urania, il progetto di fabio quaranta che se ne frega delle regole nella moda

"Voglio produrre una dimensione estetica che non riuscirei a raggiungere se dovessi seguire i tempi della moda mainstream."

di Gloria Maria Cappelletti
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27 maggio 2019, 10:38am

Sono passati poco più di due anni da quando Fabio Quaranta si è trasferito a Milano, dove si è insediato nel suo nuovo spazio Motelsalieri in Via Passo Pordoi, diventato oggi l’indirizzo preferito di chi apprezza il suo pensiero essenziale. Designer multidisciplinare, Fabio lavora con passione e senza sosta alla sua collezione, è docente e ricercatore allo IUAV di Venezia, collabora con i fondatori di NERO nel supportare eventi culturali non-profit (poche settimane fa negli spazi adiacenti Motelsalieri si è tenuta la prima edizione italiana di 8-Ball) e ha recentemente presentato un progetto fluido di workwear in taglia unica. Nata al culmine di congiunzioni astrali particolarmente favorevoli, la nuova avventura di Fabio prende il nome di Urania ed è lui stesso a raccontarcela.

Mi piace molto la parola Urania, cosa significa e perché l’hai scelta per questa tua nuova collezione?
Cercavo un nome per questo progetto a cui stavo lavorando da tempo, un progetto diverso da FQ per principi e finalità. Sentivo di dovermi muovere in un'altra direzione e trovare un modo diverso di vedere il mio lavoro, anche in seguito ai drastici cambiamenti che hanno attraversato, e continuano ad attraversare, il sistema della moda. Urania è infatti prima di tutto una serie di edizioni, che non segue l’idea e la forma standard delle “collezioni”.

Il nome in sé ha un’origine molto personale, viene da una poesia di Brodskij, A Urania. È il tempo che prevale sullo spazio. Una volta scelto, ho cominciato a vedere tutta una serie di connessioni e ricorrenze che mi piace chiamare sincronicità. Per esempio, sappiamo che Urania era una famosa collana di libri di fantascienza, quindi ecco il legame con le edizioni e l’immaginazione. Urania è anche il nome della musa dell’astronomia e della geometria: l’idea di costellazione e le forme geometriche composte sono altri tratti essenziali di questo progetto. Inoltre, non sapevo che proprio nei giorni in cui è stata presentata la I° edizione, dopo ben 77 anni Urano sarebbe entrato di nuovo nel segno del Toro per altri sette anni. Infine, mi sono reso conto che Urania è, letteralmente, una parte di me (qUaRANTA). Insomma, Urania è un nome aperto, proiettivo, nel quale sento di potermi muovere in modo libero ma ordinato.

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Fotografia di Alma Libera Uggeri

Come riassumeresti Urania, e come si differenzia rispetto alla collezione Fabio Quaranta?
Allora, FQ è sempre stata una collezione vera e propria, concepita come tale: stagionalità e distribuzione classica, campionario, ordini, produzione, vendita in negozi vicini e lontani. Urania invece è una serie di edizioni slegate dalle dinamiche di sistema, senza la regolare cadenza temporale che segue le Settimane della Moda e con presentazioni molto mirate, spesso fuori dai consueti canali di promozione e vendita.

Insomma, Urania è una serie di progetti, ma anche di capi, collaborazioni e intrecci, che prendono la forma di un’edizione. Anche questo è un’aspetto importante, perché avevo bisogno di una dimensione che mi permettesse di "regolarizzare" una modalità specifica del mio lavoro, quella delle collaborazioni con gli artisti (come per esempio Tobias Kaspar, David Tibet o Nicola Pecoraro). Urania prende forma, viaggia e si propone attraverso se stessa, con un tour di città in città, perché mi interessa produrre una dimensione estetica articolata che non riuscirei a raggiungere se dovessi seguire la normale distribuzione nei negozi e i tempi della moda mainstream.

