il grande lebowski se ne è sempre fregato di tutto e di tutti

Avrà anche vent'anni, ma il Drugo è più attuale che mai, perché menefreghismo e disillusione sono i simboli della nostra generazione. ​

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30 aprile 2018, 1:04pm

Immagine via Instagram

Questo articolo è stato pubblicato in data 30 maggio 2018, quando The Big Lebowski ha compiuto vent'anni dall'arrivo nei cinema italiani. Lo riproponiamo perché crediamo rappresenti un elemento imprescindibile della nostra cultura cinematografica.

L'estetica del brutto non è nata per partenogenesi. Come tutte le avanguardie di questo mondo ha avuto bisogno di pionieri che ne innalzassero le bandiere fregandosene altamente del giudizio del mondo. E un posto d'onore nell'Olimpo dei menefreghisti è riservato al Drugo e alle sue vestaglie.

Nel 1998 usciva nelle sale Il Grande Lebowski, storico film diretto e prodotto dai fratelli Coen che nei due decenni successivi ha scritto le regole dello stile-che-non-è-proprio-stile. Regole che, a vent’anni dal suo esordio, sono ancora più che valide. Sì, perché Il Drugo, o The Dude in lingua originale, o qualunque sia il modo in cui volete chiamarlo se ne frega di tutto e di tutti, semplicemente. E questo fancazzismo allucinato—splendidamente reso sul grande schermo da Jeff Bridges—è quanto di più à la mode ci possa essere. Il Drugo esce di casa la mattina in vestaglia e ciabatte da piscina, beve un White Russian dopo l’altro senza preoccuparsi delle gocce che gli attraversano la barba ben poco curata, fuma un sacco di erba e passa tutto il giorno tra il divano e il bowling, dove incontra amici che sono la sua fotocopia sputata.

Insomma, The Dude è un tipo interessante dal punto vista antropologico. E il suo menefreghismo assoluto lo piazza in un una posizione precisa all’interno di un’ipotetica catena evolutiva, perché non fa nulla e non ha mai fatto nulla, ma va comunque bene così. Disilluso e anche un po’ frustrato (i suoi coetanei hanno combattuto in Vietnam e lui no) vive in quel Medioevo e al tempo stesso Illuminismo della moda che sono gli ultimi anni ‘90. Per questo, a vent’anni dall’uscita del film basta dare uno sguardo alle passerelle per accorgersi che la filosofia del menefreghismo è più attuale che mai. Lebowski potrebbe essere l’uomo Gucci di Alessandro Michele (che tu abbia un cucciolo di drago in braccio o no, poco importa), ma anche l’uomo Balenciaga di Demna Gvasalia. Veste come un guanto lo smarrimento della sua generazione, non se ne accorge e soprattutto non gli interessa. Afferra a occhi chiusi dall’armadio—che non ha—le prime cose che trova e si butta in un mondo dove tutto sembra girare intorno a lui.

E allora buon compleanno Drugo! Evviva vestaglia, ciabatte e cento dei tuoi White Russian.

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Dopo Il Grande Lebowski è arrivato Shia Labeouf. E anche lui non è molto interessato al giudizio altrui sul suo look: