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la comunicazione nell’era digitale: il linguaggio delle emoji

Basta una veloce occhiata al nostro schermo per vedere quanto il linguaggio si sia spostato dalle parole scritte alle luccicanti e felici emoji, ma che cosa dice questo della nostra generazione?

di Billie Brand
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01 giugno 2015, 7:30am

Padroneggiare il dialetto digitale delle emoji è un'abilità fondamentale nel ventunesimo secolo. La comunicazione analogica fondata sulla bolletta di fine mese venne rimpiazzata negli anni '90 dall'uso di messaggi come C6 DP? GRZ sui nostalgici Nokia ma, invece che muoversi verso pascoli più colti, la comunicazione moderna si è indirizzata verso minimali faccine gialle e sorridenti. Non importa quanti biglietti d'amore e lettere da vecchi amici di penna abbiate ammassato sotto al materasso in un disperato tentativo di restare in contatto coi bei tempi andati, il mondo si è diretto verso un luogo fatto di pixel e, da quando piccole immagini hanno rimpiazzato le parole scritte, sembra quasi di aver raggiunto un nuovo rinascimento comunicativo. Possiamo dire tranquillamente che noi <3 emoji.

La scorsa settimana, il professor Vyv della Bangor University - che si è dedicato allo studio della veloce evoluzione delle emoji - ha dichiarato che le emoji siano ufficialmente il tipo di linguaggio più velocemente in crescita nel Regno Unito; "come linguaggio visivo, le emoji hanno di gran lunga eclissato i geroglifici: il loro precursore egizio ha infatti impiegato secoli per svilupparsi". Sembra quasi il compimento di un ciclo: invece che espandere il nostro vocabolario, siamo ritornati all'antica forma della simbolizzazione. Con l'avanzamento tecnologico, le nostro abilità linguistiche sono state lentamente abbandonate così come al declino della messaggistica si è contrapposta la nascita delle emoji. Instagram ha recentemente riportato che di tutto il testo utilizzato sulla il piattaforma, il 48% è costituito da emoji. All'inizio di quest'anno abbiamo visto l'introduzione di principesse multietniche, coppie dello stesso sesso e la bellezza di trentadue nuove bandiere e Unicode, il genio del male dietro le emoji, ha già programmato il lancio di altre trentotto icone entro il prossimo giugno. Basate sulla richiesta popolare, queste includeranno cowboy, dita incrociate, selfie e - rullo di tamburi- un avocado.

In un altro recente studio, condotto da Talk Talk Mobile, il 72% dei giovani tra i 18 e i 25 anni ammette di trovare più facile esprimere i propri sentimenti tramite emoji, piuttosto che con le parole: "Credo che le persone siano maggiormente connesse l'una con l'altra tramite le emoji, rendono la comunicazione più divertente," sostiene Dan Brill, autore di Emojinalysis, un Tumblr interamente dedicato a dissezionare persone attraverso l'uso che fanno delle emoji. "Onestamente non capisco gran parte delle reazioni alla rivolta delle emoji, sono sicuro che abbiamo detto la stessa cosa dei messaggi quando hanno preso il posto delle telefonate, che ci allontanavano l'uno dall'altro, eppure io e mia sorella ora abbiamo un flusso di comunicazione costante invece della classica telefonata una volta alla settimana che farei fatica a fare."

Guardando continuamente il nostro schermo, l'ossessione verso i nostri corrispettivi online ci sta sfuggendo decisamente di mano: siamo una società fatta esclusivamente da narcisisti pazzi per i selfie? Persino con il recente aggiornamento, alcuni di noi sono ancora alla ricerca del loro equivalente virtuale, come i capelli rossi o le coppie inter-raziali per fare un esempio. Di fatto, qualche giorno fa un amico mi ha confessato quanto sia vera questa situazione: "Qualche volta mi sento nel mezzo di una crisi d'identità perché non riesco a trovare un emoji che mi rappresenti", mi ha confessato. Se le emoji sono nate come semplici icone per esprimere stati d'animo, perché lo spettro delle varie tonalità di pelle, delle sessualità e dei generi è diventato così necessario? Sembra quasi che nel ventunesimo secolo, le emoji stiano iniziando a plasmare le nostre identità mettendo in luce il nostro bisogno di un alter-ego cibernetico: spiccare nel rumore bianco del cyberspazio è diventato cruciale per le nostre identità online e le emoji non sono più semplici modi per esprimere emozioni, ma veri e proprio strumenti fondamentali per l'espressione della nostra individualità.

Nonostante siano utili e connettano le persone nella sfera digitale, viene impossibile non chiedersi se contribuiscano anche a disconnetterci dalla realtà. "Le emoji verrano rimpiazzate da qualcos'altro ben prima che abbiano la possibilità di plasmare una generazione, ma ci sarà sicuramente uno spettro di persone che non sarà più in grado di guardare allo stesso modo una pesca o una melanzana," ci spiega Dan Brill. I trend tecnologici vanno e vengono (Friendster, MySpace, Bebo?) e, se il declino delle emoji è inevitabile, da che cosa saranno sostituite? Un distopico mondo digitale in cui l'unica forma di auto espressione sarà rappresentata da un qualche avatar post-emoji? "Personalmente, io cerco sempre una GIF di risposta per una mail, prima di pensare a che cosa poter scrivere," continua Brill, "e non sto dicendo che nulla di tutto questo sia necessariamente una cosa positiva. In quanto scrittore il declino della parola scritta è una prospettiva semplicemente terrificante ma anche molto vera."

La parola scritta dominerà mai di nuovo? Persino Vladimir Nobokov, la cui splendida prosa venne immortalata nel classico della letteratura Lolita, ha riconosciuto che alle volte una emoticon può parlare più forte delle parole stesse. In una intervista al New York Times nel 1969, all'autore venne chiesto dove si sarebbe posizionato rispetto agli altri scrittori, "Penso spesso che dovrebbe esistere uno speciale carattere tipografico per il sorriso - una sorta di segno concavo, una parentesi tonda supina, che ora vorrei utilizzare come risposta alla tua domanda."

Perché siamo così ossessionati dalle emoji? Brill ci ha dato la risposta migliore: "Sono divertenti. Parlare di sesso con melanzane e schizzi d'acqua è molto più divertente che con le parole vere e, soprattutto, la tecnologia ci permette di diventare sempre più visivi nella comunicazione." Sembra proprio che il lucente e felice mondo delle emoji ci abbia affascinati tutti. Siamo la generazione che non vuole crescere. Non potremmo nascondere dietro le emoji per sempre ma per il momento meglio così che affrontare la realtà. E poi, facciamo i seri, cosa c'è di male nell'imbellire il nostro mondo con cuori, delfini e arcobaleni?

Crediti


Testo Billie Brand