una lettera d'amore agli uomini con la coda

Il fotografo James Eisen vuole farci apprezzare la maestosità della coda maschile.

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giu 1 2017, 11:01am

Diese Woche steht ganz im Zeichen von Haaren. In unserer i-D Hair Week erkunden wir, wie Haare eine Konversation über Identität, Kultur und Gesellschaft starten. Dieser Artikel erschien zuerst auf i-D Australia / New Zealand. 

A prima vista, farsi una coda sembra una cosa innocente, ma in realtà si tratta di un hairstyle dal significato più complesso; solitamente scelto da adolescenti e donne di fretta, chi ne fa un uso spesso soggetto a critiche sono gli uomini.

Non parliamo dei ragazzi che negli ultimi anni sfoggiano il man bun—chignon per uomini hipster o aspiranti tali—cercando di restare al passo con i tempi e con le mode. Ci riferiamo a quei tizi non giovanissimi che trovi in coda al supermercato e che non si tagliano i capelli da più di dieci anni. È a queste persone, al loro mistero, che si interessa il fotografo James Eisen. Il suo nuovo libro P*O*N*Y è un'esplorazione di questo silenzioso gruppo al maschile, il prodotto di sette anni passati nell'intento di fotografarli. Alla fine del progetto, Eisen ha scoperto che in molti apprezzano la "libertà della coda per uomini." Abbiamo parlato con lui per capire cosa questo significhi.

Perché fare un libro sui tizi con la coda?
Tutto è nato guardando il film di Michael Mann Heat, in cui Val Kilmer recita il ruolo di un criminale tossicodipendente che porta sempre la coda. Quella è stata la prima volta in cui mi sono emozionato grazie a questa acconciatura, o almeno la prima che io ricordi. Ma facendo qualche ricerca ho scoperto che nel corso della storia diversi personaggi come Napoleone, Marlon Brando, Prince, Danny DeVito e Karl Lagerfeld hanno fatto della coda il loro tratto distintivo. Ero interessato al desiderio, conscio o inconscio che fosse, di esprimere una sorta di androginità attraverso i capelli. Quindi il progetto si è sviluppato con spontaneità, il mio intervento critico è stato minimo. Semplicemente, quando durante i miei viaggi vedevo davanti a me una coda, la fotografavo.

Quindi, per essere chiari, tu sei un fan della coda.
Sì!

Ne hai mai sfoggiata una?
Quando andavo a scuola avevo i capelli lunghi, e ricordo che una volta un'insegnante mi legò i capelli in una coda. Ma credo che non fosse permesso che la lunghezza dei capelli superasse le spalle. Quindi tecnicamente sì, per un po' anche io ho avuto una coda.

È interessante analizzare questo look, specialmente se paragonato alla moda del man bun. Ma sembra che tu ti sia allontanato da ogni tipo di giudizio estetico.
Non ho mai discriminato nessuno per il suo essere alla moda o meno. Ho solo scattato delle foto alle code degli uomini che ho casualmente incontrato in giro. Credo ci siano migliaia di ragioni per cui un uomo scelga di sfoggiare questa acconciatura, ma è difficile dire se sia per essere alla moda, o per un fattore di stile. Ho sentito un sacco di motivazioni diverse da quando il libro è stato pubblicato: per alcuni è un po' una coperta di Linus, altri mi hanno detto che li rendeva più credibili.

Descrivi la "libertà della coda maschile" come un qualcosa che va oltre i capelli. Cosa rappresenta questa libertà per te?
È solo un modo diverso per dire "mi sto impegnando."

Hai notato qualche somiglianza tra gli uomini che hai fotografato?
All'inizio no—ma alcune persone, vedendo il libro per la prima volta, hanno creduto che fossero fotografie diverse dello stesso soggetto.

I tizi con la coda fanno storcere il naso a molti, stai cercando di cambiare il modo in cui li guardiamo?
Vorrei davvero solo celebrare l'iconicità e/o l'ironicità di questo gesto. L'unica cosa che spero è che la prossima volta che qualcuno vedrà un tizio con la coda, allora si fermerà e penserà "wow, questa sì che è una bella coda!"

P*O*N*Y è disponibile su Diane Inc.

Crediti


Testo Wendy Syfret
Fotografia James Eisen