Screenshot da Freaks and Geeks

13 serie tv che ci hanno aiutato a superare indenni l’adolescenza (più o meno)

"Freaks and Geeks", "Stranger Things", "The O.C." e "13", sono solo alcune delle serie che ritraggono perfettamente l'adolescenza.

di Maxime Delcourt; traduzione di Gaia Caccianiga
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01 agosto 2019, 7:37am

Screenshot da Freaks and Geeks

Il bello delle serie televisive per teenager è che sanno catturare tutte le specificità di quel momento della vita così complesso e incasinato che è l'adolescenza. Nel migliore dei casi, ci prendono per mano e ci accompagnano lungo il viaggio verso l'età adulta. Nel peggiore, ci confortano, facendoci sentire meno soli con tutto il loro carico drammi e disagi giovanili.

A partire dalla fine degli anni '80 c'è stata un'esplosione di serie tv teen; alcune molto emozionanti e toccanti, altre più inclini al genere dell'avventura; alcune spensierate, altre profonde e cupe, immerse in pieno nei problemi che tutti noi abbiamo dovuto affrontare durante quell'incasinato periodo della vita. Quindi affermare che Stranger Things, The O.C., Skins, 13 - Thirteen Reasons Why e Sex Education sono semplicemente delle serie tv come tutte le altre, sarebbe decisamente riduttivo. Sono molto più di questo. Le loro storie ci hanno aiutato - e continuano ancora oggi a farlo per le nuove generazioni - a orientarci nell'adolescenza e a superarla indenni (più o meno). Senza edulcoranti sviscerano infatti ogni suo aspetto: il senso isolamento, i desideri incontrollabili, le scivolate nell'immaturità e i sogni a occhi aperti. Che i personaggi in questione siano ricchi, strani, indifesi, orgogliosi, insicuri o nerd, ognuno di loro incarna in pieno l'esperienza collettiva di tutti gli adolescenti, nessuno escluso.

Perché il sesso è A) complicato B) strano e C) fantastico: Sex Education

Onestamente, tutto ciò che serve sapere è già lì nel titolo. La serie è incentrata su Otis Milburn, un giovane ragazzo vergine e insicuro che non riesce a raggiungere l'orgasmo (anche se si masturba). Mentre seguiamo le giornate di Otis, ci rendiamo conto di quanto il sesso perseguiti ogni essere umano del pianeta durante il liceo: tutti pensano al sesso, tutti ne sono ossessionati. Lo stesso vale per i genitori, come nel caso della madre di Otis, non a caso una sessuologa (interpretata dall'incredibile Gillian Anderson). Nella serie troverete quindi tanto sesso, ma raramente soddisfacente e non solo eterocentrico (finalmente!).

Sex Education parla anche di fallimento. Dubbio, pensieri imbarazzanti, primi cuori infranti, secondi fini (come Jackson che inizia a leggere Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf solo per sedurre Maeve, la giovane femminista del liceo) e di tutti quei momenti in cui bisogna affrontare le proprie paure per andare avanti. Il monologo di Otis parla proprio di questo: "Sai, a volte l'amore che sentiamo non viene ricambiato, ed è doloroso, ma non puoi farci niente. So cosa vuol dire quando qualcuno non ha gli stessi sentimenti per te, qualcuno a cui pensi tutto il tempo - è una tortura. Ma non puoi costringere le persone a essere interessate. L'amore non riguarda i gesti romantici o la luna e le stelle; è solo un colpo di fortuna. Quindi, a volte incontri qualcuno che prova la stessa cosa e altre volte non sei così fortunato. Ma un giorno incontrerai qualcuno a cui piacerai per quello che sei. Ci sono sette miliardi di noi su questo pianeta; sono sicuro che c'è qualcuno che si arrampicherà sulla luna per te."

