Da sinistra a destra: collage di Edoardo Serena, bozzetti di Alessandro Pasero 

Una mappa individuale e collettiva insieme di chi stiamo diventando

Persona x i-D Italy #1 riflette sul modo in cui sta cambiando il concetto d'identità durante la quarantena secondo noi, attraverso immagini, testi, video, collage e molto altro.

di Carolina Davalli
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22 aprile 2020, 11:33am

Da sinistra a destra: collage di Edoardo Serena, bozzetti di Alessandro Pasero 

PERSONA x i-D Italy è la rubrica di quarantena in cui vengono pubblicati gli artefatti dei collaboratori di PERSONA, realtà milanese che si occupa di street casting e art direction. Per questo progetto, abbiamo chiesto loro di riflettere periodo storico che stiamo vivendo, come ci sta cambiando e in che modo rivoluzionerà le tematiche di identità, affetti e comunità, offrendo fermimmagine della quarantena e delle sensazioni innescate da essa, attraverso le lenti e il linguaggio visuale di ciascun creativo.

Proprio ieri si faceva sentire forte e chiaro il rintocco del secondo mese di quarantena, che esattamente dal 21 febbraio 2020 ci ha costretti nelle nostre case, alla sola compagnia di noi stessi, i nostri schermi, qualche familiare o coinquilino. E se da una parte ci stiamo forse abituando a una situazione che sembra sbordare nei confini del surreale, dall'altra si fa sempre più incalzante la mancanza di un contatto diretto con il mondo.

L'avvento del coronavirus ha preso alla sprovvista sia la nostra società, sia noi singoli come individui, giocando con la percezione che abbiamo di noi stessi, costringendoci a raggiungere un contatto più intimo e sincero, una volta scremati dalla sfera sociale. Un contatto personale e silenzioso, che ci mette di fronte alla nostra presenza con uno sguardo che forse prima era troppo facile sviare. Una solitudine che può risultare spaventosa, ma che è anche l'occasione per conoscersi e connettersi con gli altri ad un livello più radicale, interrogandosi con onestà sulla propria persona, pratica, sul proprio pensiero e le comunità di cui si fa parte.

i-D Italy nasce proprio con l'obiettivo dare uno spazio e una voce agli individui, tracciando mappature delle diverse personalità, basate su criteri visuali di stile, ma anche sulla parola come mezzo per esprimere le infinite sfaccettature estetiche e caratteriali. Usiamo la fotografia come mezzo per documentare le persone incontrate nella terra di mezzo della strada, senza maschere, filtri o luci, con interviste agili e di petto per raccogliere quanto più di autentico sia possibile.

A riportare questa sfera di autenticità, amplificata dal periodo di quarantena a cui siamo soggetti, ci ha pensato PERSONA, realtà milanese che si occupa di street casting e art direction per pubblicità, moda, arte, musica. Il modeling è la formula che caratterizza il loro business e la relazione con i ragazzi che lavorano per loro, ma non è tutto. Scegliendo di diventare collaboratore di PERSONA, si entra infatti a far parte di un contenitore suddiviso in diversi cluster umani, in costante dialogo tra di loro.

Con l'obiettivo di appianare le distanze tra singoli e dar voce alla nuova generazione in un momento in cui ci sentiamo sempre più ovattati, PERSONA ha fatto appello ai talenti di ciascuno al fine di produrre una mappatura personale e collettiva insieme del periodo storico che stiamo vivendo. Accompagnando ciascuno nel percorso che va dall’elaborazione di un concept alla finalizzazione dell’idea, PERSONA ha curato la realizzazione dei progetti che qui vi presentiamo, innescando un nuovo tipo di relazione tra i creativi e la loro stessa pratica.

Potete trovare tutti i WIP e i contenuti integrali a questo link, mentre qui di seguito vi presentiamo il progetto dei primi 10 individui, accompagnato da una descrizione e una o due immagini riassuntive. Vi invitiamo ad aprire il Google Drive per esplorare ogni lavoro nel suo insieme.

