Ritratto dell'artista Jeff Bark scattato all'opening della mostra Jeff Bark – Paradise Garage da Andrea Buccella

jeff bark, il fotografo che ricrea set barocchi nel suo garage

Sei metri quadri sono sufficienti per scattare un'intera serie fotografica con background sempre diversi tra loro? Per il celebre fotografo di moda Jeff Bark sì, sono abbastanza.

di Fabrizio Meris
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12 giugno 2019, 10:52am

Ritratto dell'artista Jeff Bark scattato all'opening della mostra Jeff Bark – Paradise Garage da Andrea Buccella

Vanità delle vanità, tutto è vanità.

Il severo monito biblico non solo richiama, in passato come oggi, una composta moralità, ma è diventato nei secoli lente attraverso cui innumerevoli artisti hanno fissato sulla tela l’essenza della gioia di vivere: non c è nulla di male in un sensuale abbandono, a patto di non dimenticare che la bellezza è ineluttabilmente sfuggente. Cantore contemporaneo di quest’estetica, che guada con ammirazione al Barocco, è il fotografo americano Jeff Bark. Superstar nel mondo della moda, Bark ha parallelamente sviluppato un suo proprio immaginario artistico, che ora va in scena a Palazzo delle Esposizioni di Roma con la mostra JEFF BARK – Paradise Garage.

"La decadenza e la rinascita," commenta il curatore Alessio de'Navasques, "così come il ciclo della vita che ritorna sono evocati da una quotidianità tutta americana nelle opere di Bark."

Interni domestici, nature morte e wunderkammer sono alcuni dei soggetti ricorrenti di Bark in questa mostra dai toni grandiosi, dove il falso diventa reale e la realtà assume forme ingannevoli, in un gioco di prospettive e ribaltamenti. Proprio di illusione e realtà abbiamo parlato con Bark in anteprima alla sua mostra, facendoci spiegare come crea nel paradiso domestico del suo garage set fotografici che sono vere e proprie sculture effimere.

Quando hai capito per la prima volta che volevi diventare un fotografo?
Quando ero molto giovane, e la mia ambizione professionale era ancora quella di diventare un progettista di zoo. Ero affascinato dal modo in cui si potesse creare l'illusione di un ambiente reale che fosse poi mantenibile nel tempo. Adoro Disney World per lo stesso motivo. E vedo, in questo mio giovanile interesse, un legame con lo sviluppo futuro del mio stile fotografico.

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Sei un fotografo di moda affermato a livello mondiale. C'è stato un elemento cardine che ha contribuito a modellare nel tempo la tua riconoscibile estetica?
Quando ho iniziato a scattare, la mia fotografia di moda traeva una forte ispirazione dagli album di fotografici di famiglia e dal tipo di storie che al loro interno venivano raccontate. Compleanni, vacanze in famiglia e via dicendo. Insomma, eventi veramente speciali. E poi c'è da considerare il fatto che all'epoca la gente non scattava neppure lontanamente la quantità d’immagini che scatta oggi, mentre adesso tutti sono fotografi.

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Il tuo lavoro spesso mette in risalto gli aspetti sensuali della realtà: qual è la ragione alla base della tua ricerca creativa?
Mi piace sperimentare, sorprendere le persone e non mi tiro indietro nell’essere provocante. Imporre dei limiti a sé stessi mi sembra sciocco.

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Nell'era di #MeToo è ancora giusto oggettivare il corpo per scopi commerciali?
Penso che fosse il momento giusto per un cambiamento, e questo significa ripensare a come sono rappresentate le donne nell'immaginario collettivo. Anche io ho fatto in passato serie di lavori che contenevano molta nudità, ma mai in modo sessuale.

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Bellezza e luce sono gli aspetti che più connettono il tuo lavoro all'estetica barocca. Oggi è una tendenza nell'arte, ma perché secondo te?
Per me non si tratta di una tendenza. Sono sempre stato attratto da certi temi ricorrenti fin da quando ero un bambino, così inconsciamente ho rivisitato nel mio lavoro questi aspetti più e più volte, dimenticando forse che non è la prima volta che lo facevo.

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Chi sono oggi le belle persone, quelle che vale la pena fotografare?
Ognuno è bello, il che suona falso ma ciò nonostante è vero. Tutto sta nella luce e nel modo in cui bacia il soggetto.

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C'è differenza tra fotografia di moda e fotografia d'arte per te?
Per me la fotografia di moda è destinata a registrare un sentimento veloce, mentre quella d'arte ha lo scopo di creare livelli di significato per rendere l'immagine profonda e affascinante.

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Come descriveresti la genesi della tua nuova mostra qui a Roma?
Un breve viaggio a Roma qualche anno fa mi ha dato l'idea di compiere il mio personale Grand Tour, proprio come i pittori del passato hanno fatto per secoli. Un Grand Tour, però, fatto a mia immagine e somiglianza, ricostruito interamente dello spazio del mio garage dove ho scattato tutta questa serie. Ero eccitato nel vedere come avrei potuto trasformare gli stessi sei metri in ambienti cosi diversi, che fossero sia molto piccoli sia maestosi.

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Puoi dirci qualcosa in più sul tuo processo creativo?
Mi piace l'atto fisico di costruirmi le cose con le mie stesse mani. Per questo motivo, lavoro in prima persona ai miei set, così da avere il controllo totale sullo show, aggiungendo intanto sempre più dettagli all’immagine.

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Qual è il tuo obiettivo con questa mostra?
Voglio di ricreare la sensazione di una storia del mondo e al contempo affrontare tutti i temi di cui l'artista si serve nel raccontare storie. Volevo esaltare il banale, capire se sarei stato in grado di ricreare un luogo che sembrasse reale, ma che al contempo confondesse in un certo qual modo lo spettatore.

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Stai già lavorando al tuo prossimo progetto artistico?
Dal 25 Giugno al 30 Luglio alla Michael Hoppen Gallery di Londra esporrò una selezione di still-life tratti da Paradise Garage. Ma il mio vero prossimo progetto è un altro, che è nei miei pensieri da un po’ ormai.

Ci puoi dire come si chiamerà?
Drunk Dad!

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La mostra Jeff Bark – Paradise Garage è visitabile a Roma dal 6 giugno al 28 luglio 2019 Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194. Tutte le informazioni le trovi qui.

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Crediti


Testo di Fabrizio Meris
Fotografia di Andrea Buccella

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