Fotografia Mitchell Sams

come balenciaga e demna hanno rivoluzionato l’estetica della nostra generazione

Quello che vedrete in vetrina da Zara nel 2018 è la diretta conseguenza dei nuovi codici estetici scritti da Balenciaga.

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dic 20 2017, 4:45pm

Fotografia Mitchell Sams

Gli ultimi look creati da Alexander Wang che il pubblico ha potuto ammirare sulla passerella di Balenciaga sono stati un breve sogno dominato da colori neutri. Il design era morbido, leggero, ricco di rifiniture e delicato. Era duttile e naturale, non femminile né maschile, curato sin nei minimi dettagli. Dal Balenciaga di Alexander Wang sembrano passati secoli, non pochissimi anni.

Questa falsa percezione è dovuta in parte alla velocità con cui il mondo della moda si muove oggi, che ricorda un criceto impegnato a correre sulla sua ruota: corre, corre e non sa ricordare cosa sia successo anche pochissimo tempo prima. Ma principalmente sembra sia passato così tanto tempo dalla collezione d'esordio di Demna per l'autunno/inverno 2016 perché lo stilista ha completamente cancellato il passato più recente di Balenciaga. Raccogliere l'eredità di Nicolas Ghesquiere non è certo un compito semplice, ma l'impressione è quasi che Wang non abbia mai ricoperto quel ruolo a causa del suo successore.

Demna e Balenciaga sono in perfetta sincronia. Lui e il brand sono perfetti l'uno per l'altro in questo momento, e la dimostrazione è il successo commerciale e di critica avuto nell'ultimo biennio. Non che Alexander Wang avesse diminuito il volume di vendite della maison o fosse stato duramente criticato dagli insider dell'industria—ennesima dimostrazione di quanto Demna abbia ulteriormente migliorato Balenciaga, trasformando il suo linguaggio in un codice universale e incapsulando nelle sue collezioni lo zeitgeist contemporaneo. L'estensione del fenomeno è così ampia che sarebbe difficile immaginare oggi qualcuno che alzi un sopracciglio o si mostri perplesso di fronte alle sue scelte, come accadde invece quando arrivò in casa Balenciaga.

La ragione di quegli sguardi dubbiosi va ricercata, come ha scritto Lauren Milligan (perdendo di vista lo zeitgeist di cui sopra) su Vogue nel fatto che Demna è "uno stilista d'avanguardia sulla scia di Martin Margiela." Vanessa Friedman, in modo più accurato, ha invece previsto che "sebbene della scelta di Gvasalia come Direttore Creativo di Balenciaga fosse un pettegolezzo ampiamente diffuso, in molti l'avevano bollato come ipotesi impossibile a causa dell'estetica estrema di Vetements, in contrapposizione con lo storico elitarismo di Balenciaga." Dopo un inizio così scettico, eccoci qui: Demna regna oggi incontrastato sul regno Balenciaga e lotta con Alessandro Michele per lo scettro di designer più rilevante della contemporaneità.

Ci è arrivato unendo con intelligenza tutti quegli elementi che tanto rendevano cinici i giornalisti di moda. L'atteggiamento d'avanguardia di Margiela, l'estetica streetwear di Vetements e l'elitarismo di Balenciaga, mixandoli e reinterpretandoli a suo piacimento, perché l'estetica streetwear è il nuovo elitarismo e il primo a capirlo è stato proprio Demna. Viviamo in un mondo di egualitarismo ricercato, rarissimo e in edizione super limitata non accessibile alla stragrande maggioranza di noi.

Questa è la moda della nostra generazione, una continua ridefinizione degli spazi tra vecchio e nuovo elitarismo. Ed è proprio in questi spazi che possiamo trovare l'estetica che definisce il 2017. È un elaborato gioco di rimandi, richiami e strizzatine d'occhio, un attitude solo all'apparenza rilassata da sfoggiare di fronte allo snobismo della moda vecchia scuola.

Sogghignare e guardare in malo modo alcune delle novità apportate da Demna sarebbe facile, certo. Pensiamo all'estetica del brutto, alla ricontestualizzazione del quotidiano nel mondo del lusso, al drammatico gioco di (s)proporzioni, al desiderio di portare la mania del logo all'estremo, al modo in cui mette in discussione i canoni a cui siamo abituati. In mezzo a tutto ciò, e in mezzo all'inarrestabile flusso di decostruzione collaborativa di Vetements, Demna ha creato un patchwork stilistico che ha causato una rivoluzione nell'industria della moda. Il suo successo ha cambiato l'atteggiamento di un'intero settore, rendendo lo streetwear qualcosa a cui guardare con rispetto, ammirazione e serietà. Sicuramente da non sottovalutare, né categorizzare come sottocultura. Possono unire il logo della Kering—la multinazionale proprietaria di Balenciaga—a quello di Bernie Sanders in una sola collezione senza causare una frattura o uno scollamento. È uno scontro di opposizioni che ruotano attorno a un mondo online sempre più frammentato, in cui non esistono più differenze tra mainstream e underground, tra corporate e indipendenza, tra autentico e fake, tra kitsch e chic.

"Ci sono molti interrogativi ancora senza risposta che riguardano il significato del lusso e dell'underground," ha dichiarato Demna. "Vetements si è trovato al posto giusto nel momento giusto. Tutti sono saliti su questo carro, è una questione generazionale che si sarebbe presentata indipendentemente dall'esistenza di Vetements." Questa rivoluzione è stata una deificazione dell'underground, mentre in casa Balenciaga oggi sta accadendo l'esatto contrario: è il lusso a muoversi verso la realtà, non viceversa.

Lo sconvolgimento dello streetwear è questo: democratizzare e ampliare i confini della moda, almeno in apparenza. In un'epoca in cui gli establishment del passato crollano uno dopo l'altro, la creatività inarrestabile di Demna, di Balenciaga e dello streetwear in generale si è impossessata di mondi all'apparenza molto distanti tra loro: musica, party, editoria, lifestyle e moda sono oggi un unicuum artistico che ha scosso le fondamenta dell'industria e spingendola a ricostruirsi da zero.