Tutti gli abiti indossati Prada, in collaborazione con l’artista Peter De Potter.

La prima intervista a Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo (tutti insieme)

Il designer di Prada, il fotografo e lo stylist si raccontano per la prima volta tutti insieme nel nostro nuovo numero di i-D "The Utopia in Dystopia Issue”.

di Osman Ahmed
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01 marzo 2021, 4:51pm

Tutti gli abiti indossati Prada, in collaborazione con l’artista Peter De Potter.

Questo articolo è apparso originariamente sul numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021. Ordina la tua copia qui.

All'interno di ogni generazione, esistono fortuiti incontri di spiriti affini la cui armonia creativa innesca delle micce che si riflettono su come percepiamo il mondo intero.

Il designer Raf Simons, il fotografo Willy Vanderperre e lo stylist Olivier Rizzo si sono conosciuti ad Anversa quando erano solamente dei ragazzini, trasferendosi ​​nella città da piccole cittadine del Belgio. Tutti e tre erano ossessionati dalla moda e dalla musica, e vivevano nell'ombra dei sei leggendari designer ormai sinonimo della città—sette, se si conta Martin Margiela. Non sapevano ancora che, insieme, avrebbero avuto lo stesso impatto che questi stessi designer hanno avuto sulla progettazione, sul design e sulla cultura visuale della moda. Il progetto di Raf ha infatti messo in dubbio e reinventato la moda maschile moderna, inaugurando una nuova estetica che fosse di casa ad Anversa come a Manchester, Rotterdam, Kiev o Parigi. Un’estetica che gettava le sue radici nella cultura rave degli anni ’90, nei movimenti controculturali, nei complessi residenziali del dopoguerra, nelle uniformi dei seminaristi cattolici, nella musica goth, nel disordine, nel punk, nella New Wave, nei Kraftwerk e nell'architettura Bauhaus.

Willy e Olivier erano presenti sin dall'inizio, dando forma a quelle immagini con cui ancora oggi identifichiamo il progetto di moda di Simons. Come quella di Robbie Snelders sulla copertina del loro volume Il Quarto Sesso, con Topolino dipinto sul suo viso e una felpa con cappuccio Raf e un blazer da divisa scolastica sul suo corpo longilineo, o l'iconica copertina di i-D del 2001 che hanno recentemente rivisitato in occasione del nostro numero per il 40° anniversario di i-D.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021

Nel corso degli anni, questi outsider hanno plasmato a loro immagine l’identità delle case di moda più iconiche e la cultura visuale della moda in generale. Con una mossa senza precedenti, lo scorso anno Raf è stato nominato co-direttore creativo di Prada, lavorando al fianco di Miuccia–e assieme a Willy e Olivier—per costruire una nuova identità distintiva del marchio italiano. Certo, Raf ha lavorato anche per Jil Sander, Dior e Calvin Klein, ma una collaborazione di questo tipo non avrebbe potuto essere più perfetta. Il designer si trova sulla stessa lunghezza d'onda intellettuale della Signora, condividendo la stima per l'arte e un’ossessiva restituzione dei propri progetti di design. Entrambi sono autori stranamente simili nel loro approccio alla progettazione, nonostante le loro generazioni, nazionalità, generi e personalità molto diverse.

E Raf ha tutto questo in comune anche con i suoi “fratelli acquisiti”, Willy e Olivier. Nella loro prima intervista insieme, i tre hanno fatto quattro chiacchiere con i-D per parlare di quei primi giorni a scuola insieme, delle loro ossessioni condivise, dell'eterno spirito di giovinezza e della collezione di debutto di Raf per Prada …

Grazie, ragazzi, per aver dedicato del tempo durante le vostre vacanze per questa intervista. Siete tutti ad Anversa, giusto?
Willy:
Raf è forse a 200 metri di distanza dalla nostra casa.

Beh, è perfetto se si pensa che questa città è stata una parte così importante della vostra storia. Ricordate come vi siete conosciuti?
Raf:
Non ho incontrato Olivier e Willy contemporaneamente. Ho conosciuto prima Olivier, mentre ero ancora a scuola, al terzo anno del corso di disegno industriale. Tra il terzo e il quarto anno abbiamo dovuto fare uno stage e io sono finito a farlo da Walter Van Beirendonck, una decisione decisamente diversa da ciò che era previsto nella mia scuola, ma l'ho fatto lo stesso… Se non sbaglio, Olivier, questo era prima che tu iniziassi a frequentare l'Accademia. Ricordo che tu ti trasferisti ad Anversa un anno prima, per seguire un corso d'arte poco prima di iniziare l'Accademia. Quindi, stiamo parlando del luglio o agosto 1989. Non incontrai Willy se non pochi anni più tardi.

