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l'abbiamo sempre snobbata, ma 'true blood' è una gran serie tv

Avrebbe potuto essere l'ennesima trashata di vampiri, ma 'True Blood' ha dato il via a un nuovo genere cinematografico che non accenna a perdere trazione.

di Alim Kheraj; traduzione di Giulia Fornetti
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23 ottobre 2018, 6:00am

Nei primi cinque minuti di True Blood si vede un vampiro minacciare una coppia di ragazzi in una stazione di servizio: vorrebbe violentarli, e poi divorarne i corpi. Ecco, la scena d'apertura è un ottimo riassunto di quello che sono le sette stagioni di True Blood. Follia, sesso e sangue, nonché la più alta concentrazione di vampiri, lupi mannari, streghe ed esseri mutanti che siano mai apparsi sul piccolo schermo.

Andato in onda per la prima volta nel 2008, True Blood porta la firma di Alan Ball, che prima di occuparsi di vampiri aveva giusto fatto due cosine di poca importanza come Six Feet Under e American Beauty. Il canovaccio è basato sulla popolare saga di romanzi dark di Charlaine Harris, Il Ciclo di Sookie Stackhouse e, che sia frutto del caso oppure no, l'idea di trasformare questi libri in un prodotto televisivo è arrivata in un momento di grande popolarità per i vampiri. Twilight, Edward Cullen, Bella e il licantropo Jacob erano già parte integrante della cultura pop, idoli di adulti e ragazzini affascinati da quella che non era altro che un’analogia ben elaborata dell’astinenza dal sesso prima del matrimonio. In confronto, gli abitanti di Bon Temps—cittadina fittizia in cui è ambientato True Blood—sembrano essere disperatamente assetati di sesso, poco importa se si tratti di umani o creature sovrannaturali. La serie di HBO, però, non si accontentava di fare da antidoto erotico al soporifero Twilight.

True Blood, senza girarci troppo intorno, è stato il primo prototipo di un nuovo format televisivo di enorme successo. La sua casa di produzione si è sempre distinta per prodotti di qualità altissima; suoi sono ad esempio Sex and the City, The Sopranos e, qualche anno dopo, The Wire. Ma True Blood è stato il primo esperimento della HBO che si avventurasse (ben) oltre il realismo. In un certo senso, grazie a vampiri e altre creature mutanti, la HBO stessa ha voluto abbandonare il conservatorismo per esplorare la rappresentazione di genere, il dialogo su razza e fluidità di genere, trasformando una trashata come tante in un’allegoria sul vero significato dell'essere emarginati dalla società.

Il concetto di base dietro True Blood è piuttosto semplice: dopo che alcuni scienziati giapponesi sviluppano il prototipo di una sostanza sintetica che sostituisce il sangue, i vampiri fanno coming-out e si mostrano al mondo per quello che sono, smettendo finalmente di nascondersi. All’inizio della serie, l’Emendamento per i Diritti dei Vampiri è allo stadio iniziale e si propone di integrare la Costituzione degli Stati Uniti per dare pari diritti a esseri umani e vampiri. Questi ultimi, però, a differenza degli esseri umani, sono dotati di una forza sovrumana, estremamente attraenti (sì dico a te, Eric!) e molto, molto bravi a letto.

Talmente bravi che anche alcuni umani vogliono fare sesso con loro. Tra loro, spiccano i cosiddetti scopavampiri, che alla fine del rapporto permettono ai vampiri di nutrirsi dei loro corpi. E poi c’è il cosiddetto V, sangue di vampiro utilizzato come farmaco dagli esseri umani, che oltre a essere una cura genera però allucinazioni, fa aumentare la libido e dà una forte dipendenza.

Tra tutta questa voglia di fare sesso, la storia d'amore che ci fa storcere il naso è quella tra l’umana con doti di telepatia Sookie, interpretata da Anna Paquin, e il vampiro Bill. Capiamo la funzione che ha all'interno della narrativa generale, perché è a questa coppia che viene affidato il compito di generare empatia nei confronti dei vampiri (molti dei quali si aggirano loschi nei sex club, trasgredendo la legge che proibisce loro di cibarsi di esseri umani), ma questa love story è anche la parte più conservatrice di tutta la serie tv. È la classica relazione tra donna umana e vampiro, basata su piuttosto tradizionali che contemplano quasi esclusivamente l’eterosessualità, mentre i personaggi secondari esplorano senza tregua il loro piacere sessuale da ogni prospettiva.

Il più rappresentativo in questo senso è Jason (Ryan Kwanten), fratello di Sookie nonché puttana della città. Prima donnaiolo d’eccezione e poi dipendente dal succo V, Jason diventerà un poliziotto, poi un membro della setta anti-vampiri e infine un delizioso maritino. Durante queste peripezie, Jason non smette mai di esplorare in lungo e in largo il suo desiderio sessuale. Quando prende il succo-V ha delle allucinazioni e "vede" un rapporto sessuale con Eric Northman (Alexander Skarsgård) che culmina in una scena veramente, veramente erotica, quasi da fan-fiction. Anche Eric, che evita di definirsi sessualmente, ha rapporti sia con uomini sia con donne nel corso delle sette stagioni, e Tara (Rutina Wesley), la migliore amica di Sookie da poco diventata vampiro, esplora il piacere lesbico senza farsi troppi problemi.