Carla Rossi – AWKWARD FAMILY PHOTOS

In questo momento la mia vita è raccolta nel perimetro che una siepe di auro traccia intorno al giardino. Le uniche persone a prenderne parte sono gli inquilini che vivono in questo stesso recinto, i cui piccoli gesti danno ritmo alle giornate: mia madre fa il pane, mio padre gioca a dama, mia sorella cuce. Una situazione che va avanti da così tanti giorni che ho smesso di contarli.

Quando è iniziato tutto, ci interrogavamo ancora, a turno, su che giorno avremmo rivisto tornare tutto alla normalità, ma ben presto abbiamo smesso di fare anche questo. Sarà che forse ci si è abituati, seppur a stenti, a questa nuova realtà. E ora mi trovo a pensare ai mezzi che la creatività debba assumere in questa lunga, momentanea, nuova esistenza, fatta di istanti semplici e di pochi orizzonti su cui fantasticare. Mi guardo intorno, e non scorgo altro che loro, la mia famiglia, a cui ora come ora si riduce il mio mondo, compresa la mia voglia di creare.

É stato in assenza di distrazioni esterne che ho trovato in loro i migliori interpreti di questo nuovo tipo di creatività. Li ho invitati a farsi fotografare recitando profili alternativi, attraverso cui nessuno di noi è mai stato abituato a vedere l’altro. Con mio grande stupore, non ho ricevuto altro che grande entusiasmo. AWKWARD FAMILY PHOTOS è il risultato di questa serie di scatti, un ritratto libero della mia famiglia, immersa nella calma e nell’agio del nostro giardino.

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Alessandro Pasero – All'interno (delle case degli altri)

All’interno è un piccolo estratto del progetto di ricerca architettonica che sto portando avanti in questi mesi, chiamato Sull’architettura in quarantena. Si tratta di uno studio degli archetipi architettonici in relazione al periodo che stiamo vivendo: la casa come recinto, il rapporto con la propria porta di casa o stanza, l’illusione delle finestre e dei balconi. Ad esempio, se fino a poco fa i balconi non avevano più il loro fascino romantico alla Shakespeare, forse oggi lo sono più che mai. Nel 1911 Boccioni dipingeva La strada entra nella casa, e oggi questa scena non è solo reale, ma è l’unica realtà possibile.

Ma si può creare un grande interno digitale per sentirci tutti più vicini? Una mappatura della nostra nuova domesticità in relazione a quella degli altri? Ormai l’architettura è vista attraverso la webcam del pc: fra videochiamate, lezioni online e smartworking, tutto quello che conosciamo del nostro collega è la scenografia domestica che si è costruito attorno. Come si può spiegare questa virtualità dell’architettura oggi?

Forse è il momento di capire se e come la progettazione architettonica possa aiutare le persone da casa, e senza costruire. Quel che conta ora è la produzione di idee: noi siamo diventati più leggeri, ci siamo liberati di gran parte del carico della produzione materiale, ed è quindi giusto fermarsi e riflettere. Adesso che siamo tutti costretti a costruire relazioni con spazi e oggetti, cambia la gerarchia delle priorità domestiche. Gli abitanti dello spazio urbano sono costretti a diventare hikikomori contro il loro volere: internet è la nuova porta di casa. Possiamo sopravvivere senza essere connessi?

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Fabian Gibertoni – Non-Social Distancing: A Digital Diary

Vivendo nell'età dell'oro della comunicazione digitale, non stupisce il fatto che le persone siano riuscite a mantenersi in contatto attraverso le piattaforme digitali. Ma cosa controlla tutto questo? Qual è il gap tra cultura e tecnologia, ciò che trasporta la nostra società dei pop-up? I motori di ricerca, le piattaforme di messaggistica e i link video?

