Fotografia di Ottilie Landmark

Perché la moda è così ossessionata dai calchi del busto?

Dal "Plastic Body" di Issey Miyake fino ai calchi in silicone di Sinéad O’Dwyer, indaghiamo l'ultima fissazione dei designer nel replicare le forme del corpo umano.

di Holly Connolly; traduzione di Carolina Davalli
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10 marzo 2020, 12:25pm

Fotografia di Ottilie Landmark

Quando Zendaya è apparsa sul red carpet del Critics Choice Awards lo scorso gennaio indossando un calco disegnato da Tom Ford, sembrava bionica. Ma sembrava anche qualcos'altro. Dove avevamo già visto quel lustro, quell'armatura, quel... rosa, prima? Non faceva parte della collezione SS20 del settembre passato firmata Tom Ford, dove i calchi del petto non erano certo al centro dell'attenzione. (È stata dedicata loro una sola riga, nel report di Vogue Runway: “I top di plastica plasmata erano un seducente omaggio al calco dorato che Yves Saint Laurent aveva disegnato assieme a Lalanne, passando per Issey Miyake.”)

Finché non ci siamo arrivati. 2 Fast 2 Furious: quell'immagine di Devon Aoki che interpreta Suki mentre sta in piedi di fronte ad una macchina rosa. La stessa lucentezza, la stessa tonalità di rosa. Fortemente sintetico, un rosa così duro da sembrare acrilico. Il calco ha la stessa rigidezza--per non parlare delle curve modellate--della carrozzeria di una macchina. In entrambe le immagini, come si dice, c'è la stessa energia. Come Rihanna, o Adriana La Cerva in The Sopranos, hanno un'essenza che sembra senza logica, una femminilità che è alimentata, non contraddetta, dalla propria durezza.

La foto di Zendaya è diventata quasi virale. Le persone hanno iniziato a dire che i calchi del corpo erano il nuovo trend del momento. Ma un'apparizione sul red carpet e una copertina di un magazine non rendono un capo necessariamente di moda. Le armature di Tom Ford sono fatte su misura - create attraverso un processo che utilizza lo scannerizzazione 3D del busto di chi lo andrà ad indossare, e costano -- ‘vendita’ sembra una parola poco consona quando questi sono i numeri-- $15,000. È poco probabile che diventi una moda, nella maniera per cui tante persone inizieranno ad indossarlo. E anche se Zendaya in questa scintillante armatura è un'immagine assolutamente impattante, molte critiche si sono concentrate su quanto i calchi del busto siano radicali, forti ed originali. Ma questi pettorali hanno un impatto, o un significato, che vada oltre la superficie?

Storia dei calchi del busto da cui la moda è ossessionata
Sinead O'Dwyer SS20. Fotografia di Ottilie Landmark

Una persona che sta creando questi calchi già da un pò di anni -- anche se la parola 'calchi' o 'pettorali' non cattura l'essenza della sua pratica artistica -- è la giovane designer di moda basata a Londra Sinéad O’Dwyer. Centrale nel suo lavoro è la concezione che i vestiti, convenzionalmente, spesso non sono tagliati avendo in mente le forme dei corpi delle donne. Per confrontare questa concezione, usa un processo che è praticamente estraneo al mondo della moda: l'ingessatura. I suoi pezzi nascono da una complessa ed estremamente intima operazione che comprende l'ingessatura di una musa -- tipicamente un'amica il cui corpo conosce intimamente -- in modo tale da poter creare uno stampo di fibra di vetro, che diventerà poi la base su cui ruoterà la sua intera collezione .

L'elemento del tessuto è quasi del tutto assente nelle collezioni di Sinéad. Al contrario, i suoi pezzi sono tutti in silicone, un materiale scelto perché è possibile colarlo, come se fosse un liquido, negli stampi in gesso, per poi apparire come se fosse uno strato di "pelle in 3D" una volta induritosi. Quando invece l'elemento del tessuto appare, è spesso sovvertito. Per la sua collezione SS20 per esempio, ha infatti integrato degli abiti ai suoi calchi -- dei bikini si arrotolavano sui corpi delle sue muse, avvolgendole in uno strato di 'pelle' trasparente.