Willy: Sono il più giovane del gruppo.

Raf: Olivier, probabilmente tu ricordi altri dettagli di quei primi giorni. Lui ricorda tutto. Ha una memoria fotografica.

Olivier: Lo ricordo molto bene. Era il 1 agosto 1989. C'erano alcuni di noi che iniziarono uno stage con Walter–Raf, Marlies Dekkers, Peter de Potter, io… Alla fine del primo giorno, siamo usciti a berci un drink insieme–Anversa è piena di terrazze ed è stata un'estate molto bella. In pochissimo tempo siamo diventati amici. Eravamo molto aperti. Abbiamo avuto lunghe conversazioni durante quelle prime settimane. Circa due mesi dopo che ci eravamo conosciuti, sono entrato all'Accademia. Lì, il mio primo giorno, ho incontrato Willy. Raf è tornato alla sua università. Siamo rimasti in contatto, ma non così tanto in quei primi anni.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021

Raf: Bisogna ricordarsi che questo accadeva prima dei cellulari e tutto il resto. Non c'era modo di tenersi in contatto. Andavo a scuola dall'altra parte del Belgio e non potevo spingermi così lontano spesso. Quando mi sono laureato, non subito ma qualche tempo dopo, ho trovato lavoro e mi sono trasferito ad Anversa. È allora che ci siamo connessi in maniera radicale, follemente, intensamente. Alla fine di ogni anno ci sono le sfilate dei diplomati, dove tutti mostrano le loro collezioni finali… Lascerò che voi ragazzi prendiate il controllo…

Olivier: [Ride] Sì, è stato tra il 1992 e il 1993, quando ero al mio ultimo anno e mi stavo preparando per laurearmi. Willy studiava fotografia e aveva scattato le mie collezioni a scuola, mi aiutava in cose del genere. Lentamente ma inesorabilmente, avviene lo spettacolo di laurea e…

Willy: Non entrare nei dettagli. Non entrare nei dettagli!

Olivier: [Ride] No, no. Va bene. Diciamo solo che è stato un bellissimo momento, quel giugno del 1993.

Raf: Un piccolo flashback: dopo la mia laurea, ho incontrato Linda Loppa che al tempo era la direttrice dell'Accademia. Mi ero laureato in design del prodotto, specializzandomi in design di mobili, e lei era interessata ai mobili e io ero molto interessato alla sua figura, quindi ci siamo incontrati molto spesso. Quando c’è tata la sfilata della collezione di Olivier l'anno della sua laurea, sono entrato in crisi. Non riesco ancora a parlarne. Non è un problema se le persone lo sanno, perché alcune lo sanno già, ma sono davvero entrato in una profonda crisi. Ero in piedi con Linda là fuori tra il pubblico e ricordo di aver visto gli studenti dell'Accademia e la collezione di Olivier sfilare e sono crollato emotivamente perché pensavo: "Che caz*o ho fatto della mia istruzione, design industriale? Non me ne frega niente. Voglio fare moda."

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021

Raf: C'è la storia che tutti conoscono di Walter che mi ha portato a Parigi a vedere le mie prime sfilate di moda. Ma, da un punto di vista emotivo, credo che il mio voler diventare uno stilista sia stato molto più connesso al momento in cui ho visto la sfilata di laurea di Olivier. Ci siamo incontrati nel backstage e immagino di essere stato un straccio. Dopo di quello, credo che abbiamo iniziato ad uscite tutti i giorni in città. Stavamo tutti cercando di capire cosa volessimo fare del nostro lavoro e della nostra vita. Uscivamo in diversi caffè e bar, probabilmente fino alle tre o alle quattro di notte, a volte anche di più. È qui che è entrato Willy, perché a un certo punto ti sei unito a noi su quella terrazza. Ricordo quel momento.