Questo artefatto si rifà ai meccanismi culturali che diamo per assodati, quelli che non vediamo mai, ma che sono onnipresenti nel mondo. Creiamo un livello di intimità tale con i nostri dispositivi che finiamo per condividere la vita intera con loro, e durante l'isolamento questo meccanismo non ha fatto altro che amplificarsi ulteriormente. Perché anche se sei solo, hai comunque il tuo telefono, giusto?

Così ho chiesto a un gruppo di amici e colleghi di tutto il mondo di fare delle registrazioni del loro schermo per immortalare i loro rituali quotidiani digitali, con la speranza di ristabilire un qualche contatto umano, creando un diario real-time cibernetico. La tecnologia ci salva nel momento in cui la usiamo per comunicare, ma una volta che tutto finirà torneremo nelle piazze, nei parchi, negli stadi, e apprezzeremo le connessioni umane molto più di prima. Ora guardiamo il mondo attraverso uno schermo e il nostro sguardo è filtrato.

Francesco Goats – Empathy Nights

In questa quarantena ho ripescato lavori che tenevo nel cassetto da un paio di anni, aspettando l'occasione giusta per rimetterci mano. Si tratta di bozze che avevo realizzato per il disco dei Riviera Contrasto, che inizialmente doveva chiamarsi Forze Del Disordine. Alla fine hanno scelto un'altra copertina e cambiato il titolo del disco, ma in origine avevo pensato per loro disegni/collage ambientati in un mondo fantastico, in cui teenager incasinati e animali vivono in armonia.

Questo rapporto tra esseri umani e animali è oggi più rilevante che mai, perché diventa un'utile lente attraverso la quale guardare a ciò che viviamo. Stiamo prendendo atto del fatto che molti animali vivono tutta la vita in una gabbia, proprio come noi in questo momento—forse questa reclusione forzata ci potrebbe aiutare ad empatizzare con chi vive questa situazione ogni singolo giorno, per intere vite.

Un'altro fenomeno che si è verificato in questo momento è la viralità dei video in cui gli animali ripopolano le città deserte e, anche se in alcuni casi si tratta di fake, hanno comunque fatto breccia nell'immaginario collettivo, stimolando una serie di riflessioni, e che forse finiranno per diventare per alcuni il simbolo o l'icona di questo periodo storico.

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Khadija Drame – COME SOPPORTO

Il progetto COME SOPPORTO consiste in una serie di video fatti sia in VHS che digitale, ripresi attraverso delle videochiamate e che in qualche modo intendono rappresentare e colmare la distanza sociale forzata a cui siamo soggetti. Nel video recito la poesia COME SOPPORTO, mentre la scenografia è composta da un telo bianco su cui sono presenti disegni e scritte in colori scuri neutri.

Queste linee rispecchiano in particolare il mio stato d'animo causato dalla quarantena, ma cercano di incarnare anche quello collettivo. Il medium del VHS vuole far provare nostalgia alle persone che lo guardano, la nostalgia di una vita normale, analogica, e la conseguente connotazione surreale di questo momento.

La poesia è stata scritta riflettendo su ciò che di cui sono stato privato, sulle sensazioni che in questo momento non mi è concesso provare, su quelle mancanze che per ora non si possono colmare in poche parole. Intendo far provare la mia stessa tristezza e malinconia ma in maniera innocente e poetica.

Michela Salvi – Alla ricerca del Sole

Il progetto inizia esattamente quando viene decretata la quarantena su scala nazionale. Da Venezia a Seriate, in provincia di Bergamo, giusto in tempo per restare chiusa in casa. Così il tornio costruito da mio padre, che avrei dovuto portare con me una volta ritornata a Venezia, è divenuto mio fedele compagno durante questo lockdown, e lo è tuttora.

