Sullo sfondo "Alessandro Rizzi - The Remains of the Whole". In primo piano, "Valentina Neri - Almanacco Toilet club 06".

pensate che il concetto di sublime sia inutile oggi? beh, vi sbagliate di grosso

Secondo il collettivo Jergon, costola sperimentale di Cesura, ha senso discutere di "Sublime" in riferimento non solo all'arte contemporanea, ma anche al concetto stesso di curatela.

di Benedetta Pini
|
23 maggio 2019, 10:55am

Sullo sfondo "Alessandro Rizzi - The Remains of the Whole". In primo piano, "Valentina Neri - Almanacco Toilet club 06".

In estetica, il sublime è un concetto elaborato in ambiente neoplatonico tra il I e il II sec. a. C., allo scopo di definire la proprietà dell’arte di indurre, per le sue connotazioni di mistero e di ineffabilità, a uno stato di estasi, e poi ripreso nei secoli XVIII e XIX per sottolineare, con varie interpretazioni, la capacità dell’arte, in conflitto con la razionalità, di dare consapevolezza emotiva dell’infinità e della potenza irresistibile della natura.

Così recita L'Enciclopedia Treccani alla voce Sublime. Ed è questo il concetto che il collettivo Jergon si propone di indagare attraverso una mostra collettiva dal titolo, appunto, Sublime. Fare i conti con la grandezza, quel sentimento misto di piacere e terrore che ci assale quando ci troviamo di fronte a manifestazioni emotive indomabili. Selezionate e accostate in virtù di questo meccanismo, le opere rivelano nuovi significati, che si concretizzano poi in diverse forme espressive e contenuti visivi.

Un percorso di ricerca e sperimentazione che va a indagare la componente inconscia dei processi creativi retrostanti le opere esposte, riconducendolo all’interno del contesto storico, politico e sociale in cui sono nate: il postmoderno. Per questo abbiamo voluto incontrare i membri del collettivo Jergon e farci raccontare direttamente da loro la nascita e lo sviluppo di Sublime.

Ciao! Partiamo con le presentazioni: che cos’è Jergon? Come nasce? Chi c’è dietro al collettivo?
Siamo Nicola Patruno e Luca Santese, fondatori di Jergon, la nuova sezione sperimentale del collettivo fotografico Cesura. Il termine Jergon nasce dall’alterazione di "jargon"—espressione che nella maggior parte delle lingue occidentali significa gergo— ed "ergon" che in greco antico significa opera o lavoro. Jergon mette dunque al centro della propria produzione da un lato le opere (che hanno così un primato rispetto all’autore, senza però farlo evaporare) e dall’altro la ricerca linguistica, sintattica potremmo dire, vale a dire la forma delle opere stesse e il modo in cui dialogano con l'osservatore.

La collaborazione tra le due anime di Jergon, Nicola e Luca, è ormai pluridecennale. Luca è artista, Nicola è critico della cultura e si occupa di estetica e filosofia sociale. Possiamo dire, in conclusione, che Jergon è la concretizzazione di un lungo dialogo i cui poli sono immagini e pensiero critico. Compagno di viaggio in questo percorso è, inoltre, Luca Baioni, artista co-fondatore di Cesura, nonché autore di alcune opere esposte in Sublime.

1558519161745-Antonio-Ottomanelli-Santuario-01Antonio Ottomanelli - Santuario 02
Antonio Ottomanelli - Santuario 01
1558519161776-Antonio-Ottomanelli-Santuario-02
Antonio Ottomanelli - Santuario 02

Esatto, entrando nel dettaglio di Sublime. Com’è nata e come si sviluppa questa mostra?
Nell’estate dell’anno scorso a Villa Capriolo, in provincia di Reggio Emilia, avevamo presentato la collaborazione tra Jergon e Home for Photography, una house-platform fondata dal fotografo Alessandro Rizzi che promuove progetti di ricerca nell’ambito della fotografia d’autore. La presentazione fu una sorta di dibattito aperto al pubblico tra i membri di Cesura e Rizzi, in cui si è discusso dello stato dell’arte della fotografia italiana. Sublime nasce dalla volontà di dare seguito e sviluppo a quell'incontro, concretizzandolo in una mostra che fosse in concomitanza con l’apertura del festival Fotografia Europea.