Willy: Anch'io. Era uno di quei famosi caffè dove vanno a bere gli studenti d'arte e gli artisti sconosciuti. È un posto fantastico, uno di quei bar tipici per i giovani studenti in cui andare a bere, ma il bello è che poi ci trovi artisti di 60 anni che parlano con studenti di 18 anni—è sempre stato così e lo è ancora oggi. È come questa miscela di giovani e anziani che si mescolano tutti insieme, condividono tutti questa narrazione creativa e si ubriacano insieme. E c'era questo punto in cui Raf e Olivier si sedevano sempre, dove lo schienale del tavolo si appoggiava alle pareti della cattedrale. Li ricordo seduti lì. In quell’occasione li ho salutati e mi sono seduto con loro e ho conosciuto Raf, che conoscevo un po' dalle conversazioni con Olivier. Non credo di averti parlato quella sera, vero? Ero incuriosito perché Raf era un ragazzo davvero bello.

Raf: Era! Grazie.

Willy: Era vestito molto bene. Il gruppo con cui uscivamo, eravamo tutti ossessionati dall'aspetto, dall'essere tutti agghindati. Sono rimasto molto incuriosito dalla sua persona. Le persone non mi pensano in questo modo, ma sono una persona molto timida. Gli eventi sociali non sono il mio genere. Quindi, mi sono tenuto a distanza. Vedo Raf che ride già perché non riuscivo a parlare.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021
Aäron Roggeman: Attore, Belgio

Raf: È vero. La prima volta che ti ho incontrato, Willy, non credo che tu abbia detto una parola. Eri molto timido a quel tempo… a quel tempo [ridono]. C'era questo sfondo in cui la città era improvvisamente molto "alla moda", ma non come vedo o penso che le città siano alla moda oggi. Non c'era una moda locale fino a quel momento e in giro c’erano solamente quei sei designer e pochi altri. Ci sono stati alcuni designer di quelle generazioni che hanno assunto una posizione molto forte. Molte persone con cui uscivamo in quel periodo erano stati studenti dell'Accademia. Era una parte importante dell'atmosfera.

Eravamo molto interessati e ossessionati dalla moda. Non solo in relazione alla scena—perché, stranamente, non penso che ci sia mai stata una scena "scena". C'erano diversi tipi di gruppi di persone molto unite, ma non era come una vera e propria scena. In realtà è stata una scena complicata, non nei primi anni, ma dopo. A un certo punto c’erano così tanti designer in città che le cose si complicarono.

Olivier: Se sei mai stato ad Anversa, saprai che è letteralmente un villaggio. È veramente piccola. Era strano vivere qui a quel tempo perché eri nell'epicentro della moda. C'era così tanta attenzione su questo aspetto. Ma come ha detto Raf, tutti i designer si conoscevano per via dell'Accademia. Non è che ci fosse qualcosa di magico lì, era solo che sapevi con chi ti avresti potuto imbatterti per strada. Erano quasi come delle rock star della moda. Siamo stati tutti colpiti e ispirati da quelle persone. Si iniziava a capire che anche in un piccolo villaggio come Anversa, in un piccolo paese come il Belgio, si poteva aspirare a creare qualcosa su scala globale.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021
Tijmen Govaerts: Attore, Belgio

Raf: Alcune delle persone che uscivano con noi ogni giorno erano già assistenti di alcuni dei Sei di Anversa. Sembrava che le cose si stessero allineando, ma non c’è mai stato alcun tipo di piano. Eravamo solo un gruppo di ragazzi molto legati tra loro. Alcune delle persone che abbiamo incontrato in quel momento non le vediamo più. Ma noi tre—penso sia molto chiaro—siamo una vera famiglia, loro sono i miei fratelli. Se ripenso a quando ho iniziato, non c’è cosa che mi abbia motivato di più se non il nostro piccolo gruppo di persone. La realtà è che non volevo iniziare da solo. Volevo iniziare con un gruppo di persone. Ma nessuno ha davvero osato farlo assieme a me, e quindi ho iniziato da solo.

