Nan Goldin, Blue, 2016

i disegni di nan goldin esposti per la prima volta a new york

La mostra 'blood on my hands' svela come il bisogno impellente di trascrivere tutta la sua vita in un diario abbia avuto un enorme impatto sull'artista che è oggi.

di Emily Manning
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09 novembre 2016, 10:45am

Nan Goldin, Blue, 2016

Nell'avvincente ed emozionante prefazione di The Ballad of Sexual Dependency, Nan Goldin definisce il suo tomo fondamentale del 1986 un "diario che ho lasciato che la gente leggesse". Non ci sorprende quindi che Goldin, una cronista compulsiva di momenti d'intimità, abbia tenuto dei diari per tutto il corso della sua esistenza. "Lo faccio ancora, ma non come un tempo," ha raccontato a Steven Westfall in una conversazione pubblicata da BOMB magazine. "Scrivevo anche mentre le persone mi parlavano. Sentivo la necessità di trascrivere tutto. Il fatto è che molto risulta illeggibile perché scrivevo anche da ubriaca. Scrivevo tutto e non ho mai riletto niente."

Nan Goldin, The blue boy with the chip on his shoulder, NY, Agosto 2016, 2016

Per la sua ultima personale, blood on my hands, Goldin ha spesso disegnato su questi suoi quaderni giovanili. E, anche se non ne ha riletto nemmeno uno, questo bisogno impellente di trascrivere tutta la sua vita in un diario ha avuto un enorme impatto sull'artista che è oggi. 

In tempi recenti, i disegni di Goldin sono diventati delle opere d'arte indipendenti e sono stati esposti per la prima volta con blood on my hands, ora alla Matthew Marks Gallery di New York. "Risultato della sua pratica regolare di riflessione quotidiana, hanno la stessa atmosfera emotiva delle sue fotografie," legge il comunicato stampa, "ma le immagini simboliche, il testo scritto a mano e le complesse superfici ottenute grazie all'utilizzo di un'enorme varietà di mezzi espressivi, introduce un elemento di espressività completamente nuovo nei suoi lavori."

Nan Goldin, Black, 2016

I pezzi esposti in blood on my hands risultano tanto espressivi soprattutto grazie a un sapiente utilizzo dei colori. Uno dei lavori di Goldin combina campi di verde intenso, blu profondi e malinconici e un pallido color lavanda. Il colore è anche l'elemento fondamentale e unificante delle fotografie esposte. Goldin le presenta assemblando più immagini in un unico reticolo a larga scala, un formato con il quale lavora da ormai 20 anni. Questi insiemi di fotografie sono blu, rosa, dorati, neri e rossi -- ogni colore funge da elemento unificante ai momenti che Goldin ha catturato nei suoi 40 anni di carriera.

Nan Goldin, The cyclops, Berlino/NY, Settembre 2016, 2016

Elisabeth Sussman, Sondra Gilman Curator of Photography del Whitney Museum, vede un parallelismo importante tra questi reticoli e le slide show di Goldin, la modalità in cui era stata presentata Ballad per la prima volta nel 1985 (e il modo in cui viene attualmente esposta al MoMA, con la colonna originale di Maria Callas e i Velvet Underground). "Il reticolo, un riflesso delle slide, riassume perfettamente la sua visione della storia e del tempo, che esistono in quanto insieme di vite individuali," scrive Sussman nel comunicato stampa, sottolineando la fascinazione che Goldin ha sempre avuto nei confronti dei concetti di ossessione e dipendenza.

Nan Goldin, Red, 2016

Crediti


Testo Emily Manning 

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