è il momento di smettere di pensare che gli anni '00 fossero una figata

Gli anni Duemila non erano affatto un paradiso: tra cultura dello scandalo e tabloid che mettevano in piazza qualunque segreto, è stato un decennio piuttosto problematico.

di Dani Ran; traduzione di Gaia Caccianiga
|
21 maggio 2019, 11:06am

Apri Instagram e sei bombardato da micro e nano influencer che sfoggiano orgogliose borse a sella Dior e tute Juicy Couture in ciniglia. I trend più kitsch degli anni '00 stanno dilagando, come i cellulari Motorola Razr tanto per dirne una. Ed ecco che il Tumblr "pop culture died in 2009" acquista la stessa autorità della Bibbia, e tutto ciò che arriva da quegli anni sembra appunto essere sacrosanto.

Ormai siamo invasi dai repost di vecchi numeri di testate scandalistiche come Us Weekly e People in cui vengono riportati nel dettaglio i crolli mentali delle celebrità, le loro assurde diete e le loro notti di follia. La didascalia "iconic" è l'ovvio corollario di queste scansioni sgranate. Eppure, nel pieno del revival della moda '00, la gente sembra vedere quegli anni attraverso le lenti rosa dei microscopici occhiali da sole che andavano tanto ai tempi, eliminando dal quadro tutta una serie di problemi sociali e politici.

Quando pensiamo alla cultura pop, la nostra mente va immediatamente agli scandali che hanno dominato il primo decennio del nuovo millennio. Ricordiamo il capezzolo di Janet, lo scandalo dell’ombrello di Britney e l’angosciante ossessione di TMZ per il peso fluttuante di Nicole Richie. Ma poiché le saghe del gossip sono parte della nostra cultura è fin troppo facile dimenticare che le storie che celebriamo con post intrisi di nostalgia sono invece capitate a donne in carne ed ossa, lasciando su di loro un segno indelebile. La cultura dei tabloid, dei paparazzi e delle celebrità ha raggiunto il suo apice negli anni '00, e l'aspetto d'intrattenimento insito nella caduta di ogni celebrità femminile ha conquistato tutti. Ci ha incoraggiato a prendere parte al loro degrado pubblico, invitandoci a gettare benzina sul fuoco e alimentare quel circolo vizioso.

È difficile immaginarlo ora, solo 19 (19!) anni dopo, ma prima degli scleri su Twitter e dei video di scuse su YouTube, la stampa scandalistica controllava interamente le storie di celebrità, attrici e popstar. È stato un periodo in cui Us Weekly ha alimentato un'ossessione pubblica per l'alcolismo di Lindsay Lohan, mentre i paparazzi stavano così addosso a Britney Spears da averle quasi fatto cadere il figlio dalle braccia (ovviamente, è diventato un titolone). Nonostante quello che vediamo su account Instagram nostalgici degli anni '00, le caratteristiche fondanti della cultura pop di quegli anni non erano né le tute Juicy Couture né gli stivali Ugg, ma media invasivi e profondamente misogini.

"Le storie delle celebrità e la cultura pop ci aiutano a definire chi siamo e cosa conta per noi come società," dice Sady Doyle, autrice di Trainwreck: The Women We Love to Hate, Mock and Fear... And Why. Sady spiega in parte perché ai tempi eravamo così ossessionati da questi racconti, e perché per alcuni sono ancora oggi allettanti. "Queste storie forniscono alla gente un modo per contestare collettivamente il comportamento umano, per decidere chi è una 'persona buona' e chi una 'cattiva'. Questo vale soprattutto per le donne, che vengono giudicate in base a standard più crudeli. La maggior parte di noi ha avuto una brutta rottura, o si è ubriacata, o è stato depressa, o ha fatto sesso occasionale—ma trattando queste cose come difetti orribili, inamovibili, poco femminili, portiamo le donne "normali" a vergognarsi di loro stesse, e a tacere le loro esperienze."

La raffigurazione delle vite delle celebrità attraverso la cultura pop anni '00 ha svolto un ruolo didattico nelle nostre vite. Prima dell'era dei social media, in cui le celebrità sono più accessibili che mai, e dove una donna famosa può attirare i suoi fan con una diretta su Instagram o comunicare la propria personalità attraverso tweet ironici, abbiamo appreso cosa era accettabile del comportamento femminile e cosa no attraverso le lenti dei paparazzi.