Storia dei calchi del busto da cui la moda è ossessionata
Sinead O'Dwyer SS20. Fotografia di Ottilie Landmark

Ci sono dei parallelismi da fare tra i calchi di Tom Ford e quelli di Sinéad. Nessuno dei due prende dalla grammatica di materiali convenzionalmente utilizzati dalla moda, e dove i primi sembrano più rifarsi alle armature, i secondi funzionano più come una seconda pelle. Entrambi hanno una relazione molto potente con chi si trova ad indossarli ed entrambi, in maniere diverse, si sprigionano direttamente dal loro corpo. Comunque, anche se hanno alcuni elementi in comune, le tipologie di corpi che riprendono sono molto diversi tra loro. “I pettorali sono esistiti all'interno della moda ad intermittenza,” Francesca Granata, Professoressa del corso di Fashion Studies alla Parsons, e autrice di Experimental Fashion: Performance Art, Carnival and the Grotesque Body, mi ha informato via email. “Nel caso di Tom Ford, rinforza un tipo di corpo idealizzato e crea una facciata liscia e patinata.”

“I calchi di Sinéad O’Dwyer sono molto diversi sia nell'intenzione che nella produzione,” ha continuato. “Partono da corpi imperfetti e particolari, invece che da corpi idealizzati e snelli nelle forme. Sono spesso anche trasparenti -- un elemento che crea un gioco interessante tra l'interno e l'esterno del corpo, mettendo in discussione dove finisca il corpo e inizi di fatto il vestito.” Molto interessante è il fatto che, anche se il lavoro di Sinéad ha messo in primo piano dei corpi che non vengono tipicamente associati al mondo della moda, non vengono comunque esclusi quelli che solitamente ne fanno parte -- recentemente sono stati indossati dalla modella Tsunaina per Frieze e da Bella Hadid nelle pagine di LOVE magazine.

Uno dei primi corpetti, di cui quello di Tom Ford sembrava un omaggio (almeno esteticamente), fu Plastic Body di Issey Miyake del 1980, parte della serie chiamata Bodyworks. Un pezzo così importante, che ora fa parte della Collezione del Met, sul sito del museo viene descritto come: "Un bustino, ricavato dal calco di un torso di donna, sovverte l'idea che il vestiario sia uno strato separato che copra il corpo.”

Storia dei calchi del busto da cui la moda è ossessionata
Oggetti esposti nella mostra "Love and War: The Weaponized Woman" presso il Fashion Institute of Technology (FIT) 12 Settembre 2006 in New York City. Da sinistra: un corpino rosso in fibra di vetro di Issey Miyake, un corsetto in legno, metallo e feltro di Yohji Yamamoto, un vestito di fibra di vetro di Hussein Chalayan. Immagine courtesy di Getty

La relazione tra vestiti, corpi e lo spazio tra loro -- definito dal concetto giapponese di 'ma' in maniera molto più vasta -- è stato centrale nel lavoro di Issey Miyake e dell'abilità del designer di sovvertire l'idea e la funzione stessa del vestito. Un altro dei pezzi dello stesso periodo include Rattan Body, presente sulla copertina di Artforum del 1982, il primo capo di un designer di moda ad ottenere questo risultato. L'abilità di navigare nello spazio tra arte e moda, sottolinea quanto il lavoro di Miyake fosse lontano dalle convenzioni della moda del suo tempo. E se da un lato il corpino di Tom Ford assomiglia molto a quello di Miyake, lo stesso non si può dire per la sua profondità concettuale.

Dopo aver scritto questo, Sinéad mi ha chiamato per spiegare i suoi sentimenti riguardo il suo lavoro, e quello di Tom Ford. “Credo che l'intenzione del lavoro sia molto diversa," ha affermato. "Sarei più incline a dire che la sua sia prettamente estetica, che sia stato ispirato dai materiali e dalla tecnica, più che dalla rappresentazione di corpi. Il mio lavoro, invece, parte proprio dal significato. La tecnica che ho affinato ha iniziato ad avere senso solo partendo dalla mia intenzione iniziale.” Eppure, anche se l'origine dei loro approcci è diversa, entrambi dimostrano un profondo apprezzamento delle forme femminili.

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