Olivier: È vero. In un certo senso, stai parlando di una situazione in cui a un certo punto alcuni ragazzini si incontrano, diventano amici ed è come se tutto si allineasse. Uscivamo dal pomeriggio fino al mattino dopo e ci chiedevamo, cosa hanno da dirsi queste persone? Avremmo potuto parlare per anni e anni, e continuare all'infinito. Condividevamo così tanto, tutto ciò che aveva a che fare con la musica e l'arte. Abbiamo sviluppato tutti i nostri sensi, emozioni e sensibilità insieme molto da vicino.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021
Gilles Van Hecke: Attore, Belgio

Hai detto che è stato un momento molto prezioso, ma ci dev’essere stato un terreno comune da un punto di vista culturale e generazionale. Anche perché avevate più o meno la stessa età e provenite tutti dalla stessa area del mondo. Avete poi scoperto di avere una sorta di esperienza o visione comune del mondo?

Raf: Sono sicuro che tutti e tre avevamo ossessioni che abbiamo coltivato individualmente prima di incontrarci. Shorts di denim, New Beat, New Wave, la musica anni '80 in generale, il grunge. Ero ossessionato dal film Christiane F., che poi si collegava a David Bowie e a tutto il movimento di Berlino. E questo faceva parte della collezione di Olivier, senza che ne avessimo discusso prima. C'erano molte cose che ci collegavano prima ancora che ci incontrassimo.

Willy: Puoi essere influenzato o ispirare altre persone, ma devi avere un nucleo di base e quel nucleo deve essere la cosa che attrae le persone una all’altra. Ci sono molte persone che la pensano allo stesso modo in giro, ma sono gli interessi condivisi che abbiamo coltivato individualmente a connetterci di più— cose a cui non era così facile accedere nelle piccole città in cui siamo cresciuti. Questo ci ha avvicinati ancora di più.

Raf: Una delle cose più importanti di cui abbiamo sempre parlato era i-D. Quante volte lo avremo citato durante le nostre discussioni? Sai, tutto quel corpo di lavoro delle persone che orbitavano nella moda quando stavamo ancora studiando. Quello fa parte di ciò che ci ha formato, che si tratti di un fotografo, dello stile, di una modella, del mood. Era la nascita di un nuovo tipo di editoriale. E questo era sicuramente qualcosa a cui ci sentivamo molto legati, e di cui abbiamo discusso a lungo.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021
Martha Canga Antonio: Attrice, Belgio

Olivier: Per tornare alla domanda, ciò che più ci unisce sono le "ossessioni". Penso che la parola "ossessione" sia una parola molto importante per la nostra connessione. Tutti e tre a modo nostro siamo persone incredibilmente ossessive. All'inizio, quelle ossessioni erano così sovrapposte che avremmo potuto andare in qualsiasi direzione possibile. Era forse la moda, o le pubblicazioni o la musica? Crescendo negli anni '80 e avendo circa 20 anni all'inizio degli anni '90, abbiamo attraversato in un brevissimo spazio di tempo cambiamenti radicali. Così, tutte le influenze che abbiamo ricevuto da ragazzini si sono incontrate in quel momento decisivo in cui si è estremamente ossessivi—e così siamo rimasti. Lo siamo ancora.

Una delle cose distintive del vostro lavoro è anche questa aura di eterna giovinezza. È qualcosa che è sempre presente in tutto il vostro lavoro. Come descrivereste la vostra ossessione per la cultura giovanile e come è cambiata nel corso del tempo?

Willy: La bellezza della cultura giovanile è il fatto che è in costante evoluzione. È sempre stimolante. Certo, puoi tornare a riflettere sulla tua giovinezza, e in qualsiasi cosa creativa che facciamo, c'è sempre una parte autobiografica perché è ciò che ti rende quello che sei, o che ti spinge oltre. Vuoi ribellarti a quel passato, o forse accettarlo? Sicuramente vorrai traslarlo nel contemporaneo. Il motivo per cui la giovinezza è così stimolante è perché è il momento più fugace della nostra vita. Scompare rapidamente e questo è il sup bello.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021

