il lato politico delle sfilate milanesi autunno/inverno 17

Le passerelle milanesi si accendono quando Moschino, Versace e Neil Barrett presentano le loro collezioni autunno/inverno 17, più politiche che mai.

di i-D Staff
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16 gennaio 2017, 4:50pm

Ora che l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca è ormai alle porte, le sfilate milanesi sono iniziate con una nota riflessiva. "Il mio Paese è nella merda, ma quando il mio Paese è nella merda tutto il mondo è nella merda," ha dichiarato Jeremy Scott dopo la sua sfilata con Moschino. "Dobbiamo batterci: dobbiamo batterci per la bellezza, dobbiamo batterci per i nostri diritti, dobbiamo batterci per ciò in cui crediamo perché ci sta venendo strappato dalle mani." Lo stilista americano ha scelto di arricchire i tessuti militari con dei fiori per comunicare un senso di speranza. Inoltre alcuni capi della collezione raffiguravano angelici affreschi che sono stati parzialmente celati con della pittura nera: una metafora sulla difficile condizione politica della sua terra d'origine. "Cerco di trovare tutta la bellezza possibile e di farne quasi dei totem da poter indossare" ha spiegato Scott, parlando dei cappelli militari ricoperti di gioielli che ha creato in collaborazione con Judy Blame. La sfilata di Moschino si è trasformata in una marcia contro Trump che ci ricorda come la battaglia sia appena iniziata.

Moschino autunno/inverno 17

"Si tratta di uno scenario post-apocalittico, ma c'è ancora speranza. Andrà tutto bene. Dobbiamo crederci, dobbiamo sperare, dobbiamo vivere nella speranza," ci ricorda Scott. "In questa battaglia possiamo ancora trovare la bellezza. La bellezza di persone che si sentono motivate, attive, persone che fanno sentire la propria voce." insiste. "Tutti possiamo fare la differenza e tutti abbiamo il dovere di fare la differenza. Questo è il dono che stiamo ricevendo: un'opportunità di tornare attivi quando ormai eravamo sprofondati nell'apatia. Speriamo di riuscire a cogliere questa chance nel modo più serio possibile. Questo è realmente tutto ciò in cui spero." In tutto il suo fascino distopico, la sfilata di Moschino è riuscita ad esprimere quel sentimento incoraggiante al quale Scott ambiva. 

Versace autunno/inverno 17

"Questa collezione parla di tutte le diverse tribù di Versace uomo e tutta la forza positiva che si può sprigionare quando uomini appartenenti a diversi luoghi e diverse culture si uniscono," spiega Donatella Versace nelle note alla sfilata. I look erano decisamente più austeri, ma il messaggio non era molto diverso da quello di Moschino: "it don't matter if you're black or white", per dirla con le parole di Michael Jackson prese dal suo album Dangerous, la cui cover è stata probabilmente l'ispirazione per la stampa sul blazer che ha chiuso la sfilata. Era stato proprio Gianni Versace a creare i costumi per il Dangerous Tour, che ha marcato l'era più politica della carriera di Jackson, quando si è battuto contro il conservatorismo che ha accompagnato la presidenza di Reagan e Bush Senior tra gli anni '80 e i primi anni '90. La tensione politica di quel periodo era evocata sapientemente in serie televisive come Dynasty, in cui la lotta tra il conformismo americano e la sete per espressione individuale degli anni '70 era la protagonista indiscussa.

Neil Barrett autunno/inverno 17

"Gli anni '70 sono stati un periodo bellissimo e, ovviamente, dopo sono arrivati gli '80," riflette Neil Barrett. La sua splendida collezione s'ispira ai suoi studi presso la Central Saint Martins e alla sua vita nella Londra degli anni '80. "Per me si trattava di tempi bellissimi, tempi creativi. Ero libero di fare qualsiasi cosa volessi. In quel periodo in Gran Bretagna non dovevi nemmeno pagare per andare all'università: volevano solo che tu mettessi a disposizione il tuo talento. In quel periodo potevo uscire tutta notte, andare a ai concerti e divertirmi. Ho trovato me stesso. È stato il periodo più bello della mia vita." Barrett ha voluto reinterpretare il look che sfoggiava in quegli anni, inserendo riferimenti alle sue band preferite di quell'epoca The Cure, i Siouxsie and the Banshees e gli Echo and the Bunnyman.

Diesel Black Gold autunno/inverno 17

"Avevo comprato una giacca oversize in stile off the shoulders e la indossavo sempre con un kilt o una gonna, leggins e grandi stivali," ricorda. "Ho voluto provare a ricreare quel look. Ho pensato: come posso renderlo attuale? Non indosserei di certo una gonna, sono troppo vecchio. Quindi ho deciso di lavorare sulle giacche, rendendole quasi simili a cappotti per riprendere un po' i trend di quel periodo. Mi è piaciuto ciò che ha fatto Ray Petri e l'idea delle gang, così ho deciso di fare una cosa simile. Nella mia gang, però, non mi sono limitato ai portoricani o a persone di colore e ho cercato di includere ragazzi provenienti da tutto il mondo per avere un risultato più vario ed eclettico." La nostalgia di Barrett non è una trovata melensa, ma piuttosto un onesto e forse inconscio ricordo dei tempi in cui clima politico e sociale non era poi tanto dissimile da quello odierno. Dicono che la creatività fiorisca proprio nei periodi difficili e questo è stato particolarmente vero per i designer che hanno sfilato a Milano. Il titolo della collezione di Andreas Melbostad per Diesel Black Gold, Urban Ninja, che fondeva elementi delle arti marziali giapponesi a uno stile urbano contemporaneo, sembra essere un riassunto perfetto di questo spirito combattivo con il quale ci prepariamo ad affrontare il nuovo anno. Lo stesso vale per il lancio di Plein Sport di Philipp Plein, dove uno speaker motivazionale ha ricordato al pubblico l'importanza di seguire i propri sogni, mentre una serie di modelli palestrati sfilava nella nuova collezione sportswear dello stilista.

Plein Sport autunno/inverno 17

Crediti


Testo Anders Christian Madsen

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