Fotografia di Eugene Shishkin

mosca è molto più multiculturale di quanto pensi

Mosca è bianca, ultra-razzista e non ci vivono persone straniere? Niente di più sbagliato, secondo la nuova generazione di giovani russi.

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lug 9 2018, 1:20pm

Fotografia di Eugene Shishkin

I Mondiali di calcio hanno portato in Russia, e in particolar modo a Mosca, un mare di persone da tutto il mondo. Ma non tutti sanno che la capitale russa vanta una lunga storia di diversità culturale e ospita da lungo tempo moltissimi stranieri. Nel suo perimetro vivono circa 12 milioni di persone, che l’hanno resa un vero e proprio melting pot di origini e culture. Alcuni provengono dall’Europa e dai vicini paesi ex Unione Sovietica, mentre altri arrivano da località più remote, senza dimenticare comunque i tantissimi russi che si sono trasferiti qui da altre regioni.

Nonostante la Russia nell’immaginario collettivo appaia spesso come un paese prevalentemente popolato da bianchi--forse anche a causa del suo governo conservatore, che certo non fa nulla per smentire questo pregiudizio--Mosca è l’anima multiculturale della nazione. Certo, i problemi di integrazione non mancano, ma la nuova generazione è più che pronta ad accogliere gli stranieri e dare vita a una comunità inclusiva e multiculturale.

Ma le nostre parole non bastano, così abbiamo chiesto direttamente ai giovani abitanti di Mosca com’è vivere in questa città e quali stereotipi stanno cercando di abbattere.

Gladstone Makhib, 26, attore
“Sono nato a Tiraspol in Moldavia e mi sono trasferito a Mosca quando avevo 16 anni. Mi piace il dinamismo della città, lo stile, il cibo, i miei amici e il nostro piccolo circolo di arte. Adoro la Tretyakov Gallery e il Garage Museum di arte contemporanea. Poi ci sono il fiume e gli Stagni del Patriarca, mi piacciono tutti i posti con l’acqua in città. I moscoviti possono sembrare antipatici, aggressivi e scortesi, ma io sono fortunato perché sono circondato da persone molto aperte. L’oppressione delle minoranze rimane un problema in questa società, perché i russi non sono molto accoglienti e aperti verso altre etnie. C’è una gerarchia sociale difficile da abbattere e una mancanza di mobilità tra le diverse classi. È difficile che persone non bianche insegnino economia all’università di Mosca, ad esempio, ma se ne vedono moltissime pulire le strade, perché per i russi costano poco. Per me questo è il razzismo nel 2018.”

Maya Boytunova, 18, studentessa
Sono nata a Yakutsk e sono arrivata a Mosca due anni fa. I miei genitori sono della repubblica di Sakha, in Yakutia. La lingua e la mentalità Yakut hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia vita, per cui trovo sbagliato ignorare o cercare di nascondere le proprie origini. Se tu non rispetti la tua identità, come puoi pretendere che gli altri la rispettino? Adoro Mosca perché ci sono tantissime cose da fare e posti da vedere, divertimenti e opportunità culturali non mancano. In una grande città è inevitabile sentirsi invisibili, quindi le opinioni degli altri non ti interessano più, il che è un grande vantaggio.”

Aytal Boytunov, 20, studente
“Sono nato e cresciuto nella regione della Yakutia, ma da un anno vivo a Mosca. La mia nazionalità è molto importante per me. La cosa che più amo di questa città sono le opportunità che ti offre, insieme alla varietà di persone che puoi incontrare qui. È come se fosse eternamente in fermento, succede sempre qualcosa.”

Amina Nmadzuru, 28, marketing manager
“Sono nata e cresciuta a Mosca. Mio padre è nigeriano e mia madre è della repubblica di Tuva, nel sud della Siberia. Si sono incontrati mentre studiavano qui a Mosca. Mio padre è musulmano, mia madre è buddista, Tuva è una delle regioni russe in cui il buddismo è la religione più diffusa.

Torno spesso a Tuva e per un periodo ho vissuto in Nigeria, quindi conosco bene entrambe le culture da cui provengo. Penso che con l’età sia più facile apprezzare le nostre origini e radici. Quello che non mi piace di Mosca è il fatto che attiro sempre l’attenzione. Non l’avevo mai notato, poi sono andata a vivere a New York e mi sono accorta che lì nessuno ti degna di uno sguardo. Da allora questa cosa dell’essere sempre osservata mi dà un po’ fastidio.”