Raf: Penso sia legato a una condizione psicologica. Ci sono così tanti modi diversi di definire la giovinezza. Ma in realtà per me è più di tutto questo… noi tre è come se avessimo una naturale… non saprei come dirlo in inglese, una sorta di resistenza ad abbandonare la gioventù? Abbiamo tutti cominciato molto giovani e siamo diventati in fretta dei professionisti del settore, anche se in realtà eravamo soltanto un gruppo di ragazzini. Mi piace tantissimo pensarla in questo modo. Credo che oggi, 30 anni più tardi, non sia qualcosa che facciamo consapevolmente. Semplicemente, siamo ancora così. Allo stesso tempo, tutte le nostre responsabilità, vite strutturate e pianificate fino all’ultimo dettaglio per via delle professioni che abbiamo, spariscono quando ci ritroviamo, ed è come se ritornassimo a quei tempi. Possiamo essere di nuovo dei ragazzi giovani. Spero che continui a essere così anche quando avremo 70 anni. Mi viene difficile parlare del concetto di giovinezza, perché non credo sia qualcosa di consapevole. Piuttosto, è come se lo spirito della giovinezza ci appartenesse naturalmente. 

Olivier: Facciamo anche parte di una generazione che per la prima volta si è ribellata all’idea di crescere—non nel senso di invecchiare, ma di maturare. Puoi ritrovare questa impronta in tantissime produzioni creative al giorno d’oggi. 

Raf: Semplicemente, quando non hai più tra i 15 e i 25 anni non puoi più definirti “giovane”. Siamo tutte persone mature. Quello che mi preme è riconoscere l’importanza del rimanere giovani per tutti i motivi che ho menzionato prima. È così che le creazioni assumono una forma naive, giovane. Se mi chiedi “Cosa trovi di interessante nella giovinezza?” Ti direi, tutto. E questo significa che mi ritrovo in tutte le posizioni dei giovani di oggi? No, non é quello il punto. 

L’ho detto fin dal primo giorno. Quando ero giovane, anche se ero consapevole che le persone che mi circondavano erano più o meno della mia età, c’erano alcune più grandi di me—tra cui Linda Loppa—, e trovavo molto interessante la differenza nello stile comunicativo tra generazioni. Era teso, ma stimolante, suggestivo, c’era contrasto e voglia d’imparare. Lo sento ancora oggi. Quest’insieme di ingredienti diversi, in qualche modo, corrisponde a come vedo la mia relazione con le nuove generazioni di oggi. Nemmeno “riconoscere” è la parola giusta. Questo dialogo intergenerazionale è essenziale. Sta tutto nelle connessioni che si creano. Quando vedo tutti questi ragazzi ossessionati dal lavoro che facciamo, mi rendi conto che probabilmente c'è stato un dialogo. C’è un punto di connessione, un’interazione.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021
Line Pillet: Attrice, Belgio

Quello che trovo interessante è come quel periodo della vostra vita—che sia quello passato ad Anversa o una qualsiasi dei vostri valori condivisi risalenti a quel periodo—costituisca un punto cruciale per il lavoro che fate oggi. Raf, come inserisci quella dimensione di outsider nello stile di Prada, un brand internazionale che simboleggia così tanto per così tante persone?

Raf: Penso che Miuccia e io siamo entrambi interessati a aprirci l’uno verso l’altra, siamo affascinati dalle reciproche produzioni creative. Con la prima collezione, abbiamo entrambi sentito il desiderio di essere onesti e dire “Okay, riprendiamo degli elementi dalle tue collezioni più vecchie che fanno parte del DNA del tuo brand e inseriamole nel mio mondo.” E si trattava di un sentimento reciproco. 

Quello è stato una delle chiavi di volta principali. Per quella collezione abbiamo collaborato di nuovo con Peter De Potter, con lo stesso approccio della collezione KOLLAPS di vent’anni fa. Ci diciamo spesso che dobbiamo sentirci liberi di poter fare qualsiasi cosa sentiamo, non in modo strutturato. Ogni cosa potrebbe succedere di nuovo, come potrebbe non succedere! Nessuno si aspetta che lo stile di “Raf Simons” possa venire inglobato dall’immagine di “Prada.” E penso che questo, più di tutto, dimostri molta trasparenza da parte del brand e di Miuccia. 

Un’altra cosa che ci ha uniti è il nostro interesse comune per il casting. Mi è sembrato di tornare a quando lavoravo principalmente con persone che non avevano mai fatto una sfilata di moda prima di quel momento, ritrovando il tipo di interazione di quegli anni. Si tratta di un’atmosfera completamente diversa rispetto a quando lavori con modelle e modelli che hanno già sfilato per tutti i brand, mentre noi abbiamo siamo finiti con un casting di modelli e modelle che non avevano mai solcato una passerella prima di quel momento.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021

Trovo interessante come Prada sia passata dall’essere una realtà unica, a sè stante, ad diventare un hub dove si innescano tantissime collaborazioni. 