1558520027603-Alessandro-Rizzi-The-Remains-of-the-Whole-02
Alessandro Rizzi - The Remains of the Whole 02
1558520017003-Alessandro-Rizzi-The-Remains-of-the-Whole-03
Alessandro Rizzi - The Remains of the Whole 03

Perché scegliere di riflettere ora sul concetto di Sublime, a due secoli di distanza dalla sua epoca d'oro?
Jergon si è voluto presentare così al pubblico e avevamo l’esigenza di farlo prescindendo dai temi specifici—spesso angusti, asfittici e autoreferenziali—che caratterizzano gran parte della produzione artistica contemporanea, non solo fotografica.

Qual è stato il criterio che vi ha guidati nella scelta dei progetti in mostra e dei singoli lavori?
La curatela è stata costruita in continuo dialogo con gli autori, sia in gruppo che singolarmente. Soltanto lavorando in modo dialettico è possibile costruire una mostra dotata di organicità. Entrando nel pratico, dopo avere letto un primo concept generale gli autori hanno mandato delle proposte, e da lì si è cominciato a lavorare. La selezione è stata fatta, dunque, di comune accordo con gli autori a seguito di diverse discussioni, a tratti anche molto serrate.

La curatela e l’allestimento non sono, nella visione di Jergon, delle operazione estrinseche al processo creativo stesso. Le opere, ce lo insegna il filosofo Walter Benjamin, posseggono un “valore di culto” e un “valore espositivo”. Sul primo non possiamo qui dilungarci, ma il secondo concetto mostra come la modalità stessa con cui il fruitore entra in contatto con l’opera è organica all’opera stessa. Tale modalità non è dunque neutra, ma è storicamente determinata ed è la parte finale delle traiettoria percorsa dal processo creativo.

1558519183777-Giulio-Rimondi-Spain-1936-39-2016-2019-03
Giulio Rimondi - Spain 1936-39 2016-2019 03
1558519185244-Giulio-Rimondi-Spain-1936-39-2016-2019-02
Giulio Rimondi - Spain 1936-39 2016-2019 02

I progetti in mostra sono tutti nati in autonomia l’uno rispetto all’altro, eppure risultano uniti dall’intenzione di confrontarsi con la Grandezza, declinata in forme espressive e visive diversissime tra loro; è come se solo dall’accostamento dei lavori emergesse questo aspetto, che era invece rimasto implicito in prima battuta. È così? Credete che ci sia un motivo—storico, politico o sociale magari—che può aver spinto artisti così diversi a intraprendere ricerche che in ultima analisi fanno tutte i conti con il medesimo sentimento?
È così. All’interno di ogni processo creativo vi è necessariamente una componente inconscia, come in ogni azione umana del resto, e sicuramente i contesti a cui fai riferimento concorrono a determinare questo aspetto della produzione. È evidente che il presente sia saturo di quelli che possiamo chiamare i cascami del postmoderno in senso ampio, le sue frattaglie. La contemporaneità si sta rendendo conto che se da un lato sono finite le cosiddette “grandi narrazioni” (questo ci ha insegnato, appunto, il postmoderno), dall’altro è giunto il momento di sbarazzarsi dell’attenzione al dettaglio insignificante elevato a dignità di "storia da raccontare" (leggasi: storytelling).

Sia chiaro: i particolari non sono assolutamente da accantonare, ma sono da considerarsi nella prospettiva di un loro legame con un generale, una grandezza con cui confrontarsi. Col postmoderno sono venuti meno gli assoluti, gli “universali” e si è conferita eo ipso dignità artistica a ogni minuzia dell’esistente. La commedia sta finendo, potremmo dire parafrasando il Jonathan Littell de Le Benevole, e gli artisti sentono l’esigenza di porsi, con tutti i timori connessi, davanti al Grande.

