una fotografa si è fatta un selfie ogni volta che ha pianto per tre anni

La fotografa di Los Angeles Emily Knecht scatta autoritratti mentre piange molto più intimi di qualsiasi foto di nudo.

di Jane Helpern
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12 novembre 2018, 9:17am

La fotografa di Los Angeles Emily Knecht è ossessionata con l'intimità. La sua. Quella dei suoi amici. Quella degli sconosciuti, anche. E così, è sempre in conflitto con la sua comfort zone, e apre invece le chiuse dei suoi sentimenti. Andando oltre gli strumenti più tipici per provocare come free nipples e la masturbazione - anche se c'è tradizionalmente un'abbondanza di questi temi nel suo lavoro - cattura emozioni naturali e autoritratti pieni di lacrime in stanze e bagni e ristoranti e macchine. In qualsiasi momento la tristezza arrivi, davvero. "E' molto più vulnerabile e narcisista della nudità," spiega della sua serie di pianti, mentre stiamo sedute a gambe incrociate una di fronte all'altra sul pavimento del salotto del suo appartamento con mattoni a vista di Silver Lake in mezzo a pile di polaroid vagamente erotiche e cumuli di biancheria pulita e sporca.

Emily ha iniziato a fare foto all'età di 11 anni quando se n'è andata a Plantation, un campo estivo a tema fattoria per ragazze e ragazzi a Sonoma County. Lì ha imparato filastrocche e vissuto in tende e documentato i riti delle sue amiche che si preparavano per il grande ballo. Si presentava ogni estate con 50 fotocamere usa e getta e le usava tutte, fino all'ultima foto. "La maggior parte dei miei amici ne userebbe, tipo, mezza" ha detto esaltata. Chi non ricorda le sensazioni simultanee di sconforto e soddisfazione di caricare il rullino per il prossimo scatto e scoprire di non avere più munizioni? "Avrei ricoperto le pareti della casa dei miei genitori con quelle foto. Era la cosa che mi faceva stare bene." È una storia tipica del fare collage come rito durante la crescita, e un qualcosa da cui non è mai uscita.

In questo periodo, Emily lavora molto, a progetti molto personali, come a lavori commerciali. Ha scattato di recente Gigi Hadid e Shannon (di Shannon and The Clams). Usa il suo appartamento confortevole ed eclettico come studio, e passa il resto del tempo con il suo ragazzo musicista, che, a proposito, non le permette di pubblicare le foto che ha scattato al suo pene. "Mi lascia scattarle, ma non posso usarle," spiega. Queste sono solo le sfumature umane e incongruenze inaspettate che è così avida di analizzare nel suo lavoro. 

Dopo che i suoi genitori finalmente hanno accettato che Emily non avrebbe mollato la fotografia come aveva fatto col karate e altri hobby, le hanno comprato una macchina fotografica per la foto di classe del decimo anno. Da lì, si è mantenuta con quello, e si è laureata al Cal Arts con l'idea di diventare una fotografa di moda - un ambito che ha poi abbandonato, ma era sbeffeggiata dagli snob dell'arte con i pennelli nei sederi. "Avevo, tipo, tre amici," dice della sua permanenza lì. In realtà, anche i suoi professori non facevano che escluderla fino a che non li ha colti di sorpresa con il suo spettacolo per la tesi finale, un amalgama intenso ed evocativo di nudi personali e scritti e ritratti della migliore amica della nonna sul letto di morte.

"Feelings", la recente mostra solista di Emily alla Innocents Gallery a Los Angeles, è la prima mostra dell'artista dalla sua laurea nel 2009, e il climax di un progetto a lungo termine di ritratti che documenta su una pellicola 35mm ogni singola volta che ha pianto negli ultimi 3 anni. A volte per gli ex, molte volte per litigate con il suo ragazzo. Non importa quanto isterica diventasse, la sua macchina fotografica non era mai lontana. Era un'abitudine invasiva che a volte ha reso insofferente anche il suo ragazzo, che l'ha comunque sempre supportata. 

"Sul momento, se stiamo avendo una discussione e sto piangendo sono tipo 'Aspetta, devo fare una foto' e lui dice 'Ma che cazzo non va in te? È che ti fa distanziare dalla cosa? Ti collega ad essa? Cosa stai facendo?' E non so ancora la risposta." Per la fotografa, fa parte del fascino del progetto. "Ci sono state volte in cui ho fatto una o due foto e ho iniziato a piangere più forte e diventare più scossa, e altre volte che quando facevo una foto mi sentivo sollevata." Le foto e il processo di guarigione sono diventati inestricabilmente collegati.

"È un posto segreto, la terra delle lacrime" scrive Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo Principe. E parte della grande missione di Emily Knecht è esplorare il luogo magico e fertile traboccante di corsi salati e fiumi che straripano. Per vedere come si adattano le emozioni e come mutano quando smettiamo di nasconderci e condividiamo le parti più importanti di noi stessi. Non è sempre confortevole, non è sempre bello. In realtà, a volte le facce che facciamo sono assolutamente brutte. Ma forse ora che abbiamo liberato i capezzoli, è ora di liberare i sentimenti. Per vedere ancora più mascara gocciolante e labbra superiori che tremolano, possiamo attendere la versione estesa di "Feelings" in edizione rilegata. 

emilyknecht.com

Crediti


Testo Jane Helpern
Foto Emily Knecht

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