Tra tutti, Lafayette (interpretato dal defunto Nelsan Ellis), è il personaggio che più di tutti incarna l’identità queer di True Blood. Cuoco in un locale malfamato, Lafayette risulta il personaggio più umano e carismatico in assoluto, grazie anche a un'intelligenza pungente che riesce a tenere vivo l'interesse dello spettatore anche nei meandri più oscuri dell’imprevedibile trama. Lafayette è un personaggio queer e di colore che fatica a riconoscersi in una società dove manca disperatamente una corretta rappresentazione della figura femminile. La sua relazione, durata ben due stagioni, con Jesús (altro ragazzo queer di colore) è appassionante e genuina, anche se poi per qualche motivo finisce nel dimenticatoio alla fine della quarta stagione. Sigh.

A dirla tutta, i due personaggi di colore Lafayette e Tara sono i più intraprendenti e persuasivi di tutti. Nel primo episodio c’è una scena straordinaria: Tara, stufa della correttezza di facciata tipica del Sud degli Stati Uniti, decide di ribaltare contro i bianchi le micro-aggressioni razziali che subisce costantemente. D'altro canto, è proprio su Tara che gli autori si accaniscono maggiormente in questo show; non solo sua madre era una donna violenta e alcolizzata, ma lei stessa subisce un lavaggio del cervello da parte di Maenad Maryann (la seguace immortale di Dioniso che aveva trasformato la città di Bon Temps in un’enorme orgia), viene rapita da un vampiro psicopatico, e rimane quasi uccisa nel tentativo di salvare una ragazzina bianca, per poi trasformarsi lei stessa in vampiro. E se ci pensiamo, anche Lafayette non è immune agli stereotipi razziali, con le sue scenate insolenti e il suo problemino con il traffico di droga.

È proprio questo il problema di True Blood, e forse il motivo per cui non è mai finito nell’olimpo dei prodotti televisivi: inizia le cose nel modo giusto, ma poi non le porta mai a termine. Promette un'equa rappresentazione di tutti i personaggi, ma poi si accanisce contro le persone di colore e queer, facendo ricadere su di loro le peggiori sfighe e facendoli protagonisti di traumi irreversibili, spremendoli fino alla morte, letteralmente. E così, l’allegoria principale di True Blood, quella sull’integrazione degli emarginati, ben presto si accartoccia su se stessa: invece di mantenere un approccio imparziale sulla questione coming-out (che si tratti di ammettere la propria omosessualità o appartenenza al genere vampiresco, poco importa), nel corso delle stagioni i personaggi emarginati (leggi: i vampiri) vengono sempre più di frequente e con sempre maggior accanimento rappresentati in modo controverso. Improvvisamente, i vampiri sono personaggi trasandati, ossessionati dal sesso e senza alcun tipo di morale, confermandone quindi la pessima reputazione. Come scrive Louis Peitzman su Buzzfeed, infatti: "Quello che True Blood non riesce ancora a spiegare è perché i diritti delle creature sovrannaturali, come i vampiri, siano così importanti."

"Il problema di True Blood è che inizia le cose nel modo giusto, ma poi non le porta mai a termine. Promette un'equa rappresentazione di tutti i personaggi, ma poi si accanisce contro le persone di colore e queer, facendo ricadere su di loro le peggiori sfighe e rendendoli protagonisti di traumi irreversibili, spremendoli fino alla morte, letteralmente."

Il fatto, poi, di espandere la popolazione mitologica per includere fate, lupi mannari e mutanti non migliora la situazione, purtroppo. Al contrario, questi nuovi personaggi in qualche modo diluiscono la forza distruttiva della seduzione e della rabbia emanata dalla popolazione vampira, rendendo ancora più complicato l’approccio poco lungimirante della trama al tema dell'emarginazione.

Dopo una terza stagione fenomenale, tuttavia, sembra che qualcuno si sia dimenticato che lo show doveva essere divertente, in un qualche modo. In tutto questo marasma, è come se True Blood avesse perso la sua identità, e quello che era nato come un prodotto d’intrattenimento con ottimi budget, un grande cast e vampiri decisamente sexy si è trasformato in un susseguirsi di banalità inguardabili, con uno dei finali peggiori di sempre.

A dieci anni dalla prima messa in onda di True Blood, il panorama televisivo e la produzione di contenuti è cambiata così radicalmente, che qualsiasi canale, servizio streaming o piattaforma social sta investendo per creare contenuti originali con cast pazzeschi. HBO ha il suo capolavoro, Game of Thrones, mentre Amazon ha investito un-miliardo-di-dollari per acquistare i diritti di produzione di una serie in cinque stagioni su Il signore degli Anelli. In pratica, la televisione di genere non solo è un business in crescita, ma soprattutto un prestigioso prodotto culturale.

Probabilmente, senza True Blood i produttori TV si starebbero ancora interrogando su quali sono le tematiche giuste per catturare il pubblico e conquistare la critica. Inoltre, il suo cast, che ha anche il merito di aver fatto conoscere al mondo Skarsgård e Joe Manganiello, oltre all’analisi profonda della scena nel Sud degli Stati Uniti e il modo astuto con cui la sfrutta a suo favore, fanno di True Blood una delle serie a tema più di successo dopo Buffy l’Ammazzavampiri. E anche se, va detto, culturalmente le vicende di Bon Temps non hanno influenzato la società quanto Buffy, il sangue di True Blood scorre a fiumi in tutte le serie dark moderne su vampiri, streghe, fate e simili.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.