questa ragazza si è fotografata con tutti gli uomini che la fischiavano per strada

All'ennesimo fischio non richiesto, Noa ha deciso di fermarsi e fare un selfie con chi la stava molestando. E a nessuno di loro è passato per la testa che quello di Noa fosse un gesto per documentare le molestie subite.

di Charlotte Gush
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06 ottobre 2017, 7:00am

Noa Jansma @dearcatcallers

All'età di 27 anni, dopo almeno un intero decennio di molestie, ho trovato il coraggio di girarmi verso chi mi stava infastidendo e urlargli "Vaffanculo!" Una volta mi sono sentita così forte da chiedergli persino: "ma come ti permetti di fare una cosa del genere?" Con il senno di poi, non è stata per niente una buona idea: a volte l'epilogo è ancora più grave, e non sono io a dirlo, ma i numeri. Comunque, reagire mi faceva sentire decisamente meglio che abbassare la testa e andare avanti facendo finta di niente, infuriata e scossa, imbarazzata, e in qualche caso in lacrime, prendendomela con me stessa per non aver fatto nulla, per non aver ricordato a tali uomini che il loro comportamento non era per niente accettabile.

Ma Noa Jansma, una studentessa di 20 anni di Amsterdam, ha trovato un modo migliore per affrontare le molestie. Il 29 agosto, Noa ha iniziato un progetto su Instagram chiamato #DearCatcallers, in cui si è fotografata insieme a ogni uomo, o gruppo di uomini, che nei trenta giorni successivi l'hanno molestata. Poi le ha caricate su Instagram, dove nella descrizione ha raccontato lo svilupparsi della situazione, e come gli uomini si sono approcciati a lei. "Dopo avermi seguito per dieci minuti, ha iniziato a chiedermi 'hey tu che sei così sexy, dove stai andando? Posso venire con te?'," "Mi ha seguito per due vie diverse urlando 'sexy!' e 'vuoi un passaggio?'," "Ciao bellezza, dove vai tutta sola?", "Ma ciao, dove vai di bello? Vuoi venire a casa con me? Dove vivi? Possiamo fare un sacco di cose divertenti insieme," "non sai quello che vorrei farti, piccola" sono solo alcune delle frasi che si è sentita rivolgere a settembre.

"#Dearcatcallers non è un complimento," ha scritto Noa nel primo post legato al progetto. "Questo profilo Instagram vuole essere una presa di coscienza dell'oggettificazione della donna nella vita quotidiana. Siccome molte persone ancora non sanno quanto spesso e in quanti contesti diversi una ragazza riceva fischi e apprezzamenti indesiderati, vi mostrerò chi mi molesta nell'arco di un mese." Le 24 immagini poi condivise online ritraggono uomini di diverso aspetto, età ed etnia, uomini che in molti casi salutano o sorridono accanto a lei; alcuni hanno uno sguardo lascivo, altri la stanno toccando. E questi selfie non rappresentano neanche il totale delle molestie subite: a volte, Noa non si sentiva abbastanza al sicuro per fermarsi e scattare una foto con il molestatore.

Solo uno dei 24 uomini ha chiesto a Noa perché voleva farsi una foto con lui. "Non sono per niente sospettosi, perché quello che fanno per loro è completamente normale," ha dichiarato la studentessa al giornale olandese Het Parool, secondo quanto riportato e tradotto dal The Indipendent. Come molti altri uomini nel resto del mondo, quelli incontrati da Noa si sentivano pienamente in diritto di ricevere l'attenzione, e il corpo, di una donna. A nessuno è passato per la testa che quello di Noa fosse un gesto per documentare le loro molestie. Non c'era nessuna traccia di vergogna in loro, ed è esattamente questo il problema.

Prendendo il controllo della situazione e inserendo la narrativa degli episodi in un nuovo contesto, Noa vuole riappropriarsi della sua dignità e del suo corpo. "Facendo quei selfie, chi oggettifica e chi ha il ruolo di oggetto sono uniti in una sola composizione," spiega. "Io, in quanto oggetto, sono accanto ai molestatori: questa dinamica rappresenta il ribaltamento dei meccanismi di potere che mi hanno spinto a iniziare il progetto #dearcatcallers."

Sebbene i selfie di Noa per #dearcatcaller possano ormai dirsi un lavoro concluso, il progetto in sé non è finito, anzi. Nel messaggio finale, si legge infatti che "il mio mese di post è terminato, ma lo stesso non si può dire per i molestatori. Per spiegare come questo sia un fenomeno globale e anche per dimostrare che questo progetto non ruota esclusivamente attorno a me, darò in gestione l'account a diverse ragazze in giro per il mondo. Ci vorrà tempo, quindi stay tuned," aggiungendo poi: "potete unirvi anche voi alla lotta e postare i vostri #dearcatcallers personali, oppure mandarmeli in dm."

In Gran Bretagna, dove fischi e compagnia bella non sono ancora sanzionati, esiste già un progetto simile: si tratta di Cheer Up Luv, progetto della fotografa 23enne Eliza Hatch in cui vengono mostrate immagini di donne insieme a una descrizione delle molestie subite. Ad Amsterdam, dove vive Noa, dal 1 gennaio 2018 i fischi d'apprezzamento non richiesti saranno punibili con una multa che potrà arrivare fino a 190 euro. Sebbene Noa abbia dichiarato all'Het Parool che questa sia una legge complessa da far rispettare, ha anche fatto notare il valore simbolico di tale provvedimento, affermando che "credo sia un bene che sia stato approvato."

C'è un commento in particolare sul suo profilo che ci fa capire quanto la nostra società debba ancora culturalmente evolversi per far sì che tutti siano coscienti di quanto inaccettabile e legalmente perseguibile questo comportamento sia: "potresti gentilmente fare qualche selfie anche con chi non ti fischia dietro? così magari ti rendi conto che esistono anche persone così?"

Uomini, non si vince un premio per non aver fischiato dietro a una ragazza che vi passa accanto. Questo significa semplicemente che siete degli esseri umani decenti. Non dovremmo essere qui a dirvelo. Le molestie fanno parte di un gioco di potere che afferma la titolarità dell'uomo sul corpo delle donne. Sono le conseguenze del patriarcato, qui e ora. #Dearcatcaller non è un complimento. Non sarà mai un complimento. Non siamo un oggetto nelle vostre mani, né mai lo saremo.