Perché siamo tutti incasinati (ma proprio tutti): Misfits

Tutto ciò che serve per capire Misfits è un discorso Nathan, forse uno dei personaggi più interessanti mai usciti da una serie tv:

"Siamo giovani, dovremmo bere tantissimo, dovremmo avere un caratteraccio e scoparci a vicenda, siamo progettati per festeggiare! Sì, così alcuni di noi vanno in overdose, o impazziscono. Ma Charles Darwin disse: 'Non puoi fare una frittata senza rompere qualche uovo.' È di questo che si tratta, rompere le uova. E quando dico uova, parlo di farci un mix di droghe pesanti! Se solo potessi vederti, mi si spezza il cuore, indossate cardigan! Abbiamo fatto casino, di più e meglio di qualsiasi generazione che ci ha preceduto! ERAVAMO COSÌ BELLI! Siamo degli errori. Sono un casino. E ho intenzione di essere un casino fino alla fine dei vent’anni, forse anche nei primi trenta. E mi scoperò mia madre, prima di lasciare che lei o qualcun altro me lo impedisca!"

Per zittire il bullo della scuola (per sempre): 13 - Thirteen Reasons Why

Sulla carta, sarebbe difficile individuare una situazione più dark di questa: una giovane liceale, Hannah Baker, si è suicidata per un motivo sconosciuto, lasciandosi alle spalle una situazione a dir poco devastante (segreti di famiglia, abusi di potere, sessismo, sopravvivenza egoistica del più forte, ecc.) e un testamento composto dalle tredici audiocassette trovate dal bel Clay Jensen. Queste sono il filo che lega insieme una serie di episodi perfettamente in sintonia con i nostri tempi (lo scandalo Weinstein, il movimento #MeToo e molto altro).

Ma 13 mai (o solo raramente) vira verso la moralizzazione. Anzi, sa restituire in modo accurato tutte le sfaccettature delle crisi esistenziali attraversate durante l'adolescenza, mostrandoci il liceo non dal punto di vista degli atleti e delle cheerleader, ma di tutti i ragazzi che vanno a formare quella massa anonima che riempie i corridoio di ansie e disagi. È come se 13 volesse dirci: "Ci vuole coraggio per essere un nerd", sottolineando che "tutti sono gentili, fino a quando non ti spingono ad ucciderti." Insomma, in 13 non troverete molto di divertente: la serie scandaglia le oscure profondità delle squallide scuole americane, solo apparentemente tranquille e pacate, denunciando anche la crudeltà degli adolescenti, le cui stranezze nascondo spesso malesseri silenziosi e profonda tristezza.

Per mandare tutto affa**ulo (il tuo futuro incluso): The End Of The F***ing World

The End Of The F***ing World è, prima di tutto, la storia di James e Alyssa. James è un adolescente autolesionista, sogna di aggredire suo padre e di uccidere animali domestici, ma anche "qualcosa di più grande, preferibilmente un essere umano" - idealmente, la sua ragazza. Lei si chiama Alyssa, ed è stanca del suo patrigno che allunga un po' troppo le mani, della depressione di sua madre e di quasi tutto il resto.

Così, insieme, James e Alyssa decidono di rubare una macchina e scappare dal loro tranquillo sobborgo inglese. Così inizia un viaggio senza meta tra le campagne, dove fanno del loro meglio per sopravvivere, prima occupando una bella casa, poi derubando una stazione di servizio, ad esempio. Una serie di tutto rispetto. Perché mantiene il difficile equilibrio tra umorismo nero e romanticismo genuino. Perché, in fondo, da qualche parte del nostro animo, avremmo voluto vivere noi quel tipo di esperienza estrema, fuggendo insieme a qualcuno. Perché è facile immaginare quanto una serie del genere possa colpire nell'intimo tutti i giovani che sognano di fare avventure simili e avere il coraggio di vivere in modo spericolato, fuori dai sentieri battuti.

