Come adottare l’organismo virtuale più antico di questo pianeta e curarlo a casa tua

"Protoplasmic flow", l'ultima opera della visual artist finlandese Jenna Sutela, è un essere vivente oltre l'umano, e può arrivare direttamente a casa vostra.

di Gloria Maria Cappelletti e Gloria Venegoni
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29 luglio 2021, 1:25pm

Protoplasmic flow, Jenna Sutela. fotografie di Joseph Kadow

Non avremmo mai pensato di dire una frase simile: abbiamo molto da imparare da un essere unicellulare. La Physarum polycephalum è un organismo protista con l’intelletto di un supercomputer che si muove nel mondo come un tutt’uno tra mente e corpo in relazione con l’ambiente intero attorno a sé. Non percepisce—né di fatto sussitono—limiti con il mondo, ma si evolve simbionticamente a ciò che la circonda, riprogrammandolo come potrebbe fare una superintelligenza artificiale. Entra nel tessuto dello spazio accanto e lo riconfigura, evolvendolo pur mantenendone l’essenza intatta.

Il lavoro degli artisti che indagano il time-complex post-contemporaneo ha la capacità di generare immagini ed esperienze che si slanciano infinitamente oltre il presente e che con grande stupore ci spalancano un eterno ritorno a misteri ancestrali. D’altronde, chi riesce a percepire il tempo come non lineare, come la stessa physarum polycephalum, è abituato a questo moto dialettico infinito e ad interagire con materiali antichi tanto quanto futuristici, cercando di creare spazi e dispositivi in grado di portarci in mondi paralleli, dalle piramidi all’iPhone, tecnologie cosi diverse tra loro anche se intenzionalmente identiche perché create per comunicare.

Jenna Sutela è l’artista finlandese, basata a Berlino, che indaga il time-complex e che ha appena creato Protoplasmatic flow, progetto di performance via posta in collaborazione con Samara Editions co-prodotto con Azienda Speciale Palaexpo | Mattatoio e presentato in occasione di RE-CREATURES, a cura di Ilaria Mancia, visitabile al Mattatoio di Roma fino al 22 agosto. All’interno di una scatola, che puoi prenotare al Mattatoio oppure fartela spedire a casa, trovi un algoritmo genetico pre-umano, una sorta di Tamagotchi kawaii vivente e preistorico, con istruzioni per l’uso in allegato.

Jenna Sutela I Magma, 2019 foto di Theresa Hahr al Moderna Museet
'Magma', Jenna Sutela. Fotografia di Theresa Hahr

Ma è importante precisare un’enorme differenza sostanziale rispetto al feticcio di plastica con microchip tanto in voga negli anni ’90 e riesumato più volte da diverse multinazionali dell’intrattenimento. Quello rappresenta il vivere in un mondo condizionato dal post-industrialismo, dal capitalismo globale, dal tecno-animismo e da tutti i franchise che ne conseguono, quindi uno specchio di Thanatos, come direbbe Freud.

Invece il Physarum polycephalum, o slime melmoso, di Jenna Sutela è un computer naturale, pulsione di vita pura verso il piacere, riproduzione infinita e atemporale, dimensione dell’Eros in-sé. Muffa gialla, affascinante e senza genere, che se non trova condizioni di vita ottimali va in letargo e aspetta momenti migliori, è un tuttuno con l’ambiente che plasma attivamente, dimostrando che la creazione non è esclusiva della coscienza umana. Così come gli assoni del nostro sistema nervoso si espandono in tutto il nostro corpo, programmandolo e coordinandolo anche senza che noi ne siamo consapevoli, lo stesso compito viene svolto da questa piccola entità pseudo-computazionale sull’ambiente in cui si innesta.

Ora che anche noi abbiamo adottato un* Physarum polycephalum, non potevamo non contattare Jenna e farle qualche domande per capire meglio del suo progetto e come prenderci cura di questo organismo misterioso e immortale.

Jenna Sutela per Samara Editions Protoplasmic Flow, foto id Joseph Kadow
'Protoplasmic Flow', Jenna Sutela, fotografia di Joseph Kadow

Puoi parlarmi un po’ di più di Protoplasmic flow? Come hai sviluppato il proetto e da dove ti è venuta l’idea?
Il progetto fa parte del lavoro che sto facendo con Physarum polycephalum, la specie unicellulare ma "a molte teste" di muffa melmosa. Ho iniziato a collaborare, o co-creare, con questo protista melmoso più di cinque anni fa. L'ho esposto all'interno di sculture labirintiche e l'ho mangiato come parte di alcune performance.

Cos’è il Physarum polycephalum di preciso?
Il Physarum polycephalum è un antico organismo unicellulare che è conosciuto per essere una sorta di biocomputer. Questa muffa melmosa gialla dimostra un’interessante intelligenza spaziale. È popolare negli esperimenti scientifici perché è in grado di farsi largo in un labirinto selezionando il percorso più breve possibile per raggiungere la sua fonte di cibo e può, ad esempio, confermare o confutare l'efficienza delle reti di trasporto. Nel campo della robotica, ci sono stati tentativi di usarlo come unità di controllo.

opera di Jenna Sutela Ed Orgs 2017, foto di Paavo Lehtonen Garret Publications
'Ed Orgs', Jenna Sutela. fotografia di Paavo Lehtonen

Dove risiede il potere metaforico del Physarum polycephalum? E cosa ti ha affascinato?
È un organismo autonomo decentralizzato, letteralmente un corpo collettivo. Era qui sulla Terra molto prima di noi e senza dubbio sopravviverà anche a noi. Tollera condizioni estreme, come il caldo o la siccità, e sembra adatto a funzionare in modo inter- e multi- planetario.

