"dalle difficoltà nasce la bellezza" — a tu per tu con juliana huxtable

L'artista ci ha parlato del suo diario segreto, di umanesimo e del suo futuro nel mondo dell'arte.

di i-D Staff
|
06 luglio 2017, 1:20pm

This article was originally published by i-D Australia. 

Che sia Wikipedia o il Guggenheim, chiunque scriva di Juliana Huxtable sottolinea con grande zelo quanto interdisciplinare sia la sua attività. È un'artista che non si risparmia: esegue performance in istituzioni artistiche come il MoMa, The Whitney e il The New Museum, scrive—il suo primo libro, Mucus In My Pineal Glands, è un insieme di saggi, poesie e trascrizioni di performance pubblicato all'inizio del 2017—e si occupa di musica, sia come creatrice della serata newyorkese SHOCK VALUE, sia come affermata DJ.

Il DJ australiano Brooke Powers l'ha intervistata per i-D, e anche in questo caso Juliana non ha mostrato reticenze nel delineare l'uso dei vari medium da lei scelti: suonare, inteso come atto più divertente e più pubblico di una performance museale, che vede invece come più carica d'aspettative e tensioni. I due artisti si sono incontrati a Hobart, Australia, per suonare al Red Bull Music Academy's Transliminal—un rave su scala industriale dove sembra che i partecipanti abbiano passato una serata indimenticabile— e per parlare di Tumblr, diari segreti e umanesimo. 

In molti ti conoscono per la tua poliedricità. Sei davvero una che lavora sodo, e vorrei iniziare parlando della tua fatica letteraria, Mucus In My Pineal Glands. Cosa ti spinge a scrivere?
Credo di aver ormai accettato che scrivere per me è un bisogno. Sono sempre stata una scrittrice, tengo un diario da quando avevo otto o nove anni e sin dall'infanzia inserisco elementi fittizi nei racconti delle mie giornate. Non so perché, ma mi è sempre sembrata una necessità, qualcosa che mi fa stare meglio. Un modo per superare i momenti difficili.

In quale misura i diversi medium di cui ti servi si influenzano gli uni con gli altri?
Credo che sia stata una benedizione aver abbandonato l'Accademia di Belle Arti, perché se avessi continuato probabilmente adesso lavorerei con un singolo media. Sono tornata intuitivamente alla musica, all'arte e alla scrittura, mentre facevo un lavoro che non aveva nulla a che fare con queste cose. In questo modo, mi sono sentita libera di esprimere in modo quasi immediato le mie idee. Per un po', ho fatto solo performance perché erano gratis, e anche nel caso in cui servissero materiali il prezzo non era mai fuori dalla mia portata; oggi, quando mi esibisco lo faccio invece perché ne apprezzo l'immediatezza. Ci sono state volte in cui ho deciso di fare autoritratti, video, o qualunque altra cosa, semplicemente perché l'idea mi sembrava appropriata. Questo è il motivo per cui faccio tante cose diverse.

Hai un media preferito?
No, non penso. Cambia continuamente, ma ci sono cose—come suonare—che faccio con regolarità. A questo punto, vedo il mio lavoro come qualcosa che esiste e basta, indipendentemente da me. Prima invece lo intendevo come un modo per sentirmi presente, viva. È eccitante essere arrivata a un punto in cui posso pensare a come esprimere un insieme d'idee senza che la mia presenza sia necessaria al loro manifestarsi.