Perché ha salvato le vite di molte ragazze negli anni '90: Daria

Daria è ormai una serie di culto, e non c'è dubbio. Lo è per il suo umorismo corrosivo, per la sua riverenza verso gli emarginati e per il modo in cui ha affrontato molti argomenti problematici che solitamente negli show televisivi vengono affrontati in modo superficiale: bullismo a scuola, isolamento, depressione, sentirsi disadattati all'interno nella società ("Non voglio svegliarmi a 40 anni e rendermi conto di aver passato tutto il mio tempo in un posto di lavoro che odio."). Ancora più sorprendentemente, Daria è stata una delle prime serie animate a parlare di parità tra i sessi e ad avere come protagonista una giovane intellettuale, ben lontana dalle solite mean girl, ma anche dall'archetipo della ragazza nerd rigida, frustrata e isolata che va in giro citando Kant e odiando le cheerleader.

In altre parole, Daria stessa è la quintessenza dell'anti-eroina, una giovane donna stanca del mondo e appassionata di cultura che vive la propria femminilità come vuole, senza temere niente e nessuno - e tanto meno gli uomini al potere. Come dimostra nell'episodio 6 della stagione 1, quando non si fa problemi a rispondere a un recruiter di un'agenzia di modelle che le chiede di togliersi gli occhiali: "Non posso togliermi gli occhiali. Mi servono per vedere i truffatori." Prendi questa, patriarcato!

Per unirsi e combattere insieme contro i mostri: Stranger Things

In una scena di 13, Jessica Davis dice: "Non eravamo amici. Gli amici dicono la verità. Non si mettono l'uno contro l'altro." Questa frase è perfetta per descrivere il rapporto che lega tra loro i ragazzi di Stranger Things, guidati da un mantra che non smettono mai di ripetere: "Gli amici non si dicono bugie." Un sentimento piuttosto diffuso nelle serie tv per adolescenti, come anche nei teen movie tipo i Goonies. Ma i creatori di Stranger Things, i fratelli Duffer, hanno dimostrato di avere una sensibilità speciale nel restituire questo sentore sullo schermo, regalandoci una serie episodi bellissimi che combinano abilmente commedia, romanticismo adolescenziale ed effetti speciali - in pieno stile Amblin Entertainment (ET, Gremlins, ecc.).

Stranger Things, infatti, non è solo una serie di fantascienza un po' troppo in fissa con gli anni '80 (anche se l'influenza di questo decennio su ogni aspetto del prodotto, dai titoli di testa alla colonna sonora), ma è anche e soprattutto una serie sull'amicizia, sulla vita di un gruppo di ragazzi delle periferie assonnate degli Stati Uniti che si trova improvvisamente di fronte a eventi straordinari - l'arrivo di Eleven e la scoperta del Demogorgone. Tutto è focalizzato sul senso di comunità, che è ciò che rende l'adolescenza più bella, più ricca e più eterna.

Per una formazione indie-pop impeccabile (anche se i tuoi amici potrebbero pensare sia una serie da sfigati): The O.C.

The O.C. è un prodotto televisivo che rispetta più di qualunque altro i codici e gli schemi della serialità adolescenziale: giorno del diploma, feste folli, gente che fa il bagno nuda, amore e un sacco di s-e-s-s-o. The O.C. offre tutto questo, e molto altro. Troverete infatti anche tutti i vostri gruppi indie preferiti dei primi anni 2000, incluse un sacco di hit indimenticabili che accompagnano le storie dei giovani personaggi. Death Cab for Cutie, Syd Matters, The Walkmen, Modest Mouse, The Killers e Imogen Heap appaiono tutti, in uno o più episodi.

Per tutti gli aspiranti troll: Gossip Girl

È l'emblema dello spirito adolescenziale: mentre i personaggi di Friends e Seinfeld, ormai convinti trentenni, hanno vite piuttosto casalinghe, i personaggi di Gossip Girl, la serie firmata da Josh Schwartz, trascorrono le loro giornate a passeggiare per le strade di New York. Certo, hanno anche i mezzi per farlo: per la maggior parte sono ricchi studenti delle migliori scuole private, che viaggiano in limousine e vanno solo nei bar più cool. Quindi, potresti chiederti, perché infliggerti questi 121 episodi su un gruppo di ragazzi che hanno una vita che tu probabilmente non avrai mai?

