Tutto quello che "Romeo + Juliet" ci ha insegnato sulla moda

Capelli rosa bubble-gum, completi Prada e gilet D&G, ripercorriamo i look iconici di DiCaprio (giovanissimo) e degli altri giovani ribelli del film.

di Emily Manning
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27 ottobre 2021, 4:00am

"Come fai a raggiungere l'irraggiungibile?" chiedeva Glenn O'Brien a Baz Luhrmann nel 2016, durante una puntata del programma Tea at the Beatrice. Ciascuna delle pellicole di Luhrmann, che hanno incassato milioni di dollari, cela in sé qualcosa di incredibile. Nel 1992 il produttore esecutivo del suo primo film Ballroom - Gara di Ballo è improvvisamente deceduto durante le riprese, mettendo a repentaglio il futuro di quel musical sul competitivo mondo della danza. Per Moulin Rouge!, pellicola dalle atmosfere bohémien ambientata nel XIX secolo, il regista si è assicurato i diritti dell'iconica canzone di David Bowie, Dolly Parton ed Elton John semplicemente chiamandoli un giorno, senza alcun preavviso.

Ma l'irraggiungibile più irraggiungibile di Luhrmann, il più grande "com'è possibile che questo film sia stato fatto" è un altro: un blockbuster di due ore, ricco di colpi di scena e di star del cinema in cui si parla esclusivamente inglese Elisabettiano. Ci riferiamo a Romeo + Juliet, film del 1996 che è riuscita nell'impossibile compito di rendere appetibile il dramma di Shakespeare alla generazione MTV, con una colonna sonora in sonetti suonata da Radiohead e Garbage e incassando 147,5 milioni di dollari. In tutto questo, i protagonisti sfoggiano outfit Prada e D&G.

Tra le numerose rivisitazioni del capolavoro shakespeariano—da West Side Story a High School Musical—, nessuna ha mai deciso di mantenere il linguaggio arcaico del dramma originale. Luhrmann, invece, che si porta dietro uno stile sontuosamente drammatico dalla sua precedente carriera teatrale, ha scelto di non allontanarsi da una lingua così affascinante e ha quindi creato un nuovo universo in cui riportarla in vita. Stando agli appunti della produzione, il regista ha definito questo universo come un "mondo artificiale", uno spazio che si ispira all’iconografia religiosa religioso, all’immaginario tecnologico, alle incursioni folkloristiche e alla cultura pop. Questo mondo "ha fornito alla production designer Catherine Martin e alla stylist Kym Barret un'incredibile quantità di reference estetiche, pur rimanendo sempre ancorate alle parole di Shakespeare," spiega Luhrmann. Questo perché, come spiega la Martin, anche la Verona in cui il celebre scrittore inglese ha ambientato Romeo e Giulietta era un prodotto della sua immaginazione: "Era la visione di uomo inglese di questa mitica, italianissima città, dove la popolazione aveva il fuoco della passione che ardeva nei propri cuori… insomma, anche Verona è un mondo artificiale."

Screenshot via Youtube

Il mondo ipersaturato di Romeo + Juliet è Verona Beach, un luogo immaginario creato unendo Venice Beach, Miami e Città del Messico—principali location delle riprese—, città alla cui estetica e movimenti culturali si rifà il film. Le derelitte giostre da luna park, che in passato erano un polo d'attrazione turistica, sono così diventate un terreno fertile per gang e delinquenza. Inoltre, Martin ha sfruttato in modo fenomenale l'arte religiosa messicana, realizzando di set lussureggianti e romantici (con cui si è guadagnata un Oscar alla Migliore scenografia).

Ma il mondo creato di Luhrmann non si definisce solo nello spazio fisico occupato dai suoi personaggi. Anche questi sono l’esito di un pastiche di icone—dal modo in cui recitano a quello in cui si vestono: citazioni de Il Padrino, la realtà surreale da Fellini, le bellezze del Sud di Tennessee Williams. Sebbene i Montecchi e i Capuleti abbiano ereditato la faida famigliare dai loro avi, i giovani livorosi di Luhrmann sono invece uniti da un moto di ribellione comune: sconfiggere le vecchie generazioni. Dunque, era questione di creare un collegamento tra le due casate, pur mantenendo le rispettive identità. Come? Attraverso la moda.

Per descrivere questo abisso che separa la vecchia e la nuova generazione, il regista ha scelto di affidarsi (anche) agli stilisti: gli anziani delle famiglie Montecchi e Capuleti, racconta Luhrmann, "hanno un look anni '60-'70 alla Yves St.Laurent, mentre i giovani rifiutano questo stile." Un rifiuto che si esplica in due diverse forme: per i Capuleti—guidati da John Leguizamo nei panni di Tebaldo, il Principe dei Gatti—significa outfit eleganti, sexy e fatti su misura per gentile concessione di D&G, l'ormai defunta seconda linea di Dolce&Gabbana. A unire le generazioni di questa famiglia è una comune predilezione per abiti neri dalle linee pulite, ma ricchi di stampe e decorazioni, trasformando le fondine in accessori d'alta moda e mettendo in mostra le appariscenti fibbie delle cinture. Uno di loro ha persino una mascherina da denti in oro su cui è incisa la parola "SIN", peccato.