Non vedo l'ora di saperne di più su come ti approcci, creativamente parlando, alla professione del DJ. Ascoltando i tuoi mix e vedendoti suonare dal vivo questa sera, credo di poter affermare con sicurezza che i tuoi set siano molto più di qualche disco suonato in sequenza. Come li costruisci?
Quello che più mi piace dell'essere un DJ è l'immediatezza che contraddistingue questa forma d'arte dalle performance museali. La gente vuole divertirsi mentre suoni, per questo è così subitaneo. Ovviamente, ci sono anche persone che si aspettano di essere intrattenute davanti all'arte, ma l'idea che questa debba 'stimolarmi o mettermi alla prova' è ancora molto presente. Ha un lungo passato, un po' classista ed elitario in un certo senso. Con l'arte, gli spettatori sono stimolati all'analisi, ma lo stesso non vale necessariamente per la musica.
Il pubblico davanti a cui suono è anche molto più ampio rispetto a quello che assiste a una mia performance. In questo caso, gli spettatori hanno deliberatamente deciso di essere lì di fronte a me, per un motivo ben preciso. Fare il DJ invece è automaticamente più ampio, e mi piace. È uno spazio produttivo, divertente, perché meno didattico e diretto di una galleria d'arte.
Se voglio registrare una voce, sarà sicuramente femminile. Questa è una delle cose che sto sperimentando: in una stanza piena di 'bro' mettere qualcosa cantato da una donna per due ore. Per me significa qualcosa, e non devo per forza analizzarlo a fondo, ha un significato e basta.

Cinque anni fa è iniziato il mio percorso come trans. E ricordo di essermi imbattuta nel tuo Tumblr. È stato uno dei primi esempi in cui una giovane ragazza trans viveva la sua esperienza con trasparenza, orgoglio e gioia. Quale ruolo ha nell'essere artista questo tipo di vulnerabilità e apertura, insieme alla continua creazione di contenuti?
La transizione non è stata facile, ma credo che tutti vivano in una sorta di eterna transizione. Tuttavia, è cambiato il modo in cui mi presento, visivamente e fisicamente, alle persone. E c'è stato un momento in cui mi sono sentita molto isolata. Amavo vivere a New York, ma non conoscevo altre persone nella mia situazione. Conoscevo qualche donna trans più grande di me, ma avevano tutte esperienze totalmente diverse dalle mie, molto più complesse.
Non avevo risorse, quindi fare ricerche è diventato il modo per esprimere chi ero e cosa stavo affrontando mentre comunicavo con altre persone. Tumblr è stata la piattaforma che mi ha permesso di capire chi ero.
Poi, a un certo punto, la mia arte si è evoluta in modo da non aver più bisogno di Tumblr come strumento primario per crearmi un pubblico e dire la mia. Molti dei miei amici di Tumblr oggi sono miei amici anche nella vita reale. Non lo faccio più per il pubblico. Oggi, posso lavorare sul lungo termine finalmente.

In questo periodo mi è capitato di parlare di spiritualità queer con i miei amici, di cosa questo concetto significhi per ognuno di noi. Che ruolo gioca la spiritualità nella tua vita?
Credo di potermi descrivere come un'atea aggressiva: sono cresciuta in un ambiente estremamente religioso, ma oggi non credo in Dio. E non credo neanche nell'astrologia, ogni tanto mi piace darci un'occhiata, così, per divertimento. Non credo nella maggior parte dei concetti legati alla spiritualità.
Per certi versi però mi sento un'umanista. Non nell'accezione più canonica del termine, ma credo che esista qualcosa che ci impedisce di pugnalarci l'un l'altro. Non saprei dire cosa sia, ma credo che le persone queer debbano affrontare un sacco di problemi non indifferenti, e questo trauma è una risorsa a cui ispirarsi. Più strutturale che spirituale per me, comunque. Chi ha avuto una vita particolarmente difficile ha anche fatto più esperienze. E sono le difficoltà a creare la bellezza. Questo forse è il motivo per cui sono le persone di colore a fare la miglior musica. Le persone queer, per me, sono quelle che stanno dando vita a quella che definirei la miglior cultura. Ma non so quanto questo abbia a che fare con la spiritualità.

@julianahuxtable

Crediti


Intervista Brooke Powers
Photo courtesy Red Bull Music Academy

Tagged:
dj
queer
trans
Música
arte
Juliana Huxtable
queer culture
cultura queer
interviste d'arte