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Fotografia di Alma Libera Uggeri

Urania è una collezione per tutti, intendi dire che è unisex? Se sì, credi davvero sia giusto sovvertire la dicotomia uomo-donna?
In realtà quando ho pensato ad Urania ho pensato ad un pubblico che non conosco (alieno). Di sicuro non ho pensato a un pubblico in termini di fisicità, quanto di idee e affinità. Volevo credere in questa mistica possibilità che siano i capi a scegliere il proprietario, perché significherebbe che la loro unicità è in grado di trasmettere a chi li sceglie tutto quel lavoro e quel pensiero che li ha generati. I capi sono unici quanto noi, in questo senso non volevo ricalcare le comuni categorie Uomo/Donna.

Quali sono le caratteristiche fondamentali che rendono un capo interessante?
Il poterlo indossare in qualsiasi momento o occasione della giornata e potersi sentire invisibili.

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Che cosa intendi con workwear? Perché credi dovremmo vestirci pensando ad attività lavorative funzionali?
Non voglio pensare ad attività lavorative, il mio obiettivo è realizzare capi prodotti in serie, con l'ambizione di produrne in grandi quantità da vendere ad un prezzo contenuto. Per farlo dovevo abbassare i costi, in questo senso il mondo degli abiti da lavoro è pieno di ispirazioni e soluzioni: c'è ricerca su tessuti performativi ma misti, il piazzato del tessuto è ottimizzato, l’idea di taglia unica è frutto di un lungo lavoro di modellistica, i prezzi dei capi sono accessibili e così via: tutti meccanismi che rendono la produzione più snella, veloce, economica ed efficiente. Nessun dettaglio estetico deve aggravare sul costo.

Poi in qualche modo l’idea del workwear si intreccia anche con quella di uniforme o divisa. Da una parte l’uniforme rappresenta l’ordine, il controllo, il potere, ma dall’altra suggerisce anche un senso di unità e di appartenenza (pensiamo alle divise nelle scuole, a operai, sportivi e sottoculture, ad esempio). Mi interessava il senso simbolico ambiguo del concetto di un’uniforme che si concretizza in capi che mantengono una loro unicità. Urania siamo noi, è la nostra uniforme.

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C’è un capo specifico nella collezione Urania che credi abbia le potenzialità per diventare iconico?
Questa edizione è di sole giacche, cinque modelli con 5 diverse vestibilità, in taglia unica.

A chi pensi quando disegni le tue collezioni? Intellettuali, artisti, amanti del minimalismo? Chi è il tuo cliente ideale?
Urania è una sintesi. Sintesi di anni di modellistica e di lavoro con diverse fisicità, ma anche sintesi di tutti gli incontri che ho fatto, con chi ho collaborato e con chi mi è passato e continua a passarmi vicino, lasciando un’informazione – come si veste, ma anche come si muove, quello che pensa. Tutte queste cose fanno parte del processo di lavoro ed entrano nel capo come nuclei di idee e di informazioni. Per questo, come ho già detto prima, il cliente di Urania è quello che si fa scegliere dal capo – che si avvicina perchè ha percepito un senso, poi magari è scettico per via della taglia unica, ma poi dopo aver provato quello giusto lo vuole, perché è il modo in cui lo veste che risolve la sintesi. Mi sento molto orgoglioso quando penso ai miei clienti.

Cosa c’è nel futuro di Urania?
Incertezza.

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Fotografia di Alma Libera Uggeri
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Fotografia di Alma Libera Uggeri
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Fotografia di Alma Libera Uggeri
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Fotografia di Alma Libera Uggeri
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Fotografia di Alma Libera Uggeri

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Fabio Quaranta fa parte della nostra i-D Family da tanto, tantissimo tempo. Qui trovate ad esempio un'intervista del 2014:

Crediti


Testo di Gloria Maria Cappelletti
Fotografia di Alma Libera Uggeri