Raf: È interessante perché siamo tutti una famiglia, e Olivier ha lavorato con Prada per talmente tanto tempo che ora è diventata un’unione naturale. Questo è un grandissimo vantaggio. Iniziare a lavorare con una nuova maison non è sempre facile, perché ti trovi a inserito in un sistema completamente nuovo e circondato da perfetti sconosciuti. Per me lavorare a una co-head non è niente di nuovo, ma questo è un caso particolare perché si tratta di due stilisti che, all’improvviso, hanno iniziato a dar forma a una collaborazione continuativa, e non autoconclusiva, e questo non era mai stato fatto prima. Al contempo, devo ammettere che per la maggior parte del tempo mi viene naturale cercare connessioni, che l’importanza di un dialogo, di cui abbiamo parlato molto in questa intervista, nasce da proprio da questo tipo di collaborazioni. Tra me ed Olivier esiste già, dopo tutti questi anni di amicizia. In un certo modo, sento anche che è anche una caratteristica di Prada—sono aperti al dialogo, a lasciarsi influenzare. 

Prada non è un mondo chiuso, separato dagli altri. E questo è importantissimo. Anche perché, in generale, il mondo è sempre più connesso in un dialogo continuo. Per me, Miuccia, Olivier e Willy essere aperti alla possibilità di connettersi l’uno con l’altro, collaborare, o semplicemente dialogare tra di noi, è parte della spinta che sta dietro a quello che facciamo. Per me, personalmente, non c’é niente di più limitante che starmene seduto da solo a rimuginare su qualcosa. Mi piace connettermi con le persone, assistere all’interazione che si crea da azione—reazione, accordo-disaccordo.

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021

Guardando indietro a quei primi anni passati seduti ai tavoli di bar e caffè, dev’essere interessante lavorare insieme per un brand così importante. Questo cambiamento ha alterato le vostre dinamiche in qualche modo?

Raf: Posso essere molto onesto nel rispondere. Collaboro con Olivier e Willy da 25 anni e non ricordo incontri in cui ci siamo dovuti sedere e pensare “Ok, cosa dobbiamo fare adesso?” Ci sono fiducia e comprensione reciproche, quindi semplicemente lasci che la magia accada; è sempre il modo più gratificante di lavorare. Tuttavia, dobbiamo ammettere che, lavorando con grandi aziende, si sono sempre aggiunte parecchie altre questioni. Penso che con Prada sia troppo presto per dire come andranno le cose, dato che si tratta di una grande azienda; ci sono un sacco di persone coinvolte nel marketing e nelle pubblicità. Allo stesso tempo, però, va riconosciuto che la decisione di Prada di avviare una collaborazione tra due direttori creativi dimostra una grande apertura verso mondo. Penso sia un elemento essenziale. Dobbiamo vedere come si evolveà la situazione. 

Willy: La bellezza della nostra collaborazione sta nel fatto che tra di noi ci sfidiamo, ci sorprendiamo.

Raf: I ragazzi riescono ancora oggi a sorprendermi. Non solo per quanto riguarda la loro creatività, ma per il fatto che da un momento all’altro potrebbero annunciare progetti o azioni che mi prenderebbero completamente alla sprovvista. Questo elemento è ciò che li rende così interessanti, e ho la stessa impressione verso Prada. Anche se sono io quello che adesso è finito a lavorare con Miuccia, non penso che due o tre anni fa avrebbe voluto collaborare con uno stilista diverso. Questo la dice lunga. Sono consapevole che come io posso sorprenderli, loro possono sorprendere me. È questa imprevedibilità a guidarci. 