Ora, quasi 20 anni dopo, è facile capire come siano invecchiati male questi tabloid, eppure rimangono idolatrati da alcuni di noi, e in particolare dalle adolescenti di sesso femminile. L'ascesa dei social media ci ha permesso di vedere le celebrità come persone reali e avvicinarci a loro, ma è anche sui social media che una sottocultura di ragazzi appartenenti alla Gen Z ha romanticizzato la cultura pop Y2K e i tabloid anni '00. Nonostante sia la generazione più woke per quanto riguarda le dinamiche di genere, i problemi LGBTQ e la consapevolezza sull’ambiente, molti di noi ancora romanticizzano un'era problematica. Imogen Wilson, una londinese di 20 anni che frequenta Tumblr e Instagram dedicati agli anni 00, dice che è una zona grigia.

"Mettermi quei vestiti mi riporta alle influenze della mia giovinezza, della cultura pop e della musica del tempo", racconta Imogen a i-D. "C'è un vero senso di nostalgia associato a molti dei vestiti e dei marchi che scelgo di indossare. Certo, non associo la moda degli anni '00 alle questioni più problematiche dell’epoca. Tratto il mio amore per la moda come una cosa separata, principalmente perché ero così giovane che non ne ero consapevole."

In definitiva, romanticizzare le tendenze e i momenti della cultura pop degli anni '00 ti rende meno consapevole dei problemi che c’erano? Andi Zeisler, co-fondatrice e direttrice del magazine femminista Bitch Media sostiene: "Va bene apprezzare una cosa e poi crescere e rendersi conto di non avere colto tutto perché non avevi le capacità, le idee o il vocabolario per farlo, e questo è del tutto normale. Solo perché viviamo in un periodo in cui c’è molta consapevolezza tra la gente, non significa che devi bombardarla di informazioni e verità. Va bene lasciare quella roba nel passato."

E forse dovremmo lasciarci alle spalle questi esempi, ma senza dimenticare quello che ci hanno insegnato. Possiamo usare ironicamente la suoneria del vecchio Motorola Razr, evitando però di idolatrarlo come simbolo di un'epoca perfetta sotto tutti i punti di vista.

Undici anni dopo la ben nota crisi psichica di Britney, un'altra giovane popstar si è trovata in una posizione simile. Demi Lovato, tuttavia, non è stata etichettata come una "trainwreck" dalla stampa scandalistica o sui social media. Invece, è stata lodata per la sua onestà e per il suo contributo nel ridurre lo stigma intorno ai problemi di salute mentale. All'inizio di quest'anno, quando Britney stessa ha rivelato di essere tornata in un centro di salute mentale, c’è stata così tanta solidarietà che Britney ha dovuto chiedere privacy ai suoi fan devoti. Leave Britney alone non era più uno scherzo su Internet, tutti la incoraggiavano, le auguravano di stare meglio. Con la progressione della società e il recupero delle narrative attraverso i social media, Demi è stata in grado di dominare le campagne sulla positività della salute mentale, e probabilmente non sarebbe stata fattibile dieci anni fa.

Se il famoso Tumblr pop culture died in 2009 ha ragione, e il 2009 è stato davvero il momento in cui abbiamo attraversato una revisione completa della cultura pop, allora forse è meglio così. Il 2019 non è sicuramente un mondo perfetto, ma sicuramente se i tabloid dovessero pubblicare titoli sensazionalistici in stile anni '00 il pubblico reagirebbe con molta più empatia, puntando il dito contro la stampa scandalistica, piuttosto che sui soggetti stessi. Non è un crimine provare nostalgia per quel periodo trash, ma dovremmo ricordare che non era un periodo solo rose, fiori e cellulari Motorola. Era anche l'era che ci ha regalato la costante misoginia dei tabloid (e il Nu Rave). Se vogliamo ricordare gli anni '00, dobbiamo ricordarcelo bene, verruche veneree e tutto il resto.

Segui i-D su Instagram e Facebook

A livello di trend e moda, comunque, abbiamo le idee altrettanto chiare su questo assurdo decennio:

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK