dopo influencer e microinfluencer, date il benvenuto ai nanoinfluencer

E per chi volesse diventare uno di loro, bastano 1.000 follower o poco più.

di Federico Rocco
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14 novembre 2018, 11:52am

Ricevere un consiglio da un amico è sempre una gran figata. E siamo noi i primi a voler di raccomandare questo o quel prodotto, se ci siamo trovati bene. Su scala maggiore, c’è chi questo passaparola lo ha trasformato in un lavoro a tutti gli effetti (warning: sto per utilizzare una parola usata e abusata, abbiate pietà di me): gli influencer. Impossibile sfuggire alla loro morsa, ehm, intendevo dire presenza sui social. E come per tutte le specie animali, anche parlando di influencer si possono individuare precise sottocategorie evolutive. Se gli influencer veri e propri superano il milione di follower, i microinfluencer si rivolgono a un pubblico più ristretto, nell’ordine delle decine o centinaia di migliai di seguaci. In fondo alla catena alimentare, troviamo infine i nanoinfluencer.

Ultimi, ma non per questo meno importanti. Con un pubblico che oscilla tra i 1.000 e i 5.000 follower, i nanoinfluencer hanno dalla loro un vantaggio non da poco: non vengono percepiti dal pubblico come professionisti del settore (anche perché non lo sono), e quindi ricevere un consiglio da loro non è molto diverso che riceverlo da un amico. L’impressione è la stessa. Inoltre, sono i più gestibili dai brand che li scelgono per generare interesse verso i propri prodotti; i nanos, come vengono chiamati, non hanno tariffe a sei zeri, ma chiedono piccole commissioni o prodotti gratuiti in cambio dei loro post #ad.

Come ha spiegato Mae Karwowski al New York Times, chief executive di Obviously, un’agenzia di marketing specializzata nei rapporti con gli influencer, il concetto fondamentale è che "tutti abbiamo tra i nostri amici quello popolare sui social network, che colleziona like e commenti semplicemente per il fatto che i suoi contenuti sono apprezzabili da un pubblico molto ampio". E mentre con i top influencer si parla di mercato saturo, il vantaggio di essere un nanos sta nel fatto che le possibilità di crearsi una propria nicchia di mercato sono molte di più. In basso non c’è omologazione.

Sempre secondo l'analisi del NYT, dai quasi 2.800 follower di Alexis Baker ai 1.900 di Kelsey Rosenberg, da Haley Stutzman a Erin Gee, il processo è sempre lo stesso. Si viene contattati direttamente dai brand, spesso e volentieri direttamente nei DM di Instagram, e da lì parte la collaborazione. Insieme al prodotto da recensire, le aziende inviano ai nanos linee guida e istruzioni sul modo migliore per condividere il contenuto (parole chiave, hashtag, possibili caption e timing specifici). Quindi, se tra qualche giorno o settimana vedrete un bel #paidpost sotto l'ultima foto di vostra cugina, non stupitevi.

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E comunque...

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