Proprio perché ti permette di vedere New York, la città in cui tutti i sogni diventano realtà, da una luce completamente diversa. L'Upper East Side, gli edifici imponenti (Vanderbilt, Astor, Rockefeller) e lo store di Tiffany agiscono come veri e propri personaggi, parte della storia al pari dei ragazzi . A volte sembra quasi di guardare la New York di un'altra epoca - simile a quella dei libri di Edith Wharton -, e forse era proprio questa l'intenzione degli autori, così da sottolineare la duplice dimensione in cui Serena, Blair e Dan stanno crescendo, divisi tra un'educazione vecchio stile (ereditata da un'alta società che si preoccupa solo di conservare il proprio patrimonio economico) e il desiderio di essere degli adolescenti come tutti gli altri e vivere al massimo la loro vita. È una storia che parla di innocenza, di quando non ce ne frega niente delle convenzioni sociali e il desiderio per il proibito è talmente forte da trascendere i confini di provenienza e classe sociale.

Per l'uso consapevole di sostanze psicotrope (e altre risate): Skins

Durante le sue sette stagioni, Skins si è sempre mantenuta abbastanza coerente, esplorando quel senso di libertà che solo la gioventù sa dare, generazione dopo generazione. Sesso, amore, droga, dramma, rivalità - temi che vengono tutti affrontati con quella particolare intensità degli anni dell'adolescenza. Non troverete nessun adolescente americano ricco sfondato, rifatto, che si muove in limousine. Troverete invece dei veri adolescenti, con l'acne, i vestiti colo neon acquistati a due lire da H&M e un'enorme bisogno di affogare il dolore - e la milza - in alcool e droghe.

Skins è un'ode alle feste clandestine, alle prime esperienze con le pasticche e alle vans a scacchi. Non a caso è stato il primo programma a includere la dubstep nella colonna sonora. Oggi, a sei anni dalla fine della serie, è sorprendente notare come migliaia di adolescenti continuino a guardarla, incapaci di staccarsi da quei personaggi e dalla loro libertà sfrenata - infatti la trovate anche su Netflix!

Perché i freak e i geek sono cool, dopotutto: l'unico e inimitabile... Freaks and Geeks

In un'intervista pubblicata nel libro Comédie, mode d’emploi di Emannuel Burdeau, Judd Apatow parla della figura dello sfigato come "fondamentalmente inetto." Freaks and Geeks parla dell'incontro di due gruppi (appunto i freak e i geek), entrambi privi di qualsiasi tipo di vita sociale e, a prima vista, incompatibili rispetto alle abitudini dei loro compagni di classe. I personaggi della serie non amano le feste piene di alcol e preferiscono gli hamburger fatti in casa, ancora meglio se di fronte a una commedia o mentre ascoltano I'm One degli Who.

In una scena indimenticabile Bill Haverchuck, un geek con occhiali grandi e capelli unti, annuncia, senza saperlo, l'alba del nerd, che dall'inizio degli anni 2000 diventeranno i veri eroi dei nostri tempi. Basta pensare che Pharrell ha chiamato una delle sue band N.E.R.D. e i produttori di Hollywood stanno finanziando sempre più serie tv completamente nerd-centric (una su tutte The Big Bang Theory).

Per imparare a controllare gli impulsi: Vampire Diaries

"È il tuo primo amore - aspetterò di essere il tuo ultimo. Non mi interessa quanto ci vorrà." Questa affermazione di Klaus nei confronti di Caroline riassume perfettamente il tema centrale di Vampire Diaries: l'emergere della sessualità in un contesto scolastico in cui convivono uomini e vampiri. Certo, non è la sceneggiature più originale che ci sia (Twilight ha seguito praticamente lo stesso script), né la serie spicca per audacia. Tuttavia, Vampire Diaries ha contribuito a rivisitare la figura del vampiro, trasformandolo da una creatura pericolosa a un sex symbol, un oggetto del desiderio per i giovani ragazz* alle prese con la difficile gestione del loro flusso ormonale.