Immagine via Twitter

Sebbene i Montecchi appartengano alla stessa classe sociale dei Capuleti, la famiglia di Romeo ha un abbigliamento molto più easy e funzionale: camicie con stampe hawaiane, ampi pantaloni da lavoro e pantaloncini cargo abbinati ad anfibi o Converse Chuck Taylor. "Per i ragazzi Montecchi abbiamo scelto una sorta di atmosfera da Guerra in Vietnam," ha spiegato il costumista Barret, per citare la fine del conflitto a metà degli anni '70, "un periodo in cui i soldati indossavano camicie hawaiane, pantaloni corti e cappelli indigeni. Avevano inventato il loro personale modo di indossare ciò che trovavano per adattarsi al clima e all'ambiente circostante."

Sebbene i Montecchi non indossino gilè antiproiettile imbottiti come i loro antagonisti, il clan non è privo di un suo codice di decorazioni e ornamenti (ci riferiamo in particolare a Mercuzio durante la festa dei Capuleti, che sembra essere appena sceso da una passerella di Ashish). Non hanno bisogno di abiti lussuosi, le loro camicie a fiori sono abbastanza vivaci per rappresentarli; non devono pettinarsi i capelli all'indietro per mettere in mostra le loro fondine fatte a mano, loro i capelli li tingono di rosa acceso e li tengono corti. Le due fazioni si distinguono grazie a look e stili totalmente diversi, ma entrambi esprimono attraverso l'abbigliamento la loro voglia di ribellione, elemento che li unisce e collega nonostante le differenze.

La ribellione a questa ribellione sono Romeo e Giulietta stessi. Nonostante faccia parte della famiglia dei Capuleti, Claire Danes non indossa sottovesti trasparenti abbellite da piumaggi vari (né, sfortunatamente, un completo decorato con finti diamanti e con la scritta "tomatoes potatoes" della collezione D&G 1992); proprio come un giovanissimo Leonardo DiCaprio non sfoggia colpi di sole fucsia o pantaloni cargo, come se volesse fare un salto a un concerto dei No Doubt dopo l'ultima sparatoria. Barret per loro ha scelto abiti "il più semplici possibile, dalle linee pulite e senza alcun tipo di decorazioni,” racconta. E per farlo ha scelto Prada.

Negli anni successivi all'uscita del film, Miuccia Prada ha disegnato collezioni in cui compaiono camicie hawaiane vagamente dark, abbinamenti di colori spiazzanti e decorazioni dalle vibrazioni punk. Ma a metà anni '90—quando Miuccia era ancora alle prese con la trasformazione del brand da azienda di famiglia specializzata in pelletteria a impero del ready-to-wear—sono state le sue "linee pure e sottili" ad attrarre la Barret e il resto del mondo, grazie a un'eleganza discreta e mai appariscente.

Col lancio della prima linea uomo nel 1993 (scegliendo come testimonial giovani attori), Prada ha creato l'abito da sposo per Romeo: completo di camicia in cotone e cravatta a fiori come omaggio al look di famiglia. Anche gli outfit scelti per la sposa Juliet sono altrettanto semplici e lineari—persino il suo costume da angelo al ballo dei Capuleti si nota per la ricercata semplicità di linee. Luhrmann ha scelto Danes per il ruolo di Giulietta dopo averla vista nella serie tv My So Called Life, ma ha eliminato le felpe e le camicie in flanella scegliendo invece t-shirt bianca e jeans.

La ribellione giovanile assume forme diverse in questo film, ma ogni scelta di stile è integrata nel mondo creato di Luhrmann—proprio come alcuni stilisti creano un mondo per le loro collezioni. Il cocktail di minimalismo Prada, Vietnam-incontra-il-centro-commerciale e sensualità D&G perde infatti di senso se traslato al di fuori dei confini dell'immaginazione di Luhrmann—proprio come fare cantare i sonetti shakespeariani ai Butthole Surfers o ai Cardigans, che a prima vista poteva sembrare un'idea disastrosa. Eppure sono proprio queste scelte azzardate ad avere reso l'adattamento cinematografico Romeo + Juliet così iconico. Tipo, se qualcuno scegliesse outfit Vetements per portare Il Crogiuolo sul grande schermo, beh saremmo già in fila per un biglietto.

Crediti

Testo: Emily Manning
Immagini: via Twitter

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