i nudi eclettici dell'artista shae detar

Ecco come questa bizzarra artista newyorkese si è affermata grazie all'aiuto di Instagram e lavorando duramente.

di Sarah Owen
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12 novembre 2015, 10:00am

Shae Detar è una sorta di creativa Riccioli d'oro. Ha capito che non era portata per la recitazione quando ha trovato delle difficoltà nell'imparare il linguaggio di Shakespeare. Dopo un breve periodo da modella ha deciso di iscriversi alla School of Visual Arts, ma nemmeno stare ore al computer occupandosi di graphic design si è dimostrata la scelta giusta, dato che il desiderio di Shae era creare qualcosa con le proprie mani. Il suo amore per i collage, i colori e le forme di espressione tangibili l'hanno portata in un mondo di arte bizzarra e da sogno, adottando un'antica tecnica di pittura a mano per creare delle fotografie dedicate ad animali, natura e forme femminili. Shae ha parlato con i-D dei corpi delle donne, del farsi strada a New York e di com'è sopravvissuta alla sua prima esperienza lavorativa.

Quando si è manifestata la tua passione per la fotografia e per la pittura?
Quando ero un'adolescente ho iniziato a comprare riviste, a tagliarle per fare dei collage e a dipingerci sopra. Non avrei mai pensato che tutto questo fosse visto come arte e non avevo sicuramente intenzione di essere riconosciuta come artista, perché ero convinta che sarei stata un'attrice per tutta la vita.

Da dove viene il tuo interesse per la figura femminile?
Sono cresciuta tra riviste di moda perlopiù giapponesi e inglesi, mi piaceva molto il makeup e lo styling. Prendi questa passione, uniscila alla mia formazione teatrale e frulla tutto insieme: ottieni un prodotto artistico colorato, stilizzato e cinematografico, o teatrale. Trasformo le immagini che mi compaiono nella mente in fotografie e, per una strana ragione, i soggetti devono sempre essere donne. Quando ho deciso di scattando nudi femminili ho scelto consapevolmente di ritrarre i corpi senza veli facendo in modo che le donne non si sentissero un oggetto sessuale. Oramai sono abituata al fatto che i media continuino a proporci un immaginario sessualizzato, cercando di stabilire quale sia il significato che il pubblico deve attribuire al corpo femminile. Non sono di certo la sola a voler ritrarre i corpi delle donne in un modo più dignitoso.

Parlaci della campagna pubblicitaria che hai creato per Aritzia.
Aritzia mi ha trovata su Instagram alcuni anni fa. In realtà la campagna per Aritzia è stata solo il secondo lavoro professionale che ho fatto durante questo mio percorso artistico. Il primo è stato l'editoriale online per Aritzia e, circa sei mesi dopo, mi hanno presa per la campagna. Il ragazzo che mi ha assunta era esilarante! Il direttore della compagnia doveva avergli messo pressione e lui era molto nervoso all'idea di ad assumere qualcuno senza esperienza come me al tempo. Continuava a ripetermi: "Se sbagli potrei perdere il lavoro." Il mio mantra mentre lavoravo alla campagna è stato "Fake it until you make it", cercando di non farmi influenzare dal suo nervosismo. Alla fine sono riuscita ad elaborare due proposte, loro ne hanno scelta una e mi sono impegnata per realizzarla. È successo tutto così in fretta, è stato emozionante e surreale e a loro è piaciuto molto il risultato finale. Mi sono messa alla prova e ho capito di essere capace di accettare un progetto così grande e riuscire a completarlo con successo. Dopo quell'esperienza nulla mi ha più fatto paura.

Quando hai esposto i tuoi lavori per la prima volta e cos'ha significato per te?
Devo la mia prima esperienza in una galleria alla gallerista e curatrice Andi Potamkin. Andi è una donna sorprendentemente originale, appassionata e ispiratrice che ha creduto in me sin dall'inizio. Lei e il proprietario della NYC gallery Steven Kasher hanno organizzato una mostra d'arte a Chelsea che includeva cinque fotografe donne, e io ero una di loro. La mostra è stata fondamentale per me in molti modi e la quantità di pubblicazioni che abbiamo avuto grazie ad essa ha aiutato molto la mia carriera. Mi ha aperto un sacco di porte.

Ritieni che sia ancora difficile per un'artista donna lavorare a New York o ti senti a tuo agio in questo momento della tua carriera?
A volte è davvero difficile, ma cerco di ricordare che, se si vuole fare qualcosa di importante, si deve per forza affrontare qualche sfida a un certo punto, no? E di solito, è proprio attraverso i momenti di difficoltà che cresciamo davvero e diventiamo più forti. Credo che si debba lottare per raggiungere nella vita quello che si vuole veramente. Ho dato all'arte tutta me stessa, e non smetterò mai di impegnarmi.

Quanto è stato importante per te e per il tuo lavoro utilizzare i social network come Instagram?
Instagram è stato importantissimo per la mia carriera. Ha mostrato al mondo il mio lavoro e la gente ha iniziato a condividere le mie immagini sui loro blog o sui loro account Instagram. In questo modo galleristi e curatori hanno trovato i miei lavori e li hanno esposti nelle loro mostre. Sono stata anche scoperta da brand che mi hanno assunta per lavorare con loro. Instagram è una piattaforma che può aiutarti davvero se sei un artista.

shaedetar.com

Crediti


Testo Sarah Owen
Immagini Shae Detar