Rokhas, 28, modella e artista
“Sono nata a Cuba e ho vissuto lì fino ai cinque anni, poi mia madre ha deciso di trasferirsi in Russia con me e mia sorella, alla ricerca di una vita migliore, perché in quegli anni la situazione economica di Cuba era davvero tragica. Quando sono arrivata qui non parlavo una parola di russo, ho fatto davvero fatica all’asilo. Ma la lingua non era l’unico ostacolo: il colore della mia pelle ha spesso creato barriere di pregiudizio difficili da abbattere. Dal momento in cui ho messo piede in Russia, ho dovuto fare i conti con il clima ostile e la mentalità particolarmente chiusa della popolazione. Oggi ringrazio di aver vissuto questa esperienza, perché sono le difficoltà che ci rendono più forti e fanno di noi dei guerrieri. Vivo a Mosca da cinque anni ormai, non posso dire che mi piace perché è piena di cantieri rumorosi, ma la preferisco a Penza, il posto dove ho vissuto e studiato dopo Cuba. Mosca è una città ricca di possibilità e qui ho potuto dare spazio alla mia creatività. Da artista non posso che amare lo spirito competitivo che si respira qui, dove non puoi rilassarti un attimo perché c’è subito qualcuno pronto a prendere il tuo posto.”

Elya Vinokurova, 27, dipendente dell'Enthusiast cafe
“Vivo a Mosca da 11 anni. È la mia seconda casa. La mia famiglia è della Yakutia, dove sono nata e ho fatto le scuole elementari. Lì il capodanno è pazzesco, lo festeggiano al solstizio d’estate. Le celebrazioni iniziano la mattina, ci sono gare sportive e contest, canti, musica popolare e grandi balli in cerchio aspettando l’alba successiva, è un momento in cui ti ricarichi di energia e sei pronto per affrontare il nuovo anno.

Qui a Mosca è tutto diverso. È una realtà ricca e composta da dimensioni molto diverse tra loro, ci sono tanti musei e teatri. Mi piace la fusione tra i diversi stili di architettura in città, le splendide corti nascoste. Recentemente è diventata molto più pulita e alcuni edifici storici, come il Narkomfin sono stati ristrutturati. Ovviamente ci sono anche lati negativi, come i tantissimi cantieri attivi tutto l’anno. Non ci sono abbastanza parchi in città e molti degli edifici del passato vengono demolit, anche se la comunità locale si batte per difenderli e finiscono per essere rimpiazzati da enormi complessi costosissimi.”

Aida Suleymanova, 23, lavora nella video production e studia psicologia
“Mi sono trasferita a Mosca quando avevo 16 anni. La mia famiglia viene da un piccola cittadina industriale vicino Volgograd. Ma quei posti non mi piacciono, non mi piace la gente e lo stile di vita che conduce. La mia famiglia invece è diversa, sono stata cresciuta come una cittadina del mondo. Mosca è interessante perché è ricca di opportunità, ci sono sempre posti nuovi da scoprire, qui puoi davvero divertirti e imparare. Non mi piace invece la sua l’architettura e il fatto che non sia per niente rassicurante né confortevole. E poi le pubblicità che vedi in giro sono davvero orribili.”

Vitaliy Korneev, 34, co-proprietario di ZHITZ in Georgia e designer di OPEN!Design
“Sono nato in Kazakistan, nella famosa Valle di Čuj, ma vivo a Mosca da 18 anni. Mi piace la dimensione così ampia della città e il fatto che manchi sempre tutto, perché questo ti spingere a prendere l’iniziativa, a metterti in gioco per provare a migliorare le cose. Mi piace il suo multiculturalismo, la scena musicale e artistica. Non amo invece che sia così frenetica, né il fatto che molte persone vengano qui esclusivamente per fare soldi, trascurando i rapporti umani. Mosca è gestita dalle autorità e dalle grandi aziende, e ormai il patrimonio culturale della città è quasi tutto andato distrutto. Anche la sua l’architettura non mi fa impazzire, perché risale quasi interamente agli anni Novanta.”

Anka Tsitsishvili, 29, fondatrice e direttrice creativa di Indexflat
“Sono nata a Tbilisi, in Georgia, ma la mia famiglia si è trasferita a Mosca nel 1994. Tutta la mia famiglia è georgiana, tranne una nonna russa dal lato di mio padre. Da bambina andavo sempre in vacanza in Georgia. Ho un cognome georgiano e adoro questa lingua. Sono profondamente legata al mio paese d’origine, perché è piccolo ma ha un ricchissimo patrimonio culturale. Di Mosca mi piace l’architettura, il cibo, le opportunità, la musica e le persone che frequento. È tutto meraviglioso. L’unica cosa che non mi piace sono i cieli d’inverno, quando durante il giorno c’è poca luce."

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Fotografia di Eugene Shishkin
Casting di Sveta Mart

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.