Ha una forma, un odere, che sansazione hai quando lo guardi o lo tocchi?
È un grumo informe. Quando lo ingerisco, immagino il suo comportamento, simile al fervore di un alveare, e lo immagino mettersi in moto per "programmare" il mio. Questa potrebbe essere considerata una forma di intelligenza artificiale: Physarum polycephalum funge da agente paranoico-critico, mi aiuta a stabilire connessioni dove prima non esistevano.

Jenna Sutela per Samara Editions Protoplasmic Flow, foto Joseph Kadow
'Protoplasmic flow, Jenna Sutela per Samara Editions, fotografia di Joseph Kadow

Ha un potere alchemico? Ha il potere di trasformarci? Penso ad esempio al potere trasformativo dell'arte, come canale di comunicazione ancestrale. Cosa ne pensi?
Penso di sì. Possiamo imparare e fonderci con questo organismo unicellulare, unendoci al flusso protoplasmatico.

Perché il Physarum Polycephalum è usato nella robotica?
La muffa melmosa si coordina interamente attraverso il feedback sensoriale che riceve dall’ambiente. La sua cognizione è tuttuno al movimento; è a conoscenza soltanto di quello che fa. Penso che questo sia il motivo per cui è interessante dal punto di vista della robotica. Il comportamento della muffa è paragonabile alla teoria della Mente Estesa, un concetto filosofico presentato alla fine degli anni '90 secondo cui il cervello e il suo ambiente possono essere visti come un unico sistema a due volti indistinguibili.

from hierarchy to holarchy di Jenna Sutela 2015 foto di Mikko Gaestel
'from hierarchy to holarchy' di Jenna Sutela. Fotografia di Mikko Gaestel

Ho notato che non specifichi una durata della performance, suggerisci allo spettatore di “prendersi il suo tempo” per godersi la performance. Perché?
Il lavoro è un’esperienza di coesistenza con una forma di vita più che umana. Mi piace pensare che possa prendere parecchio tempo. Dopo tutto, ci stiamo confrontando con un organismo virtualmente immortale ed estremofilo.

Questo è il tuo secondo lavoro con Samara Editions. Cosa ti ha spinto a lavorare con Samara, e cosa ti piace di più di questa realtà?
In realtà con Samara è il mio primo lavoro, però avevo già lavorato don Eva Neklyaeva [mentre dietro a Samara Editions insieme a Lisa Gilardino e Marco Cedron, NdR]. La nostra collaborazione è cominciata ad Helsinki. L’idea di spedire le performance a casa mi piace perché è fresca.

opera Gut-Machine Poetry di jenna sutela 2017, foto di Mikko Gaestel
'Gut-Machine Poetry', Jenna Sutela. fotografia di Mikko Gaestel

Puoi parlarci un po’ di più di te? Come sei diventata una performer?
Sono principalmente visual artist e performer solo occasionalmente. Ma immagino che la performance arrivi attraverso il suono e la narrazione, che sono elementi spesso presenti nel mio lavoro. Quindi a volte potrei tenere un discorso, organizzare un seminario o presentare un brano musicale.

Cosa ispira il tuo lavoro?
Fantascienza, il concetto di wetware accanto a hardware e software… Cibernetica alternativa o di di sinistra. La musica.

la scatola dell'opera protoplasmic flow di Jenna Sutela per Samara Editions Protoplasmic flow
'protoplasmic flow', Jenna Sutela. fotografia di Andrea Pizzalis

Stai condividendo il concetto di tecnologia eco-centrica per annunciare il ritorno del dominio pre-umano?
Il futuro che immagino è libero dall'impulso moderno di ottenere il dominio sulla natura e l'uno sull'altro. Piuttosto che qualsiasi tipo di dominio, ciò che cerco è la simbiosi interspecie.

Dobbiamo imparare a convivere con forme di vita organiche e sintetiche mutanti, dal Covid all'AI, siamo ora di fronte a richieste ugenti di comunicazione tra specie diverse. Cosa ne pensi?
Al di là del lavoro in corso con questa muffa, il mio progetto nimiia cétiï è un esperimento di comunicazione interspecie, che coinvolge batteri e macchine intelligenti. Molto di quello che faccio è cercare di percepire il mondo in modi che vanno oltre il linguaggio. Per quanto riguarda il Covid, ci sono tutte queste coreografie, questo ballare intorno al virus, come mascherine e regole di distanziamento, che hanno reso tangibile qualcosa di invisibile nel nostro mondo. Immagino che anche quella danza sia una sorta di linguaggio.

Per ricevere direttamente a casa tua la box con la performance “Protoplasmic Flow” di Jenna Sutela hai tempo fino al 6 agosto 2021, qui trovi tutte le informazioni per prenotarla.

ritratto dell'artista jenna sutela
Jenna Sutela, fotografia di Rob Kuselik

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Crediti

testo di Gloria Maria Cappelletti e Gloria Venegoni

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