La serie - come Dawson's Creek, Beverly Hills 90210 e persino Glee - restituisce anche tutte gli alti e bassi che qualsiasi adolescente al mondo deve affrontare: bullismo, pettegolezzi, delusioni, desiderio e ostacoli. Qui, però, hanno sempre un tono fatale, e la trasposizione del desiderio in un territorio straniero, quasi ostile, diventa una metafora dei vincoli imposti al corpo durante pubertà, intrappolato nel libo dell'adolescenza e incapace di capire come comportarsi per toccare un'altra persona. La serie ha inoltre alcuni aspetti antiquati, che la rendono ancora più affascinante: nell'epoca di Instagram e Snapchat, vedere gli adolescenti trasformarsi in poeti nei loro diari privati è qualcosa di commovente.

Perché finché ci sono adolescenti, ci sarà il punk: This Is England

Il mondo che Shane Meadows descrive nella sua miniserie in tre parti intitolata This Is England ('86, '88 e '90) era lo stesso del suo film omonimo del 2006. In ogni espressione, scena e inquadratura, emerge l'Inghilterra degli anni '80, con l'impatto della politica brutale e repressiva di Margaret Thatcher e la disperazione che condannò la classe operaia. È la cultura musicale, però, a essere cambiata profondamente dagli anni '80 ai primi '00: gli skinhead con le polo Fred Perry e le Dr. Martens hanno lasciato il posto a una nuova generazione di fan dei Cure, dei Culture Club e dei New Order, una delle band più amate dalle istituzioni - al punto che composero l'inno ufficiale dell'Inghilterra per la Coppa del Mondo del 1986.

Detto questo, nel corso della serie Shane e compagnia non diventano mai dei ferventi ottimisti, anzi. La violenza prevale, nessuno di loro ha fiducia nel futuro, sono sempre tutti estremamente tesi e i più poveri lottano invano per ottenere migliori condizioni di vita. Ben lontano da Beverly Hills 90210 - o, più recentemente, da Riverdale - e dai loro eroi benestanti, This Is England offre una visione punk dell'adolescenza, intesa come una fase della vita in cui si cerca di incanalare tutta la propria rabbia negli angoli oscuri della città. È il tipo di adolescenza che si cerca poi di annegare nelle bettole frequentate da leggende e poeti ubriachi.

Perché siamo il peggior incubo del nostro fratellino (e ovviamente di nostra madre): Malcolm

Diciamocelo, in tutte le nove stagioni della serie di Linwood Boomer succede sempre un gran casino: le scenate di papà di Hal, la rabbia di mamma Lois, i capricci del fratello più piccolo, le bravate di Malcolm e Reese e via dicendo... Ma Malcolm parla anche di Francis, uno "stupido ragazzo con incredibile fortuna" che, più di ogni altro personaggio della serie, personifica l'adolescenza in tutta la sua bellezza, fatta di sogni e di contraddizioni. Francis non è semplicemente uno strumento comico inserito ad hoc dagli scrittori: è l'ultimo ribelle, condannato a confrontarsi continuamente con una madre dominante ancora più intelligente (e subdola) di lui. Non a caso è l'adolescente più politicamente consapevole della storia delle serie tv.

Vi ricorderete sicuramente il momento in cui elabora una considerazione su come alcune professioni distruggano gli esseri umani: "Hai idea dell'effetto che questo tipo di attività ha sul tuo cervello? Questo distrugge la tua anima, trasforma la tua intelligenza in porridge e macina il tuo cuore in polvere." E poi il riferimento al flower power (episodio 9, stagione 2): "Non capisci, tutto va ben oltre questa pianta. Sto combattendo contro la tirannia, il fascismo e l'oppressione. Il giorno in cui Spangler vede questo fiore, saprà che non può distruggerci. Non ora né mai.”

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Sempre a proposito di adolescenza, ma attraverso gli occhi di un fotografo italiano:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D France

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