci resta che sperare che sia di parola e che l'estate porti con sé la nostra cara M.I.A. 

Crediti


Foto: Shawn Mortensen
Maglia Media Action for Darfur
Body Dalston Market
Gonna Paule Ka
Calze Walford

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