Sto imparando a modellare del tutto da autodidatta. Mi concentro su vasi piccoli, perché realizzati con poca argilla, dato che i servizi di consegna a domicilio sono stati sospesi nel mio territorio. I vasi hanno forme imprecise e disarmoniche, prodotte da un tornio rudimentale fatto d’amore e di irregolarità. La conformazione dei vasi è determinata, in particolare, dalla sensazione che provo mentre li plasmo, ma anche dalla volontà di tentare di creare nuove forme e di sperimentare. Alcuni vasi sono pensati per qualcuno, altri realizzati velocemente, per via delle condizioni climatiche ostili, altri ancora modellati in modo più preciso nelle giornate di sole. I colori, quasi sempre vivaci e che considero fondamentali nella mia vita, sono scelti in base a connessioni immediate: forma/colore, persona/colore, idea/colore. Il vaso ancora grezzo verrà verniciato a Venezia, perché soltanto lì ho il colore che ho scelto.

Penso, anzitutto, che le parole “imprecisione” e “difficoltà” siano adatte a descrivere sia il momento che stiamo vivendo, sia il mio progetto, che è una bizzarra ode all’adattamento, all’approssimazione, e anche alla libertà, in una circostanza come quella della quarantena, in è ridotta. Un periodo, insomma, in cui il sole, quando c’è, lo si può ricercare, distante, vedendolo soltanto attraverso le finestre di casa propria. Ma soprattutto parla della libertà che mi è stata concessa, sin da quand’ero bambina, da mio padre e dalla mia famiglia, spronandomi ad essere creativa e ad esercitare la mia manualità senza inutili preoccupazioni.

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Edoardo Serena / Listrea – La Serra

Quando sei abituato a rimanere pomeriggi e serate intere in sala prove, potresti illuderti del fatto che in qualche modo a stare chiuso tra quattro muri ci sei abituato. Forse, più che abituato, hai per lo meno sviluppato una sorta di callo, una corazza un pò più spessa degli altri. Quando però è arrivato il COVID-19 nelle nostre routine, ci siamo resi conto questo evento non ha nulla a che fare con il nostro passato. E con il passare dei giorni, con la stessa fatica dell'edera neonata che prova ad adattarsi ad un muro nuovo, ci siamo resi conto che star in quella sala tutti insieme era in realtà l'esatto opposto.

Quei muri noi li rompevamo, il nostro suono poteva scappare fuori dalla porta della saletta e scendere fino a valle, fino alle esistenze di chi avrebbe incontrato ad un certo punto le nostre canzoni, e noi con loro. La Serra è dunque provare a correre stando fermi sul terreno di un campo sonico, che abbiamo scoperto desiderare di avere sotto le gambe ben prima che iniziasse il periodo di quarantena, lasciando fluire nella musica, senza porci nessun limite creativo, ogni impressione, fastidio, mancanza, abitudine accumulata in questi giorni.

La Serra è un computer, una scheda audio, una scrivania, una chitarra registrata nel bagno di casa alle 3 di notte, un mal di testa, dei sintetizzatori, degli oggetti di casa, un basso, dei beat inviati per mail, un mixing realizzato durante una telefonata. È un esperimento di parole, arrangiamenti, note audio, un quadernetto, ritagli, fotocopie, colla, forbici, videochiamate, tutto il fuori e tutto il dentro. È il tentativo di riempire il vuoto creato dalla mancanza di poter salire su un palco, del sentire la carne calda degli affetti. È un'esplorazione di quello spazio tra realtà ed illusione, attraverso i vetri opachi delle nostre stanze, sempre più simili a vere e proprie serre dalle quali intravediamo una vita che, in qualche modo, continua a scorrere.

Giulia Fossati – Horror vacui

C’è confusione. C’è confusione nella mia stanza e mi viene da piangere. Le parole mi sfuggono quando sono sulla punta della lingua e non trovo un filo rosso che mi permetta di collegare i miei pensieri e potermi spiegare. La stanza è così vuota, le giornate sono così vuote, il tempo è così vuoto e io non ho mai visto tanta confusione.

