cos'è il lusso nel 21esimo secolo?

Con l’inaugurazione della mostra What is Luxury? che si terrà al V&A alla fine di questa settimana in UK, i-D va oltre gli abiti fatti di diamanti e ricami per capire quali sono i veri lussi della nostra generazione.

di i-D Staff
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21 aprile 2015, 9:05am

Big Brovaz una volta cantava, "comprami diamanti e rubini, impazzisco per le Bentley," ma è davvero questo quello a cui pensiamo quando si tratta di definire il lusso nel nostro secolo? Siamo davvero tutte material girls che versano champagne in abiti Gucci e reputano casual il logo Louis Vuitton?

L'industria della moda è sempre andata di pari passo al concetto di lusso. Dalle ragazze Chola ricoperte di velluto di Givenchy, con i loro enormi septum e le gigantesche gemme piazzate sul viso, fino alle ingioiellate regine delle nevi di Ryan Lo che sembrano uscite da una carillon pieno di gioielli, siamo stati abituati a decorazioni a dir poco principesche. E non è difficile venir risucchiati dalla Città dei Balocchi che è il mondo della moda mentre si sfogliano riviste patinate, accecati dai cartellini astronomici. Ma è davvero tutto oro quello che luccica? Come si può sognare di vivere nella magione Moschino Malibù, quando il mondo reale sta andando in rovina?

Avere un posto nell'industria del lusso che è la moda non implica non avere delle responsabilità. Per ogni stilista, la passerella è la piattaforma per portare il pubblico in un luogo magico dopo possano fantasticare sulle storie nascoste dietro agli abiti che passano loro davanti ma, per quanto magica possa essere la moda, è il concetto che sta alla base la cosa più accattivante di ogni sfilata. Nel bene o nel male, l'era digitale ha distrutto l'esclusività delle sfilate rendendole accessibili a noi tutti tramite il live streaming e mai c'è stato un momento migliore per venir ascoltati tramite l'elemento visivo, specialmente se si usa la piattaforma-passerella per protestare.

Si prenda ad esempio Sua Maestà Vivienne Westwood, la prima rivoluzionaria nel mondo della moda, che sta sfidando la politica dagli anni '70, quando contribuì a definire l'estetica del punk. Vestita per la battaglia, con il volto dipinto, la ragazza Red Label per l'autunno/inverno 2015 è una impavida divoratrice di libri, amante delle cultura che vota verde - e Viv non perde tempo per esortarci a fare lo stesso: Vote Green, è il titolo della collezione. E non è la sola. Un grande numero di stilisti tra cui Meadham Kirchhof, Rick Owens e Walter Van Beirendonck hanno già utilizzato la passerella per dimostrare i loro manifesti politici e sociali. E forse la campagna della signora Westwood è stata accolta con più sincerità rispetto al tentativo di Karl Lagerfeld di ribellarsi al patriarcato con la sua marcia di protesta al finale della sfilata Chanel p/e 2015, ma il messaggio di Vivienne può effettivamente fare la differenza tra i giovani.

È così facile stare alla larga da quel parco giochi che è la politica: ci sono state fatte false promesse in passato e non sorprende pensare che il futuro sembri tetro, ma appunto per questo motivo fare politica non è mai stato così vitale. Nel 2013, la percentuale di italiani al voto è crollata, e per la prima volta meno dell'80% degli aventi diritto è andato a votare. Alle ultime elezioni in UK (nel 2010) sono state ben 15.9 milioni le persone che hanno deciso di astenersi. Un dato altissimo che dimostra quanto i disillusi pensino che il loro voto non faccia la differenza ma, quando si guarda alle statistiche, la scusa non è più valida. Eppure c'è così tanto che dobbiamo difendere: i diritti per i giovani, il controllo degli affitti, l'istruzione gratuita, la tutela della vita notturna, l'uguaglianza di classe, razza e genere. Questi sono i veri lussi must-have del futuro.

La cosa importante da tenere a mente è che il diritto di votare è esso stesso un lusso; ci è stata data la possibilità di definire il nostro futuro in politica ed è giunto il momenti di prendere in mano la situazione. I giovani d'oggi sono le persone del futuro e noi abbiamo il potere di fare la differenza. Come siamo tutti ben consapevoli, il governo è più che felice di buttarci a terra e non ci ascolteranno fino a quando non alzeremo la nostra voce: la nostra generazione è stata benedetta - e maledetta - dal dono dei social media. Nonostante gli innumerevoli difetti, ironicamente anti-sociali, se utilizzata progressivamente il web può diventare una piattaforma globale per inviare petizioni, condividere opinioni pubbliche e influenzare i cambiamenti che stanno accadendo al mondo intorno a noi. Da #blacklivesmatter fino a #freethenipple, internet è diventato il luogo delle rivolte, ottenendo già piccoli dei risultati. Formare un gruppo online per poi uscire dal cyberspazio e marciare per strada non è mai stato così facile. Siete forse favorevole all'economia che promuove le disugualianze o al surriscaldamento globale?

Basti pensare alle condizioni attuali della società, la crisi degli alloggi a Londra, per fare un esempio. Una situazione che è ormai diventata parte integrante della comunità della classe operaia e multiculturale della capitale britannica da generazioni, con la fine delle case popolari e alloggi a prezzi accessibili brutalmente sostituiti da appartamenti di lusso. La parola 'lusso' può quindi davvero essere associata a qualcosa quando il resto del mondo è spinto verso la povertà? La capitale inglese si sta trasformando in una città di smeraldo abitabile solo dai super ricchi e sembra non ci sia più un posto definibile come 'casa'. E fuori dall'Inghilterra, vi starete chiedendo? Beh, un quarto di mondo vive nella povertà più assoluta, ma a chi si può dare la colpa? Fare una dichiarazione politica sulla passerella è una cosa, ma l'industria della moda è un'industria che spesso e volentieri si base sullo sfruttamento. Al posto dei nostri cuori, sulle giacche portiamo appuntati dei loghi. Dovremmo dare la precedenza alla nostra coscienza, non alla ricerca di complimenti basati su uno stile di vita consumistico.

Il mondo sta andando a pezzi e teme il terrorismo e la corruzione, ed essere giovani, oggi, è più difficile che mai. Ma siamo tutti sulla stessa barca, in lotta per trovare un lavoro che ci permetta di pagare una casa che costa troppo o una laurea che non ci aiuterà ad avere un posto fisso. Ci sono cose che sono un lusso maggiore di un abito da quattromila euro. Non si parla più di socializzare bevendo champagne mentre si sfoggia un abito firmato: si tratta di far ascoltare la propria voce, alzarsi in piedi per quello in cui si crede ed essere in grado di fare una scelta… e siate sicuri di stare facendo quella giusta. 

Crediti


Testo Billie Brand
Foto Mitchell Sams, Vivienne Westwood Red Label autunno/inverno 15

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