1558519246328-Luca-Baioni-Il-minore-01
Luca Baioni - Il minore 01
1558519207736-Luca-Baioni-Il-minore-02
Luca Baioni - Il minore 02

In che modo le fotografie dialogano con la struttura scelta, ovvero i Chiostri di Palazzo Calcagni e i suoi sotterranei?
I Chiostri hanno una struttura che si discosta molto dalle gallerie classiche, composte generalmente da uno o più spazi a pianta rettangolare. A caratterizzare questo luogo sono due corridoi la cui ampiezza è tale da emanciparli dall’essere solo luoghi di passaggio, donando invece loro la possibilità, come di divenire anch’essi spazi espositivi. Ecco, noi abbiamo voluto sfruttare questa opzione. Ai due corridoi corrispondono poi altrettanti grandi spazi rettangolari, aperti sul chiostro e a questo si aggiungono due spazi sotterranei, vecchie cantine con le volte a botte che abbiamo deciso di utilizzare per proiettare opere video.

Gli spettatori vengono fisicamente fatti scendere nell’oscurità dei sotterranei, illuminata solo dalle proiezioni. Il contrasto di questo buio è netto, fisico, e determina una sensazione di isolamento ed estraniazione rispetto al resto del percorso. Abbiamo pensato che fosse ciò che di meglio potessero meritare i video, che per complessità formale, contenutistica e di durata, esigevano raccoglimento e attenzione.

1558519292126-Luca-Santese-Festa-Vanessa-Io-2019-60-45-cm
Luca Santese - Festa - Vanessa Io, 2019 - 60 × 45 cm
1558519274992-Luca-Santese-Festa-Menade-danzante-2019-60-45-cm
Luca Santese - Festa - Menade danzante, 2019 - 60 × 45 cm

Chiudiamo con un classico: avete qualche nuovo progetto in cantiere?
È in fase di progettazione il sito jergon.org, che sarà la piattaforma in cui raccogliamo i nostri lavori, sia quelli artistici che le trattazioni teorico-critiche, ed è il naturale punto di scambio osmotico con l’esterno, vale a dire con ciò che non è Jergon, ma che potrebbe diventarlo.

Jergon vive della dialettica tra isolamento e scambio, apertura. È un gruppo, e come tale non è disperso come un elemento gassoso, ma al contempo non è chiuso come una setta o un gruppo di artisti che difende strenuamente il proprio manifesto.

1558519390807-Valentina-Neri-Almanacco-Toilet-club-02
Valentina Neri - Almanacco Toilet club 02
1558519391230-Valentina-Neri-Almanacco-Toilet-club-05
Valentina Neri - Almanacco Toilet club 05
1558520485523-Valentina-Neri-Almanacco-Toilet-club-06
Valentina Neri - Almanacco Toilet club 06

Le foto di Luca Baioni, Valentina Neri, Antonio Ottomanelli, Giulio Rimondi, Alessandro Rizzi, Luca Santese e Marco P. Valli fanno parte di "Sublime", mostra visitabile presso i Chiostri di Palazzo Calcagni, a Reggio Emilia e curata da Nicola Patruno, nata dalla collaborazione tra Jergon, il nuovo progetto sperimentale di Cesura e Home for Photography.

Segui i-D su Instagram e Facebook

La ricerca della Grandezza è qualcosa che accomuna molti artisti. Tra loro c'è anche Camille Viver, che lavora su questo concetto partendo dal nudo femminile accostato a imponenti statue e architetture. Ci ha spiegato tutto qui:

Crediti


Testo di Benedetta Pini
Fotografia su gentile concessione di Jergon

Tagged:
sublime
mostra
Luca Santese
cesura
Marco P. Valli
Giulio Rimondi
Palazzo Calcagni
Jergon
Nicola Patruno
Luca Baioni
Valentina Neri
Antonio Ottomanelli
Alessandro Rizzi