La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021
La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021
La prima intervista tra Raf Simons, Willy Vanderperre e Olivier Rizzo per numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021

Note

  1. Sia Willy che Olivier hanno studiato all’Accademia di Belle Arti di Anversa, l’alma mater dei Sei di Anversa e di stilisti del calibro di Martin Margiela, Demna Gvasalia, Kris Van Assche e Haider Ackermann. È ritenuta una delle più importanti accademie d’arte e moda al mondo.
  2. Raf non ha studiato moda, bensì ha studiato Design Industriale e Design del Mobile all’Accademia del Design di Gent, prima di spostarsi ad Anversa per lavorare come designer di mobili per delle gallerie private.
  3. Linda Loppa ha lavorato per 25 anni come direttrice del dipartimento di moda dell’Accademia di Belle Arti di Anversa, dove é stata insegnante di parecchi alunni illustri, inclusi i Sei di Anversa.
  4. Nell’autunno del 1989, Raf ha accompagnato Walter a Parigi e ha partecipato ad un numero di sfilate, tra cui la sfilata seminale  SS90 di Martin Margiela. Questa ha avuto un grandissimo impatto sull’idea di moda che avrebbe sviluppato Raf, in rottura con le convenzioni degli anni ‘80.
  5. I ‘Sei di Anversa’ sono un gruppo composto da sei stilisti laureati all’Accademia di Belle Arti di Anversa e che hanno portato una visione della moda radicalmente opposta a quella degli anni ‘80. Nel gruppo ci sono Dries Van Noten, Ann Demeulemeester, Dirk Van Saene, Walter Van Beirendonck, Dirk Bikkembergs e Marina Yee.
  6. Il ‘Belgian New Beat’ è stata una corrente della musica elettronica underground che fondeva la techno e l’acid, rallentandone il ritmo, e che venne resa famosa nei nightclub di città come Gent, Bruxelles e Anversa. Il più famoso dei club era il Boccaccio nightclub a Destelbergen.
  7. La musica punk New Wave dei tardi anni ‘70, con band quali Public Image Ltd e New Order, il cui album Powers, Corruptions and Lie’ è quello della cover disegnata da Peter Saville con cui Raf decorò i vestiti della collezione A/I 2003.  
  8. Christiane F., il film culto di Uli Edel’s del 1981 era ispirato al libro di Christiane Felscherinow, Kai Hermann e Horst Rieck “Christiane F. –Wir Kinder vom Bahnhof Zoo”. Racconta la scena della droga durante il periodo della Guerra Fredda nella Berlino degli anni ‘70. È parte del film anche David Bowie, che ha anche prodotto la colonna sonora.
  9. Peter de Potter é un artista belga che ha studiato all’Accademia di Belle Arti ad Anversa. Collabora con Raf dal 2001 a opere d’arte, libri e ai versi poetici inseriti nelle opere di Raf, sia per il suo marchio personale che per la collaborazione con Prada.
  10. La collezione P/E 2002 di Raf, intitolata Woe Onto Those Who Spit on the Fear Generation… The Wind Will Blow It Back, è stato un potentissimo manifesto della graffiante aggressività dei cambiamenti seguiti all’attacco alle Torri Gemelle. Si tratta di una delle prime collaborazioni di Raf con Peter de Potter.
  11. Per anni, il casting di Raf per la sua omonima linea di moda maschile prevedeva il reclutare ragazzi dalle strade di Anversa o di Colonia ed accompagnarli a Parigi in macchina, spesso con le proprie famiglie al seguito. Si è distinto nella sua visione dell’adolescenza e di gioventù bruciate rispetto a quella di qualsiasi altro designer dell’epoca.  
  12. Negli ultimi dieci anni, Olivier ha lavorato per Prada da dietro le quinte, curando le campagne pubblicitarie e le sfilate insieme a Miuccia Prada.

Crediti

Fotografia: Willy Vanderperre
Styling: Olivier Rizzo

Capelli: Louis Ghewy per MA World Group con prodotti Oribe.
Make-up: Monique de Mooter con prodotti Dior make-up.
Unghie: Lynn Meyer.
Tecnico delle luci: Romain Dubus.
Operatore digitale: Henri Coutant.
Assistente styling: Niccolo Torelli e Emanuelle Bastiaenssen.
Assistente capelli: Shela Aghonom.
Produttore: Willy Vanderperre Lieze Rubbrecht.
Project manager Mindbox Lise Luyckx.
Medico presente sul set: Ruud Van Thienen.
Un ringraziamento speciale a Elisa Allenbach di Triplelutz Paris.
Modelli e modelle: Line Pillet, Gilles Van Hecke, Tijmen Govaerts, Martha Canga, Antonio e Aäron Roggeman.

Tutti i vestiti indossati sono Prada, in collaborazione con l’artista Peter De Potter.​

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