Horror vacui nella fisica aristotelica indica la teoria per cui "la natura rifugge il vuoto" (natura abhorret a vacuo), ma è stata usata anche per descrivere l’arte islamica o i codici miniati, dove l’opera viene riempita in ogni sua parte. Ora il vuoto—che mi circonda come una bolla d’aria in cui riesco a fatica a respirare—si riempie da solo, si riempie di me, ma io non l’ho chiesto. Le figure si circondano e si corrispondono. Mi spinge verso il pavimento e credo di cadere, piano, leggera, l’aria stessa mi sostiene. Nel vuoto, che è pieno, cado e cammino. Di vuoto, che è pieno, riempio le pagine.

Mi moltiplico come un atomo nell’aria, non sento la mia origine e mi specchio nelle mie paure. Io punto da cui nascono linee che non sono rette ma che si allacciano, intersecano, piegano, finiscono a loro piacimento. E io mi perdo. In un vuoto che è pieno. Nella confusione del mio riflesso, nella confusione del mio respiro, della cenere che si mischia al fumo, del profumo dei raggi che diventano torbidi quando illuminano le mie lenzuola, io, sola, ho paura del vuoto.

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Giorgio Galgano (G.uG.ol) – FUORI NON ESISTE

Fuori Non Esiste è un progetto che coniuga illustrazione e poesia per narrare esperienze individuali suscitate dalla quarantena.

Tutto ciò ha origine dal GAA, ossia il Generatore Automatico di Aforismi, iniziativa a cui ho dato vita sul mio profilo Instagram e dove, di tanto in tanto, invito il pubblico a scrivermi una parola qualunque mentre io mi impegno a creare degli aforismi cercando di rispondere a tutti nel minor tempo possibile, fingendomi appunto un Generatore Automatico.

In questo particolare caso, ho fatto una ricerca sugli stati d’animo nati dal periodo che stiamo vivendo e quella che segue è una selezione illustrata delle parole che ho ricevuto.

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Alessandro Borsone – Io, Dio e l'apocalisse

Tra manipolazione, informazione e fede cosa c’è? Questo è il fulcro della mia ricerca che, dopo anni di teatro e studi esoterico/filosofici, mi ha spinto ad una riflessione maieutica sul senso della vita profonda, attraverso la gestualità. Dal respiro all’azione c’è il mondo dell’emozione.

Ma l’emozione spinge o è spinta? Diceva bene Carmelo Bene "noi siamo agiti, non agiamo" ma su questo punto nemmeno Lacan riuscì a dare altro che poesia. Allora la poesia, danzante il ritmo della (non) rima, ci apre alle emozioni del vivere respirante. E così nasce il sacro, quel sacro che dissacro (seppur preferirei dire “disosso”) con questa “opera” che vorrebbe essere musicale se di musica si potesse trattare.

Perché l’apocalisse? Perché no! Un uomo, seduto nella comodità di un'identità costruita, s’imbatte in parole ben disposte per secoli e forse più, e ne rimane in lettura. Un uomo legge e rilegge la giustapposizione di queste parole e modifica il suo modo di respirare. Se nelle volontà, la mediazione mediatica fallisce nel suo intento, è in quella “scenica” (inteso come CHANNA dal sanscrito “copertura”) che trova e vorrebbe ritrovare il suo logos danzante all’interno di sé.

Dio dice "Skippate a piacere!"

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Crediti

Testo: Carolina Davalli
Editor: Amanda Margiaria
Curatori: Enrico Cestaro, Alma Malara e Giulia Sgobba (PERSONA)
Talenti: Alessandro Borsone, Giorgio Galgano (G. uG .ol), Giulia Fossati, Francesco Goats, Michela Salvi, Khadija Drame, Fabian Gibertoni, Alessandro Pasero, Carla Rossi, Edoardo Serena
Altri collaboratori: progetto Come sopporto Leila Drame, Enrico Cestaro. Progetto Io, Dio e l'apocalisse Alessandro Stellari

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